LUKACS' BLUES, di Andrea Pennacchi

"Sono nato a Padova l’undici ottobre del ‘69
Nell'aprile 1988 mi sono diplomato presso l'istituto tecnico aereonautico di Forlì; Dopo il servizio militare (naturalmente in aereonautica) mi sono iscritto a Lingue e Letterature Straniere Moderne (Inglese e Ceco) qui a Padova;
Ho viaggiato un po' per la Boemia, l'Irlanda e la Gran Bretagna; Nel luglio del 1997 mi sono laureato; A ottobre dello stesso anno mi sono iscritto a un corso di perfezionamento in antropologia e ho cominciato a fare l'autista per la omnitel.
Attualmente faccio parte del centro universitario teatrale di Padova, in  cui recito e curo un laboratorio di teatro in lingua inglese. Inseguo  nel frattempo borse di studio, dottorati e chi più ne ha più ne metta  facendo i lavori più svariati (traduttore, cameriere, comparsa, ecc.). Mi interessano la capoeira, i viaggi, il buon vino e i buoni libri."



Città di T., , settore "Afal"; autoblindo esplorante "Dagda V".

Il motore romba nelle orecchie, sei paia d'occhi ansiosi scrutano il buio della strada, sei paia di mani stringono convulsamente il fucile. Mi bruciano gli occhi: il sonno... ho bisogno di riposo. Dalla dichiarazione del coprifuoco avrò dormito tre ore in sei giorni, e come ricompensa mi mettono al comando di una blindo esplorante! in pattuglia notturna! Certi geni al comando, nessuna meraviglia che stiamo perdendo la guerra!

Maledetta nebbia! Cos’è che dicevano al corso? In pattuglia il miglior alleato del nemico è il sonno, in pattuglia il miglior alleato del nemico è il sonno, in pattugl... in pattuglia il... il pattuglio è... il ...

"Tenente sveglia! una blindo non è proprio il posto più adatto a fare un pisolino."

"Grazie sergente, lo stato d’assedio mi sta riducendo a uno straccio"

"Lo so, non si preoccupi tenente: questa città maledetta ci sta consumando tutti; sigaretta?"

"Ssì, Mc Cann! Prendi il mio posto al visore per un minuto!"

"Sissignore".

due tirate nervose, due nuvolette di fumo si mischiano alla nebbia.

"Proprio schifose queste Imperiali, eh?"

"Non mi lamento: almeno qui un pacchetto ogni tanto si trova. Prima ero di stanza a Y., e lì non hanno nemmeno più carbone per scaldarsi, neanche al quartier generale."

"Vorrà dire che i generali si faranno scaldare dai soldatini di truppa (risatine). Scusatemi tenente ma siamo tutti nervosi e se non ci si tira un po' su... "

"Non vi scusate: siamo tutti nella merda; e poi quelli della santa inquisizione militare hanno sgombrato il campo appena sono iniziate le rogne."

Ride sollevato, sergente esperto, veterano di chissà quanti scontri, compagno di chissà quanti morti.

"Già, quelli arrivano subito, restano finché c'è da mangiare e poi scompaiono appena cominciano i guai: come i ratti, solo che meno simpatici e più sporchi."

Ridiamo tutti, ora va un po' meglio: i soldati si uniscono alla conversazione, non sembro pericoloso. Il soldato Villon è incuriosito:

"Lei non è un ufficiale di prima linea vero?"

"No, e nemmeno di carriera: sono un ausiliare. Prima stavo all'ufficio armamenti, ma dalla caduta di H. mi hanno scaraventato in un campo di addestramento per fanteria corazzata e in tre mesi mi hanno trasformato in un bell’ufficiale operativo... "l'impero ha bisogno di te nella sua lotta contro le tenebre" eccetera, la sapete anche voi la storia."

"Lei mi sembra uno a posto tenente, meglio degli effettivi".

"Il primo tenente di questo plotone era un fanatico: discendente di trenta generazioni di guerrieri, splendido esemplare, gran fucilatore di civili e codardi... gli hanno sparato nelle chiappe in una imboscata e lo hanno subito proposto per una decorazione e un posto nelle retrovie. Mentre lo caricavamo sul girocottero aveva un sorriso stampato in faccia che metteva allegria, non sembrava per niente scontento di andarsene, nossignore."

"Questa città non è un bel posto dove stare tenente."

