DECIMO LIVELLO, di Alberto Garavello

"E’ nato a Milano nel 1959, di professione medico chirurgo, vive a Roma. Ha vinto nel 1997 il Premio Via di Ripetta e ha pubblicato il volume "Diario Universitario" per i tipi della Maremmi Editore.


I

Buonasera signorina pesa tanto vero la borsa della spesa non si preoccupi dia a me non importa se abita al quinto piano e l’ascensore è rotto d’altronde in questo palazzo noi giovani siamo talmente pochi che non ho potuto fare a meno di notarla e mi fa piacere che anche lei si sia accorta di me tanto è vero che abitiamo sullo stesso pianerottolo anche se in sei mesi non ci siamo ancora rivolti la parola tuttavia mi fa piacere che questa possa essere una buona occasione per conoscerci tanto è vero che mamma mia guarda come sei fatta che sembri dipinta da un maniaco sessuale e queste borse te le porterei fino in cima al K2 se soltanto mi facessi assaggiare un po’ di tutto quel bendiddio che hai addosso e non ti preoccupare se ho il fiatone dopo aver portato questi venti chili di spesa che tanto anche se mi prende un infarto sono contento perché è per una buona causa e si capisce che questa sera dopo cena vengo a trovarti per un caffè e se non sai come ringraziarmi non preoccuparti perché una quindicina di maniere ce le ho in mente io.

II

La scelta tra finto casual e giacca grigia con pantalone e foulard fu durissima ma alla nove precise suonai alla porta della signorina Isabella profumato come una puttana. Al primo squillo ero in coma da testosterone. Al secondo squillo pensavo che si stava mettendo qualcosa di sexy per non perdere tempo. Al quarto squillo senza risposta stavo per cadere in sindrome depressiva quando mi accorsi che la porta era socchiusa; in un film giallo avrei tirato fuori la trentotto e sarei entrato strisciando lungo il muro. Senza tirare fuori nulla di ciò che avrei voluto quella sera e dicendo semplicemente "è permesso?" entrai nel piccolo ingresso che era completamente al buio, eccetto per la luce che filtrava da una porta socchiusa. L’appartamento era minuscolo e la trovai subito; completamente abbandonata sulla sedia di fronte al computer. Rimasi impietrito a guardarla per almeno un minuto; il bel corpo di venticinquenne era scosso da qualche rara contrazione muscolare che le faceva ondeggiare la testa in maniera sgraziata. Dalla bocca usciva una saliva tinta di rosso, gli occhi erano aperti, la pupilla spalancata e sulla congiuntiva erano visibili delle piccole ecchimosi. Il sangue che le colava dalle orecchie aveva sporcato il grazioso abito a fiori che, probabilmente, aveva indossato per il sottoscritto o almeno così mi piacque pensare. Non mi vergogno a dirvi che il mio primo impulso fu quello di scappare; non mi intendo molto di droga ma immaginai subito una qualche crisi da overdose. Quando stavo già sulla porta mi fermai a pensare che non era possibile; le belle braccia bianche e nude non avevano tracce di iniezioni e poi drogarsi di fronte ad un computer non mi sembrava logico. Tornai indietro e le puntai addosso la lampada della scrivania. Guardandola bene notai che sulla fronte ed alle tempie erano applicati degli elettrodi che si raggruppavano in un unico filo collegato ad una piccola consolle a fianco del computer; dal collo pendeva una cuffia sottile, collegata al PC. Staccai delicatamente gli elettrodi e la cuffia, la sollevai e la posai sul divano. Respirava ancora, le contrazioni muscolari però si facevano sempre più frequenti. E fu proprio allora che senti quella voce che gridava aiuto.

III

Ci misi almeno un minuto per capire che la voce veniva dalla cuffia. Solo allora prestai attenzione a quello che c’era sul video; in un paesaggio medievale, fatto di grossi blocchi di pietra che sembravano quelli di un castello, si agitava uno strano animale agonizzante. A prima vista sembrava una scimmia preistorica i cui resti mortali spandevano sangue per una buona metà dello schermo; una scritta "Continue?; Y-N" invitava a seguitare il gioco. La mia amica non mi sembrava certo in grado di riprendere; la sentivo respirare regolarmente ma faticosamente ed era ancora priva di sensi. Iniziai ad esplorare la stanza cercando qualche indizio che potesse spiegarmi quello che era successo. Avessi trovato tracce di sostanze stupefacenti avrei chiamato un’ambulanza e mi sarei eclissato. Cercate di comprendere; non solo non si combina niente, ma oltretutto mi tocca stare una notte al commissariato a spiegare cosa facevo in casa di una tossica mezza moribonda. Seccante. Sul tavolo, a fianco del computer, trovai una scatola con la scritta "Overmind Electronics"; un rapido sguardo al diagramma nella confezione mi confermò che in quel pacchetto era contenuto il grazioso aggeggio che la signorina si era applicata sulla fronte. Mentre leggevo continuavo a sentire la voce che dalla cuffia chiedeva aiuto, ma decisi di non farci caso. Non scenderò in particolari ma vi basti sapere che quello che avevo trovato era una simulazione in 3D per giochi PC; in parole povere con mezzo milione la "Overmind Electronics" ti mandava a casa un programma di simulazione tridimensionale su CD-ROM completo di cuffia ed elettrodi e con questi potevi frullarti il cervello dentro il videogioco. Bastava avere tra diciotto e sessant’anni, buone condizioni cardiocircolatorie e psichiche (ma volevano un certificato medico dettagliato), ti spedivano il tutto e buon divertimento. Condizione fondamentale era quella di non assumere nessun tipo di sostanza stupefacente durante la passeggiata tra i mostri, sennò non si rispondeva di eventuali conseguenze eccetera eccetera. Evidentemente qualche cosa non era andata per il verso giusto oppure il medico della signorina aveva detto una grossa bugia perché quel metro e settantacinque di grazia di Dio che stava sul divano di fronte a me per poco non ci lasciava le penne. Le invocazioni dalla cuffia ora si facevano più articolate; "per pietà, oddio, cosa mi volete fare, non mi uccidete" e via discorrendo. La guardai sul divano; la conoscevo troppo poco per capire se quella dal computer era la sua voce o no. Adesso girava la testa da una parte e dell’altra; le contrazioni erano rimaste, non aveva ripreso conoscenza. Un bel problema. Sapete, io sono un tipo che crede che nella vita ognuno ha quello che si merita e se la signorina quella sera aveva deciso di bollirsi le meningi con un video gioco piuttosto che rotolarsi con me sotto le coperte… allora era meglio che ballasse la rumba sul divano mentre aspettava l’ambulanza. Tuttavia c’era qualcosa che non mi quadrava in quella storia e stavo decidendo di andare a fondo. Cioè di mettermi nei guai.

IV

A lume di lampada cominciai a leggere le istruzioni del gioco che stava girando in quel momento sul computer e che aveva così colpito la mia bella amica da volerci finire dentro con il cervello e tutto il resto; "Asmodeus; fighting with the devil in a new dimension". Ragazzi. Devo essere proprio peggiorato parecchio con gli anni se una preferisce "Asmodeus" al vecchio buon Riccardo con l’ormone a mille. In pratica, e ve la faccio breve, questo Asmodeus del gioco era un diavolo piuttosto sul cattivo e per sconfiggerlo bisognava passare attraverso dieci livelli di gioco scontrandosi con dei mostri schifosi; oltre a questo bisognava risolvere vari enigmi, trovare passaggi segreti, infilarsi dentro botole oscure ed altre amenità del genere. Ovviamente si avevano a disposizione armi di vario tipo e piuttosto fantasiose; seghe elettriche, pistole sparachiodi, lanciagranate eccetera. Passai quindi ad esaminare il Kit tritacervello della "Overmind"; gli elettrodi andavano posizionati sul lobo frontale ed in più, ma ne accorsi solo allora, c’era anche un rilevatore del polso e della pressione arteriosa da posizionare sul dito indice. La mia bella amica non lo portava e probabilmente era quello il motivo dello shock; come spiegava puntigliosamente il libretto, in caso di alterazioni improvvise della pressione o della frequenza cardiaca un "limitatore" del programma interrompeva immediatamente la simulazione per "non danneggiare la vostra salute". Non spiegava se contemporaneamente venisse anche eseguito un elettroencefalogramma, ma probabilmente qualcosa del genere doveva essere previsto. Forse. La mia giovane amica continuava a scuotersi sul divano; le asciugai la saliva dalla bocca ed il sangue dalle orecchie, poi aggiustai il copridivano fasciandola piuttosto strettamente, in modo che non cadesse muovendosi. Il respiro era affannoso, ma regolare. Mi sistemai gli elettrodi sulla fronte e la cuffia sulle orecchie; continuavo a sentire chiamare aiuto. "Continue?". "YES". Vengo a prenderti bella.

