QUINTO CLASSIFICATO

L’ospite

 

Di Luca Bonatesta

 

Luca Bonatesta nasce il 26 gennaio del 1972 a Brindisi, dove attualmente vive. Consegue la maturità scientifica e frequenta per due anni il corso di Filosofia all’università di Lecce. Da sempre aspirante sceneggiatore di fumetti e, all’occorrenza, disegnatore, decide un anno fa di dedicarsi alla narrativa. Prima d’ora nessuna pubblicazione. Scrittori preferiti (attualmente): James Ellroy, Philip K. Dick. Interessi: cinema, fumetto, musica (soprattutto rock e pop).

 

 1

 

La luce intensa ed uniforme colora con toni accesi i prodotti del reparto alimentari. Le ombre respinte trovano rifugio tra le rughe del volto e negli occhi dell’uomo di mezza età che sta spingendo un carrello semivuoto. Le confetture, i vini e le confezioni di dolci scorrono immobili. Eterni. Provvigioni infinite. Data di scadenza: l’ultimo dei giorni.

Mantra da supermercato riempiono l’aria. Signore sole o accompagnate dai mariti, donne anziane e qualche ragazzo ripongono le merci nei carrelli seguendo codici ben precisi. Identificazione. Lettura del prezzo. Confronto tra prodotti simili. Sistemazione nel carrello.

L’uomo di mezza età ha finito il suo giro.

La cassiera ha capelli castani luminosi, labbra rosse e due occhi stanchi che riprendono vita quando la donna riconosce il cliente.

"Buongiorno, signor Berardi!"

"Buongiorno..."

"La signora non sta ancora bene?"

"Eh...no, ancora no, ma si sta riprendendo."

"Sono contenta... me la saluti tanto...Cinquantamilaeseicento."

 

Fuori l’aria è fredda, il cielo grigio. L’inverno è arrivato un mese prima quest’anno, insieme alla malattia di sua moglie. Anna. Gianni Berardi é un uomo robusto senza essere grasso. I capelli, tagliati corti a spazzola, sono castani. Gli occhi dello stesso colore. Le rughe del viso ne esaltano l’aspetto maturo e virile. Sistema la spesa nel portabagagli, sale in auto e mette in moto.

Il traffico si intensifica non appena Gianni Berardi lascia la zona periferica, dove sorge l’ipermercato, per il centro urbano. La strada a più corsie è intasata. Decine di automobili di varie forme e dimensioni. Grigio metallo, verde mare, blu notte. Adolescenti con motorini cercano di scivolare tra le vetture fumanti e clacsonanti. Berardi corre libero per duecento metri, poi deve arrestarsi davanti al semaforo. Rosso. Quando arriva in ritardo alla scuola, l’uomo vede, da lontano, Giacomo, suo figlio, che aspetta da solo, in piedi sul marciapiedi.

E’ un ragazzo di quattordici anni, snello, con i capelli arruffati e l’altezza giusta per la sua età. Indossa una giacca con il collo alzato, scarpe da tennis alte e jeans scoloriti. Uno zainetto dietro la schiena. I capelli castani ricadono in ciocche scomposte sulla fronte. Il naso è dritto. Le labbra ben cesellate socchiuse sui denti bianchi. Gli occhi sono verdi.

Mentre suo figlio si volta verso l’auto, Berardi ha la strana sensazione di guardare uno sconosciuto.

Dura solo un istante: i due consanguinei si riconoscono e si salutano.

Dentro l’auto, l’aria calda irrita Giacomo che sbuffa lievemente. Sotto la giacca aperta si vede una felpa con una scritta, il nome di qualche gruppo rock. Gianni accende la radio e lascia la stazione già sintonizzata. Dopo qualche secondo di spot pubblicitari, il ragazzo inizia a premere i tasti delle frequenze. Si alternano notiziari e voci squillanti, musiche religiose e topten.

"Come va la scuola?"chiede Berardi padre.

"Uh...bene."

"Interrogato?"

"No..."

"Non ti chiamano mai?"

"..."

"Con Carnieri come va?"

"Chi?"

