CHEAP EYES, di Riccardo Vigilante

"Nato a Napoli nel 1958. Insegnante. Alcuni suoi racconti sono apparsi su riviste quali: "CARMILLA" e "IL PARADISO DEGLI ORCHI". E’ tra i selezionati al concorso "Nuovi Talenti" organizzato nel ’96 dalla Fabbri Ed. Ottiene il 2° posto ad ALIEN 1996 e il primo al "BRAVO EMILIO!" 1997 (premio letterario organizzato dalla rivista di viaggi "SANDOKAN")
Attualmente due suoi racconti sono in finale ai premi LOVECRAFT e ALIEN 1998.


 

La sagoma dello squalo lo sovrasta da sinistra. Compresso nell' abitacolo, l'agente Mahd ne osserva l'insegna fluorescente: "JAWS line, cheap eyes, sex". Più in basso invece il logo di un cronometro di precisione: una tagliola che avvinghia un elfo all'altezza della vita. "Carpe diem!" suggerisce lo slogan. "Si," risponde Mahd, proprio mentre lo squalo dà uno scarto improvviso e prende a rollare verso il suo abitacolo, i denti aguzzi a puntarlo minacciosamente. Mahd chiude gli occhi e schiude le labbra per cercare l'aria. Errore.

***

L'auto d'ordinanza dell'agente Mahd è quindi incastrata in una tenaglia. A sinistra un bus turistico, a destra un cingolato non identificato. Al centro un poliziotto intorno ai trent'anni, meticoloso nel vestiario, con una miriade di cicatrici in assorbimento tra zigomi e ciglia, evidentemente alle prese con un attacco di claustrofobia. Intorno si stende una foresta di segnalatori, lamiere affilate, respingenti, antenne paraboliche, amuleti sonori e nastri magnetici. Una massa molecolare, pietrificata all'istante da un sortilegio duraturo.

Mahd ha gli occhi serrati, un filo di bava che cola dalle labbra e un programma da rispettare. Far scendere la temperatura. Rimuovere il giubbotto antiproiettile. Collegare gli elettrodi alle tempie e lasciare che le onde fluiscano rapide. E poi i pugni serrati al di sopra della testa, i suoni gutturali che allargano l'utero di metallo, le braccia tese a creare una sacca residua di ossigeno, mentre prende corpo il piccolo miracolo quotidiano. Un fiotto caldo precipita dalle mucose nasali fino al centro del petto e invade i polmoni come olio lubrificante, eccola la vita, di nuovo, è liquida e gli frigge dentro felice.

Stacca gli elettrodi, rilassa il corpo raggrinzito e digita qualche dato. La risposta indica la crisi successiva entro quaranta minuti. Prende a digitare freneticamente e fa apparire la foto del satellite. L'asse levigata del Tirreno. La fila di idrovore che ancora fanno di Napoli una città costiera. Le cellule ottagonali della cintura residenziale che da Volla arriva a Briano. La chiazza ocra e verde di Zoosafari, le corsie pastello di Aqualand, la Torre del Cinema fiammeggiante sullo sfondo screziato di Edenworld. Est un grado. Una macchia di topo più spessa attorno al check point di Literno. Localizzazione corretta. "Blocco stradale di medio livello" recita la didascalia della foto. Tempo di arresto previsto: "quarantasette minuti"

"Sette minuti di differenza: una vera e propria eternità, bimbo," avrebbe sospirato Rachel se fosse stata lì.

***

Rachel è luminosa più di ogni Signora della notte, morbida nell'approccio ai ragazzi sguinzagliati sulla strada, una spanna al di sotto dell'onniscienza per ogni foglia che si muova nel distretto nordoccidentale. "Più un ologramma di buona fattura che estrogeni originali," ama ripetere Vinciguerra della DEA, leader emergente, l'unico a trattare direttamente con i clan cinesi che controllano la zona turistica.

"L'angelo degli sbirri mezzeseghe come te," blatera sempre la vecchia di Mahd, dietro la membrana trasparente che la difende a fatica da ogni tipo di virus in navigazione nell'atmosfera. "Risparmia il fiato, vecchia," risponde l'agente Mahd, abbassando il volume della propria cuffia fino al silenzio assoluto, per poi mimare: "E' fuori uso! E' fuori uso!", mentre lei lo fissa con quegli occhi da animale ferito, madida di sudore come nelle serre in cui ha lavorato una vita, per ammalarsi del tutto fino a vegetare in quella clinica, e ora per articolare quei suoni che non gli arrivano ma che Mahd decifra a vista: sbirro fottuto, demone servo, maledetto il tuo cuore eccetera eccetera. E' andata la vecchia, oramai, così liquefatta che l'indagine non aveva fatto una sola grinza.

Mahd aveva incontrato Rachel la prima volta proprio ai tempi dell'indagine, all'uscita da un caffè della zona spagnola, nel centro della città antica. Da quel momento Mahd riesce a ricordarla solo con il colore degli occhi che aveva quella mattina: due gocce verde chiaro piegate in un bianco ovale perfetto. Non artificiale. Rachel gli sfiorò la spalla con una mano e gli sorrise: "Abbiamo un appuntamento noi due, ricordi, agente?". Due giorni dopo era primo pomeriggio e un fascio di luce illuminava le nuvole di pulviscolo che galleggiavano nell'aria, lei gli indicò dove sedere e gli sorrise di nuovo. Era l'unica consulente del dipartimento che girava disarmata, Rachel.

