OTTAVO CLASSIFICATO

 

Il Record Impossibile

Di Enrico Di Stefano

 

Londra, 29 Giugno 1922 ore 17.40

-Che idiota sono stato! Ma avrei dovuto immaginare che prima o poi sarebbe successo. Tutto a causa della mia passione sfrenata per l'atletica. E pensare che anche stavolta ho cercato di trattenermi, di non battere troppo sonoramente i miei avversari. Invece la frittata è fatta: 20-5 primato mondiale sui 200 metri piani con trent'anni di anticipo o giù di lì. I cronometristi sono rimasti in silenzio a guardare i loro strumenti. Tutto regolare. C'era anche un po' di vento contrario sul rettilineo. Ci siamo allontanati dalla pista in silenzio, atleti, giudici di gara ed una decina di spettatori.

Ma adesso ho lasciato una traccia evidente e chi mi cerca, nonostante tutte le precauzioni che ho preso precedentemente, ha adesso un buon punto di partenza. Loro non fanno altro che passare al setaccio migliaia di documenti, testi, fotografie, filmati d'epoca alla ricerca di avvenimenti "impossibili" che possano aiutarli a scovare i fuggiaschi come me.

 

 

Vienna, 11 settembre 2288 ore 10.45

Il palazzo ospitante il Servizio Internazionale di Stabilità Temporale, un imponente edificio della fine del XXI° secolo, sorgeva alla periferia nord di Vienna. Ospitava gli uffici direttivi dell'organizzazione, nata circa cinquanta anni prima con la scoperta della possibilità di viaggiare indietro nel tempo.

Il servizio possedeva otto sedi operative, dalle quali era possibile inviare agenti nel passato, ma le decisioni importanti venivano prese all'interno del palazzo viennese. Esisteva anche un certo numero di centri di ricerca, dove migliaia di ricercatori spulciavano ogni giorno una massa enorme di documenti alla ricerca di avvenimenti anacronistici, inspiegabili a meno di ipotizzare l'intervento di uomini venuti dal futuro. In tal modo si dava la caccia a coloro che fuggivano dal XXXIII° secolo per rifugiarsi in un passato ritenuto, a torto o a ragione, più a misura d'uomo.

Chi deteneva il potere non poteva tollerare che l'azione di uno o più transfughi potesse cambiare il corso degli eventi, rischiando di alterare un presente bene accetto alle classi dirigenti. In cinquantadue anni erano fuggiti nel passato solo sedici persone. Sette erano state rintracciate e catturate. Le restanti nove rappresentavano ancora una minaccia per l'ordine costituito.

 

Il grande capo del SIST, Nelson Costa, un portoghese settantenne, sedeva alla sua imponente scrivania di mogano, passando in rassegna i rapporti settimanali provenienti dai centri di ricerca. Ogni venerdì si sottoponeva alla tediosa incombenza, pur sapendo che i suoi assistenti avevano già preso visione dei documenti. La sua attenzione venne distolta da una chiamata da parte della segretaria.

- Signor Costa, c'è qui il dottor Livanos che insiste per vederla immediatamente. Ritiene di avere individuato una traccia utile alla risoluzione del caso Grant.

Il direttore sollevò lo sguardo da un rapporto e disse stancamente: - Mi auguro per lui che non si tratti di un altro abbaglio. Lo faccia passare.

Theo Livanos fece irruzione nell'ufficio del capo con la precipitazione che sembrava caratterizzare tutti i suoi movimenti, anche i più banali. Costa non riuscì a reprimere la smorfia che la figura allampanata del greco gli suscitava ad ogni incontro.

- Direttore, credo che il nostro Bob sia stato tradito dalla sua passione sportiva- esordì l'assistente. - Uno storico del centro ricerche di Napoli ha individuato un anacronismo che sembra portare la firma del nostro ex collega.

Ascoltando quelle parole Nelson Costa non poté fare a meno di tornare indietro con la memoria, al tempo in cui il giovane Robert Grant appariva uno dei più promettenti fisici al servizio del SIST. Fino al giorno in cui era saltato dentro una cabina temporale, manomessa in modo da non rivelare le coordinate temporali della sua destinazione. Ufficialmente nessuno era riuscito a trovare una giustificazione a quanto accaduto. Grant era un giovanotto sereno e cordiale che andava d'accordo con tutti. Ma una cosa era certa: il SIST non poteva permettere che un uomo con le conoscenze scientifiche del fuggiasco si aggirasse indisturbato in un'epoca passata.