"Carnieri, quello che ti ha messo la nota."

"Si chiama Caveri...va bene."

"Certo che prendere una nota all’inizio dell’anno..."

Alla radio i Bauhaus annunciano la morte di Bela Lugosi.

 

L’architetto Sentieri sta per premere il tasto del terzo piano, quando i due Berardi gli chiedono di aspettare ed entrano anche loro. Dentro l’ascensore, padre, figlio e l’uomo alto e magro scambiano poche parole sul lavoro, sulla scuola...Sentieri si informa sulla salute di Anna.

Sentieri: "Sono contento che stia meglio...e quel cugino di tua moglie? Sta ancora con voi?"

Gianni Berardi: "Si."

Sentieri: "Un aiuto ti serviva..."

Qualche giorno dopo l’inizio della malattia di Anna, suo cugino Henry, un parente del ramo inglese della sua famiglia, era venuto a trovarli.

 

Giacomo entra in casa per primo e va subito nel salone, seguito da suo padre che cammina più lentamente. Seduto sul divano di pelle verde oliva c'è un giovane alto di circa venti anni. E’ di carnagione chiara ed ha i capelli neri e lisci, lunghi sulle spalle. Il naso aquilino. Abbassa il giornale che sta leggendo e guarda i due appena arrivati.

"Ciao..."saluta freddamente Gianni.

"Ciao, Henry!" gli fa eco Giacomo.

Il giovane risponde ai saluti e si alza. "E’ venuto di nuovo il medico"dice. "Ha fatto un altro prelievo."

Gianni chiede: "Gli hai domandato del ricovero?"

"Si. Per il momento sembra sia inutile. Non sapendo ancora che terapia usare..."

"Cristo! Possibile che non riescano a scoprire niente?"

"I medici non capiscono un cazzo..."

Gianni guarda Henry con un’espressione infastidita. Poi si rivolge al figlio: "C'è la tavola da apparecchiare."

"Si, Giacomo. Dobbiamo apparecchiare," dice Henry e va verso la cucina. Gianni osserva per un secondo i due ragazzi che si allontanano, poi si volta ed esce dalla stanza.

 

Attraverso un corridoio in penombra, stampe di paesaggi alle pareti, una pianta dalle larghe foglie verdi e, in fondo, un vaso cinese, l’uomo arriva ad una porta semichiusa. Con fare esitante, posa la mano sulla maniglia, mentre interroga le ombre che si dischiudono oltre la soglia: l’ingresso di una caverna buia e umida. Entra. Ora Gianni sta guardando la donna che forse dorme nel letto matrimoniale. Sotto le coperte, voltata sul lato destro. I capelli neri e lunghi sparpagliati sul cuscino bianco. E’ bella ma pallida con la pelle leggermente tirata sugli zigomi e le occhiaie grigie.

"Ciao, Anna..."

La donna apre piano gli occhi, al suono della voce di suo marito, e si volta lentamente, sollevandosi su di un braccio. Le pupille sono nere come braci che lentamente si stanno spegnendo.

Anna: "...ciao..."

"Non dovresti stare sempre al buio. Non ti fa bene," rimprovera amorevolmente Gianni seduto sul bordo del letto. Quindi va ad alzare la serranda dell’unica finestra.

Anna si tira indietro i capelli.

"No, per favore. La luce mi fa male agli occhi."

"E’ perché stai sempre qui al buio...Va bene: accendo l’abat-jour."

Trascorrono due minuti di falso silenzio durante i quali si sentono solo i rumori della strada e degli altri condomini.

Anna parla per prima: "Il dottore dice sempre le stesse cose. Oggi mi ha fatto un altro prelievo e mi ha segnato un nuovo ricostituente."

"Sono sicuro che stavolta capiranno qualcosa."

"A che serve quest’altro esame?... Cosa può essere cambiato?"

"Troveremo una soluzione..."

Mentre Gianni pronuncia quest’ultima frase, le parole dei medici gli volteggiano in testa come pipistrelli senza meta: "...nessuna perdita di sangue...", "...inspiegabile riduzione dei globuli rossi..."