"Ti ha stregato, mezzasega, quella donna è un demonio e tu le hai venduto l'anima." Quando la vecchia parla di Rachel strabuzza sempre quei suoi occhi iniettati di sangue, la faccia nera e butterata da seconda migrazione, i capelli come fili che si ribellano in ordine sparso alla forza di gravità, molta luce artificiale nella stanza e Mahd non ha mai tempo per fermarsi. Mahd ha imparato questo: Rachel è perfetta, ed è perfetto non avere nulla da nasconderle. Mahd aveva cantato subito.

Sua madre aveva lavorato una vita nelle serre, li aveva tirati su nel silenzio della zona est, da Barra a Terzigno, tutti dentro casa incollati ai caschi o in cucina a farsi con efedrina e acido di batteria. Conurbazioni dove le strade sono superflue, piste per lo scorrimento dei cavi, se ci nasci ci muori, sicuro, l'eccezione è l'ombra di un emergente che forza il blocco per scavarsi una nicchia nelle zone intermedie, non altro. La vecchia aveva iniziato un giorno con i discorsi sull'immagine di Dio che non ha forma umana ed aveva chiuso con il furto di un intero carico di atropina. Lui, Mahd, non ne sapeva nulla, naturalmente, mai avuto un sesto senso religioso, nessuna voce interna, nessun fuoco sacro, certo. No, non immaginava altro. Tutto qui.

Dopo un po' Rachel gli liberò i polsi, staccò gli elettrodi e si affacciò nella luce dolce del pomeriggio: "Fatti vivo se ti viene in mente qualche nome, agente, qualcuno vicino a tua madre su cui giureresti o qualunque cosa che assomigli ad una traccia. Per il resto puoi andare. Nessuno controlla per intero la propria vita, agente Mahd."

***

"JAWS line" riprende a lampeggiare sopra la sua testa con un gemito. Dall'imbuto in cui è rinchiuso Mahd vede solo una striscia di luce che piove dall'alto, ma avvia egualmente il motore.

La prima figura che si avvicina al bus turistico è quella di un mosquito, due enormi ciuffi color ruggine come condilomi rigogliosi al di sotto dei quali trova spazio un esile fascio di nervi. Tra le mani stringe un cubo. L' altra ombra è quella di un adulto. Mahd gli punta contro un fascio di luce e lo illumina completamente; neppure il tempo di fotografarlo ed è sparito. Il mosquito intanto non si è voltato. Non è plastico quello che stringe tra le mani. Avrebbe già prodotto un' esplosione dimostrativa ed avviato la trattativa. Forse vuole solo vendere.

Si infiltrano come formiche i mosquitos. Il distretto occidentale tra Bagnoli e Cuma ne è zeppo e i controlli sempre insufficienti. Una cordata cash and carry li preleva in qualche area di sviluppo e li scarica disperdendoli rapidamente. Vanno e vengono, come la pioggia. Vinciguerra era stato duro anche su questo. Niente. Quasi sempre la media è più alta. Eppure tutti cercano di beccare vivo un mosquito. E se li becchi, per i mosquitos, è il paradiso dopo la morte.

Mahd conosce bene le strutture modulari di rieducazione dell'alto Sannio. Sono lunghe file di edifici bassi e isolati dal resto del mondo, sequenze di cubi rossicci di vecchi mattoni spezzate da cilindri di cristallo con giunture d'acciaio, unità dove tante piccole Rachel li lavorano con le meraviglie del laser e l'aroma della torta di mele. Sui tetti si stende il rosario di pannelli solari che nelle giornate di sole e vento luccicano come vele nello spazio. Nei sotterranei prendono posto invece le piscine termali, bolle gonfie di acque sulfuree, liquidi lattiginosi color panna, getti acidi come canti di sirene. Ai mosquitos tocca qualche iniezione per cominciare, poi ogni giorno lunghe immersioni nelle vasche, e massaggi, cibi speciali, molta psicoterapia nelle stanze al pianterreno e sui green rasati di fresco, musica d'ambiente e un arcobaleno di pillole. Una scarsa incidenza di detenzioni coatte, un ritocco al sistema limbico e via col vento. A vederli a quel punto sembrano ridiventati bambini. Ricuciti, ben pettinati e senza ricordi fuori posto. Costoso, ma vero. Qualche guru della nuova destra tira fuori periodicamente la storia dei tagli ai programmi di assistenza e dall'altra parte vanno puntualmente in fibrillazione. Stronzate. Se ne beccano così pochi senza amputazioni decisive, con un corpo su cui si possa lavorare, che conviene lasciare tutto così. Se la polizia non li becca prima, i mosquitos bruciano in un tempo breve. Innesti, prostituzione senza rete, bombe viventi e varia umanità: c'è molta routine in questo genere di faccende. Se la polizia li becca prima, invece, è il paradiso dopo la morte.

Il mosquito color ruggine si rannicchia come un pupazzo a molla e parte come un proiettile contro la fiancata dell'autobus, ma la scarica del respingente lo scaraventa verso l'auto con la velocità del lampo. Mahd se lo ritrova con la faccia incollata al parabrezza, i denti spezzati da giovane scheletro e il cubo ancora saldo nella mano. Novesei su cento. Mahd reagisce di getto: la scossa proietta il mosquito verso il cingolato alla sua destra, poi un nuovo lampo e schizza definitivamente fuori dal campo di gioco.

Ora l'abitacolo dell'auto gli sembra una caverna altissima. Mahd sospira. Novantasei mosquitos su cento bluffano quando si avvicinano. I quattro rimanenti hanno esplosivo o nidi di virus. Quindici su cento incrinano solo il parabrezza. Due su cento muoiono direttamente per i respingenti. Il tre per cento dei conducenti attaccati è perseguito per eccesso di legittima difesa. Chiuso.