-Sentiamo- disse Costa, laconico come sempre.

-Ecco, dunque- esordì il greco: - tra le note caratteristiche riguardanti Robert Grant una in particolare, alla luce della scoperta fatta dal dottor Montalto del centro ricerche di Napoli, diventa assai significativa.

Gli occhietti azzurri del direttore divennero più stretti per cui Livanos si affrettò a proseguire: - Il nostro uomo, durante gli studi universitari, è stato un buon duecentista. Nel 2281 è arrivato in finale ai campionati studenteschi dell'Unione Europea. La passione sportiva non gli è mai passata ed ha continuato ad allenarsi anche dopo la sua assunzione nel SIST.

Ormai sotto le cespugliose sopracciglia di Nelson Costa si aprivano due sottilissime fessure, il che consigliò al greco di stringere i tempi.

- Abbiamo scoperto che negli anni venti del XX° secolo un atleta ha ottenuto una performance sui 200 metri piani nettamente in anticipo sui tempi. Potrebbe essere stato Bob Grant.

Nelson Costa, al quale non piaceva compiere un numero di movimenti maggiore del necessario, senza staccare gli occhi dal suo sottoposto, premette il pulsante dell'interfono ed abbaiò un ordine alla sua segretaria: - Miss Torrence, mi metta immediatamente in comunicazione con il dottor Montalto del centro ricerche di Napoli.

Meno di dieci secondi dopo l'immagine olografica di un giovanotto occhialuto si materializzò accanto a Theo Livanos.

-Dottor Montalto- cominciò il direttore, - questa traccia del velocista è davvero significativa? Si tratta di un vero anacronismo?

-Direi di sì, signore- rispose l'immagine - un certo Hill nel 1922 corse i 200 metri in 20"5 migliorando il record mondiale di quasi un secondo e le autorità sportive, di fronte all'enormità della prestazione, decisero di non omologare il primato per pura e semplice incredulità.

Costa annuì pensieroso mentre il ricercatore continuava a spiegare: - In ogni caso il record venne stabilito in condizioni regolari, su pista regolamentare ed alla presenza di cronometristi e giudici di gara qualificati.

-Il primato era in anticipo sui tempi?- domandò il direttore, sempre più interessato.

-Nettamente- rispose lo storico, - risultati di quel livello sono stati ottenuti solo negli anni '50.

Il portoghese ponderò a lungo, quindi domandò: - e che fine fece quel tale Hill?- Il ricercatore sorrise: -Qui sta il bello. Sembra che abbia cercato di far perdere le sue tracce. Non corse mai più e sparì dalla circolazione.

Nelson Costa, undicesimo direttore del SIST, si concesse il primo sorriso della giornata e, rivolgendosi a Livanos ed a Montalto disse: -Bene ragazzi, credo che un paio dei nostri agenti faranno una capatina nel 1922.

 

 

 

 

Londra, 29 Giugno 1922 ore 17.50

Peter Anderson e Didier Laval non si assomigliavano affatto. Il primo, di statura media e dalla possente muscolatura, era il prototipo del minatore gallese. Il secondo, alto, sottile e nervoso incarnava lo stereotipo dell'aristocratico francese. Entrambi, invece, erano ufficiali della sicurezza del SIST, esperti nelle arti marziali, nelle tecniche di controspionaggio e nell'uso di armi sofisticate.

I due sostavano di fronte all'ingresso del Campo Sportivo di Primrose Hill parlottando a bassa voce. Sembravano due amici intenti a godersi il sole londinese di fine giugno

- Ricapitoliamo il piano d'azione - disse Laval: - Grant uscirà tra poco, un'ora prima del termine delle gare, e dovendo rientrare a casa, a Great Russel Street, prenderà un bus la cui fermata si trova sul lato nord del campo sportivo.

- Ma l'unica uscita, quella che stiamo sorvegliando, è rivolta a sud - aggiunse il gallese - per cui il nostro uomo dovrà girare intorno al campo, percorrendo il vialetto occidentale.

- Il quale è quasi sempre deserto - concluse il francese - e fiancheggiato da alberi. Un luogo ideale per bloccare Grant con lo statizer.

I due si scambiarono un sorrisetto poco rassicurante.

