IL GRANDE RITRATTO

di Anna Bracci

 

Parlare di Dino Buzzati non è cosa facile. Prima di tutto perchè non solo è uno scrittore profondo e sincero, ma anche un abile pittore, poeta, sceneggiatore di teatro, giornalista, compositore di musica. Si dice che a Milano, nella casa di Buzzati in viale Vittorio Veneto, ci sia una cassapanca piena di quaderni e diari ricchi di appunti, riflessioni, disegni. Chi ha avuto la fortuna di conoscere il Buzzati giornalista, scrittore o critico d’arte aveva davanti a sè un uomo disponibile, umile e perfino timido, all’apparenza un po’ infantile. C’era quindi da meravigliarsi quando poi si scopriva che non solo Buzzati era considerato all’estero uno dei più grandi interpreti della coscienza dell’uomo contemporaneo, ma veniva reputato un maestro del racconto italiano.

Quando Dino Buzzati Traverso nasce il 16 ottobre 1906 a San Pellegrino vicino Belluno nella casa che la famiglia possiede, a Trieste Joyce e Svevo diventano amici, Carducci vince il premio Nobel, il Papa condanna la legge di separazione fra Stato e Chiesa in Francia.

La famiglia del nostro risiede però a Milano dove il padre di Buzzati insegna diritto internazionale all’università di Pavia

Nel 1920 muore il padre di Buzzati. E’ importante menzionare ciò per il rapporto che lo scrittore ebbe con la madre, veneziana e sorella dello scrittore Dino Mantovani. Quando il padre muore , B. è quattordicenne e ne ha un ricordo superficiale; la madre invece morì che era molto vecchia, lasciando un vuoto profondo nell’animo di B. che vedeva la madre senza peccato. Finchè visse la madre, egli non sentì il desiderio di farsi una famiglia propria. Così si sposò a sessant’anni e i suoi fratelli non lo fecero mai. La presenza dolce e altruista della madre la si può trovare nella novella I due autisti nella raccolta di racconti Il colombre del 1966.

Dopo il liceo classico e la laurea in legge, nel 1928 è assunto al "Corriere della Sera" dove lavorò praticamente per tutta la vita come cronista, inviato speciale, redattore e titolista di terza pagina. Nel 1933 Hitler è nominato cancelliere della Repubblica tedesca, per la cultura abbiamo nomi come Pirandello, Deledda, Vittorini, Ungaretti, Mann e Pasternak e B. pubblica Bàrnabo delle montagne, unico libro che fece leggere prima ad un collega e che scrisse pensando che non sarebbe mai stato pubblicato.

Nel 1935 viene pubblicato Il segreto del bosco vecchio, l’Italia aggredisce l’Etiopia, Hitler introduce le leggi razziali ed esce postumo Il messaggero dell’imperatore di Kafka. Sulla polemica Buzzati - Kafka torneremo più avanti. Il periodo quindi non è sicuramente propizio per delle storie favolistiche, così questo romanzo passa pressochè inosservato. Ne Il segreto del Bosco Vecchio dove le presenze misteriose del bosco sottoforma di spiriti sono in lotta con il colonnello Procolo (la lotta fra il bene e il male tra le forze della natura e l’uomo), lo scrittore forse vuole solo creare una sorta di lettura di evasione dato il periodo storico drammatico o nello stesso tempo vuole in qualche modo reagire, a modo suo, al senso di chiusura che in quegli anni il regime fascista ha arrecato.

Durante un’intervista al "Corriere d’Informazione" nel 1966 Buzzati così si esprime:

"Oggi troppa gente si illude di poter fare un romanzo che stia in piedi limitandosi a raccontare i propri ricordi dell’infanzia, della famiglia, del padre, della madre, delle sorelle, della moglie e via via fino alle più lontane parentele, della scuola, della vita militare, della resistenza, dell’ufficio, della fabbrica, eccetera. Si direbbe che nessuno sia più capace di inventare storie".