***

La voce della vecchia continua a gracidare tra gli accessi di tosse.

"Sei lì, mezzasega, che ascolti in silenzio senza il coraggio di staccare, di mandarmi all'inferno, di cacciarti l'uccello per verificare se funziona, di drogarti fino in fondo per far funzionare l'uccello, senza il coraggio di finirla con il mestiere da sbirro piantando un proiettile d'argento nel cuoricino di quella signora della notte a cui hai venduto l'anima..."

E' il suo modo di pregare. La vecchia recita come i predicatori di cui ha fatto il pieno per anni interi: prima con un tono da confessionale, poi in un lento crescendo, infine urlando come un'ossessa, senza alcuna interruzione, quando arriva al gran finale della salvezza eterna e del paradiso dopo la morte.

"...i signori delle acque annegheranno i demoni delle corporazioni e verranno in un soffio dritti sopra il tuo uccello, mezzasega, ti punteranno e ti chiederanno da quale lato stai, e tu dirai sono uno sbirro, ho servito le corporazioni, ho ucciso i fratelli delle acque e li ho torturati, sempre..."

Per questa mattina il programma prevede dunque acqua santa contro fuoco eterno. Un classico.

"...i signori delle acque hanno lunghi capelli corvini, squame lucide e chele forgiate nell'oro, antenne ed enormi occhi liquidi con cui dal fondo dei mari osservano ogni nostro pensiero..."

Rachel dice che il materiale che la vecchia usa per i deliri quotidiani non è solo roba che ha assimilato dalla setta; quel che Rachel vuole studiare è proprio la facilità con cui la vecchia riesce a fondere la propaganda della setta con gli spezzoni dei video che scorrevano sulle pareti delle serre, con le schegge delle storie ascoltate nei reparti dalle operaie filippine, con i frammenti delle vite vissute dentro quel suo logoro casco color arancio che la accompagnava come una maledizione.

"...ho volato da falco sulle dune del deserto, le palme smozzicate delle oasi come torce nella notte..."

Mahd la ricorda così, il sorriso ebete disegnato sul viso e la bava sulle labbra siliconate in maniera approssimativa, nell'alloggio popolare in cui avevano vissuto i primi anni dopo la piccola guerra del metano.

"...ho volato da albatro sul dorso del grande padre Oceano, la corazza spruzzata del nero sangue giudeo..."

Suo padre era invece un bastardo senza passato morto in uno dei tanti fronti che erano sorti con il propagarsi del conflitto. Lo ricorda appena con un sorriso spento e la vita intera risucchiata in uno di quei programmi hard che la centrifugano e la restituiscono pezzo dopo pezzo, senza più un legame logico tra le parti.

"...le corporazioni e i loro servi fanno marcire i credenti nelle galere più profonde, i fratelli delle acque muoiono in silenzio, ma per ogni fratello che cade..."

Le sette erano già diffuse prima della piccola guerra . Solo negli anni successivi, tuttavia, erano diventate un pericolo. La vecchia aveva iniziato con l'uso saltuario di acidi, poi con l'immagine di Dio che è acqua cristallina senza dimensioni, poi con un ruolo marginale negli attentati ai desalinatori che anni prima misero in ginocchio la zona turistica. Alla fine era stata bloccata in un sotterraneo del centro antico, vico delle fate a Forìa, lenzuola a mezz'aria, pomodori all'appesa e altri spettri per turisti. L'ingresso era nel retro di una libreria esoterica, scaffali rigonfi ed un solo video illuminato, tutto come in uno dei b movie che erano stati la sua passione da ragazza. La trovarono che continuava a pregare, immobile con le braccia levate al cielo mentre le teste di cuoio si lavoravano senza intoppi le sue compagne, tutte più giovani, pochi proiettili per reazione, lei l'unica superstite, avevano scambiato le braccia levate per un segno di resa.

"...nel sogno c'eri anche tu, e avevi la forma di una testuggine gigante, figlio, tentavi di sottrarti alla marea e ti inerpicavi sulla spiaggia curva come una palla da biliardo, ma scivolavi ad ogni tentativo... poi tiravi fuori un guizzo ed ecco che evitavi di scomparire nel piano senza fondo delle acque per ricominciare ancora, e di nuovo finivi giù..."

Mahd ci lavora nella zona turistica. Il casco non gli ha bevuto il cervello: è entrato in polizia e non ha nessuna intenzione di mollare. Zona turistica, tutt'intorno l'area flegrea, un piccolo paradiso a forma di bunker, oramai l'obiettivo principale per ogni bomba innescata venuta dall'altra parte del mare.

"..e sai quale era il tuo problema, mezzasega?..." Segnale di chiamata sul monitor. "Avevi zampe troppo piccole per una corazza troppo grande, zampe troppo piccole per andare lontano, si"

Mahd interrompe la comunicazione di scatto. Zampe troppo piccole per una corazza troppo grande. La centrale è in linea.