 

Peter Desmond Cooper , ispettore anziano di polizia, era un uomo pratico e poco incline ai voli di fantasia. Ancora scattante e forte, nonostante i quasi cinquant'anni d'età, incuteva un sacro timore nei delinquenti londinesi. Insieme al gigantesco agente scelto Robson, stava percorrendo di buon passo Regents Park Road, lungo la quale, nelle ultime settimane, si erano verificate alcune aggressioni a scopo di rapina.

- E' facile nascondersi da queste parti - disse Robson, riferendosi alle siepi ed agli alberi che costeggiavano la strada.

- E non manca una comoda via di fuga - aggiunse l'ispettore - il vialetto che corre lungo il campo sportivo è ben poco visibile dalla strada e pochissimo frequentato.-

-Non sarebbe il caso di percorrerlo?- suggerì l'agente - potremmo trovare qualche indizio utile.-

Cooper si limitò ad annuire e con un gesto appena accennato invitò il sottoposto a seguirlo. I due uomini attraversarono la strada e si inoltrarono tra gli alberi che circondavano il campo sportivo.

 

Vienna, 11 settembre 2288 ore 18.30

Nelson Costa attivò il computer personale con i comandi disposti sulla sua scrivania. Istantaneamente un ologramma raffigurante uno scintillante robot dorato, dalle inequivocabili fattezze femminili, si materializzò al centro dell'ufficio.

-E.L.E.N.A ATTIVA.- scandì l'ologramma con una bella voce da contralto non priva di una inquietante sonorità metallica.

-E.L.E.N.A. inizio protocollo comunicazione riservata.- disse lentamente il direttore.

-AMBIENTE ISOLATO- cominciò il computer -FORNIRE IL CODICE DI IDENTIFICAZIONE.-

-Codice Crono (H 10101011 GAU.- scandì Nelson Costa.

-FORNIRE CODICE INTERLOCUTORE.- continuò E.L.E.N.A.

- Codice Urano (R 00101101 ZOG.-

L'immagine innaturalmente conturbante dell'androide svanì con un guizzo per essere sostituita da quella di un vecchio dalle candide e cespugliose sopracciglia, vestito con un immacolato camice bianco.

- Nelson- esclamò il vecchio con un ghigno da faina -dev'essere successo qualcosa di grosso per spingerti a chiamarmi usando il canale protetto.-

-Infatti, Armand- rispose il direttore del SIST -credo di avere scovato Grant, nell'Inghilterra del 1922.-

Armand Leroux, marsigliese sulla soglia degli ottant'anni, presidente dell'Accademia Internazionale delle Scienze e delle Tecnologie, trasalì visibilmente.

Assieme a Nelson Costa e ad altre otto personalità di primo piano componeva un organismo segreto preposto alla direzione ed allo sviluppo di progetti di importanza strategica. I dieci -saggi-, come essi stessi amavano definirsi, dovevano rispondere del proprio operato soltanto al Cancelliere dell'Unione Mondiale.

-Chi hai mandato?- chiese Leroux.

-Anderson e Laval- rispose Costa -sicuramente i nostri migliori ufficiali della sicurezza.-

-Li hai distolti da casi importanti.- mormorò pensieroso lo scienziato.

-Armand, quel bastardo è scappato portando con se una copia dei progetti del cronoscan. Se riuscisse a sviluppare uno strumento in grado di neutralizzarlo o di disturbarne il funzionamento, potremmo dire addio alle nostre speranze di mettere il sale sulla coda ai fuggiaschi.- sibilò il capo del SIST.

-Dobbiamo essere sicuri di prenderlo- mormorò Leroux -nell'Inghilterra della prima metà del XX° secolo potrebbe trovare i componenti elettronici per costruire una rudimentale cabina temporale e per lasciarci con un palmo di naso.-

 

 

Londra, 29 Giugno 1922 ore 18.05

Robert Grant era uno scienziato, non un uomo d'azione. Tuttavia dopo essere uscito dal campo sportivo, si accorse immediatamente dei due uomini che, camminando in fretta, gli si erano messi alle calcagna. Capì subito che si trattava di uomini del SIST. Decise allora di giocare una carta disperata, confidando nella sua non comune velocità. Alla fine del muro meridionale dell'impianto svoltò a destra, scomparendo alla vista dei suoi inseguitori, e si lanciò in una corsa frenetica.

 

Laval intuì la mossa di Grant e scattò di corsa, immediatamente seguito dal collega.

Dopo poche falcate i due svoltarono a destra e videro la loro preda ad una novantina di metri di distanza. Il francese si fermò un passo avanti al compagno, estrasse una strana pistola argentata e prese la mira con una successione fluidissima di movimenti. Ad oltre centoventi metri dal bersaglio, che continuava ad allontanarsi, premette il grilletto.