V

Non mi sono mai drogato. Non sono mai stato risucchiato da un aspirapolvere. Non sono mai stato nel bel mezzo di un uragano. Non sono mai stato a letto con tre ninfomani contemporaneamente. Ma credo che sommando queste sensazioni insieme e moltiplicandole per cento avrei ottenuto ciò che avvenne quando schiacciai il tasto Y. Appena ripresa conoscenza la prima sensazione che provai fu quella di un freddo intenso; strano in video gioco. Mi esplorai. Ero dentro una specie di tuta da Football americano, con tanto di casco e paragomiti; alla visiera del casco era applicato un display luminoso, come quello che hanno i piloti degli aerei da caccia. Non mi mossi di un millimetro e comincia a leggere il display; salute- Health: 100, armatura: 100, livello 1: "Gerico – la Fortezza del popolo cannibale". Incoraggiante. Mi avevano messo proprio all’inizio del gioco. Adesso potevo sentire le grida ancora più distintamente; sembrava provenissero dalle pareti, ma era impossibile identificare la direzione esatta. Attorno a me il buio; a giudicare da quello che vedevo ero all’esterno di una fortezza medievale, da cui mi separava un profondo fossato; l’unica luce era quella di alcune torce che sporgevano dalle mura. Allacciata al mio braccio destro avevo una grossa sega circolare; stringendo l’impugnatura con la mano le piccole lamine cominciarono a girare facendo un gran rumore. Al braccio sinistro stava allacciata una piccola consolle con tastierino numerico; provai a premere alcuni numeri, ma sul Display apparve la scritta "arma non disponibile". Tentai con altri comandi a casaccio ma presto mi accorsi di quanto l’operazione potesse essere pericolosa; con il punto interrogativo feci un salto in alto di quasi cinque metri, con l’apostrofo mi spostai lateralmente di altrettanto. Rimandai ad un secondo momento un’esplorazione completa dei comandi; adesso era tempo di combattere.

VI

Avanzavo lentamente, come immerso dentro un acquario; i passi non erano pesanti ma sentivo le gambe "pastose". Dopo aver osservato le mura del castello, per assicurarmi che non ci fosse nessuno in agguato, decisi di passare il ponte levatoio; appena a metà questo iniziò a sollevarsi con un gran rumore di catene. Feci appena in tempo a buttarmi dall’altra parte con un salto, ricadendo pesantemente; mi rimisi subito in ginocchio girando lo sguardo in tutte le direzioni e sventolando la sega circolare. Brutta sorpresa e probabilmente ce n’erano molte altre. Feci appena in tempo a vedere un tipo alto, avvolto in un saio con un cappuccio che gli copriva il volto, fare un cenno imperioso nella mia direzione. Alzandomi di scatto sentii un dolore violento alla schiena, come se una scimitarra mi avesse aperto in due; girandomi di scatto vidi che una strana scimmia aveva tagliato profondamente la mia armatura con un colpo delle unghie lunghe e affilate. Il sangue usciva a fiotti; mi sentivo sbandare. Ora potevo vederne un'altra che dal mezzo del cortile stava saltando verso di me; stringendo forte il manico della sega circolare aprii in due la prima con un taglio secco e feci saltare al volo la testa della seconda, mentre stava per azzannarmi il collo con una doppia fila di denti gialli. Il sangue virtuale mi colava sulle braccia e sulle gambe, dandomi la sensazione di un miele caldo e vischioso. Mi ero distratto. Dalle mani del "sacerdote" vidi uscire un plasma rosso fuoco che mi colpì violentemente all’addome, facendomi volare qualche metro più in là. Senza fiato riuscii a scivolare dietro un gruppo di barili e fascine accatastato in un lato del cortile; il Diplay segnava "Health 35%". Il gioco rischiava di finire prima di cominciare. Sperai che il "sacerdote" commettesse l’imprudenza di venirmi a cercare; aspettai qualche minuto, ma inutilmente. Sentivo il suo respiro forte, ma evidentemente l’intelligenza artificiale del gioco non lo faceva muovere fino a che non mi mostravo. Beati i tempi di "Space Invaders"!. Con lo spacebar saltai sulle botti; mi feci un po’ più avanti e lui era li sotto, proprio dietro l’angolo; lo tagliai in due dopo un salto spettacolare, che riuscì a riempirmi di orgoglio. Health 25%. Mi guardai attorno nel cortile; illuminazione scarsa, agli angoli poteva esserci qualche altra sorpresa. Strisciai con circospezione. Per terra vidi delle cassette bianche con dipinta una croce rossa, evidentemente quei "medikit" che si usano nei videogiochi per "ricaricare" la salute; ci passai sopra e sentii un’immediata sensazione di sollievo dal dolore. Anche la testa stava riprendendo a funzionare; ora il Display segnava "Health 75%". Nella luce incerta del cortile potevo vedere un largo pozzo con tanto di carrucola su cui troneggiava un grosso fucile, uno "shooter" come diceva il Display. Mi serviva; decisi di tentare. Premendo Alt cominciai a correre e spiccando un salto lo presi al volo, planando dall’altra parte; precipitoso e imprudente. Il fucile mi stava tra le mani e mentre lo stringevo dalla penombra sentii distintamente una voce che mi salutava; "hello". Una bella ragazza dalle grosse tette e dalla vita di vespa con un abito bianco da fatina mi sorrideva; era emersa dal buio di un angolo del cortile. Mica male. Quando mi saltò addosso, spalancando una bocca del tutto simile a quella di un Piranha e cercando di mordermi, ci rimasi malissimo; le infilai in bocca la canna del fucile e feci fuoco. Gli schizzi viola di materia cerebrale volarono per tutto lo schermo; mi rialzai appena in tempo per vedere che dalla murata del castello due arcieri malintenzionati avevano cominciato a lanciarmi frecce esplosive. Istintivamente mi misi a correre verso il pozzo; a pochi metri dall’imboccatura una scritta sul display mi diede un consiglio che accettati immediatamente; "Jump here".

VII

Ero nell’acqua fino alla cintola; una scritta sul display mi avvertiva graziosamente che stavo per entrare nel villaggio dei lebbrosi. Appena uscito dal tunnel con la solita circospezione vidi un piccolo agglomerato di barche e palafitte; salito sulla riva mi si fecero subito incontro tre zombie pelle ed ossa piuttosto ripugnanti. Stavo in guardia, ma quando mi si avvicinarono decisi di non reagire; errore! Appena mi toccavano perdevo le forze. Me ne sbarazzai con la sega elettrica, per poi ritornare nelle acque torbide del fiume. La visiera mi avvertiva che dovevo cercare la "fonte della vita", con cui Asmodeo ricattava i lebbrosi per costringerli a lavorare per lui. Che caratterino. Mentre mi stavo avvicinando ad un gruppo di palafitte riuscii a scorgere una specie di mitragliatore, o almeno mi sembrava tale, su di una piccola isoletta in mezzo al canale. "Alt" ed una piccola nuotata per accorgermi che il mitra era appoggiato su di un enorme alligatore; brutto cliente. In un’esplosione di spruzzi, dopo avermi azzannato una gamba, il bestione riusciva a trascinarmi sul fondo del fiume. Per la prima volta avvertii nettamente che il dolore, seppure attutito, era tutt’altro che virtuale; a questo si aggiungeva la sensazione di soffocamento, anch’essa sgradevolmente reale, dovuta all'apnea. Il Display stava segnando gli attimi della mia agonia e l’Health scendeva velocemente. I colpi di fucile levavano blocchi di carne al mostro, che tuttavia non mollava la presa. Una spessa coltre di sangue si stendeva davanti al video e sentivo la forze che cominciavano a mancarmi; riuscii a premere il pulsante della sega circolare e con le ultime decine di punti salute recisi di netto la testa dell’alligatore, che decise di morire in modo molto spettacolare regalandomi un medikit da 30 punti salute. L’apnea mi aveva preso le ultime forze; risalii a tappo e rimasi immobile nell’acqua torbida a respirare con la bocca spalancata per circa un minuto. Un rapido controllo al Display e mi resi conto che avevo esaurito le munizioni. Mi avvicinai lentamente alla riva; feci irruzione in tre o quattro capanne di lebbrosi, che si rivelarono importanti serbatoi di punti salute e cartucce per il fucile. L’entusiasmo dei lebbrosi nel cercare di toccarmi era notevole, ma la sega circolare riusciva a fare un buon lavoro. Anche nelle palafitte trovai cose preziose, in particolare un lanciagranate che si sarebbe rivelato molto utile. Trovare la "Fonte della vita" non fu difficile; dopo un po’ di girovagare per il villaggio vidi una costruzione in pietra circondata da un fossato, verso cui si dirigevano i lebbrosi. Avvicinandomi ebbi la sicurezza di aver trovato quello che cercavo; tuttavia la fila davanti al fortino era tale da scoraggiare anche le intenzioni più bellicose, senza sottovalutare le manifestazioni d’affetto di cui i lebbrosi mi avrebbero sicuramente deliziato. Entrare sparando all’impazzata non era pensabile. Nascondendomi nella foresta attorno al fossato riuscii a scorgere un sifone semisommerso di cui, evidentemente, i creatori del gioco pensavano mi sarei servito per entrare; per circa un minuto cercai la fregatura che doveva esserci ed alla fine la trovai. Il fratello gemello dell’alligatore di prima stava aspettando la merenda: con un paio di granate ebbi il piacere di vederlo esplodere, regalandomi altri graditissimi 25 punti salute. Saltai nell’acqua per accorgermi subito che da quelle parti le mamme degli alligatori sono molto prolifiche; fortunatamente riuscii a vederlo sguazzare nell’acqua torbida prima che fosse troppo tardi. Mi immersi nel sifone e dovetti nuotare per circa una ventina di secondi prima di emergere in una grande vasca in cui mi aspettava uno spettacolino veramente edificante; un gruppo di "sacerdoti" immergeva nell’acqua della "Fonte della vita" i lebbrosi che, diligentemente in fila, ne uscivano risanati con un sorriso ebete. Dietro di loro un altare con una grossa croce rovesciata; come la guardai sul display apparve la scritta "destroy the unholy altar". Nuotai lentamente verso un bordo scuro della vasca, mentre con il tastierino cambiavo l’arma; il mitra mi sembrava più adatto alla situazione. Falciai due sacerdoti che reggevano un lebbroso e saltai fuori dall’acqua; riuscii ad ucciderne altri due mentre cambiavo arma. Con il fucile a pompa, inginocchiandomi per sfuggire alle palle di fuoco dell’ultimo sacerdote rimasto, sparai a bruciapelo all’altare che dopo tre colpi esplose; dal fumo emerse una graziosa signorina gemella di quelle di prima, questa volta a seno nudo. Belle tette, ma la bocca da Piranha era sempre quella. Due colpi di shooter a bruciapelo. Se credete che avessi guadagnato un po’ di pace vi sbagliate; venivo immediatamente circondato dai lebbrosi; l’esplosione dell’altare aveva attivato un vortice al centro della vasca; Ctrl e freccia Up, ci volai dentro.