***

"Come ti chiami, ragazzo"

"Agente Mahd, distretto occidentale, signore"

"Bene, Mahd, sono Cozzi della DEA. Qui i ragazzi hanno un problema. Tre giorni fa hanno messo dentro un certo Khoi, uno stronzo cinese arrivato da pochi giorni ed imbottito di roba. Qui ho la richiesta di libertà vigilata, il giudice ha fissato una cauzione alta, ma si presenta comunque chi la paga. Adesso lo faccio radiografare, ma ho solo due ore di tempo. Ho dietro i comitati turistici con le loro cazzate e non posso rimandare di un minuto la scarcerazione. Tu devi dare solo uno sguardo a quelli con cui il cinese è arrivato, dovrebbero essere dalle tue parti, ti sto mandando i dati, ragazzo"

"Li vedo, signore"

"Quanto tempo ci metti, ragazzo"

Mahd scorre le pagine che si disegnano sul video di servizio. "Il cinese è un vietnamita, vero, signore?"

"Si"

"Signore, il fatto è che sono bloccato con la mia auto in un ingorgo prima di Literno, e di fianco ho un autobus della Jaws line. Vedo che è quello del viet, non ne risultano altri..."

"Questo è culo, ragazzo, salta su e rovesciali come un guanto!"

Mahd inghiotte a fatica il tremito che sta per impossessarsi della voce. "Il fatto è che sono bloccato, signore. Due mezzi pesanti mi hanno stretto e mi impediscono di uscire dall'auto, signore"

"Oh!" sibila Cozzi, prima di un lungo silenzio. Poi riprende di getto: "Se entro trenta minuti non mi fai rapporto hai perso il culo, agente. Io ti mando in mobilità. Chiuso."

Mahd non ne è sorpreso. Ora le pareti dell'abitacolo si sono riavvicinate e il cuore pulsa su ogni muscolo. Lo spazio si è asciugato. L'ossigeno è terminato. Per la prima volta da quando monta su quell'auto si accorge che il rivestimento interno del tetto è rigato da strisce nerastre. Gli stringeranno i polmoni, le strisce, come nastri serrati attorno ad un pacco dono. Non ci sarà tempo per nulla. Sarà una morte asciutta.

Ecco perché prende a scalciare verso la base del sedile destro, mentre la serratura scatta e rilascia subito un vano mobile. Mahd si tuffa e ne estrae un casco vecchio tipo, colore amaranto, vi inserisce in un istante la testa lunga a forma di antilope e lascia che lunghi lobi neri gli ricoprano occhi ed orecchie. Bolle volanti. Allaccia il casco e digita un breve comando. Stelle in Patagonia. Torna a piegarsi sulla destra e afferra un grosso guanto di alpaca. Africa bambina. Ancora un secondo, appena un secondo, e un sorriso leggero inizia a stamparsi sul muso nerissimo ricoperto di bava.

***

Eccola la salvezza. E' fatta di strisce di ghiaccio mentolato lungo gli zigomi. Di lampi azzurri e di alba equatoriale. "Flying bubbles" e "Baby Africa". E così "Top tongues", "Drughi games", e tutti i programmi in cui il vento sfila veloce attraverso ogni centimetro dello spazio del corpo, tra un volo radente ed una brusca ascensione verticale. "Patagonian stars".

Eccola la salvezza. Dura una breve eternità.

***

"Mahd, sempre lì a menartelo con quei programmi per deficienti?" La voce di Rachel è piana, come al solito. "Non avevo tempo per bussare prima di entrare. Dove sei esattamente, agente?"

I colloqui con Rachel sono sempre così: lei indulgente e lui che ogni tanto fa qualcosa come chinare il capo o guardare di lato.

"In una unità didattica. Stavo uscendo, stavo appena uscendo" Il respiro affannoso che non riesce a comprimere.

"C'è un problema con tua madre, ragazzo."

"Mia madre?"

"Si, dalla clinica dicono che ieri ha ricevuto la visita di due cinesi, che si sono trattenuti per tutto il tempo a disposizione. L'hanno fissata per l'intero pomeriggio e non hanno scambiato una parola."

"Telepatia," fa Mahd.

"Si. Il fatto è che la vecchia non era proprio immobile: ha mostrato un video che ha montato recentemente e poi ha attaccato con quella cerimonia della purificazione...quella delle abluzioni prima del sacrificio. Aveva la fascia rossa e bianca tra i capelli e si lavava lentamente, si lavava e cospargeva cenere, cospargeva cenere e si lavava, mentre le immagini continuavano a scorrere alle sue spalle...non ti viene in mente niente, agente?"

Vuole qualcosa. Ha davanti una consulente del dipartimento che sta per metterlo alle corde inseguendo un'idea precisa e lui non immagina di cosa si tratti. Risponde con un guizzo: "Quale è il problema, Rachel."

"Il problema è che il video della vecchia ha per protagonista il figlio maledetto, lo sbirro, ed è la storia del muso di antilope della zona est che impara a fare i primi passi, cresce, va a scuola, spegne le candeline del compleanno, e così via. Il problema è che due cinesi della setta omicida delle acque stanno immobili ad osservare la vecchia in una cerimonia funebre di purificazione. Il problema è che il nome di battaglia della vecchia ricorre anche in una comunicazione che intercettiamo due giorni fa, e se fosse solo una vecchia pazza non si spiegherebbe questa catena di coincidenze, proprio mentre gira la voce che la setta sta per esibirsi in un colpo che cambierà per sempre la storia di questa città..."

Nella voce di Rachel serpeggia per un istante una vena di stanchezza. "Il problema è che se non ti conoscessi, agente, direi che la setta si servirà di te per preparare l'attentato più brillante degli ultimi dieci anni, agente"

E' ridicolo giocarsi la vita che gli resta discutendo con Rachel dei deliri della vecchia. E' ridicolo ma reale, e Mahd sa di non poter sbagliare una sola parola, adesso.

"I cinesi sono viet, Rachel?"