 

L'Ispettore anziano Cooper credeva di avere visto di tutto nel corso della sua quasi trentennale carriera di piedipiatti. Era sicuro che nulla potesse ormai stupirlo. Ma quanto gli si mostrò lungo il vialetto occidentale fiancheggiante il campo sportivo, cancellò in un istante tutte le sue convinzioni in proposito.

Primo. Vide un giovanotto sulla trentina, con una sacca sportiva a tracolla, correre a velocità sorprendente. Non si trattava semplicemente dell'espressione di un grande talento atletico. L'uomo, gli sembrò, avrebbe potuto facilmente avere ragione dei migliori trottatori d'Inghilterra. Assurdo!

Secondo. Due uomini svoltarono l'angolo meridionale del vialetto e si fermarono ad un centinaio di yarde dall'uomo in fuga. Il più alto dei due tirò fuori una pistola dalla canna lunga e sottilissima, mirò alla schiena del fuggiasco e sparò. In realtà, la strana arma non produsse rumore o fumo. Soltanto un tenue raggio azzurrò che colpì in pieno il corridore. Questi rimase bloccato istantaneamente, congelato con la sua ampia falcata. I suoi piedi non toccavano terra. Era come se si fosse trasformato in una fotografia vivente. Pazzesco!

Peter Desmond Cooper, ispettore anziano di Scotland Yard, rimase a bocca aperta. Proprio come gli era accaduto quando, all'età di cinque anni, aveva visto per la prima volta nella sua vita una gigantesca locomotiva a vapore.

 

L'agente scelto Robson, invece, reagì istantaneamente ed automaticamente. Per lui la distinzione tra possibile ed impossibile era, come tutto il resto, subordinata al suo senso del dovere.

Il gigantesco poliziotto tirò fuori dal fischietto d'ordinanza uno dei suoni più laceranti mai uditi nella pur rumorosa Londra e, passando accanto all'impietrito superiore, si lanciò contro i malfattori.

I due, già disorientati dal suono rabbioso del fischietto, si videro caricare da centodieci chili di muscoli appartenenti ad un omone alto quasi due metri, armato di un minaccioso sfollagente. Si guardarono in faccia e, dopo un reciproco cenno d'intesa, semplicemente sparirono.

L'agente Robson attraversò a passo di carica il punto nel quale i due uomini avrebbero dovuto trovarsi e riuscì a fermarsi solo dopo una ventina di metri. Si girò lentamente e tornò sui suoi passi, dirigendosi verso l'uomo immobilizzato lungo il vialetto. Camminando, si rese conto di essere coperto da un velo di sudore freddo e di essere scosso da un leggero tremito. Aveva combattuto contro i tedeschi per tre anni nel fango delle trincee francesi. Era stato ferito due volte. Si considerava un uomo ragionevolmente coraggioso. Ma una paura simile, in tutta la vita, non l'aveva mai provata.

 

Vienna, 11 settembre 2288 ore 18.40

-Ve lo siete lasciato scappare!- ruggì Costa alla volta dell'ologramma raffigurante due uomini vestiti secondo la moda vigente in Europa durante la prima metà del XX° secolo.

-Non è scappato- replicò Anderson senza scomporsi -è stato salvato dall'intervento di un poliziotto.-

-Potevate neutralizzare anche lui con lo statizer.- sibilò il direttore.

-Signore- intervenne Laval - le rammento che l'articolo n°8 del Regolamento Esecutivo vieta tassativamente l'uso di armi in dotazione al SIST contro gli Indigeni Temporali, a meno che ciò non serva a salvare la vita di un operatore in missione.-

-Lo statizer serve a creare un campo di stasi momentaneo intorno al bersaglio- ringhiò il portoghese -non ad uccidere.-

-Direttore- replicò vigorosamente Anderson -Il 5% dei soggetti non sopravvive

al grossolano campo di stasi prodotto da uno statizer portatile. Se un I.E. morisse, ciò potrebbe provocare un terremoto temporale, cioè quel tipo di evento che noi cerchiamo in tutti i modi di evitare.-

-Benissimo- disse solennemente il direttore - Le vostre argomentazioni sono ineccepibili, ma adesso tornate indietro e riportatemi Grant! -

 

Vienna, 11 settembre 2288 ore 21.45

Il Consiglio, convocato in oloconferenza da Nelson Costa, non venne disertato da nessuno.