VIII

Una gentile scritta mi avvertiva che ero entrato nelle "Prigioni di Asmodeo"; le grosse catene e gli uncini sporchi di sangue che pendevano dal soffitto confermavano questa impressione. Con grande prudenza cominciai a muovermi; sentivo sempre in sottofondo le grida di aiuto della mia gentile e prosperosa amica, ma a queste si erano aggiunte urla e strilli che, seppure di evidente origine software, non erano prive di una certa efficacia. Attraversai un paio di lunghi corridoi per arrivare in una sala dove una dozzina di signorine dalla bocca di Piranha si stavano spolpando a lume di torcia dei grassi frati legati a tavoli di legno. Cena a lume di candela, molto romantico a patto di non essere io il dessert. Mentre rimiravo lo spettacolo una scimmia riusciva a scivolarmi alle spalle, tagliandomi l’armatura all’altezza del collo prima che riuscissi a segargli la testa; fine del fattore sorpresa. Si voltarono verso di me una alla volta; cercai di nascondermi nella penombra del muro, ma durò poco. Prima che potessero coalizzarsi lanciai tre o quattro granate, ma mi accorsi subito che non sarebbe stato sufficiente; riuscii però a farne esplodere qualcuna, giusto in tempo per saltare su di una scala a chiocciola che, da un angolo della sala, portava ai piani superiori. Cambiando arma e sparando all’impazzata cominciai a salire; avevo imparato che fermarsi e combattere non era una tattica redditizia. La scala era buia e piuttosto stretta; contrariamente alle previsioni si inerpicava all’interno di una torre, come riuscii a capire da alcune strette feritoie nel muro. La scalata durò dieci minuti buoni; giunto in cima con il fiatone rimirai lo spettacolo e vi assicuro che valeva la fatica. Vi erano altre tre torri come quella su cui ero salito, che si infilavano dritte in un cielo viola e rosso senza nuvole. Guardando in basso si notava come la base di ogni torre fosse costituita da una costruzione squadrata e tozza in pietra, immersa in un lago rosso sangue circondato da alte montagne di un forte colore nero, come di zolfo e ferro. Il lago era rifornito da un grosso sifone che sbucava dal centro con un alto sbuffo; anche a quell’altezza giungeva l’odore dolciastro del sangue. Ispezionai la cima della torre; in un angolo trovai una specie di cassapanca dove era contenuta una giacca piena di fibbie, con due grosse ellissi di vetro verde sulla parte posteriore. Il display mi suggeriva di indossarla, cosa che feci immediatamente anche perché non avevo alcuna scelta; le sorelline "Piranhas" stavano sicuramente salendo la scala per il dessert, per nulla impressionate dalla sorte delle precedenti. Subito sentii che avevo perso gravità e stavo galleggiando nel vuoto. Osservai il Display e notai la voce "flying jacket" che lampeggiava; avevo circa tre minuti di autonomia, ma non sapevo dove andare. Mi diressi verso il basso, appena in tempo per evitare il colpo di fiamma di un "sacerdote" che era apparso sulla cima della torre. Feci una veloce picchiata verso una delle quattro costruzioni che costituivano la base delle torri; attraverso le ampie vetrate colorate che interrompevano i muri di pietra potevo osservare come vi venissero praticate le più fantasiose e orripilanti torture. Seppure le Piranhas fossero particolarmente attive anche i "sacerdoti" si davano un gran da fare con chiodi e crocifissioni; benchè non sia un tipo particolarmente impressionabile le grida erano forti e l’effetto notevole. Si riuscivano ad intravedere "medikit" ed armi in bella mostra in varie stanze, ma decisi di non farmi tentare; tuttavia quello che vidi pochi istanti dopo mi fece cambiare idea.

IX

Stava in mezzo alla stanza sdraiato su di un fianco; dallo squarcio nel muro potevo vedere qualcosa che lo colpiva e la sua disperata difesa con la sega circolare, ma si capiva che era alla fine. Entrai al volo, è proprio il caso di dirlo, sparando all’impazzata contro la grossa ombra che lo stava colpendo e che sembrò indietreggiare. Lo guardai; era vestito proprio come me, ma conciato molto peggio; l’armatura era distrutta in più punti e carbonizzata in altri, il sangue usciva a fiotti dalle protezioni. Sempre sparando a casaccio nel buio lo tirai indietro; probabilmente non gli era rimasto molto, ma se lo perdevo non avrei mai saputo quello che mi interessava. Mi rivolse lo sguardo riuscendo a dire con un filo di fiato:"F5, i razzi … ". Usando la sua tastiera e puntandogli il braccio verso il buio lasciai partire una scarica che si fermò pochi metri più in là andando ad urtare contro qualcosa di terribilmente grosso e pericoloso. Appena colpito si alzò in tutti i suoi due metri; un guerriero dalla testa di serpente con un corredo di muscoli da culturista che sorreggeva un’ascia bipenne incandescente. Aveva qualche ferita ma era evidente che ci voleva altro per impensierirlo.

-"Scappa, non c’è modo di fermarlo, non abbiamo armi adatte…".

-"Facciamoci un voletto". Lanciai una granata nella direzione del mostro mentre accendevo il jacket antigravitazionale; il display segnava un’autonomia di 20 secondi, non c’era da stare allegri. Volammo fuori dalla breccia nel muro aiutati anche dall’esplosione, che ci fece sobbalzare nell’aria. Prendere quota era difficile, ma lentamente riuscimmo ad arrivare sul tetto della costruzione. Il mio nuovo compagno di giochi aveva un aria distrutta; sul suo display lampeggiava in rosso "15% Health". Non molto per quello che ci restava da fare.

-"Bel panorama. Ti cerco un medikit, dovrai aspettarmi un po’…"

-"Troverai dei guai e da solo non puoi farcela. Vieni anche tu dalla rete?".

-"No, ho preso il posto di Isabella….insomma di una che si è bruciata il cervello con questo gioco…

-"Non si è bruciata il cervello, l’hanno presa i "sacerdoti". Parlare gli costava un grosso sforzo.

-"Come sarebbe a dire?"

-"Abbiamo cominciato a giocare verso le otto di questa sera in "multiplayer", eravamo in quattro in rete. Stavamo esplorando questa zona quando i primi due si sono fatti fregare da un Lizard, quel lucertolone che hai visto prima. Si mimetizza contro i muri, non è facile da vedere. Quando è uscito fuori è successo il finimondo. Io e Isabella camminavamo dietro a quei due in un corridoio stretto; stavamo per entrare in un specie di cripta dove pensavamo di trovare delle munizioni … e invece…"

-"Invece avete trovato quel dinosauro…."

-"Credimi, non siamo dei fessi, abbiamo giocato mille altre volte ad "Asmodeus" ma…"

-"Ma era la prima volta che giocavate insieme in multiplayer con quel arnese piazzato sul cranio …"

-"Esatto. Ci è arrivato oggi per posta il Kit della "Overmind Electronics". Insomma, io ed Isabella abbiamo risalito il corridoio sparando all’impazzata, ma quello ci veniva dietro; perdeva pezzi dappertutto ma continuava a seguirci e allora lei…"

-"Lei che ha fatto?"

-"Ha attivato la "consolle", il tastierino sul polso, ed ha provato a digitare i codici speciali del gioco, quelli che ti danno tutte le armi in un colpo solo. Ogni tanto lo facciamo quando siamo a corto di munizioni o le cose vanno male…"

-"Ha barato insomma…"

-"Beh…si. Sul display è apparsa una scritta minacciosa… adesso non ricordo … tipo "siete degli sporchi bari eccetera e poi…"

-"E poi?"

-"Poi abbiamo sentito come una scarica elettrica per tutto il corpo che ci ha stordito. Siamo caduti a terra mezzi morti. Vedevo quel bestione che le si avvicinava poi, quando stava per calarle l’ascia addosso, lei ha fatto una scatto e gli ha tagliato le gambe con la sega circolare. Non ti dico che casino di plasma per tutta la stanza. Il Lizard tentava di difendersi con quello che gli rimaneva mentre lei lo faceva a pezzi. Ci siamo rimessi in piedi ma per poco; da una cripta nel muro sono spuntati due sacerdoti che l’hanno colpita alla schiena. Ho cercato di aiutarla, ma da una parete è sbucato fuori quell’altro Lizard che mi ha inseguito …"

-"La ragazza che fine ha fatto?"

-"Mentre il Lizard mi inseguiva ho visto che la portavano su di una barca e si dirigevano verso il geyser di sangue. Poi quel bestione mi ha stretto d’assedio e non ho potuto vedere altro."