Gianni accarezza una guancia di Anna. La mano dell’uomo si sposta sui capelli. Le dita scivolano sul collo. I polpastrelli si soffermano su dei segni minuscoli all’altezza della giugulare. Due piccole punture di zanzara.

Anna: "Credo che non verrò a tavola. Ho mangiato qualcosa prima e adesso voglio riposare."

Gianni dice: "Va bene" e allontana la mano.

 

Quando Gianni va verso la cucina sente due risate, una forte e l’altra più cristallina. Si ferma per un secondo. Poi continua a camminare.

Giacomo ed Henry stanno ridendo. Henry dà un buffetto sulla guancia al ragazzo. Gianni osserva. Poi dice: "Possiamo riscaldare la minestra di ieri. E ci sono delle cotolette nel frigo."

"Bene," risponde suo figlio imbarazzato, cercando di ricomporsi.

"E per te, Henry?" chiede Gianni.

"Le cotolette vanno benissimo," risponde il giovane sorridendo ancora, senza pudore.

 

"C’è l’aglio!" esclama Giacomo stupito, annusando la zuppa color verde chiaro.

"E allora?" fa il padre.

"Non mi piace..."

"Cos’è questa novità? Mangia, non fare il bambino."

Il ragazzo immerge il cucchiaio, lo fa riempire e lo porta alla bocca. Le labbra si chiudono intorno alla posata e succhiano la minestra...Giacomo si alza da tavola ed esce di corsa dalla cucina.

Henry sta tagliando la cotoletta fumante, appena messa nel piatto.

"Non dovevi dirgli di mangiare."

"So io come devo comportarmi con mio figlio. Non ho bisogno dei tuoi suggerimenti. E poi, se vuoi saperlo, penso che tu eserciti su di lui un’influenza negativa."

"Quale influenza?" Henry ride.

"Legge i libri che gli presti, ascolta i tuoi dischi. Sta sempre lì a sentire le tue storie sull’Inghilterra!"

"E che c’è di male?" chiede il bell’inglese dal volto pallido mentre morde un pezzo di carne bollente.

"Non studia. Non parla più con me. Passa più tempo con te e..."

"Tra poco andrò via, lo sai. Ho iniziato a lavorare all’università come traduttore."

"Ma intanto Giacomo mi è cambiato!"

"E’ la pubertà. Capita a tutti. Non puoi farci niente." Henry ha la bocca piena di carne di vitello.

Giacomo rientra in cucina. "Cosa capita a tutti?"

"Niente," risponde suo padre. "Mangia il secondo, se proprio devi vomitare la minestra..."

 

Gianni Berardi fa un sogno:

è notte sta attraversando il corridoio per andare in bagno con la vista appannata nota tra le ombre notturne una leggera nebbiolina non ci fa caso torna nella sua stanza apre la porta rimane sulla soglia Anna nel loro letto con le braccia nude attorno al corpo pallido di Henry chino su di lei le labbra di Henry sul suo collo Henry alza la testa verso di lui lo fissa dritto negli occhi lo fissa con occhi rossi luminosi

 

"Mattinata poco luminosa. Previsto l’addensarsi di nubi sul versante..." Gianni Berardi sta aspettando che esca il caffè. Giacomo inzuppa biscotti ai cereali nel latte. Sullo schermo televisivo le previsioni meteorologiche. Henry fuma sul balcone. Anna, seduta al tavolo, guarda suo figlio. La pelle della donna questa mattina è particolarmente pallida. Mentre osserva il caldo liquido nero riempire la tazzina, Gianni Berardi rielabora le immagini confuse del sogno: due luci rosse, ombre...

"Papà, è tardi..." Giacomo, con giacca e zaino, sta aspettando nell’ingresso.

 

Gianni Berardi fa un altro sogno:

è sdraiato accanto a sua moglie Anna che nuda in ginocchio sul letto sta bevendo sangue da una ferita che Henry si è aperto sul torace Gianni immobile guarda gli occhi rossi dell’altro uomo

 

Questi incubi, che turbano le ore notturne di Gianni Berardi, si ripetono a intervalli regolari e al mattino lasciano nella sua mente solo ricordi vaghi: strane ombre contorte e la visione di due luci rosse, distinta tra le altre immagini confuse.