"Si. Tiri ad indovinare?"

"Cozzi della DEA ha tra le mani un certo Khoi per altre due ore. Fai un controllo, Rachel, forse c'è qualcosa per te."

"Il viet è del nord?"

"Certo." Si morde il labbro per aver bluffato.

"Sono i peggiori." La voce di Rachel sembra inseguire altri pensieri, ora. "Cosa hai fatto ieri, agente..."

Ecco, l'interrogatorio è partito. Non deve pensare. Non deve pensare ai diagrammi che si disegnano silenziosamente davanti agli occhi perfetti di Rachel, in corrispondenza con le onde emanate dalla sua voce. Deve solo raccontare tutto. Parlare liberamente, adesso, senza pensare. Deve dire del turno di notte scivolato evitando il pattugliamento, del buco di casa in cui arriva dopo l'alba che si alza tra le nuove strutture verticali della piana di Carinola, delle poche ore di sonno interrotte dalla vecchia che prende a salmodiare dalla segreteria telefonica, della ricerca dell'uccello durata l'intero giorno, della nuova notte trascorsa con il casco infilato sulla magra testa di antilope, e di tutto il sesso e il sangue che ha colorato il buio, anche questa notte incapsulata nel casco color amaranto, fino a spingersi ai bordi dell'alba rachitica che si alza lungo le strutture verticali, in una sequenza che ora a Rachel fa schifo, ma in cui, ne è assolutamente certo, non c'è traccia di infrazione, e riguardo all'idea che la vecchia e i pazzi dei suoi amici possano utilizzarlo, bene, questa è solo un'ipotesi che non regge, e deve tagliare corto con questa soggezione che Rachel gli attacca alle mani e alla lingua, lei è un capo, è bianca, è vera, ma lui è l'agente di polizia Mahd, signora, che viene dalla zona est, silenzio assoluto e tutti sepolti in casa a lasciarsi consumare dai fuochi seriali, ma non è rimasto a marcire, è diventato uno sbirro, è entrato nel limbo dei lavori legali, e quello che fa fuori dall'orario di servizio non riguarda nessuno, certo, nessuna infrazione al regolamento, su questo può giocarsi la testa magra, quella mal ricalcata sulla forma di un'antilope, mentre il progetto è quello di un intervento definitivo, si, ancora pochi anni ed uscirà da una camera d'ospedale con il volto di Box Remington, o di qualche stella del momento, fresco e senza cicatrici, tutto funzionante, capace di fare sesso a mille, sesso reale, signora, è uno dei pochi ad essersi tirato fuori dalla merda della zona est, li ha lasciati tutti lì a bruciare, ce l'ha fatta, e non ha nessuna intenzione di perdere tutto perché alla vecchia si è spappolato il cervello al ritmo della voce dei predicatori, quell'intruglio di religione e proclami antimperialisti, i signori delle acque verranno un giorno a liberare i dannati della terra dalle loro sofferenze, e intanto giù col terrorismo e i rituali magici, stronzate del genere, no, non è il suo stile, lui è uno sbirro, protegge la zona turistica, lì si produce la ricchezza delle nazioni, sette religiose e terroristi, no, non è il suo genere, se stava ancora nella zona est a farsi spappolare il cervello, allora forse, ma lui ne è venuto fuori e ha tagliato i ponti, ora è un agente, i terroristi li uccide, signora, vive nella piana di Carinola e non ha intenzione di mollare nessuno dei suoi privilegi, si, è stato fortunato ma ha lavorato in proprio, ha sputato sangue e si è costruito con il proprio lavoro, e non ha intenzione di perdere tutto questo, tutto questo, no, per nulla al mondo, signora.

***

Rachel non gli ha creduto. E' svaporata e forse non ha creduto ad una sola delle sue parole.

Sul fondo del tunnel di cui è prigioniero, intanto, la luce ha formato un tappo solido. Al suo fianco invece l'insegna dello squalo continua ad illuminarsi sporadicamente. Anche i rumori che provengono dall'esterno del tunnel si sono attenuati. A volte lo raggiunge l'eco di una piccola esplosione, il gemito di un segnalatore, un riff che attraversa la foresta di metallo e gomma cristallizzatasi attorno ai checks di Literno. Alla fine di ogni incontro con Rachel, d'altra parte, l' universo appare sempre un piccolo circo sonnacchioso.

Rachel quindi ha qualche sospetto acuminato nei suoi confronti. Ma la soluzione è altrove. Forse qualcuno sta tentando di incastrarlo. Magari dall'interno del dipartimento. No, non sarebbe la prima volta. Ecco, è questa la pista che doveva suggerirle. Non corre buon sangue tra i ragazzi della strada, Rachel lo sa bene. Troppe notti gonfie di calore aspettando un'esplosione improvvisa, troppi supervisori camuffati a cui recitare il vangelo delle legalità democratiche, troppe regole da rispettare e sempre cimici ad ogni passo. Troppi fanatici imbottiti di esplosivo pronti ad entrare nel luna park, perché corra buon sangue tra i ragazzi della strada.

Si, qualcuno sta cercando di tirarlo dentro. Non c'è tempo. E' ora di sapere. E' il momento della divinazione. La breve sequenza di eventi che deciderà del suo destino immediato.