Il direttore del SIST si rivolse con atteggiamento grave ai nove ologrammi proiettati nel suo ufficio. - La situazione è ancora sotto il nostro controllo, nonostante il fallimento del primo tentativo di arresto. Tuttavia non possiamo consentire a nessuno la libertà di scorrazzare su e giù per il tempo con i progetti del cronoscan.-

-E' un vero guaio- intervenne il generale Mario Voltolini, Capo di Stato Maggiore della Flotta Spaziale -il cronoscan, appena messo a punto, ci consentirà di individuare chiunque indipendentemente dall'epoca nella quale si trova.-

-Questo porrebbe fine al fenomeno delle fughe nel passato da parte dei dissidenti come Grant.- aggiunse il professor Leroux.

-Ma il nostro uomo-puntualizzò Nelson Costa, dando voce alla preoccupazione di tutti -ha le conoscenze scientifiche e le abilità tecniche per realizzare un apparato in grado di disturbare il funzionamento del cronoscan.-

-Una volta individuato- disse Adam Perkins, coordinatore delle Aziende Erogatrici di Energia - dovrebbe essere facile catturarlo. Non ci sono cabine temporali nel XX° secolo. Se non sbaglio, i fuggiaschi rimangono confinati nell'epoca d'arrivo. E' grazie a ciò che ne abbiamo ripresi sette!-

- Non è così semplice- replicò Il direttore del SIST- questa volta il fuggitivo non è un intellettuale privo di significative conoscenze scientifiche. E' un fisico brillante. Potrebbe usare materiali del XX° secolo per costruire un'altra cabina temporale.-

-Possibile?- domandò incredulo il generale Voltolini.

-Purtroppo si- rispose Leroux - riempiendo una stanza di condensatori e valvole termoioniche è possibile mettere insieme una rudimentale cabina temporale.-

-Per questo motivo chiedo al Consiglio di concedere agli agenti esecutivi Anderson e Laval il potere d'uso discrezionale di armi ed equipaggiamenti in missione.- concluse Costa - la posta in gioco è altissima, non possiamo permetterci un altro insuccesso.-

-Dovranno stare attenti a non provocare un terremoto temporale.- ricordò Perkins ai convenuti.

-Anderson e Laval sono i migliori, abbiate fiducia.- tagliò corto il portoghese.

 

Londra, 29 Giugno 1922 ore 19.15

Robert Grant si ritrovò seduto su una sedia piuttosto scomoda, all'interno di un ufficio angusto e scarsamente illuminato. Aveva di fronte i due uomini che, chissà come, lo avevano sottratto alla cattura da parte degli agenti del SIST. Il più anziano era seduto dietro una modesta scrivania dalla superficie scrostata. Il più giovane, un gigante in divisa, era in piedi accanto alla porta.

Ricordava vagamente di essere riemerso da un campo di stasi. Evidentemente i suoi inseguitori lo avevano immobilizzato con uno statizer portatile, il cui campo altamente instabile non poteva mantenersi per più di tre minuti. Avrebbero voluto trasportarlo avanti nel tempo per consegnarlo alla giustizia del XXXIII° secolo.

Qualcosa però era andato storto nella realizzazione del piano dei suoi persecutori e Grant, invece di ritrovarsi nelle mani degli uomini del SIST, si era ritrovato in quelle altrettanto efficienti e sbrigative dei poliziotti di Scotland Yard.

-Mi racconti tutto e cerchi di non omettere nessun particolare.- intimò l'ispettore al giovane scienziato.

-Non mi crederete mai.- disse pacatamente Grant.

-Dopo quello a cui abbiamo assistito un'ora fa a Primrose Hill, saremmo pronti a credere anche alle fate.- rispose Cooper con un inquietante sorrisetto.

Lo scienziato si rese conto che mentire non sarebbe servito a nulla. Impiegò circa un'ora a raccontare la sua storia all'ispettore, il quale lo interruppe solo un paio di volte per porre delle domande.

-Quindi lei sarebbe una specie di fuoriuscito che si oppone all'uso di particolari strumenti per controllare la gente...- disse pensieroso l'ispettore anziano.

-Non c'è più una vera democrazia nel mio tempo, tutti sono controllati dal governo dell'Unione Mondiale.- affermò vigorosamente Grant.

-Un governo comunque dominato dall'Unione Europea, a quanto ho capito- aggiunse Cooper.