 

Gianni nota dei cambiamenti in suo figlio:

il ragazzo si è fatto crescere i capelli e spesso dimentica di pettinarli. Veste in modo più trasandato. Un pomeriggio, prima di tornare in ufficio, pensa di chiedergli se ha bisogno di un passaggio da qualche parte. Socchiude la porta della sua stanza quel tanto che basta per vedere Giacomo a torso nudo, la pelle liscia sudata, con la cuffia dello stereo tra i capelli scomposti, contorcersi al ritmo indiavolato di un brano hard rock. Nella casa c'è il silenzio totale. Giacomo non si accorge del padre che richiude piano la porta e va a lavorare.

 

Anna è peggiorata all’improvviso. Un inasprimento inatteso del suo male. Per i medici ormai è impossibile trovare una cura. Il decorso della malattia è sfuggito completamente al loro controllo. Alla donna non rimarrebbe molto tempo.

 

2

 

Henry si è trasferito e non si fa vedere e né sentire da più di una settimana.

 

Gianni fa un sogno:

tra i seni nudi di Anna che non è guarita ma non è più malata svolazza un piccolo pipistrello che quando si volta verso di lui ha le stesse sembianze di Giacomo poi Anna ha due grandi ali di pipistrello e vola nuda nel cielo notturno attorniata da una corte di neri volatili.

Gianni si sveglia, si riaddormenta e sogna ancora:

è dentro una specie di cantina odorante di umidità le pareti ricoperte di muffa il soffitto ad arco su di un altare di pietra grigia è distesa Anna nuda la testa girata verso l’interno di un corridoio scuro mentre lui si avvicina lei lentamente si volta e lo osserva con le orbite vuote del teschio incorniciato dai lunghi capelli neri poi il sogno cambia e lui è un piccolo uomo in confronto a sua moglie che gigante lo sovrasta ai piedi di lei milioni di scheletri appartenuti ad esseri di sesso maschile.

 

Al mattino Gianni appare stanco; i lineamenti del volto sono tirati. Si sente come se non avesse dormito affatto. Mentre si veste e va in cucina, ancora intontito, avverte una canzone cantata con un filo di voce ma dal suono stranamente intenso come se non nascesse da corde vocali umane. E’ Anna che canta mentre prepara la colazione. Da qualche giorno, inspiegabilmente, si sente meglio e, anche se il suo aspetto non è mutato, ha ritrovato parte della sua vitalità. Giacomo sta finendo di bere il latte. I capelli ancora lunghi sono pettinati con cura. L’orologio sulla parete segna le 07:40. Questa mattina suo figlio non si è svegliato tardi. Il televisore è sintonizzato su di un canale morto. Gianni si versa il caffè.

 

Una sera, mentre torna a casa in auto, Gianni Berardi avverte un malore: la città inizia a vorticargli intorno, ha l’impressione di stare per svenire, riesce ad accostare al marciapiede. Si accascia sullo sterzo. Quando solleva la testa, un ricordo lo assale, immagini nitide come in un’allucinazione, che lasciano in secondo piano le figure dei passanti avvicinatisi per guardare ed eventualmente soccorrere.

Un funerale. Il funerale di Anna. Un corteo di auto. Lui e Giacomo nella loro vettura, seduti uno accanto all’altro. Davanti a loro il carro funebre. Dentro, la bara. La bara di Anna. Il cimitero. La bara viene scesa e portata nella cappella. I saluti dei parenti e degli amici. La strana indifferenza di Giacomo. Il giorno seguente ci sarebbe stata la sepoltura.

"Si sente male?"

"Vuole andare in ospedale?"

Attraverso il finestrino aperto entrano le voci di un uomo giovane e di una donna anziana, curvi per scrutare l’interno, le loro facce che acquistano sempre maggiore definizione. Il ricordo è svanito dalla testa di Gianni Berardi. Ricordo? In realtà ha dimenticato tutto. Rammenta solo il malore improvviso. Qualche secondo di sospensione e, subito dopo, i volti dei suoi soccorritori.