***

Accanto alla striscia di incenso che si leva da un cubetto perlaceo, ecco sbucare il contenitore traforato e il muso del coniglio: un batuffolo nero come un portafortuna di pelouche. Mahd lo fissa negli occhi magici, ne sfiora un orecchio con un polpastrello e poi parte senza esitazione, bucandolo di coltello all'altezza del petto, dall'alto verso il basso. Il filo di sangue riga la tela bianca adagiata sulle cosce, mentre le sillabe si separano lentamente, come faceva la vecchia negli sprazzi in cui viveva di vita propria, quando ritraduceva qualcosa che proveniva dal suo passato, senza sapere bene cosa, senza mai sapere perché.

Il coniglio scivola nell' involucro di cellophane, mentre le mani stringono i lembi della tela facendone appena combaciare le metà interne, per poi riaprirle più volte di scatto. Il risultato è una sorta di fiore, con i petali macchiati e una miriade di insetti che gravitano sul lato sinistro. Per l'agente Mahd il disegno del sangue è chiaro. Forza il tuo destino. Solo chi è immobile muore. Richiude velocemente la tela e lascia cadere il capo all'indietro.

Ora dovrebbe percepire le onde del sangue. L' abitacolo dovrebbe slargarsi e Mahd ascoltare il proprio cuore battere nel centro dell'ingorgo sui checks di Literno, e contemporaneamente oltre, nel cuore della città antica, lungo il decumano pulsante, e ancora, altrove, il suo cuore dovrebbe prendere posto accanto al corpo perfetto di Rachel che riposa come un animale superbo nella radura, nella foresta di diagrammi che ha costruito con le sue stesse mani, e ancora altrove, oltre la membrana trasparente che difende la vecchia, accanto a lei che respira con faticosi rumori, il cervello che diventa un giardino calcificato, mentre il sorriso le resta stampato sul muso, e addirittura si slarga, perché col cuore la vecchia sente che Mahd è qui, ora, puro come un angelo, ed entrambi possono finalmente riposare accanto al motore dell'universo, situato nelle acque da cui tutto deriva e a cui tutto ritorna.

Si, dovrebbe essere così, ma per Mahd questa parte del rito non funziona mai. Apre e chiude le due metà della tela rigata di sangue, ma non accade nulla. Nell'aria resta sospeso solo il ronzio della ventola che continua ad insufflare ossigeno muschiato. L'indicazione tuttavia non va sprecata. Ora Mahd deve seguire l'oracolo. Deve agire.

La sagoma dello squalo ha ripreso a lampeggiare regolarmente, come un enorme faro nel tunnel. Il blocco sui checks è divenuto interminabile. Mahd però è vivo. Nel pieno delle forze ora, impermeabile ad ogni attacco di claustrofobia. Il video di servizio, intanto, luccica con un intenso riflesso azzurro.

***

Di Vietnam quindi, ne esistono almeno due. Si sono unificati e divisi per secoli. Ultimamente sono impegnati in un conflitto a bassa intensità: una fase di transizione per completare due diversi giri di alleanze con reti multinazionali. Khoi è del nord. Un cuoco di Hanoi che trova soldi e visto di due settimane per un tour nel Mediterraneo avanzato. Mahd richiede l'elenco degli oggetti sequestrati al momento del fermo: documenti, dizionario essenziale, pillole mescolate a pasta di mandorle e un libro d'epoca: "Labirinto siciliano".

L'archivio della International Chess Federation registra circa trenta soci sotto il nome Khoi. Arrivare al viet ora è uno scherzo. Khoi in questa foto posa lindo e impomatato. L'ICF è una grande famiglia e il piccolo viet ne è membro effettivo, con tanto di codice personale, indirizzo in rete e fitta trama di corrispondenza con i membri del primo mondo. Nei paesi emergenti ci sono sempre gruppi di idioti che vanno matti per i rituali della democrazia corporativa, ed esistono centinaia di ditte specializzate pronte ad accontentarli.

Ecco il documento con le condoglianze ufficiali dell'ICF: l'intera famiglia che da tutti gli angoli della terra abbraccia idealmente il socio, l'amico, il fratello. Archivio della polizia di Hanoi. Niente. Mahd ripete allora la richiesta puntando sull'archivio generale del Sud-est asiatico. Inaccessibile. E allora punta sui singoli archivi delle capitali, da Vientiane a Medan. "Una sorella..." rimugina Mahd mentre aspetta la risposta. La foto della sorella di Khoi non è riportata nell'archivio della polizia di Krung Thep. Segue però l'elenco dettagliato dei singoli pezzi in cui l'hanno ritrovata gli agenti al momento dell'irruzione nel bordello, pezzi di varie forme e dimensioni disseminati sulle superfici lucide, sui minuscoli sofà, sulle lenzuola setose che si stendono al di sotto del baldacchino rigonfio color porpora. La ragazza è stata massacrata l'anno precedente da due occidentali. L'indagine della polizia locale è stata rapida quanto l'archiviazione. Nessun sospetto resta a verbale, neppure relativo alla nazionalità dei turisti. La scheda in video si chiude con l'indicazione della data e dell'ora in cui i familiari ne ritirano le spoglie dall'obitorio di Garden street.

Con perfetta coincidenza, intanto, il cingolato alla sua destra si stacca e scarta a lato di mezzo metro circa.