Nel 1935 il clima in Italia è già carico di tensione: il destino dell’intero paese pare non dipendere più dalla gente e soprattutto da Mussolini, ma da un qualcosa di misteriosamente più grande. Probabilmente è per questo che nasce il Deserto dei Tartari, senza dimenticare però, il fascino che per B. ha sempre esercitato la vita militare. Il romanzo esce nel 1940 ed è il libro che lo rende noto. Lo scrittore disse di aver consegnato il manoscritto nel marzo del 1939, poco prima di partire come corrispondente di guerra per il suo giornale, prendendo parte alla battaglia di Capo Matapan e alla seconda battaglia della Sirte:

"L’Abissinia, allora, era come un western favoloso...L’Africa, soprattutto l’Africa dei deserti, mi ha fatto un’immensa impressione, che però si ricollegava direttamente per infinite analogie alle esperienze di montagna".

"Chi ha fatto il nome di Kafka a proposito del Deserto dei Tartari, merita di essere perdonato se non conosceva il precedente romanzo Bàrnabo delle montagne che svolge press’a poco lo stesso tema (la grandezza e la dignità della vita in solitudine), e che presenta il primo personaggio veramente originale di Buzzati: una cornacchia...". Parole di Montale

"Procedendo nella confutazione di un kafkismo di Buzzati, aggiungeremo che alla favola dello scrittore bellunese manca quel senso di realtà senza scampo che è proprio di Kafka...l’uomo di K. non fa altra esperienza che di circoli chiusi; prima che egli acquisti qualche coscienza storica del tempo, si trova imprigionato, costretto a muoversi dentro l’anello obbligato della ripetizione rituale. Ma il fiabesco di B. non obbliga a bloccaggi forzati; il suo favolismo nordico non è catafratto...Il mondo di B. si serve di entrate e uscite. Mentre nel romanziere boemo la condanna è crudele, senza liberazione...". Da una critica di Renato Bertacchini.

In verità le similitudini ci sono, ma a parere di chi scrive , sono per lo più dovute al luogo di appartenenza dell’autore. All’epoca il bellunese era praticamente privo di cittadini del meridione e quindi tutta l’area era tipicamente di tipo mitteleuropeo. Il Buzzati quasi mai fece polemiche con l’accostamento che taluni critici facevano con Kafka, ma semplicemente, dichiarò di non avere in vita sua, mai letto nulla di Kafka, a differenza di Poe da cui lui stesso ammise di essere rimasto influenzato.

Durante il suo servizio in Abissinia, Buzzati si ammala di tifo e torna così in Italia. Allo scoppio della guerra sarebbe dovuto ritornare in Africa, ma perde l’ultimo piroscafo. Così nell’agosto del 1940 si imbarca come corrispondente di guerra su un incrociatore. Trascorrerà tutto il periodo di guerra su incrociatori, soprattutto sul Fiume e sul Trieste, partecipando, appunto, alla battaglia di Capo Matapan e alla seconda battaglia della Sirte.

Nel 1942 la guerra continua: i giapponesi occupano Manila, i russi oltrepassano la linea di difesa tedesca nel medio Don, il Ministero della Cultura popolare ordina che sia ritirata dalla circolazione la Storia d’Italia scritta da Croce dal 1871 al 1915 e Buzzati pubblica I sette messaggeri. Nello stesso periodo si rappresenta il suo atto unico Piccola passeggiata.

Durante gli anni di guerra, l’esercito in Italia era privo di scrupoli e lo Stato era in disfacimento. Così Buzzati si sente smarrito, proprio lui che aveva creduto nella vita militare. Per circa un anno e mezzo rimane al "Corriere Lombardo" di cui era socio fondatore, per poi ritornare al Corriere della Sera e successivamente diventare redattore capo alla "Domenica del Corriere".

Nel 1945 la guerra è finita, Orwell scrive La fattoria degli animali e B. La famosa invasione degli orsi in Sicilia, favola per bambini scritta per la sua nipotina e illustrata dallo stesso.