-"E’ un po’ poco. Perché non l’hanno eliminata?"

-"Non lo so. Ogni dieci minuti il Geyser smette di eruttare sangue e per circa due minuti consente di passare al livello successivo; quindi credo che l’abbiano portata su di un altro livello, ma non mi chiedere perchè. Ritrovarli sarà difficile; bisogna seguire il tempismo del geyser e nel lago potrebbe esserci di tutto…"

-"Lo vedremo. Ho finito l’autonomia per lo zaino antigravitazionale e dovremo cercarci dei medikit. Sei il più malconcio; io andrò avanti e tu mi coprirai, cerca di non beccarmi. Scendiamo per la grondaia ed arriviamo all’imbarcadero. Ah, un ultima cosa … io mi chiamo Riccardo."

-"Io Aldo. Gestisco un negozio di Hardware …. farmi fregare così da un video gioco."

"Sono di Isabella le grida di aiuto in sottofondo?"

-"Non ti sei accorto che da due minuti non grida più nessuno?"

Aveva ragione.

X

Scendemmo fino ad un ampio terrazzo e passammo per alcuni corridoi scuri. Ansimava forte, non era una bella compagnia, ma era meglio di niente. Guardandomi in giro individuai un paio di medikit e qualche confezione di pallottole di grosso calibro per lo shooter. Rifornii il mio amico, che parve riacquistare una certa forma; le ferite smisero di sanguinare ed il passo si fece più sicuro. Ad un incrocio di corridoi vedemmo una grossa urna che conteneva in bella vista una coppa con del liquido rosso. Troppo in bella vista. Chiesi consiglio sottovoce

-"Dov’è la fregatura?"

-"Non lo so ma deve esserci. Quello è l’elisir dell’invulnerabilità, per un minuto possono tirarti addosso qualunque cosa che non ti succede nulla."

-"Mi sembra utile. Chi scatta a prenderlo?"

-"Come Health sono al 50%; non è poco ma…"

-"Capito capito….d’accordo. Solo armi a fiamma però e fai il cecchino perché se mi buchi le chiappe il resto della passeggiata te la fai da solo."

Strisciai lentamente fino a qualche metro prima dell’urna. Il gioco di luci era studiato ad arte, ma alla fine riuscii a vedere gli occhi di un Lizard schiacciato contro la parete. Il verde della pelle si confondeva con il muschio che ricopriva parte delle grosse pareti in pietra. Chissà se mi vedeva. Non era il momento di pensarci. Feci un salto e afferrai al volo la coppa che aveva un peso insospettato. Non mi voltai subito, ma non era difficile capire che dietro di me si era scatenato l’inferno. Quattro Lizard si erano messi tra me e l’amico in rete; la testa di serpente era sicuramente impressionante, ma le pesanti zampe da coccodrillo e la coda di almeno due metri promettevano ben altre emozioni.

Vidi saltare la testa del primo in una nuvola di spruzzi di sangue viola.

Il secondo ebbe entrambe le zampe spezzate da due precisi colpi di shooter.

Il terzo cominciò a muoversi per finire subito bloccato dai colpi di fucile del mio socio, ma il quarto si era proprio innamorato di me. Armai lo shooter e mirai alla testa mentre mi stava a circa due metri; non feci caso alla coda e fu un errore. Venni sbattuto contro il muro e sentii le unghie del bestione che mi laceravano la tuta. Mi lanciai sotto le sue gambe e riuscii a guadagnare qualche metro di corridoio per venire poi nuovamente fermato da un colpo di coda. Faceva sul serio. Il sangue mi copriva in parte la visiera. Feci fuoco a casaccio con lo shooter, senza tuttavia ottenere nessun effetto. Un altro colpo con le zampe corte e grosse mi faceva sbattere contro la parete; Health 15%. Aprii la coppa e riuscii a berne metà del contenuto prima di essere colpito nuovamente; subito sentii sparire ogni sensazione di dolore. Aspettai con calma il nuovo attacco, che arrivò puntuale; come una furia mi afferrò per le spalle sollevandomi da terra e spalancando la bocca, da cui uscivano due immensi denti affilati ed una lingua sottile. Voleva finirmi con un morso; gli infilai un ginocchio dritto in gola bloccandogli la testa contro il muro e lo tagliai a metà dall’alto verso il basso con la sega. Nessun rimorso. Mi voltai verso il mio amico, sporco dalla testa ai piedi di materia verde liquefatta. Si girò verso la finestra con uno scatto improvviso.

-"Il geyser… è spento!"

-"Mi bevo il resto e ti copro fino all’imbarcadero … d’accordo?"

-"D’accordo…corriamo però, abbiamo si e no trenta secondi."

-"Allora tuffiamoci." Saltammo insieme dalla finestra e fu un volo di almeno 15 metri. Il tuffo nel lago rosso fu molto violento, il liquido era insospettatamente denso; appena riemersi nuotammo verso una barca che si muoveva senza equipaggio verso il centro del lago. Vedevamo la bocca del sifone che si avvicinava.

-"Mancano ancora dieci secondi, ma dovremmo farcela…"

L’odore dolce del sangue riempiva l’aria e mi stava nauseando. Aggrappati alla barca, le armi al braccio ci preparammo al tuffo.

XI

Dopo una caduta in un sifone lungo e stretto la corrente ci aveva fatto planare dolcemente dentro una grande caverna, dove vi era un piccolo molo illuminato; notammo subito che questa volta al posto delle torce vi erano dei nostri predecessori che si stavano consumando alle fiamme legati ad una croce. Suggestivo. Finalmente si calava la maschera; adesso era chiaro che non si trattava più di un gioco. Per approdare al piccolo molo lungo la parete di roccia dovemmo abbattere un paio di alligatori che facevano finta di sonnecchiare. Il display sul casco ci avvertiva che eravamo arrivati alle "Miniere del dolore", ma per me era giunto il momento di chiarire un paio di cose. Mi girai verso il mio amico puntandogli contro lo shooter.

-"Levati l’armatura e le armi, subito."

-"Ma che stai dicendo… non posso". Sembrava stupito. Ottima interpretazione

-"Allora te le faccio saltare con un colpo di fucile". Gli strinsi il braccio contro il fianco per impedirgli di colpirmi con le armi e gli puntai l'arma alla gola.

-"Non funzionerà, non puoi uccidermi con quello!"

-"Vediamo…"

-"Ma insomma cosa vuoi?"

-"Voglio la verità! Levati l’arsenale e in fretta."

Gli tenevo sempre il fucile puntato. Con la mano libera premette F11 sulla consolle al polso e rimase istantaneamente con la sola tuta addosso.

-"Stavi quasi per fregarmi prima con quei Lizard. Una mira da cecchino e poi lasci che quello mi balli sopra per due minuti senza fiatare. Non avevi bisogno del liquido dell’ampolla per essere immortale vero? Prima di buttarti in quella pozza rossa non me ne hai chiesto neanche un sorso. Era qui che volevi portarmi? Che fine ha fatto la ragazza?"

Mi guardava senza rispondere. Lo colpii sotto il mento con il calcio del fucile; cadde pesantemente.

-"Come si fa ad uscire dalla partita?" Doveva saperlo.

-"Non si può." Gli sferrai un calcio sulle coste con un buon risultato.

-"Questo è quello che hai fatto credere agli altri, ma a me non mi freghi. Che ci fai tu qui dentro?

Passò qualche istante senza rispondere. Si massaggiava il mento.

-"Allora? Non abbiamo molto tempo e posso continuare da solo."

-"Ho cominciato a giocare un mese prima di loro; avevo comprato un "mindgame" come quello di Isabella che hai utilizzato anche tu e … ero una persona normale prima, proprio come te."

-"Se non mi dici tutto vedrai come so diventare anormale. E poi?"

-"Al settimo livello mi hanno catturato. Giocavo da solo, non ero in rete; mi hanno circondato tre Lizard e non c’è stato niente da fare. Quando pensavo che la partita fosse finita mi sono accorto che non potevo uscire dal gioco. Mi stavano portando da lui."

-"Da lui chi? Da lui dove?"

-"Al decimo livello. Da Asmodeo o come diavolo si fa chiamare."

-"Adesso ti faccio saltare per aria così la pianti di raccontarmi cazzate." Continuò, sembrava neanche mi avesse sentito.

-"Mi aspettava. Mi disse che da quel giorno avrei lavorato per lui; poi mi circondarono i "sacerdoti" e lui cominciò una strano rituale …"

-"Ma non mi dire…."

-"Che tu ci creda o no mi ha preso i pensieri, i ricordi, la mia vita precedente, l’anima insomma. Qui mi vedi come un guerriero, ma fuori sono un’ombra, un pupazzo; ho lasciato la mia famiglia ed il mio lavoro, vivo da solo e mi collego al terminale quando lui me lo ordina. All’inizio voleva solo che guidassi i gruppi di giocatori in rete, adesso vuole anche che faccia la spia lungo il percorso, gli segnali i più abili, tenda delle trappole…"

-"In quanti ci sono cascati oltre a te fino ad oggi?"

-"Almeno una cinquantina di persone. Ma forse anche di più."

-"Perché lo fa? E soprattutto chi è?"

-"Non lo so. Ma credo che utilizzi l’energia delle nostre anime per sopravvivere … però è solo una supposizione."

-"L’ha costruito lui il gioco?"