 

Quella stessa sera scoppia un temporale che dura tutta la notte, nonostante il meteo avesse previsto bel tempo. Giacomo e Anna stanno vedendo un film sui vampiri in televisione. Anna va sempre meglio: oggi pomeriggio ha anche sbrigato alcune faccende domestiche. Gianni non riusciva a seguire la trama ed è andato in cucina a bere qualcosa di forte. Spera di riuscire a dormire questa notte. Da qualche giorno è inquieto a causa di una paura indefinita, un’ansia senza nome.

 

Una notte, mentre sta per addormentarsi, delle immagini cercano di entrare nella sua mente: una sepoltura: Anna, dentro una bara di legno, viene seppellita nella tomba della sua famiglia. Un ricordo che non può esistere. Dura anche questa volta pochi secondi e non lascia tracce. Gianni guarda sua moglie che dorme tranquilla accanto a lui. La sua pelle è di un biancore alieno.

 

Dalla porta aperta del bagno esce una musica che Gianni percepisce con qualche zona dimenticata della mente Anna sta facendo il bagno nella stanza in penombra e canta l’unica luce è quella della luna che attraverso la finestra aperta si riflette sulle piastrelle chiare le tendine trasparenti sono mosse da una leggera brezza i disegni geometrici delle piastrelle della vasca sembrano geroglifici sulla pelle chiara di Anna scorre fresco il sangue nero dai riflessi argentati Anna sorride e canta dentro la vasca adesso ci sono anche Henry e Giacomo.

Suona il telefono. Ore 15:15. Gianni aspetta prima di rispondere. Pensa all’incubo che lo squillo ha interrotto. Anna è in qualche altra stanza, Giacomo studia nella sua camera e lui tra poco dovrà andare in ufficio. Ha impiegato un paio di minuti per convincersi che la scena del bagno non era reale. Non gli era mai accaduto di sognare di pomeriggio. I sogni che fa di recente sono così intensi che al risveglio si sente stanco, prosciugato della sua energia. Inoltre ne conserva il ricordo per molto tempo.

Risponde al telefono. All’altro capo del filo riattaccano.

 

In questi giorni Gianni è distratto sul lavoro e una mattina viene richiamato al dovere dal suo capoufficio.

"Ha qualche problema in famiglia?"

"Ma no..."

"E’ per sua moglie?"

"No, Anna sta meglio...un progresso notevole."

Infatti le condizioni di Anna continuano a migliorare anche se i risultati delle analisi mediche rimangono invariati.

 

Una mattina molto fredda di Dicembre, Gianni Berardi sta imburrando una fetta di pane quando all’improvviso ricorda il volto di Anna che esala l’ultimo respiro tra le sue braccia: ormai non c’era più niente da fare e le sue condizioni erano peggiorate a tal punto che le restavano solo pochi giorni, così sua moglie era morta e ...ma Cristo! Anna è viva...il ricordo non svanisce subito questa volta, ma rimane nella sua testa come una sequenza video riprodotta all’infinito. "Santo Iddio, sto impazzendo", pensa Gianni, mentre il nastro continua a riavvolgersi e a liberare le dolorose immagini,"mia moglie è in cucina e...". No, è uscita presto questa mattina, per andare a...non se lo ricorda: la visione di morte blocca l’accesso a qualsiasi altro pensiero.

Finisce di vestirsi e va in ufficio. Anche Giacomo è uscito presto stamattina: ha voluto andare a scuola con il pullman: non lo fa praticamente mai.

Per tutta la mattina Gianni Berardi è distratto più del solito. Inquieto, aspetta che finisca l’orario di lavoro.

 

3

 

Quando Gianni Berardi va a prendere suo figlio, gli dicono che Giacomo è già andato via insieme ad un giovane alto con i capelli neri e lunghi. Henry, suo cugino. L’uomo prova un brivido improvviso di paura. Risale in auto e corre verso casa.

Gianni Berardi cerca in tutte le stanze sua moglie, suo figlio e...Gianni Berardi con il cuore impazzito apre tutte le porte della sua casa e grida ad alta voce i nomi della donna, del ragazzo e...Gianni Berardi ritorna nell’ingresso e vede:

Henry, Anna e Giacomo.