-L'Unione è divenuta la nazione più potente nella seconda metà del XXI° secolo, prendendo il posto degli Stati Uniti.- confermò lo scienziato.

-Bene, bene- disse l'ispettore anziano alzandosi -è tutto molto interessante, caro amico, ma adesso sarà opportuno andare a vedere l'appartamento nel quale lei risiede. Sono proprio curioso di vedere le apparecchiature di cui mi ha parlato.-

Cooper fece cenno a Robson di accompagnare Grant all'ingresso. Stava per seguire i due, ma una improvvisa ispirazione lo spinse a recarsi prima all'armeria per prelevare il revolver che ,in caso di necessità, aveva facoltà di usare.

 

Londra, 29 Giugno 1922 ore 21.00

-E' sbagliato- sibilò Laval -avremmo dovuto tornare al momento in cui il poliziotto si è scagliato contro di noi. Sarebbe stato facile neutralizzarlo e a quel punto chi ci avrebbe impedito di riportare indietro il nostro uomo?-

-Forse l'agente non era solo- rispose Anderson senza distogliere lo sguardo dall'intricato ammasso di cavi, valvole e condensatori che intasavano una delle stanze della casa londinese di Robert Grant -ed il direttore ha insistito per la distruzione di questo ammasso di anticaglie elettroniche. Stai tranquillo, il piccione tornerà al nido quanto prima.-

L'appartamento si trovava al terzo piano di un elegante edificio di Great Russel Street. Dalle finestre che si affacciavano sulla strada si poteva ammirare l'imponente facciata del British Museum. L'affitto doveva essere molto alto, ma evidentemente Grant non era privo di una cospicua disponibilità economica.

Anderson e Laval attesero al buio per un'altra mezz'ora finché sentirono scattare la serratura della porta d'ingresso.

 

L'agente entrò per primo, seguito da Grant. L'ispettore anziano, ultimo della fila, chiuse la porta. Robson allungò una mano verso l'interruttore della luce, ma venne congelato da un raggio azzurro scaturito dal buio.

Cooper reagì istintivamente. Con una manata spinse di lato Grant e si lasciò cadere a terra estraendo il pesante revolver Webley. Il raggio azzurro saettò nuovamente nell'oscurità, ma mancò l'ispettore di trenta centimetri buoni. Adesso il poliziotto sapeva dove mirare. Esplose due colpi. I pesanti proiettili calibro 45 attraversarono la spalliera di un divano e penetrarono nel torace di Didier Laval, uccidendolo istantaneamente. La figura di Anderson si stagliò per un'istante contro il rettangolo, debolmente illuminato dalle luci esterne, di una finestra. A lui toccò un solo proiettile che gli trapassò il cranio e ruppe un vetro.

L'ispettore Cooper, che aveva ucciso una decina di nemici durante la Guerra Boera, resosi conto di avere eliminato i suoi avversari, accese la luce.

Rimase a guardare i due corpi riversi sul pavimento del salottino, per un istante immemore di tutto. Venne scosso da un ronzio. Si precipitò nella stanza dalla quale proveniva il suono. Vide Grant in piedi su una piccola pedana di rame circondata da un'inestricabile groviglio di apparecchiature. La mano destra del giovane si protendeva su una leva sporgente da un pannello di controllo.

-Grazie di tutto, ispettore- disse Il giovane sorridendo a fatica -le devo la libertà.- E spinse la leva verso il basso.

Grant sparì con un lampo accecante. L'ispettore tornò nella stanza nella quale si era svolta la sparatoria, ma non trovò alcuna traccia dei cadaveri. Uniche testimonianze di quanto era accaduto, due grossi fori nella spalliera imbottita di un costoso divano ed una finestra con un vetro rotto. Nessuna traccia di sangue.

Cooper andò verso l'ingresso dove rimase ad attendere la fine della stasi nella quale era momentaneamente intrappolato l'agente Robson.

 

Vienna, 11 settembre 2288 ore 23.00

-Morti- mormorò Nelson Costa -Anderson e Laval sono stati uccisi con un'arma da fuoco. E quel bastardo è riuscito a fuggire. -

-Abbiamo avuto sfortuna- sentenziò il professor Leroux -ma temo che questa giustificazione non soddisferà il Cancelliere!-

Il direttore ordinò al computer di chiudere tutti i canali di comunicazione. Poi si appoggiò allo schienale della poltrona, reclinò il capo all'indietro e rimase a guardare il soffitto.

 

 

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