-"No lui ha costruito solo il kit "mindgame", quello che ha comprato anche Isabella e che hai trovato tu ; la "Overmind Electronics" è lui. Ha fatto mettere delle inserzioni sui giornali; la gente gli scrive e lui invia per posta il kit con i sensori cerebrali e tutte le istruzioni. Come hai visto iniziare a giocare non è difficile."

-"E chi lo prova una volta difficilmente ne può parlare male con gli amici…"

-"Infatti. Non si può vincere. Qualcuno muore, qualcun altro è catturato; è lui a scegliere. Poi, dopo avergli preso l’anima, si impadronisce anche dei corpi di quelli che restano prigionieri qui dentro; una sua squadra li va a prelevare a casa e li porta via. Utilizza questi "non viventi" come un suo piccolo esercito personale; per questo motivo nelle istruzioni del "mindgame" c’è scritto che per le prime volte bisogna giocare da soli, "per non turbare la concentrazione". D’altro canto nel Kit ci sono dei sensori di calore e movimento ambientale; se in casa c’è un’altra persona il gioco non parte."

-"Probabilmente Isabella era al limite di sopravvivenza, per questo il gioco è iniziato lo stesso; i rilevatori non l’hanno considerata."

-"Infatti non tutti ne escono con il corpo ancora vitale; lo shock della trasmigrazione è violentissimo. Alle volte le vittime vanno in ipotermia o in arresto cardiaco; per questo dopo arriva la "squadra" a prenderli. Isabella l’hanno uccisa da poco; probabilmente adesso la stanno portando via. "

-"Dov’è la loro base?"

-"In un vecchio palazzo alla periferia sud, una volta era una fabbrica di gelati." Mi diede una breve descrizione, conoscevo il posto.

-"Voglio uscire e andare a fare due parole con questi signori; il gioco non mi è piaciuto ed è ancora in garanzia. Poi tornerò a riprenderti."

-"Fai attenzione perché lo troverai là. E’ molto pericoloso. E non è umano. Per salvare premi Ctrl\save\Asmodeus."

Provai, funzionava.

-"Fammi uscire dal gioco."

-" Ctrl\exit. Addio amico " Venni nuovamente risucchiato dentro l’aspirapolvere.

XII

Non riaprii subito gli occhi. Ma avevo capito che nella stanza non ero solo; l’amico mi aveva detto la verità. Con le palpebre socchiuse potevo vedere due tizi in tuta blu che stavano sollevando la dolce Isabella dal divano per infilarla in una grossa busta di plastica

-"E’ conciata male è andata in ipotermia. Non vorrei gli si fosse sfottuto l’ipotalamo come a quella dell’altra volta. Mettiamola subito dentro e portiamola via. A quest’altro pensiamo dopo."

Non sapevo come mi sarei mosso. Non sapevo come avrebbero risposto i miei muscoli. Pazienza. Saltai dalla sedia, afferrai la testa del primo e la sbattei violentemente contro il muro; mentre cadeva sferrai un pugno alla base del naso al secondo, con un po’ di fortuna gli avrei fatto entrare l’etmoide nel cervello. Mentre barcollava decisi di finire il lavoro con un vaso di ferro che lo colpì sulla tempia. Chi colpisce prima colpisce due volte. Li legai entrambi con un robusto filo di nylon che riuscii a trovare in cucina. Notai che sul volto non era comparsa alcuna ecchimosi. Mi guardai le mani e trovai segni di trucco. Presi una pezza bagnata ed ebbi la conferma di quello che pensavo; erano entrambi di colorito bianco cadaverico, probabilmente non avevano una goccia di sangue in corpo. Gli aprii gli occhi; portavano lenti a contatto per simulare la pupilla ed uno sguardo che non c’era più. Niente battito cardiaco. Niente respiro. Dei "non viventi"; un bel modo di reclutare il personale, non voleva problemi con i sindacati il nostro Asmodeo. Mi affacciai alla finestra. Un camioncino attendeva con il motore acceso fuori dal portone, servizio completo. Ne spogliai uno e mi infilai la tuta; avevano una pistola automatica ciascuno; scivolarono entrambe nelle mie tasche. In cucina trovai qualche bottiglia vuota; con dello smacchiatore e del petrolio confezionai in fretta alcune Molotov che infilai in una borsa sportiva. Presi anche una grossa torcia elettrica ed un telefono cellulare. Scesi in fretta le scale e mi avvicinai al finestrino laterale del furgone; appena il conducente si sporse lo colpii in pieno volto con la torcia facendolo stramazzare all’interno. Salii al posto di guida. Ragazzi che nottata.

 

XIII

Non faticai a trovare il palazzo che mi aveva descritto l’amico; chissà cosa stava passando in quel momento dentro al gioco, meglio non pensarci. Si trattava di una grossa costruzione in cemento armato, apparentemente in disuso. Apparentemente. Il cancello era sorvegliato da due tizi robusti. Alla sbarra guardarono la mia divisa e non fecero molte domande. Portai il furgone dentro una rimessa illuminata su di un lato della costruzione ed entrai subito nel palazzo. Avevo chiuso a chiave il furgone, nel retro avevo sbattuto l’autista con il cranio sfondato. Il palazzo era immerso nel buio, nessun rumore, nessuna voce. Decisi di salire ai piani superiori facendomi luce con la torcia. Girai per qualche minuto senza trovare nulla poi vidi qualcosa che mi incuriosì; dal cortile della rimessa saliva ai piani superiori una grossa intelaiatura di metallo nuova di zecca. Troppo nuova. Puntava da un lato verso la base dell’edificio, perdendosi nel buio del piano terreno, mentre dall’altro correva lungo il muro per entrare in un locale chiuso da una grossa porta di ferro, anche quella insolitamente nuova. Ero al secondo piano. Non c’era verso di entrare bussando, questo era chiaro; in quell’edificio abbandonato qualcuno aveva costruito una specie di bunker. Esaminai le pareti fino a che non riuscii a trovare quello che cercavo; tirai fuori una molotov e la lanciai dentro a quella che sembrava una presa d’aria. Mi misi in un angolo buio, le pistole in entrambe le mani; dall’apertura usciva fumo denso, le fiamme illuminavano l’interno della tubatura di metallo. Dopo neanche un minuto la porta blindata si aprì e si affacciarono in due con le armi spianate; al buio e con la luce accesa alle spalle erano un bersaglio facile. Sparai quattro volte; mentre uno cadeva a terra senza un lamento l’altro, preso di sorpresa, cercava di ritirarsi nel locale. Feci una corsa e lo colpii con un calcio dritto in faccia poi, prima che qualcuno richiudesse la porta, tirai dentro un’altra Molotov che fece un baccano d’inferno ed una nuvola di fumo acre. Bloccai la porta; inginocchiato vicino allo stipite sparai un altro paio di volte contro qualcosa che mi sembrava si muovesse. Aspettai un altro paio di minuti in silenzio. Nessun movimento. Decisi di entrare. Presi un vecchio estintore dal muro e spensi qualche fuoco avanzando lungo uno stretto corridoio. Mi ero annodato un fazzoletto davanti alla faccia, ma stavo trattenendo il respiro ed era chiaro che non potevo resistere per molto. Mi affacciai ad una stanza buia che, a quanto potevo vedere, aveva una parete interamente composta da una grande vetrata; gli lanciai contro l’estintore ed entrai sparando in tutte le direzioni con quello che mi era rimasto nelle automatiche. Sdraiato per terra vicino alla vetrata respirando a pieni polmoni non potevo vedere nulla, ma sentivo che in quella stanza non ero solo. Era il momento di fare conoscenza con il mio vero avversario.

XIV

-"Riponga le sue armi per favore. Cerchi almeno di non essere ridicolo." Voce calda e profonda, estremamente sicura di se; era lui.

-"Il signor Asmodeo … finalmente …."

-"Mi chiami pure così se vuole …. un nome come un altro per una realtà che lei comunque non è in grado di comprendere."

Era alto circa un metro e novanta e molto più robusto di me. Una pioggia di riccioli neri gli incorniciava un volto solenne che due occhi nerissimi ed una a barba lunga e fluente rendevano ancora più preoccupante. Le mani erano grosse almeno il doppio delle mie; le teneva giunte ed intrecciate in un atteggiamento paternalistico, professorale, come stesse parlando con un bambino deficiente. Corpo a corpo avrei forse potuto farcela, ma il Padreterno avrebbe dovuto lasciar perdere tutto e pensare solo a me per una decina di minuti.

-"Non sia sciocco, non c’è niente di peggio di un giovane sciocco. Anzi no … provi a fare ciò che ha pensato, forza.". Di bene in meglio. Sapeva anche leggere nel pensiero. O forse bluffava. Mi alzai lentamente. Aveva acceso la luce; sembrava un torre o forse riusciva a farmi credere di essere tale. Avvicinandomi fintai un pugno al viso tirandogli invece un calcio dritto al ginocchio, un vecchio trucco. Per poco non caddi di schiena; il mio piede affondò in un ologramma prendendo una brutta distorsione. Fece una piccola risata irritante.

-"Eppure sciocco lei non deve essere se è riuscito ad arrivare fino a qui, disturbandomi nel mio lavoro. Ma forse lei non è intelligente, forse è solo violento e furbo, forse solo questo. Adesso ad esempio penserà che se sono solo un ologramma non posso colpirla, vero?"

Un pugno in pieno sterno mi tolse il fiato; feci uno sforzo sovrumano per non cadere, ma dovetti piegare le ginocchia. Uno a zero per lui e non sarebbe finita così.