"Tutti ci odiano, qui."

"Ogni tanto trovano qualcuno di noi scannato come un maiale."

"È un inferno..."

Parlano delle imboscate, delle rappresaglie feroci ed inutili, qualcuno parla di casa sua, vorrebbero piangere, ma i loro occhi sono secchi, Lug luminoso... voglio bere qualcosa.

"Un sorso di cordiale?"

Benedetto sergente! mi legge nel pensiero.

"Grazie, come si chiama lei, sergente?"

"Birthnoth, ma tutti qui mi chiamano Birdy, jutiano purosangue, figlio di barbari idolatri, e lei?."

"Lukacs, Brian Lukacs, nato a Macha da genitori Antii."

"Non deve essere stato divertente per dei coloniali vivere nella capitale."

"No, per niente."

Non devo dirgli altro, anche lui ha subito la superbia degli imperiali, le mille umiliazioni, le offese, la lontananza. Villon ringhia:

"Anche noi ci siamo trasferiti a Macha. Papà credeva che saremmo vissuti meglio in città; non è stato così, ... almeno nell'esercito non patisco più la fame."

Parliamo: allontana la nebbia, il freddo, la paura. La fiaschetta di acquavite fa un paio di giri prima di svuotarsi, ne appare un'altra, i minuti colano via densi come melassa.

La nebbia impera, penetra ovunque: nel carro, nei pensieri, nel cuore; la nebbia che mai avevo visto ad Eirin, la nebbia che nell'Antia di mio padre nascondeva demoni divoratori di anime, la nebbia che qui nasconde odio e fucili puntati.

Wlaam! Luce accecante, schegge penetrano la corazza sottile.

"L'unità uno ha preso una mina!"

"Imboscata! Tutti a terra!"

Bacio il fondo oleoso, crepitano i fucili, un cannoncino comincia ad urlare con tutte le sue otto bocche rotanti, odio rovente ci investe, ftum, ftum, ftum, piovono proiettili, locuste urlanti... inferno, inferno, fiamme, grida, silenzio. Qualcosa mi è caduto sopra, del liquido tiepido mi gocciola sul viso... deve essere qualcosa, non può essere...

"Aaargh!"

Gli occhi sbarrati di Mc Cann mi fissano, no, fissano qualcos'altro, forse il paradiso di piaceri che ci hanno promesso, forse un inferno di sofferenze eterne. Devo uscire di qui, non voglio morire, non voglio...

"Tenente dove va?"

"Sergente, dobbiamo uscire, moriremo tutti qui!"

"Morirà se esce!"

"No, voglio uscire, non voglio morire!"

Sta per esplodere tutto, lo so, stanno puntando quel fottuto cannone sui nostri serbatoi e ci faranno saltare, fanno così, non voglio bruciare vivo, se solo questo cazzo di portello si aprisse

"Maddove cazzo vai?"

Wack! Il pugno di Birdy è pieno di mattoni, resto steso, sbavando sangue. Prende lui il controllo della situazione.

"Villon!"

"Sì sergente?"

"Rapporto danni!"

"Autista, mitragliere e Mc Cann morti, Novak sanguina brutto dalla gamba, Baloun ed io siamo più o meno intatti"

"Rattoppa Novak e prova a togliere la mitragliatrice dalla torretta; appena pronti tentiamo una sortita"

Mi passa un fucile d'assalto viscido di sangue, mi guarda preoccupato.

"Come va adesso?"

"Meglio, grazie..."

"Se la sente di guidare una sortita?"

"Non credo di avere molta scelta, o no?"

"No..."

"Mi passi quei caricatori"

Feriti rattoppati, usciamo; appena aperto il portellone la nebbia ci avvolge, ci abbraccia in un freddo benvenuto, strisciamo fuori di corsa verso la protezione di un muro. Nessuno spara, forse se ne sono andati, forse ce la facciamo, forse...

Whuump! bomba a mano, la sagoma di Novak si staglia chiaramente per qualche istante, poi le fiamme lo avvolgono, il suo grido si pianta come una spada nelle mie orecchie.

"Porca puttana! Una fottuta incendiaria! bastardi!"

Villon corre in strada sparando a raffica verso le finestre.

"Bastardi, bastardi, bastardi!"

"Idiota, idiota, idiota!"