***

L'onda di caldo ha l'effetto di una zavorra. Mahd sguscia fuori dalla sua gabbia a fatica. Finalmente abbandona l'insegna dello squalo e raggiunge la testa del bus. Dall'interno hanno calato i vetri a specchio. Mahd fa un paio di segnalazioni e chiede di salire. Non ha un mandato specifico ma conta sull'ignoranza dei viet e sull'energia che gli brucia le viscere. E' pronto al peggio. Li troverà impasticcati e pronti a scuoiarlo vivo per nascondere una miriade di piccoli traffici. Segnala di nuovo. Le nuvole di ossido di carbonio si alzano intanto a più riprese dalla superficie bituminosa, mentre la foresta pietrificata si risveglia e i segnalatori riprendono a muggire. C'è poco tempo a disposizione. Il sole è in picchiata sulla linea dell'orizzonte: trentasei gradi, circa . La porta del bus si apre. Mahd è all'interno. E' questione di un istante, poi la pistola scivola lentamente nella fondina.

L'interno è simile ad un acquario, luce verde smeraldo lungo il corridoio e nelle piccole sale laterali. I viet sono accoccolati su cuscini o seduti a bassi tavoli. Al pianterreno chiacchierano a gruppi, discretamente, o alzano appena lo sguardo per sorridere. Al secondo piano qualcuno visiona video didattici, un paio sonnecchiano su poltrone imbottite ed uno anziano, sottile come una canna, officia una cerimonia inginocchiato di fronte ad un altare. L'immagine che appare nella cornice di cristallo raffigura una superficie marina che modifica impercettibilmente colore e forma senza interruzione. La musica che naviga lungo ciascun piano è soffice, un rimbalzare fitto di note tra pareti di cellulosa.

La guida di Mahd è uno dei nipoti dell'officiante del secondo piano, un ragazzo dai modi controllati che dà subito avvio alla danza di inchini e sorrisi che lo accompagna per l'intera perquisizione. Bagagli, documenti, carte di credito: Mahd fa per verificare, ma i viet hanno tutta l'aria di essere puliti. "Quella cerimonia al piano superiore..." prova allora con una smorfia.

La voce del ragazzo è gentile: "Oh, agente, questa è una perquisizione senza mandato specifico; noi acconsentiamo, ma non deve essere un pregiudizio a dividerci, giusto, agente?"

Mahd non risponde. Resta immobile ad ascoltare un giovane viet che sbuca fuori da uno dei tanti cessi dell'estremo oriente e gli confeziona una lezioncina niente male, chiara negli esiti e sconosciuta nei riferimenti.

"...se un vietnamita ha recato offesa alle leggi di questo paese non per questo siamo tutti criminali, giusto, agente? La convenzione di Utrecht..."

Mahd sente che dovrebbe interromperlo, ma non trova una sola parola utile. La musica continua a scivolare, così come la luce, verde da acquario tropicale, così come il brusio e i sorrisi soffocati.

"...e la religione delle acque: è un culto antico e complesso, agente, forse lei ha notizia solo di qualche fazione eretica che fa della violenza un obiettivo fine a se stesso, ma se avesse la pazienza di ascoltarmi, agente,..."

Mahd si accorge di averlo colpito con il calcio della pistola solo quando lo vede portarsi le mani alla fronte e ritirarle rosse di sangue. Il viet è in ginocchio. Si guarda le mani, più stupito che terrorizzato, e gli rivolge uno sguardo da vitello, mentre un fremito percorre l'interno del bus.

"Stai fermo, stronzo! Stai fermo e non pensare di sfiorarmi neppure, con quel sangue di merda che ti ritrovi!" Mahd ascolta la propria voce da lontano. Ascolta le parole che lanciano minacce e vede la pistola che si agita nel vuoto per conferire attendibilità alle minacce. Il viet ora è fuori dal bus, le mani incollate alla schiena e la fronte come un geranio rosso che gli sgocciola sulle scarpe. Nessuno li segue. Arrivano all'auto. Lo spazio tra la portiera e il cingolato si è allargato ulteriormente. Mahd si vede entrare ed uscire dall'auto, azionare uno schiumogeno sul capo e sulle mani del ragazzo e, infine, si osserva cacciarlo dentro con il dispositivo di sicurezza che gli blocca caviglie e polsi.

E' fatta. Mahd ha dato il via alla guerra privata che d'ora in avanti lo legherà al giovane viet. Una guerra dall'esito incerto. Passerà sotto il torchio dei comitati turistici, subirà gli interrogatori di qualche velenoso avvocato specializzato, dovrà smentire testimonianze circostanziate, sarà costretto a redigere verbali minuziosi, e non è detto che tutto fili liscio. Ma alla fine peserà il suo stato di servizio, la sua parola di sbirro legale, e soprattutto la paura che staziona in permanenza nell'aria, che consuma le notti e i giorni di chiunque abbia a che fare con i lavori legali della zona turistica. Se poi a carico del ragazzo emergesse qualcosa...sarebbe facile uscirne puliti, a quel punto.

Ora Mahd ha smesso di osservarsi dall'esterno: gli occhi sono ritornati nelle orbite e il cuore ha smesso di pulsare a mille. Tutto sotto controllo. La comunicazione già passata in centrale. Il viet inoffensivo. Il blocco sui checks in dissolvimento. L'indicazione dell'oracolo messa in atto con precisione. La vecchia incapace di muovere sei passi di fila. La claustrofobia un incidente limitato. La vita che si è costruito un piccolo lavoro perfetto.

"E' tutto sotto controllo," pensa l'agente Mahd. Tutto. Ad eccezione del vetro che prende lentamente la forma di un cristallo di neve e si spezza sotto l'effetto di una dose calibrata di plastico. Ad eccezione dei proiettili -uno, due, tre- che gli si vanno a conficcare nel braccio, nel petto, ed infine nella guancia tesa sul cranio a forma di antilope, con traiettorie brevi e irreversibili. Ad eccezione della smorfia di sangue che sbuca dal parabrezza, quella di un mosquito di pochi anni e pochi denti, il cranio completamente rasato e le narici penzolanti, come due brandelli di stoffa senza supporto. "Oh," soffia lentamente Mahd.