-"Lei è riuscito a vincere su di un mio servo infedele, il caro Aldo; magra consolazione. E’ entrato nel gioco solo per seguire le grida di una puttana con cui sperava di trascorrere una notte di sesso. Lei si muove sull’onda di impulsi bestiali caro Riccardo, che essere spregevole. E pensava di dare fastidio a me con due bottiglie caricate a benzina ed una pistola?"

-"Perché hai creato tutto questo casino? Il gioco e tutto il resto."

-"Il gioco è uno mezzo per selezionare caro Riccardo. Per selezionare quelli che avranno il piacere di servirmi, di condividere il mio regno di bellezza, il regno che sto costruendo in questa città. Dal comportamento che tengono nel gioco individuo i migliori, i più coraggiosi, i più fedeli, coloro che avranno il privilegio di donarmi la loro anima una volta arrivati al decimo livello. E ora le loro anime sono qui Riccardo e posso disporne come voglio."

-"Hai fatto così anche con Isabella."

Speravo che fosse uno di quei matti che godono a farti vedere quanto sono bravi e quanto tu sia cretino; probabilmente stavo per morire, ma ero curioso. Fece scorrere una parete ed apparvero alcuni grossi raccoglitori di CD, alti almeno due metri, ed un lettore di CD-Rom incassato nel muro. Prese tra il pollice e l’indice un CD e me lo mise a pochi centimetri dal naso.

-"Ti sembrerà strano, ma il meglio della tua amichetta sta proprio qui dentro. Bella ragazza e coraggiosa anche. Quanta energia vitale nella sua carne, nella sua voglia di vivere, nei suoi desideri nelle sue voglie …." Mi guardò con un’espressione di disprezzo teatrale, esagerata.

- "Incredibile, stai per morire senza neanche il privilegio di donarmi la tua anima e ancora pensi a quel corpo stupido e senza significato. Dovrebbero creare uno zoo per gli animali come te."

Lo lasciavo parlare. Lungo il muro potevo vedere dei cavi grossi quanto un dito che andavano a buttarsi in un trasformatore sulla parete, evidentemente una parte dell’impianto elettrico della vecchia fabbrica. Non sapevo se ci passava ancora della corrente. Non sapevo se gli avrei fatto male. Non sapevo se mi sarei bruciato nel tentativo. Infilai la mano nella busta di plastica e saltai verso la parete; con un brusco slancio di tutto il corpo strappai i cavi affondandoli nell’ologramma pieno di boria che avevo davanti. Scomparve per un attimo in una esplosione di scintille; venni proiettato contro il muro con una specie di boato. Sbattei pesantemente la testa ed il collo riuscendo a non svenire. Quando riaprii gli occhi era di nuovo davanti a me, uguale e identico a prima, ma con la faccia incazzata. Allungò le mani aperte verso di me; sapevo quello che stava per succedere.

XV

Entrarono di colpo piazzandosi tra me e lui; erano robusti e soprattutto armati. Due erano giovani, con i capelli rasati a zero ed il fisico da culturista, il terzo un po’ più vecchio ma ugualmente ben piantato. Sicuramente dei militari, una bella sorpresa. Il più anziano lo guardò dritto in faccia, poi gli urlò qualcosa che non riuscii a capire in una lingua straniera, forse dell’Est europeo. Nessuna reazione, solo un’ennesima risatina; si mosse per allargare le braccia in un gesto di minaccia e dai fucili partirono delle scariche bluastre che illuminarono a giorno la stanza. L’immagine dell’ologramma si ingrandì come per esplodere per poi svanire in un minuscolo punto bianco, che si spense dopo qualche secondo. I due soldati mi sollevarono per mettermi su di una sedia traballante; notai che tutti e tre portavano una sottile rete metallica attorno alla testa, collegata ad una piccola scatola infilata nella fibbia della cintura. Il più vecchio si sedette di fronte a me con aria amichevole.

-"Tutto a posto amico?". Russo sicuramente, l’accento era molto forte.

-"L’avete ammazzato?"

-"No di certo, non può morire. Ma almeno ce lo siamo levati di torno per un po’. Ha capito chi siamo?"

-"Sarà meglio che me lo diciate, ma parlate a voce bassa; quel tizio mi ha dato una bella batosta".

-"Lei sa dove può essere andato? E’ molto importante, potrebbero morire molto persone."

-"Una di quelle potevo essere io. Quindi sarà meglio che cominciamo a dirci i segreti oppure credo che non andremo avanti. Comincio io. Sapete tutto del gioco?"

-"Si. Non sappiamo però perché se ne serva."

-"A questa domanda credo di poter rispondere io. Li imprigiona nel gioco e gli strappa l’energia vitale, che poi immagazzina in quell’archivio nel muro. Anime su CD-Rom, una bella pensata. Adesso tocca a voi. "

-"Sono il Tenente Colonnello Nikolai Suvorov dell’Esercito dell’Unione Sovietica, Fanteria aviotrasportata. Circa due mesi fa stavamo provando un nuovo sistema d’arma in un territorio di confine…"

-"Quale sistema d’arma?"

Accese una sigaretta e si alzò in piedi. I due soldati mi stavano guardando; notai che avevano posato i fucili elettronici ed ora imbracciavano delle mitragliette automatiche con silenziatore. Il particolare non mi piaceva.

-"Un sistema di ricognizione difesa e attacco, controllato a distanza."

-"Traduca…". Speravo di avere un aria dura mentre lo dicevo, forse sarebbe servito a qualcosa.

-"Un specie di soldato elettronico telecomandato, tecnicamente un esoscheletro antropomorfo blindato comandato a distanza. Un sistema d’arma in grado di compiere qualsiasi azione di guerra come e meglio di un essere umano, totalmente autonomo anche dal punto di vista decisionale. In grado di sorvegliare una frontiera giorno e notte per settimane, senza sentire il freddo o la fame e in grado di resistere alle armi convenzionali. "

-"Una specie di soldato Joe telecomandato." Gli scappò da ridere.

-"Una specie. Mentre lo stavamo collaudando in procedura infiltrazione e sabotaggio standard abbiamo perso il controllo. Ed è apparso il signore che ha visto prima."

-"Da dove di grazia?"

-"A questo posso rispondere io, almeno credo." Era apparsa una figura alta e distinta; un uomo giovane, di carnagione chiara, dall’aspetto delicato. Si vedeva che non era abituato a quella specie di divisa che portava.

-"Lei è molto provato, molto stanco; forse non crederà a quello che le sto per dirle. Posso parlare colonnello?"

Il militare non rispose, limitandosi a tirare qualche boccata che consumò la sigaretta quasi per intero.

-"Lei è una specie di prete vero?"

-"Di un’altra religione, diversa dalla sua. Vede in Russia non sono credenti, ma per risolvere questo problema i militari hanno ritenuto opportuno servirsi anche di un prete. E poi sono cambiate molte cose ultimamente no?" Suvorov aveva una faccia totalmente inespressiva; si rivolse in russo al prete che fece un piccolo sorriso.

-"Lei sa quello che successe alla famiglia dello Zar Nicola II nel 1917?"

-"Vuole dirmi che quel signore è la reincarnazione di Anastasia?"

Fecero entrambi una grossa risata; non era proprio il momento, dovevo averla detta grossa.

-"No, ovviamente. Ma in certo senso c’è andato vicino. Come lei sicuramente saprà nel 1917 i rivoluzionari catturarono la famiglia reale e molti membri della Corte, ma non tutti. Uno riuscì a sfuggire, il più importante; il Dottor Brodskij, medico personale dello Zar."

-"La storia non è il mio forte."

-"Rimediamo subito. Questo Brodskij non era solo un medico, ma soprattutto un esperto di magia nera ed occultismo. Giravano brutte voci su di lui; messe nere, ipnotismo, rituali satanici, qualcuno a corte parlava di sacrifici umani e addirittura…"

-"Addirittura?"

-"Possessione. Sembrava capace di possedere le persone, ridurle a involucri viventi, privandole della caratteristica degli esseri umani; l’anima. Lei crede all’anima signor Riccardo?"

Domanda impegnativa. Decisi di glissare.

-"Perché la famiglia reale se lo teneva tra i piedi?"

-"Aveva guarito l’emofilia dell’unico figlio maschio di Nicola II, Alessio, l’erede al trono. Sono favori che non hanno prezzo. Impossibile cacciarlo, tanto più che qualcuno sussurrava che anche Nicola II fosse in suo completo potere."

-"E poi?"

-"Riuscì a scappare con un gruppo di ufficiali e soldati che però ma non andarono lontano. La sua scorta di cosacchi fu sterminata in un imboscata, ma lui riuscì a continuare la fuga da solo. I bolscevichi si erano portati una medium per localizzarlo; appena se ne accorse la avvicinò con un travestimento e gli fermò il cuore ipnotizzandola. Come vede anche allora era un tipo pericoloso. Fu formata una squadra di soldati equipaggiati con elmi di piombo in modo da resistere alla sua forza telepatica. Un metodo rudimentale, ma funzionò… fu circondato e catturato. "

-"E poi?"

-"Lo portarono in un bosco, lo tagliarono a pezzi e lo bruciarono; quindi, come nella migliore tradizione, le ceneri furono sparse al vento. Purtroppo successe un qualcosa che al momento non fu preso nella dovuta considerazione …."

-"E cioè?"

-"Appena l’urna con le ceneri fu rovesciata iniziò un fortissimo temporale; abbiamo motivo di pensare che le gocce d’acqua abbiano trattenuto le ceneri di quell’uomo, mescolandole alla terra."