Nel 1946 scrive un’altra opera teatrale, La rivolta contro i poveri. Dal 1949 al 1953 B. pubblica Paura alla Scala, da dove si comincia a trovare un Buzzati diverso: qui non si trovano più le storie sulla vita militare, qui vi è la sua personale guerra contro il tempo. Gradatamente troviamo personaggi sempre più reali, ambientati in città vere. In quel preciso momento (definito come una sorta di divagazioni diaristiche) viene pubblicato nel ‘50, mentre nel ‘51 partecipa ad una mostra di pittura collettiva a Milano e scrive il commento per il documentario Il postino di montagna di Baruffi.

Il 1953 fu un anno ricco di soddisfazioni per l’artista, in quanto partecipò come consulente per un documentario di Vancini, scrisse in collaborazione la sceneggiatura di Mizar di De Robertis, venne rappresentata al Piccolo Teatro di Milano la più nota delle sue opere teatrali Un caso clinico che verrà successivamente portata a Berlino e a Parigi curata da Camus. La terza raccolta di racconti pubblicata fu Il crollo della Baliverna nel 1954.

In piena guerra fredda, il 1° ottobre del 1955 a Bergamo viene rappresentato Ferrovia sopraelevata, racconto musicale in sei episodi con la musica di Chailly e a Milano viene rappresentato il suo atto unico Drammatica fine di un noto musicista.

Siamo giunti al 1957: viene lanciato nello spazio il primo satellite, Camus vince il premio Nobel e B. vince, ex aequo con Cardarelli, il premio Napoli per Il crollo della Baliverna.

Il periodo (siamo nel 1958) per Buzzati scrittore appare propizio visto che grazie alla pubblicazione di Sessanta racconti vince il Premio Strega. Inoltre tiene a Milano la sua prima mostra personale di pittura e viene rappresentato il suo atto unico Solo in casa. Deve essere stata una grande soddisfazione per lui, quando nel 1959 realizza la scenografia di Jeu de cartes di Stravinskij. Sempre in quell’anno scrive il libretto per la opera buffa di Chailly Procedura penale.

Nel 1960 pubblica anche il romanzo di fantascienza Il grande ritratto: il periodo in Italia non è dei più facili, mentre in America viene eletto Kennedy, da noi il governo Tambroni diventa tristemente famoso per la grande sollevazione popolare che provoca in tutto il paese..

Fra il 1961 e il 1962 B. scrive Battono alla porta (per la televisione), a teatro a Napoli lo troviamo ne L’uomo che andò in America e a Milano, a teatro, La colonna infame e L’orologio.

Penso, a questo punto, di aver reso un poco l’idea di quanto sia particolarmente lungo e complicato poter enunciare tutte le opere, letterarie e non, di Dino Buzzati, così è evidente che lascerò l’ampliamento della conoscenza di questo artista a chi, leggendo queste righe, ne abbia voglia.

"Ci sono individui che maturano tardi, molto avanti con gli anni. Io debbo essere uno di quelli. Molte cose non le capisco ancora, altre le ho capite quando non mi serviva più di capirle. L’amore per la donna, dico l’amore, non l’andarci a letto, le gelosie, le lacrime di passione, il desiderio di morire o addirittura di uccidersi, il piacere disperato di soffrire per un’ingrata, per un’infedele, questo l’ho scoperto solo in questi tempi".

Fra gli intellettuali del periodo c’è molto fermento, vorrei ricordare che nel 1963 vengono pubblicati libri di Pasolini, Sciascia, La Tregua di Levi, Opinione di un clown di Boll e il nostro pubblica Un amore, sentito da molti intellettuali come una sorta di tradimento per il tema di tipoerotico da cui sarà tratto anche un film.

L’8 dicembre del 1966 Buzzati si sposa.