Il pallore di Anna è aumentato, ma lo sguardo fiero e acceso e i lineamenti duri non sono quelli di una donna malata. I capelli neri e luminosi, pettinati con cura, scendono lisci e lunghi sulle spalle. Le labbra esangui le conferiscono una sensualità inquietante. La pelle bianca risplende. Anna è rinata, posseduta da nuove forza e bellezza.

Giacomo guarda per terra, un po’ imbarazzato.

In un lampo di chiarezza Gianni Berardi capisce e ricorda tutto: l’inganno perpetrato da Anna, ...suo figlio e Henry. Il modo in cui questi lo aveva ipnotizzato, per non accorgersi della vampirizzazione della donna, i finti sogni nei quali i due "cugini" si donavano a vicenda il sangue, e poi la morte di lei, cancellata dalla mente di Gianni. E i parenti, i conoscenti come potevano non essersi accorti di niente?

"Ho condizionato anche loro attraverso di te", gli rispose mentalmente Henry. "I tuoi occhi sono stati il viatico del mio potere. Anna doveva rimanere ancora per qualche giorno in un posto sicuro, giusto il tempo di recuperare le forze: non è una cosa da niente diventare vampiri. Quale posto migliore della sua casa, vicina ai suoi affetti,... vicina a suo figlio, soprattutto?"

"E gli incubi, dopo la...morte di Anna, quando lei stava diventando un...vampiro?" chiese Gianni, parlando anche lui in silenzio, solamente pensando le parole. "C’entri sempre tu, giusto?"

"Oh, no. Te li procurava il tuo inconscio: la parte di te che sapeva provava a comunicarti la verità con quelle immagini oniriche, ma tu non hai mai avuto molto tempo per cercare di capire i tuoi sogni. "

Gianni si rivolge dunque a sua moglie, parlando a bassa voce: "Anna..."

Tutta la scena sembra svolgersi all’interno di una stanza dalle pareti di cristallo purissimo che si infrangerebbero alla minima vibrazione sonora eccessiva.

Anna parla lentamente: la sua voce ha un andamento ipnotico: "Non dire niente. Io ho scelto. Ma non ho deciso da sola. Quindi non dirmi che non posso o che non vuoi. O che ti dispiace: il tuo dolore è evidente, ma non mi impedirà di essere libera. Camminerò con il mio popolo e mio figlio verrà con me: anche lui ha scelto. Hai pensato che fossi malata. Mi hai visto diventare ogni giorno più pallida e magra. Hai scambiato la mia trasformazione per un male. Ti sei sentito impotente e sei entrato bene nel ruolo, abituandoti al dolore come a tutto il resto della tua vita. Io ho sempre accettato le tue scelte. Ho amato il tuo squallore. Ti ho amato. Ma ancora non conoscevo la mia vera natura. Io sono nata per abitare l’inverno. Tu mi hai fatto diventare prima l’immagine della tua mediocrità e della tua paura di cambiare; dopo hai visto in me solo sofferenza. Te la lascio. Sarà la tua nuova sposa."

Gianni, con un filo di voce, sottile come la lama di un rasoio, replica aspramente:

"Come potete pensare che accetti tutto questo senza fare niente, che vi lasci andare con Giacomo, adesso che ho saputo..."

Il vampiro dice telepaticamente: "Tu non sai niente. Non saprai più nulla, tranne che tua moglie è morta e, poco dopo, anche tuo figlio. Tutte le persone che entreranno in relazione con te si convinceranno della stessa cosa. E se pure dovessi riuscire a liberarti del condizionamento, noi saremmo lontani. Chi ti crederebbe comunque? Guardami negli occhi, Gianni Berardi!"

Due luci rosse...

Anna, Giacomo ed Henry si trasformano lentamente in nebbia che si disperde attraverso gli infissi della finestra.

 

Nella casa deserta l’uomo chiamato Gianni Berardi rimane seduto al buio per molto tempo.

Aspettando di svegliarsi.

 

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