-"E lei vuol dirmi che avete trasmesso il programma che comanda i movimenti di un robot antropomorfo in un’area dove c’erano i residui della vita terrena e dello spirito di un pazzo succhiacervelli? "

Il colonnello smise di fumare, mentre il pope gli faceva cenno di stare calmo. Scambiarono qualche breve frase in russo, poi mi si avvicinarono entrambi.

-"Lei è un ragazzo intelligente. Si rende conto che questo è un segreto militare e la nostra missione in terra straniera non ha alcuna copertura?"

-"Da dove veniva teletrasmesso il programma?"

-"Da un carro armato a distanza di alcuni chilometri. Per la precisione due carri d’appoggio ed un corazzato con a bordo il programma e l’apparato di trasmissione. Ha utilizzato il programma di movimento dell’esoscheletro per reincarnarsi in forma umana ed interagire con l’ambiente circostante; una specie di ologramma attivo con lo spirito di un demonio. "

-"E i mezzi corazzati che fine hanno fatto?"

-"I due carri sono stati spazzati via, del corazzato con a bordo l’hardware e l’apparato di trasmissione nessuna traccia; ovviamente ha smontato l’elaboratore e in qualche modo è riuscito a portarselo dietro."

-"E’ quello che gli serve; senza il programma ed il sistema di trasmissione a distanza non va da nessuna parte, sono questi che gli permettono di esistere nell’ambiente esterno. Ma come ha fatto ad arrivare fino a qui?"

-"Crediamo che abbia fatto il tragitto via terra, ma non sappiamo come."

-"Non si porta in giro un cingolato senza dare nell’occhio; le guardie di frontiera fanno un sacco di storie in questi casi. Avrete inviato qualcuno sul posto, avrete fatto dei rastrellamenti …"

-"Probabilmente ha ipnotizzato le truppe che gli abbiamo mandato incontro. I satelliti segnalavano che era a poche centinaia di metri da loro con il mezzo corazzato, ma gli esploratori neanche lo vedevano. "

-"Supposizioni."

-"Non molto. Tra le truppe che abbiamo mandato in perlustrazione più della metà è stata ricoverata per disturbi neuropsichiatrici in ospedale militare."

-"Così avete deciso di organizzare una piccola task force, per non dare nell’occhio. E come avete fatto a seguirlo fino a qui? "

-"Lascia una forte scia di energia ; il programma serve a dargli sembianze umane, ma il resto è pura energia mentale."

-"Quella che ruba alle sue vittime. Quindi diventa ogni giorno più forte. Avete pensato a come levarlo di mezzo?"

-"Abbiamo un nostro sistema. Lei ci aiuterà?"

-" Ho un conto in sospeso con quel bastardo. E credo che lui sia ancora qui, in questo palazzo."

-"Come fa a dirlo?."

-"E' qui che ha l'archivio delle sue vittime, di tutti quelli che ha "catturato" nel gioco e l’ha blindato in questa stanza; non può lasciarlo in mano a noi. Ha organizzato una specie di "riserva" energetica a cui attingere per restare nell’ambiente o per momenti di crisi come …."

Si guardarono in faccia contemporaneamente. Fu il pope a parlare per tutti.

-"Come questo…"

-"Quanto può averlo debilitato la scarica dei vostri due soldati?"

-"L’immagine è scomparsa quindi il calo deve essere stato notevole. Non può essere andato molto lontano. Portiamo qui Anna."

 

XVI

Mi affacciai alla vetrata che dava sul cortile; un grosso furgone stava entrando a luci spente. Dal pianale posteriore scese a passi incerti una giovane ragazza affiancata da due uomini, che sembravano i gemelli dei soldati che in quel momento non mi stavano perdendo d’occhio.

-"Usciamo." Si rivolse in russo ai due, che ci precedettero nel corridoio con i fucili spianati. Passammo in fretta in mezzo ai cadaveri di quei poveracci che facevano la guardia all’ufficio privato del signor Asmodeo o Dottor Brodskij o come diavolo si chiamava.

-"Lei ha fatto un ottimo lavoro. Solo qualche Molotov e due pistole, complimenti. Quando questa storia finirà ci sarà un posto per lei nel mio Reparto. "

-"Grazie. Ma a dire la verità avevo altri progetti per il futuro. Comunque ci penserò. "

Scendemmo nel cortile dove due soldati dall’aspetto ancora più feroce di quelli ci accompagnavano stavano sorreggendo la ragazza. Aveva capelli lunghi e molto curati su di un corpo esile da anoressica. Gli occhi erano spalancati ma senza luce vitale, la fronte era attraversata da una lunga cicatrice. A fianco a lei una donna minuta dall'aspetto molto severo.

-"E’ cieca?" Il colonnello sembrava sorprendersi ogni volta che ne azzeccavo una.

-"Purtroppo non è solo cieca. Era una nostra allieva astronauta; un incidente ha distrutto il razzo vettore ed ha ucciso i suoi due compagni. Lei è stata l’unica sopravvissuta, non immagina in che condizioni l’abbiamo trovata dopo l’esplosione."

-"La cicatrice è quella di una lobotomia frontale vero? E’ questo che le permette di essere sensibile alla presenza di Brodskij? La mancanza del lobo frontale le ha derepresso delle facoltà paranormali?"

-"Lei sarebbe sprecato nel mio Reparto signor Riccardo credo che…"

La ragazza ebbe una violenta scossa che le attraversò il corpo; sembrava dovesse spezzarsi in due. I soldati la tenevano mentre la piccola donna cominciava a farle delle domande in russo. La guardavo contorcersi su se stessa come un cerino mentre quella, senza pietà, continuava a farle domande. Ad un tratto si rivolse verso di noi.

-"Ci deve essere una porta, un entrata per un seminterrato. Trovatela. Lui è li; è debole ma ancora pericoloso e presto sarà forte di nuovo. Si sente in pericolo."

Il pulmino avanzò nell’atrio del palazzo a fari accesi. I due soldati portarono fuori delle grosse lampade elettriche ed iniziarono a frugare ogni angolo della costruzione; ad un tratto riuscimmo a vedere l’ingresso di un montacarichi che si approfondiva nel pavimento. Il colonnello diede alcuni ordini; uno dei soldati prese sottobraccio la ragazza spianando il fucile, mentre gli altri tre circondavano l’apertura nel pavimento.

-"Se la sente? Non sarà una passeggiata."

-"Non potrei avere uno di quei lanciafulmini? E anche la retina metallica attorno alla testa, non vorrei venisse a sapere quanto mi è antipatico. Ha la stessa funzione dei caschi di piombo di ottant’anni fa vero?"

-"Esatto." Mi porse un arnese del peso di almeno sei chili, una specie di aspirapolvere con un’antenna in cima, poi mi adattò la sottile maglia metallica attorno alle tempie."

-"Stia attento, si scarica in fretta e non speri di fargli molto male."

-"E allora con che cosa spera di ucciderlo?"

-"Voglio avvicinarmi abbastanza al computer da infilare un virus nel programma dell’esoscheletro. Per il momento non può allontanarsi da qui; è debole e per riprendere energia dovrà scaricare nel computer i file delle persone che ha catturato. Suppongo si tratti di una procedura abbastanza complessa e gli occorrerà un po’ di tempo; per scaricare i file di un anima non credo basti solo qualche minuto."

-"Lei crede all’anima Colonnello?" Colpito.

-"Se la missione lo richiede si. Manderò i miei uomini a far saltare l’archivio che abbiamo trovato al piano di sopra"

-"Lei sta condannando quei poveri disgraziati Suvorov. Dica ai suoi uomini di tagliare solo i collegamenti del lettore CD."

-"Qualche cavo potrebbe sfuggirci, forse ha creato un collegamento nascosto. Se la sente di correre questo rischio?"

Sbraitò degli ordini ai due energumeni che ci stavano alle spalle. Presero dal furgone un grosso zaino da cui sporgeva una lunga asta metallica luminescente e si diressero di corsa al primo piano.

La ragazza continuava a tremare in preda alle convulsioni, ma le parole uscivano chiare e ben scandite dalla bocca. Il Colonnello interrogò con uno sguardo la piccola dottoressa.

-"E’ li sotto. Sta per ricaricarsi, non gli date tempo."

Ad un cenno di Suvorov i due soldati gettarono dei piccoli barattoli dal vano del montacarichi nel seminterrato; sentimmo distintamente il tonfo metallico sul pavimento sottostante, seguito da una grande esplosione di luce.

-"Andiamo, il flash dura solo qualche minuto. Formazione a raggio e non vi sparate addosso; lei Riccardo non si allontani. Attenzione; è molto furbo."

Salimmo in quattro sul montacarichi; la luce bluastra si spandeva sotto di noi mentre scendevamo i pochi metri che ci avrebbero portato nel seminterrato. Armammo i fucili. Il Colonnello mi guardò con un sorriso; "Prego, prima lei."