Il mosquito si muove con gesti sicuri. Ha già visto che il viet è bloccato e si limita a lasciargli un solco leggero lungo la carotide, con una lama che gli appare e scompare tra le mani come per magia. Smonta la radio, un video e parte dell'hardware. Fruga nelle tasche laterali dell'auto. Arriva al casco di Mahd e lo ignora. Stringe tra le mani il corpo del coniglio incapsulato e lo allontana con uno sputo.

"E' un piccolo professionista," pensa Mahd, "nessuna mutilazione superflua, nessuna voglia di giocare con l'auto del poliziotto."

Il mosquito continua a fare incetta di documenti, timbri elettronici e distintivi, come uno studente modello che sa muoversi ad occhi chiusi in un programma a lungo ripetuto. Per finire li fissa entrambi negli occhi e fa di nuovo la scelta più ragionevole: tira fuori la meraviglia degli ultimi mesi, quella dalla forma di una vecchia Polaroid a due obiettivi, e la comprime sul viso del viet. In un istante due occhi ancora vivi e funzionanti cambiano velocemente proprietario, all'inizio di una complicata catena di nuovi scambi. Il viet non emette neppure più un gemito. L'urlo del mosquito è il gran finale, una sorta di dedica personalizzata per entrambi. "Cheap eyes, cheap eyes!" ritma all'istante, per poi fuggire a piccoli balzi felici, inghiottito da una nuvola di polvere e afa.

"Sto crepando," pensa intanto Mahd, mentre la bocca è diventata un impasto amaro e il pericolo della claustrofobia è cessato, perché ora si sente leggero, come un filo di lana spinto dal vento. "Sto crepando, il mio corpo non sarà mai uguale a quello di Box Remington, e non aprirò nessun bordello di giro nelle isole, ho sprecato soldi con quella polizza..."

Il mosquito è scomparso, inghiottito dalla foresta che pulsa fuori. Ha regalato un ultimo sorriso e li ha lasciati al palo, soli con i loro ultimi pensieri. Il viet pare ancora vivo, anzi, sanguina copiosamente, e dà qualche sussulto in direzioni diverse. "Fottiti," abbozza Mahd, mentre sente uno strato di silenzio calare su entrambi come una coperta.

"Sto crepando," pensa Mahd, "cosa darei per fare un altro giretto in Flying bubbles o per giocare a doppiare il capo di Buona speranza, l'anima tesa al vento, limpida, come quelle mattine in cui le strutture di recupero per i mosquitos luccicano all'orizzonte, lì ci sono tante piccole Rachel che li inghiottono marci e li sputano fuori nuovi, chissà le parole che lei sceglierà al mio funerale, li cura sempre nei particolari negli ultimi tempi, i ragazzi della strada sanno di poter contare su qualche parolina dolce se crepano in servizio, brava Rachel, gran discorsetti che sai filare, una gran fica pure, chissà a montarla davvero, quella riproduzione che ho lavorato negli ultimi giochi fa schifo, lei ti spolpa vivo invece, ti spolpa dal vero, si, sto crepando, eppure ce l'ho fatta ad uscire dalla zona est, mica una vita inutile la mia, ce l'ho fatta, ho sputato sangue e ho lavorato duro, qui c'è una possibilità per tutti se hai voglia di sgobbare, ed ora è strano, sto crepando e non mi dispiace neppure del tutto, se ci fosse la vecchia attaccherebbe con quelle sue storie dell'acqua e del fuoco, mi strozzerebbe costringendomi a bere un'ultima pozione magica per ripulirmi l'anima, e direbbe l'hai meritata, mezzasega, voi seviziate i mosquitos e loro ogni tanto ve la fanno pagare, se non credi nei signori delle acque che colpiranno al cuore le corporazioni allora non hai nulla a cui credere, non hai nulla, infatti, la vecchia non lo sa, ma non c'è nulla..."

Al di fuori dell'auto la foresta di metallo e antenne è oramai un'orbita remota.

"Sto crepando," pensa Mahd, "spero solo che qualcuno stia facendo a pezzi quel mosquito rasato, quel professionista del cazzo vale una discreta sommetta se lo sai piazzare, Rachel l'avrebbe sfiorato con i bordi delle unghie e l'avrebbe spento all'istante, o l'avrebbe spedito dritto nelle strutture di recupero, per seviziarlo e mangiargli l'anima, aggiungerebbe la vecchia, ecco, c'è l' immagine di un programma in cui mi immettevo da ragazzino, giro intorno senza concludere perché c'è questa immagine opaca che vuole apparire, ma la memoria diviene asciutta come un'esca ad ogni istante che scivola, è qualcosa che sento ma non vedo, e mi sfugge, certo che i signori delle acque sono un'invenzione idiota, proprio roba per dannati della terra, chissà Khoi chi è, perché è qui, l'attentato, gli ultimi dieci anni, non si riesce mai a sapere nulla, avrei voluto, ma finisce sempre così, e poi c'è questa immagine che non appare e mi opprime, no, non riesco a ricordare, hey..."

Le ultime parole non sono parole, per l'esattezza. E' un soffio che si leva a labbra chiuse, ad occhi chiusi, a circuito chiuso, è un soffio che fa: "hey, crepo, ma non mi dispiace del tutto, Rachel, è tutto così strano, ma è come se non mi dispiacesse del tutto, ora..."

 

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