Di nuovo sulla strada, spariamo anche noi, aspettando il morso lacerante del piombo; supero con un salto il mucchio di carne e vita bruciati.

"Verso quei portici, correte!"

Sono fradicio di nebbia e sudore, respiro a fatica, i passi sono ritmati dal ticchettio isterico delle mitraglie, salto verso il riparo dei portici, ho voglia di vomitare. Birdy protetto da una colonna spara verso il palazzo di fronte, protegge gli altri, lo imito.

"E adesso sergente?"

"E adesso spara!"

Scarico la mia paura contro l'oscurità, cambio il caricatore, un attimo di silenzio... un rombo sordo, motori, diesel, grossa cilindrata: un carro, un fottutissimo carro, Lug grazie, un carro, grazie, grazie...

"Stai al coperto, idiota antiano mangialetame!"

Ancora odio, bastardi razzisti imperiali, credevo che il sergente capisse, credevo avesse patito le stesse mie sofferenze, ma anche lui odia la mia razza... la pistola sembra avere una sua volontà, si alza verso di lui... figlio di puttana... io ti...

tump, tump, tump; pezzi di pietra saltano di fronte a me, una scheggia mi sfregia la guancia e mi riporta alla realtà. Birdy mi tira di peso dietro la colonna, sorride.

"Stai qui tenente, quei bastardi dei carri prima sparano e poi guardano se eri un amico o un nemico, punta quell'affare contro le finestre, li saluteremo poi."

Continua a sorridere mentre rinfodero la pistola, sono un idiota: lui mi salva la vita per la seconda volta ed io gli punto la pistola contro... idiota!

Vlamm, vlamm. Due cannonate fanno sparire ribelli e palazzo, torna il silenzio. Le fiamme delle nostre blindo straziate diventano ruggiti, scacciano la nebbia; qualcuno grida dall'unità uno. Il carro s'arresta ansimando soddisfatto, usciamo lentamente, sperando che ci riconoscano come amici. Un portello si apre, mi trovo a fissare l'interno di un cannone da 88 mm: non è affatto piacevole, con la rigatura che si avvita a spirale verso il proiettile annidato nelle tenebre...

"Alt! Identificarsi!"

"Sottotenente Lukasc, sergente Birthnoth, soldati Villon e Baloun, 7° cavalleria esplorante, in missione di pattuglia..."

"Basta così! chi è il vostro telepate?"

"Presente, soldato Villon!"

I suoi occhi si fanno assenti: comunica col telepate del carro, è l'unico modo sicuro per accertarsi che non siamo dei ribelli in divisa imperiale. Loro non sembrano possedere telepati, o almeno così dicevano al corso:

Il posteriore dello scarafaggione metallico si apre.

"Entrate, svelti!"

Conosco questo modello: è un carro d'assalto Ogma, può portare venti soldati equipaggiati, ma ora al suo interno ce ne sono una decina, e malridotti... notte infernale per i soldati dell'imperatore, notte tenebrosa per i figli di Cu Chulainn XXXII il luminoso.

II.

Salvo, sono salvo, sono salvo... il tepore all'interno del carro mi riporta in vita, le solide pareti d'acciaio mi rassicurano; sono salvo, qualcuno mi passa una gavetta con del caffè tiepido, Baloun sta mangiando del pane, sono salvo cazzo!

"Birdy"

"Sì tenente?"

"Grazie"

"Non ci pensi nemmeno, dovere"

Mi sorride di nuovo; guardo Villon appollaiato sul suo trespolo, poi i nostri nuovi compagni di viaggio: i temutissimi Fianna, braccio armato dell'inquisizione, purissimo sangue goidelico, niente barbari tra le loro fila. "La loro risata echeggia su ogni campo di battaglia", ma stanotte non ridono: l'intera città è una polveriera stanotte, i fuochi maligni della ribellione divampano ovunque. L'ordine per tutti è di rientrare alle caserme per organizzare le contromisure appropriate, la repressione.

Il comandante del carro sta assiso sul suo trono in torretta, monarca assoluto, avvolto da un alone di santissima ferocia ordina l'annientamento di intere case, gravate dal sospetto d'essere covi ribelli. I motori ringhiano malevoli, ululano al massimo dei giri; di tanto in tanto qualcuno fa fuoco su di noi, ma solo pezzi di grosso calibro possono qualcosa contro la nostra corazza possente. Ancora pochi minuti e saremo in caserma, al sicuro tra solide mura, di fronte ad un bel fuoco e poi... poi di nuovo la strada, il freddo, le pallottole assassine.

