NONNA, di Fabrizio Gatti

 

 

Nonna è proprio una persona strana. Prima di tutto, è vecchia: ma è proprio molto vecchia, molto più di Mamma e Papà, molto più di qualsiasi altra persona che io conosca: Papà dice che è l'ultima della sua razza, ma io non capisco che cosa voglia dire.

Poi, ha il Dente: cioè, lei ha perso quasi tutti i suoi denti, ma ne ha uno, in fondo alla bocca, giallo e lucente, diverso da qualsiasi altro dente, un dente bellissimo, il Dente, appunto. E dice che, molti anni fa, quando era giovane (ma io non ci credo, che Nonna è stata giovane come Mamma e anche di più: Nonna è Nonna, dopo tutto), qualcuno, di cui non ricorda più il nome, le sostituì un dente marcio con quella cosa bellissima. Dice che ormai queste cose non si fanno più, perché non c'è più nessuno che sappia farle.

La cosa più strana di Nonna, però, sono le passeggiate: no, non proprio le passeggiate, solo quando lei è stanca di camminare e si siede su una roccia, che sembra proprio un sedile (e io, infatti, la chiamo il Trono di Nonna). La cosa strana è che il Trono di Nonna sta proprio sull'orlo dello Strapiombo e da lì si vede solo il mare. Tutto intorno, si vedono le onde altissime, la spuma, gli scogli sotto lo Strapiombo e il cielo che lontano, lontano, ha lo stesso colore del mare.

Non capisco proprio perché Nonna ci passi tanto tempo, ma a me piace starle accanto, anche se la cosa mi annoia un po'. Mamma non vuole che io vada allo strapiombo: dice che è pericoloso e che Nonna vuol restare sola con i suoi pensieri. Però a Nonna non dispiace che io stia lì con lei: a volte, mi prende la mano e stiamo lì insieme fino a che, a furia di guardarlo, penso che anche a me il mare, in fondo, piace.

Una volta, però, le ho visto fare una cosa davvero strana: le avevo chiesto cosa c'è laggiù in fondo, lontano, lontano, dove il cielo e il mare hanno lo stesso colore: lei ha sorriso (ma non mi è sembrato che fosse divertita) e poi ha detto:

- Niente, non c'è proprio niente là, mia piccola Yeleni: è tutto finito, da tanto di quel tempo che tu non puoi neppure immaginarlo. Eppure, tanti anni fa, là in fondo, dove il cielo e il mare hanno lo stesso colore, c'erano città, persone, bellissimi cavalli, grandi navi che solcavano il mare, portando da un luogo all'altro del mondo la gente e le cose.-

Io rimasi sorpresa, perché nessuno, né Papà né Mamma, mi aveva mai detto nulla del genere: poi ho pensato che era una favola, una storia come quelle che Papà mi racconta la sera. Però questa, e me ne accorgevo man mano che Nonna parlava, non era una delle solite storie: non raccontava delle avventure di caccia e di pesca di Papà e degli altri Papà, né delle abitudini degli animali delle foreste, né della cattiveria degli Uomini-Bestia, che cercano di ucciderci e di mangiarci ogni volta che ci allontaniamo dalla Costa, per vendicarsi di qualcosa che non riesco proprio a capire.

No, questa storia era proprio diversa: Nonna mi spiegava com'era una città, perché alcune persone erano vestite in un modo e altre in un altro, quale era il significato degli stemmi sulle fiancate di certe carrozze e perché solo poche li avevano... io non sono riuscita a capire tutto quello che Nonna diceva, ma mi sembrava egualmente meraviglioso. Così ad un certo punto (il sole era già quasi calato e l'orizzonte occidentale era rosso) ho chiesto a Nonna come faceva a sapere tutte quelle cose e dove fosse finito quel posto tanto bello.

Lei mi guardò con uno sguardo un po' triste:

- Io ero là, piccola Yeleni: tutto quanto ti ho raccontato, io l'ho visto. -

Nonna guardò il sole rosso, ormai quasi del tutto inghiottito dall'orizzonte, su quella linea che solo al tramonto fa distinguere il cielo dal mare:

- Ero così giovane, così giovane, piccola Yeleni, tanto giovane che mai avrei immaginato di essere qui, un giorno, con te.-

- Era bello, vero, Nonna?-

- Sì ... era bellissimo.-

Siamo rimaste per un Po in silenzio, a guardare il sole che diventava sempre più piccolo e la notte sempre più grande: poi mi è venuta in mente una cosa che a Nonna non avevo mai chiesto:

Avevi anche tu un Papà e una Mamma, in quel posto di tanti anni fa?-

Lei mi accarezzò la testa, senza sorridere, annuendo:

- Sì piccola Yeleni...là ho conosciuto tuo Nonno.-

- Ma nessuno, qui, ha un Nonno!-

- Tutti hanno avuto un Nonno e una Nonna, bimba, ma se lo sono dimenticati.-

Nonna stava diventando misteriosa e io non riuscivo più a capire quello che diceva. Mi ero decisa, a malincuore, a non chiederle più nulla (anche se la storia del Nonno mi incuriosiva enormemente), quando lei mi guardò e i suoi occhi, nell'ultima luce del tramonto, erano più vivi e brillanti di quanto li avessi mai visti: non sembravano gli occhi di Nonna e mi spaventavano un poco.