Il tema della morte è quello di Poema a fumetti (1969), ed è ricorrente ne Il Colombre e ne Le notti difficili (1971). Questo è forse il periodo più pessimista di Buzzati: negli ultimi anni, scrive sempre meno, poiché diceva che scrivere lo affaticava, cosa che invece non accadeva con la pittura:

"Il fatto è questo. Io mi trovo vittima di un crudele equivoco (Un Equivoco era anche una nota premessa al catalogo di una sua mostra nel ‘68). Sono un pittore il quale, per hobby, durante il periodo purtroppo alquanto prolungato, ha fatto lo scrittore e il giornalista. Il mondo crede invece che sia viceversa e le mie pitture quindi non le può prendere sul serio...So benissimo che il mio gigantesco talento di pittore avrà un giorno il suo riconoscimento...Ma per ottenere questo, bisogna che io defunga. Mi rendo conto della situazione. E mi rassegno".

A questo punto mi pare doveroso spendere qualche parola sulla pittura di Buzzati. Il dipinto più noto è forse Piazza del Duomo di Milano, apparentemente limpido con delle montagne altissime e i contadini: la serenità che fa provare nel vedere il dipinto viene spezzata dai colori del prato che incutono terrore. Tema assai ricorrente è il mito città-montagna come amore-morte nel Poema a fumetti. Moltissimi dei suoi dipinti si riallacciano ai suoi racconti o romanzi, vedi per esempio, il dipinto Il Serpenton dei Mari e La grande biscia nel Crollo della Baliverna oppure il quadro Duello notturno e il racconto Teddy boys dal Colombre.

Il suo ultimo libro, I miracoli di Val Morel, è una raccolta di 39 tavole ex voto dedicate a Santa Rita. In un certo senso questo libro apparve dissacratorio, come una bella favola alla quale però non si può credere.

Le notti difficili è l’ultimo libro pubblicato da Buzzati vivente, proprio tre mesi dopo che il male che da tempo lo affliggeva lo fece ricoverare in clinica.

Buzzati muore nell’arco di pochi mesi il 28 gennaio del 1972 per una rara forma di cancro, morte quasi annunciata molti anni prima con il racconto Sette piani (Un caso clinico in teatro). Nel 1972 esce postumo Cronache terrestri.

L’opera di Buzzati ha suscitato un grandissimo interesse critico, alcune sue opere sono state tradotte anche in diverse lingue slave, in giapponese e in arabo, oltre che in francese e in tedesco.

Gli appassionati che navigano su Internet possono divertirsi nella ricerca di circa 150000 siti stranieri e 7957 italiani.

L’indirizzo della Home Page dedicata a Dino Buzzati creata e aggiornata da Nicola Lanfredi e Massimo Moroni è il seguente: www.geocities.com/ L’indirizzo internet dell’Associazione di Dino Buzzati è : www.dolomites.it\buzzati\notiz20.htm\

Per finire vorrei citare i film da cui sono tratti i romanzi di Buzzati:

Bàrnabo della montagne (1994); Il segreto del bosco vecchio (1993); Il deserto dei Tartari (1976); Il fischio al naso (1967); Un amore (1965).

 

GUIDA ALLA LETTURA:

Bàrnabo delle montagne e Il segreto del Bosco vecchio (in un unico volume ristampato nel 1957);

Il deserto dei Tartari (1940);

I sette messaggeri, Paura alla scala e il Crollo della Baliverna (si possono trovare anche in un unico cofanetto degli Oscar Mondadori);

In quel preciso momento (1950, ripubblicato e rielaborato successivamente nel 1955 e nel 1963);

Egregio signore, siamo spiacenti di ...(con disegni di Sinè 1960);

Un amore (1963);

Scusi da che parte per Piazza del Duomo? (introd. in versi al volume di fotografie Milano 1965)

Il capitano Pic e altre poesie (1965);

Il colombre (1966); La bambina che non parlava più e Sei racconti (1967); Poema a fumetti (1969); Le notti difficili (1971); I miracoli di Val Morel (1971).

POSTUMI:

Cronache terrestri (1972); I misteri d’Italia (1978); Dino B. al giro d’Italia. Un epico duello fra Coppi e Bartali (1981); Cronache nere (1984); Il reggimento parte all’alba (1985).

 

 

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