Ultima svolta, voliamo sopra patetiche barricate, entriamo nella piazza a velocità folle. Vomitiamo fuoco verso tutto ciò che si muove, tra i bersagli ci sono donne e bambini ma la cosa non tocca i nostri mitraglieri in trance omicida.

"Alla porta principale, pilota!"

Svolta veloce verso l'ingresso, la caserma diviene completamente visibile, ma...

"La porta è chiusa!"

"Ci sparano dalle finestre"

È in mano dei ribelli, non c'è dubbio; hanno persino tolto la nostra bandiera dal pennone per metterci la loro.

"Non è una bandiera quella che pende dal pennone, cazzo!"

"Sembrano dei... o Lug luminosissimo!"

Corpi decapitati oscillano nell'aria immota, tributi di carne per dèi affamati.

"È orribile!"

"Indietro tutta!"

Il motore barrisce rabbioso la sua disapprovazione, sui davanzali sbocciano i fiori velenosi delle armi controcarro.

Danngg!

"Pezzo da cinquanta a destra! nessun danno!"

"Ce l'ho nel mirino! non lo mollo il bastardo!"

"Fuoco."

Vampa e tuono, una finestra svanisce in una nuvola di fumo e calcinacci, uomini escono urlando e scompaiono nella nebbia. Il carro continua il suo folle galoppo all'indietro, schiantando uomini e barricate usciamo dalla piazza, dietro di noi si apre un'enorme voragine rovente.

"Cazzo! un mortaio da 105!"

"Via di qui, veloci!"

Inversione improvvisa, motori avanti tutta, imbocchiamo una stretta viuzza mai vista. Mi sono perduto completamente. Il mitragliere di sinistra non ha mai smesso di sparare, la canna della sua arma brilla fosforescente. Se continua così rischia...

Blaam!

"Aaargh!"

"Arma esplosa, unità di fuoco fuori uso!"

Lug potentissimo, è un uomo, non una fottutaunitàdifuocofuoriuso, cazzo, un uomo.

"Villon, aiutami a spostare quel povero idiota!"

"Sissignore!"

Togliamo un corpo ormai inerte dal sedile, una parte del viso è scomparsa, temo che a lui non importi più.

"Sottotenente, sostituisca l'arma distrutta e prenda il posto dell'unità fuori uso"

Il comandante è assiso sul suo trono di ghiaccio e tenebre, mi fissa con occhi di rabbia rossa. Obbedisco rabbrividendo.

Nebbia, banchi di nebbia, spire di nebbia che tutto avvolgono, creano forme nuove, inquietanti, sfuggenti. Il tempo smette di scorrere, riprende a colare, logorante e vischioso; i motori tossicchiano al minimo, nessuno ci spara, non ancora.

Un portone spalancato, dragoni di pietra a guardia di un ingresso, fauci muschiose ci avvertono di star lontani.

"Pilota, dove ci troviamo?"

"Nella zona dei templi, comandante"

"Avanti"

"Ma sign..."

"Avanti!"

Costruzioni tetre e minacciose ci scivolano accanto, ci terrorizzano. Il silenzio trionfa ovunque, divora il brontolio catarroico del carro, il pulsare frenetico dei nostri cuori...

"La zona influenza fortemente le trasmissioni telepatiche, non riesco a contattare il comando, signore."

"Insista caporale; cerchiamo di uscire al più presto da questa sentina immonda."

Il comandante ci crede, crede a tutto quello che dice l'imperatore, l'inquisitore capo. È a suo modo un innocente, lebbroso senza campanella, fucile nelle mani di un bambino... grazie a Epona non sono molti quelli come lui: santissimi abbattitori di templi pagani, sereni assassini di civili, casti violentatori di popoli interi nel nome dell'impero. 'Sentina Immonda' è esattamente la definizione che ci si aspetta da lui per un posto come questo, magari assieme a: 'covo d'idolatri' o 'nido di demoni'.

"Mitraglieri, occhi aperti: questo covo d'idolatri pullula certamente di trappole."

"Perché ride tenente?"

"Niente Villon, niente; come sta il ragazzo?"