- Cercherò di fare una cosa per te, piccola Yeleni, una cosa che nessuno fa più da tanto tempo: e non so neppure se riuscirà.-

Chiuse gli occhi e sembrava quasi una statua, nell'ombra sempre più scura che saliva dal mare, una cosa sola con il Trono di Nonna, freddo e umido.

Respirò profondamente un paio di volte, poi aprì gli occhi, quegli occhi che non erano i suoi, e fece un Gesto con le mani che non le avevo mai visto fare.

La chiamai, ma non stava guardando me: guardava qualcosa alle mie spalle e sorrideva e, d'un tratto, non c'era più Nonna con me, ma una donna giovane, più giovane di Mamma, con corti capelli nerissimi e occhi verdi, e tutte le rughe erano scomparse e si vedevano denti bianchi tra le labbra socchiuse. C'era qualcosa di familiare, in quegli occhi e in quel viso, ma non riuscii a guardarlo che per un brevissimo istante, perché mi voltai, seguendo lo sguardo della giovane donna e c'era un uomo sorridente, un poco più vecchio di Papà, anche se sembrava proprio Papà, gli stessi occhi, lo stesso viso, chiuso in uno strano vestito nero con dei piccoli pezzi di metallo sulle maniche, sul petto e sulle spalle e dietro di lui una città, piena di luci, di gente vestita in modo curioso, di carrozze bellissime e di cavalli con una stella bianca sulla fronte, di suoni e di rumori. Ho guardato Nonna allora, ma Nonna era ritornata Nonna, la ragazza non c'era più, mi voltai e vidi solo l'ultimo spicchio di sole scomparire nel mare. Nonna si alzò dal trono, mi prese per mano e, insieme, scendemmo dallo strapiombo verso le Grotte.

Stava diventando molto buio, ma i fuochi ci guidavano sulla strada di casa.

- Era Nonno, vero?- chiesi ad un certo punto.

- Sì Yeleni, era Nonno: e la città era proprio quella di cui ti ho parlato.-

Si fermò, si chinò su di me e mi prese la testa fra le mani:

- Ho fatto una cosa strana, Yeleni, questa sera, e anche questa è una cosa che nessuno fa più.-

- Come il Dente?-

-Sì, come il Dente. Nessuno riesce più a farlo, perché il mondo è cambiato... forse non è più nemmeno bene tentarle, certe cose. Questo rimarrà un segreto fra me e te, d'accordo? Non dire nulla a Papà, lui si arrabbierebbe moltissimo, mi sgriderebbe e io ci rimarrei male. Prometti che non dirai nulla a Papà, a Mamma o a chiunque altro.-

- Prometto, Nonna. -

Lei sembrò sollevata:

- Ricorda solo la città che ti ho mostrata, piccola Yeleni e quell'uomo che sorrideva e tutte le persone ignare che hai visto per un attimo: loro non ci sono più, adesso, sono tutte in fondo all'Oceano, oltre quella linea dove mare e cielo si toccano, tutti morti e dimenticati. Almeno tu, Yeleni, non dimenticarli: e quando sarai grande come Mamma e avrai una bimba bella come te, raccontale quello che hai visto stasera. -

- A cosa servirà, Nonna, ricordare quelle persone, se tutti le hanno dimenticate?-

- Servirà a sognare, e forse a dare loro ancora un poco di vita.-

Sono andata altre volte con Nonna allo Strapiombo, ma non abbiamo più parlato di quella sera, della città e di Nonno.

Io però mi accorgo di sapere sempre di più su quel mondo strano, cose che Nonna, sono sicura, non mi ha mai detto: o, forse, le immagino solamente, fantasticando su quelle poche cose che Nonna mi disse: eppure, qualche volta, mi sembra di sentire le voci e i rumori di quel mondo; è come se da laggiù qualcuno gridasse e l'eco fosse portata dal vento (ma è certamente un vento strano, che non agita i capelli e non fa rabbrividire), un vento che mi sembra di sentire solo nella mia testa.

Qualche volta cerco anche di ripetere quello che fece Nonna, mi siedo sul Trono, chiudo gli occhi, respiro profondamente e penso alle cose che vidi quella sera Apro gli occhi e faccio il Gesto: all'inizio avevo solo la sensazione di avere catturato un'immagine, ogni volta diversa e meravigliosa, che però subito svaniva. Adesso sono diventata più brava: le persone e le cose ri.mangono più a lungo e io posso guardarle bene. Non ho detto nulla di questo a Nonna anche se, a volte, ho l'impressione che lei sappia tutto e, in fondo, ne sia contenta.

Quando sarò grande come Mamma e avrò anch'io una bimba, le insegnerò a guardare indietro, nella città di Nonna e a ricordare le persone dimenticate e le loro vite perse in fondo all'Oceano. C'era sole e caldo e gli alberi verdi dei grandi viali creavano volte luminose sulla gente vestita in mille fogge diverse e meravigliose stagioni si riflettevano nel mare calmo della baia...

 

 

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