XVII

Corremmo ognuno verso un lato della stanza, schiacciandoci contro il muro; davanti a noi un corridoio ingombro di rottami e casse di imballaggio, illuminato a sprazzi dalla luce delle bombe flash. Sentivo il colonnello parlare a bassa voce ad un piccolo microfono; mi fece cenno che i suoi uomini al piano di sopra stavano piazzando le cariche esplosive. Avanzammo insieme lungo il corridoio fino ad arrivare ad una stanza più grande. Suvorov teneva in mano una specie di bussola che, evidentemente, gli indicava la direzione dove cercare il computer madre. Mi fece segno di irrompere nella stanza al suo segnale; lanciò una bomba luminescente ed entrò con un lungo salto andando a planare lungo il muro. Dopo essermi accertato che non vi fossero ospiti sgraditi entrai anch’io. Il computer era in un angolo della stanza, appoggiato ad alcune casse, con accanto un’antenna parabolica delle dimensioni di un ombrello. Aprì con sicurezza un piccolo sportello su di un fianco dell’hardware e vi collegò in fretta e con gesti precisi un PC portatile che aveva estratto dallo zaino. La luce azzurrina dello schermo gli illuminava la faccia mentre entrava nel programma; digitava in fretta, mandando ogni tanto grugniti di approvazione.

-"Non si potrebbe spaccare tutto e andarsene con calma? Oppure stacchiamo la corrente …"

-"Questo è un apparato militare dell’Unione Sovietica e deve essere recuperato integro. Inoltre è fatto con materiali che lo rendono una specie di cassaforte e qui non avremmo i mezzi non dico per romperlo, ma neanche per scrostargli la vernice. In secondo luogo sicuramente il nostro amico avrà copiato il suo programma su qualche altro computer e quindi spaccare questo non servirebbe a molto. In terzo luogo se anche staccassimo la corrente l'hardware dispone di un impianto di alimentazione autonomo, con il quale può funzionare a pieno regime per una settimana; ed una settimana per Brodskji può essere molto lunga. "

Qualcosa entrò volando nella stanza colpendo pesantemente il colonnello che ne venne travolto. Un altro oggetto di grosse dimensioni entrò planando a qualche metro da terra per schiantarsi ai miei piedi. Gli ultimi bagliori della bomba flash ci permisero di vedere i corpi dei due soldati con la testa girata dalla parte sbagliata. Mi buttai a terra e sparai qualche scarica nel buio, a casaccio.

-"Credo che il tempo a nostra disposizione sia finito."

Digitava freneticamente sulla tastiera; si interruppe per tirarmi un tascapane; "Ci sono delle piccole bombe elettromagnetiche; faccia un fuoco di sbarramento, ho bisogno di un almeno minuto."

-"E’ così difficile infilare un virus in un computer? Io me ne busco uno a settimana."

-"In questo si. Ci sono 32 processori Pentium Xeon che lavorano in serie contemporaneamente e le garantisco che non tollerano interferenze. E poi questo sistema ha delle protezioni che lei neanche si immagina. Il programma è enorme; non basta infilare un virus, bisogna metterlo dritto nel culo al nostro amico sennò non funzionerà. Deve aver creato dei file personali nel programma di movimento dell’esoscheletro e sono quelli che sto cercando.

Tirai una bomba che andò ad esplodere nel corridoio. Per un attimo mi sembrò di vedere una sagoma illuminarsi; feci fuoco, ma non ero sicuro di aver colpito qualcosa.

-"Si sbrighi, quello ci sta venendo addosso." Sparai nuovamente.

Cominciò a parlare velocemente al microfono; dava ordini alla squadra che si doveva occupare dell’archivio. Poi all'improvviso sembrò aver trovato qualcosa.

-"Eccola la sua directory, bastardo! Sta scaricando i file delle sue vittime, sta riprendendo energia! Fate saltare il primo piano! Ha creato dei file tutti suoi per la gestione della ricarica energetica … è qui che lo devo colpire. Resista Riccardo, spari, sto lanciando il virus!

Un’onda di energia, come una mano invisibile, mi fece spostare contro il muro; era entrato. Riconobbi subito la voce.

-"Si fermi colonnello. Se lo facesse morirebbe."

Era apparso in mezzo alla stanza in grande uniforme; divisa bianca con bottoni dorati, un lungo mantello da cui spuntavano le mani forti e lunghissime.

-"Morire fa parte del mio mestiere". Le dita di Suvorov erano sospese sopra la tastiera.

-"Questo è vero, ma non servirebbe a molto. Forse lei distruggerebbe la mia immagine su questa terra, ma io vivrei un’altra vita in una rete di computer. Una rete che ogni giorno si estende sempre di più. Sarei prigioniero per un po’ di tempo, forse anche qualche mese, ma ogni giorno le mie conoscenze di questo nuovo e divertente mondo virtuale aumenterebbero ed una bella mattina riuscirei ad evadere, chissà in quale modo. Mentre lei ed il suo stupido amico sareste comunque morti. Lei può distruggere questo programma, ma alcune copie che ho fatto e che in questo esatto momento girano su altri hardware mi garantirebbero comunque la sopravvivenza nella rete. Ne vale la pena Colonnello? Mi risponda."

L’edificio fu scosso da un’esplosione violenta che fece cadere polvere e calcinacci dal soffitto del seminterrato; capii che era l’occasione giusta. Feci fuoco alla massima intensità contro l’ologramma che si illuminò a giorno; guardando con la coda dell’occhio capii che il colonnello aveva premuto l’Enter e lanciato il virus. L’immagine di Brodskij assunse contorni dapprima abnormi, poi si illuminò a giorno quando venne colpita dai fucili dei due soldati, che nel frattempo erano sopraggiunti sparando all’impazzata. La stanza era avvolta da una miriade di lapilli di luce di mille colori; poi, in un alone verde, apparve l’immagine di una grossa pantera che si avventò contro il Colonnello. Gli avevamo tagliato la trasmissione di energia, gli avevamo scaricato addosso i nostri fucili, non poteva avere ancora così tanta forza. L’immagine virtuale si lanciò ad azzannare un braccio di Suvorov, che tentò disperatamente di difendersi; istintivamente mi lanciai contro l’animale che mi respinse aprendomi la tuta con gli artigli. I due militari mi spintonarono verso il muro sparando a raffica contro l’ologramma del grosso felino; l’esplosione di luce ci accecò temporaneamente. Quando riuscimmo a vedere qualcosa notammo che la pantera si era trasformata in un grosso gatto persiano, che si era sdraiato sulla schiena del Colonnello. Mi avvicinai a Suvorov; due ampie ferite gli avevano squarciato il torace, la spalla era quasi completamente staccata dal corpo.

-"Un virus ricavato dall’enciclopedia degli animali … che bella idea, non trova?"

-"Chiamo un ambulanza … faremo qualcosa, glielo dica ai suoi uomini. "

-"No, la mia missione si è conclusa. Si ricordi, sono un militare, morire fa parte dei miei rischi professionali, non ho il diritto di lamentarmi. Ma lei…"

-"Lo prenderò, stia tranquillo … dovessi metterci una vita …"

-"Si è rifugiato nel gioco, ne sono sicuro. E’ l’unico ambiente che conosce bene. Aspetterà altre vittime, si ricaricherà di energia e poi troverà il modo di tornare nel mondo esterno. E’ molto intelligente, ci riuscirà."

-"Dica ai suoi uomini di non uccidermi Colonnello." I due stavano in piedi di fronte a me, in attesa di qualcosa evidentemente. "Lei mi ha rivelato troppi particolari della sua missione. Lo ho fatto perché aveva bisogno di me, ma anche perché sapeva che mi avrebbe eliminato una volta finito tutto."

-"Che peccato Riccardo. Lei sarebbe stato la punta di diamante del mio reparto di incursori. Con uno come lei dietro le linee nemiche avremmo potuto vincere ogni guerra. Ho perso uno splendido ufficiale. " Si rivolse ai due energumeni che si diressero verso il computer madre.

-"I miei uomini la lasceranno andare. Non ce la faccio più. Addio Riccardo."

Lo deposi delicatamente per terra. Il prete si avvicinò e gli diede una specie di benedizione, o almeno mi sembrò tale. Avevamo vinto. O no?

XVIII

La signorina Isabella adesso è in volo su di un Tupolev verso un ospedale militare sovietico; il suo splendido corpo verrà ibernato in attesa che si riesca a fare qualcosa per restituirle la vita. Avendo distrutto il CD – Rom che la riguardava le speranze di poterla veder rivivere non sono moltissime, ma forse Brodskij ha ancora qualche segreto che ci potrebbe essere utile; nella vita mai arrendersi. Il gruppo sovietico ha ripreso la strada di casa; mi hanno lasciato delle armi ed un telefono satellitare con il quale mettermi in contatto con il loro centro operativo a Vladivostok, in caso Brodskij decidesse di rimettere il naso fuori da un computer. Quanto a loro terranno bene gli occhi aperti sulla Rete. Ma non ce ne sarà bisogno. A casa di Isabella sono rientrato nel gioco. Appena ritornato al livello che avevo salvato ho visto i resti di Aldo; non scenderò in particolari ma posso assicurarvi che i Lizard avevano fatto proprio un buon lavoro sul "servo infedele" di Brodskij. Quanto a me in questo momento sono appostato dietro una delle colonne del tempio di Asmodeo; sissignori, sono al decimo livello, non credevate ce l’avrei fatta vero? Posso vedere Brodskij con un lungo mantello viola da stregone, mentre si aggira davanti ad un altare con aria solenne, circondato da una decina di "sacerdoti"; la sua guardia del corpo suppongo, ma non gli basterà questa volta. Ha un’aria nervosa, forse sente che adesso gli sono vicino. Molto vicino. Troppo vicino. Ciao Brodskij. F7; shooter a canne sovrapposte. BUM.

 

 

Ritorna all'Elenco Racconti (7° Inchiostro n. 15)

Ritorna alla Home Page