"È andato"

Lo sapevo, lo avevo già capito mentre lo spostavamo dalla torretta, ma sentirlo mi fa venire una gran voglia di piangere. Povero eroe, povero idiota fanatico... poveri tutti noi.

Il muro di nebbia turbinante si alza di fronte a noi, gelido sipario che svela la prossima scena ad attori riluttanti. Una piazza immensa, un lago marmoreo nel cuore del silenzio: la tana della paura che ci azzanna i cuori.

"Motori, alt!"

Il monarca di questo minuscolo regno corazzato sembra in attesa, fiuta l'aria stagnante in cerca di preda; noi, sudditi tremanti, vogliamo solo andarcene, fuggire, sparire... c'è qualcosa di sbagliato nel silenzio che avvolge i templi, nella luce lattiginosa che sembra venire dalla nebbia stessa.

"Avanti piano."

Silenzio pulsante abitato dalle nostre paure, il sangue rallenta nelle vene: tum.. tum... tum.... mosche nere entrano dalle feritoie, grassi e un po' rincoglioniti araldi di morte.

"Via schifose!" S-ciack!

"Lerci demonietti" S-ciack!

"Equipaggio all'erta: queste demoniache presenze (s-ciack!) non possono che essere innaturali. Non lasciatevi sorprendere!"

"Sì, comandante!"

Sì comandante, all'erta sto, ma non certo perché me lo ordini tu. L'aria stessa è cattiva, malata, intrisa d'odori malsani. Paura e putrefazione si mescolano nella nebbia ribollente.

"Qualcosa si muove ai bordi della piazza."

I due telepati si accasciano al suolo urlando... che succede, che cazzo sta succedendo?

"Comandante, i telepati..."

"Via di qui, presto!"

"Caporale O'Boruma, silenzio! Pilota, verso il centro dello spiazzo!"

"Là sulla sinistra!"

Takatakatakatak, raffica breve, mancato, ma l'ho visto anch'io: grosso, veloce, corazzato... prego il luminoso che sia un blindo nemico, deve essere un fottuto blindo, deve.

"Motori alt, fuori plotone esplorante, voi due alle feritoie!"

Odio questo fottuto comandante senza paura, senza sentimenti. I suoi uomini bestemmiano ma obbediscono. Scompaiono nelle tenebre, escono dal portello per diventare ombre tra le ombre. I due telepati sono svenuti... almeno spero; Birdy e Baloun sono alle feritoie. La torretta è freddissima, cerco di reprimere i brividi e vedere qualcosa: figure umanoidi si allontanano curve, silenzio.

Vlamm, vlamm! fucile d'assalto di fanteria corazzata. Silenzio. Vlamm, Aaaargh! fante d'assalto di fanteria corazzata. Soldatini convergono su di un punto; amo questo comandante che mi ha fatto restare a bordo.

"Senza telepate non abbiamo contatto con l'unità esterna!"

"Pilota, venti gradi a destra, accendere il faro di torretta!"

Il pilota esegue docile, accende giusto in tempo per vedere i nove sopravvissuti correre verso di noi, sparando a casaccio nella nebbia.

"Mitraglieri, fuoco di copertura!"

C'è una figura massiccia dietro i nostri, una macchia di tenebre che sembra muoversi, sparo a quella, sperando di riuscire a distruggerla senza mai vederla.

Raffiche lunghe, cattive, dalle torrette gridiamo fuoco sulla paura, l'ombra scompare. I fanti rientrano, due sono feriti, tutti sono terrorizzati.

"Qualcosa ha staccato la testa del povero Liam, comandante."

"Un mostro... u-un mostro!"

"Sembrava un orso, un grossissimo orso."

"Un mostro."

"Un demone!"

Silenzio, terrore... demone: che orribile paura, evoca incubi senza nome, occhi vacui che fissano senza vedere; quei barbari hanno evocato un demone! Maledetti, mille volte maledetti!

I due feriti si lamentano assenti, bocche esangui sbavano balbettando l'inspiegabile.

"Tutti ai pezzi!"

Il caos termina immediatamente, tutti ai pezzi, come una nave da guerra in miniatura, un veliero in bottiglia, l'Ogma veleggia senza meta in un oceano di marmo. I due cannoni si agitano come lombrichi nella nebbia, alla disperata ricerca di un bersaglio. Manovro la torretta non di mia volontà: sono solo un organo interno di questo feroce mostro metallico. Vieni a divorare un po' del mio piombo, bestia immonda, vieni.

"Caporale, su il visore, voglio esplorare l'area."

Il comandante scodinzola eccitato, si lecca le labbra: un demone grasso e succoso per le sue zanne di zelota; non può credere alla sua fortuna. C'è la beatificazione assicurata per colui che porta la testa di un demone all'inquisizione. Nessuno dei suoi militareschi progenitori ha mai ucciso un demone; che spreco: un compito così virile delegato ai finocchi del Reggimento Esorcisti. Protetto da tre centimetri di corazza galoppa verso il martirio.

"Motori avanti mezza, virare sei gradi a dritta, pronti al fuoco!"

Frena il suo destriero: lo ha visto. Eccolo! anch'io lo vedo: è riemerso per un attimo dalle nebbie, visione raggelante, tutta artigli e fauci, corna e scaglie. Lattiginoso monumento al terrore.

"Una salva!"

I due cannoni sparano all'unisono, l'intero carro sobbalza; fumo e polvere pirica riempiono l'abitacolo e inebriano il santo macellaio che ci guida, due fori straziati appaiono nel marmo, ma la piazza trattiene il suo grido di dolore, il silenzio si fa beffe di noi.

"Inseguiamo quell'abominio!"

Villon scuote la testa, sembra essere rinvenuto, ma non è con la sua voce che grida:

"Fermi idioti!"

Non è umana, risuona potente, immensamente, ci fa guaire come cuccioli; antica, così antica che ci getta in un vortice di universi increati, di masse gassose in esplosione nel vuoto siderale.

"Non vi è dato il potere di uccidere la Tarasque! non spetta a voi misurarvi con l’anima della città...andatevene finché siete in tempo, esseri ridicoli!"

"Non ti temo demone!"

Il comandante sbava troppo preso dalla sua sacra follia per capire ciò che è più grande di lui, di noi.

"Chi sei, creatura delle tenebre? Chi sei tu per sfidare un ufficiale imperiale?"

Villlon cade nuovamente al suolo.

"Manifestati, dunque, chi sei, spirito oscuro?"

Sbavando di rabbia scende dal suo trono per calciare il corpo immoto del telepate.

"Parla! Parla o morirai!"

"Basta!"

Non so perché io abbia urlato, giuro, non lo so; per qualche secondo ho persino sperato che fosse stato qualcun altro, ma tutti guardavano me e... Il comandante non mi ha degnato di uno sguardo: non sono io l'oggetto della sua ira, ha solo smesso di dar calci a Villon.

"Gettate dal carro questo ricettacolo di demoni"

"Non faccia idiozie!"

Ora la taglio questa lingua cogliona che vuole a tutti i costi la mia morte, giuro che la taglio.

"Sottotenente Lukasc."

Ha il viso deformato, l'unica cosa che gli impedisce di spararmi qui e ora è il senso di disciplina che generazioni di seni hanno covato per i membri della sua famiglia.

"Lei non ha autorità per discutere i miei ordini a bordo del MIO carro."

È quasi viola, è perfino riuscito a far sentire quel "mio" tutto maiuscolo: ora gli porgo le mie scuse, e ...

"E lei non ha diritto di abbandonare un mio soldato in zona di operazioni e sacrificarlo al suo fanatismo!"

Lug, voglio sparire di qui, i Fianna hanno già puntato i loro fucili su di me. T-clack, T-clack, T-clack.

"La invito a scendere immediatamente assieme al suo sottoposto, se ci tiene tanto. Pilota, ferma i motori."

Il carro si arresta, il portellone si spalanca, la nebbia entra.

"Decida: o con me o fuori!"

Fuori è freddo, buio; fuori c'è un demone che stacca le teste, non c'è corazza a proteggermi. Lug, quanto pesa Villon! Fuori sarò solo...

"Vengo anch'io: non fa per me un carro comandato da un pazzo."

Benedetto sergente, possa tu vivere a lungo, ma vista la nostra situazione non credo.

Baloun ci guarda come per scusarsi, gli sorrido, lo capisco; quello che non capisco è dove ho trovato la follia per dire quel che ho detto. Addio Baloun!

Clanng!

"Portello chiuso!"

"Avanti mezza."

Il carro si lascia dietro tre promessi cadaveri; infreddoliti ci trasciniamo verso un tempietto: misera protezione dallo scontro di due demoni. Il rombo della baleniera cingolata alla ricerca del suo leviatano si allontana smorzato dalla nebbia, mangiucchiato dalle tenebre di un'altra dimensione.

"Brian, Villon si sta riprendendo."

Smetto di cercare una sagoma bianchiccia tra le nebbie, gli occhi scuri del telepate mi fissano sereni, sa perfettamente cos'è accaduto.

"Tutto a posto tenente: se n'è andato."

"Tutto a posto? Tutto a posto? Brutto idiota, siamo nella merda fino al collo e per lui tutto è a posto, ma io ti ..."

Birdy abbassa la mano alzata per colpire e abbraccia il camerata.

"Brutto stronzo: grazie a Epona stai bene ci hai fatto proprio cagare sotto."

"Chi ha parlato per tuo tramite, Villon?

"Non lo so, tenente, ho visto tutto da una finestra, so solo che lo sentivo immensamente potente, ma chi ...

Passi pesanti, la paura scaccia il sollievo dai nostri cuori: qualcosa fiuta una traccia là fuori, qualcosa a caccia di teste. Un po' più lontano qualcun altro spara alle ombre. Corriamo ai fucili. T-clack, T-clack, T-clack: armati.

"Epona cacciatrice salvaci."

"Luminoso Lug, proteggici."

"Silenzio, cazzo!"

Emerge dalla nebbia: orribile e antica signora, feroce ed equa dispensatrice di morte. Occhi rossi ci scrutano: patetici quarti di carne tenera con uniformi nere e ridicoli fucilini, bimbi terrorizzati. Muove lentamente le sei zampe, si avvicina. La testa zannuta sembra sorriderci, scuote la criniera. Villon si irrigidisce.

"VI SALUTO, UMANI"

È una voce femminile, stavolta: toglierò il saluto a questo telepate troppo ricettivo.

"S-s-salute, signora."

"SPLENDIDA NOTTE PER LA CACCIA"

"F-f-freddina, forse ..."

È un attimo, fuggevole visione di muscoli che si tendono, di un sorriso zannuto, di un carapace massiccio che scompare a velocità impossibile.

"Villon, stai bene?"

"Uh? Oh, credo di si , signore"

"Bene ... ah, Villon?"

"Si?"

"Fallo ancora e ti strozzo!"

Siamo vivi, l'alba scolora il cielo in lontananza e noi siamo vivi, vivi!. Bwanngg! Una cannonata scoperchia il nostro rifugio.

"Fuori tutti, presto!"

Il muro di nebbia va assottigliandosi, poco lontano il fiammeggiante tartarugone cingolato si avventa sulla Tarasque. Tutte le armi cantano a squarciagola uno sgraziato peana per nacchere e grancassa, ma il mostro non è mai dove dovrebbe essere. Scivola attorno alle scie luminose dei proiettili e balza sul carro, lacerandone la corazza.

Silenzioso, veloce, rimuove le torrette con i loro occupanti che sgambettano freneticamente: granchi condannati nel becco di un gabbiano. Frantumati i gusci li risputa disgustata, si volge poi ai cannoni, verghe impotenti che piega senza fatica. È il turno dell'Ogma che capovolge con un colpo di coda; ometti scappano da tutte le uscite solo per essere maciullati dalle zanne d'avorio di una dea pagana.

L'ultimo ad uscire è il comandante, dignitoso e flemmatico come in parata sale sul ventre dell'imbarcazione morente, armato di pistola e sciabola. Un sole malato illumina controvoglia l'epilogo di una notte di follia. Crack, crack: piccoli fiori luminosi sbocciano in lontananza, ma i loro semi letali rimbalzano sulla signora della città. Il comandante svanisce tra le sue fauci senza un grido e senza smettere di colpire con la spada ... La Tarasque trionfante galoppa via.

Ftumftumftumftumftum...

Rumore di girocotteri in avvicinamento: vengono a prenderci, siamo salvi.

"Fratelli umani, che ancor siete in vita, contro di noi non indurite il cuore, ché, se pietà di noi miseri avrete, più grande grazia Lug vi potrà dare."

"Villon, piantala con le tue stronzate! Spara un razzo di segnalazione per i girocotteri. Noi andiamo a vedere se ci sono dei feriti!"

Ftumftumftumftumftum ..............

 

 

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