Ghost in the machine

I computer nella fantascienza

di Carlo Randone

 

La fantascienza (sf) sovente prende spunto e stimolo dalla realtà e dalla storia, sia passata che presente. E, spesso, in un potente meccanismo di ribaltamento e di retroazione la stessa realtà si trova ad essere in qualche modo guidata dalle visioni e dalle speranze (o dai timori) suscitati dagli autori di sf. Affermazioni come questa possono essere più o meno vere, soprattutto se non limitate a certi contesti relativamente ristretti. Ed uno di questi contesti può essere quell'affascianante settore tecnologico che oggi chiamiamo "computer technology".

Raramente nella storia fantasia e realtà si sono rincorse, con tangibili prove osservabili da chiunque, come nel caso degli elaboratori elettronici; da un lato, per molti versi, si sono superate le più ardite fantasie degli autori di sf, dall'altro, in un numero di casi forse altrettanto significativo, le stesse visioni e gli stessi scenari futuri prospettati da alcuni narratori sono stati di stimolo per lo sviluppo delle macchine reali che oggi ci circondano, e che diamo troppo spesso per scontate.

In questo articolo ho cercato di analizzare ed illustrare brevemente alcuni tra i più significativi testi ed opere cinematografiche in cui con maggiore evidenza è sottolineato il tema dei calcolatori elettronici, partendo dai primi racconti sui "cevelli elettronici" per arrivare fino ai più recenti film in cui i protagonisti tecnologici sono Internet e la "Realtà Virtuale."

 

I computer nella letteratura di fantascienza

 

La "rivoluzione del computer" nel mondo reale è così recente ed è stata così rapida che la sf ha dovuto lottare duramente per stare al passo con i continui sviluppi tecnologici. Sebbene i tentativi di Charles Babbage (1792-1871) per la realizzazione di un "computer" meccanico (la Macchina Analitica e la Macchina alle Differenze, tra l'altro recentemente ricostruita al Museo della Scienza di Londra) abbiano in tempi recenti attratto l’attenzione in racconti e romanzi "steampunk" quali ad esempio "The Difference Engine" (1990, in italiano "La macchina della realtà") di William Gibson, essi non hanno per nulla ispirato la letteratura fantastica e l’immaginario del 19° secolo. Nella fiction l’idea del "cervello meccanico" si è innanzitutto evoluta come un corollario del concetto di "uomo meccanico" (o Robot), come avviene ad esempio nel racconto "The Ablest man in the World" di Edward Page Mitchell del 1879. Ma la tacita accettazione della nozione di un potente computer avente le dimensioni di un cranio umano contrasta violentemente con la tendenza ad immaginare i computer più avanzati come macchine enormi, grandi come palazzi, città o addirittura pianeti. Gli scrittori di sf che sono stati "informati" dell’avvento dei computer grazie alla fama di macchine quali l’ENIAC, negli anni ’40, hanno completamente fallito nel non aver previsto l’eventuale realizzazione dei microprocessori. Una parziale eccezione è il racconto di Howard Fast "The Martian Shop" (1959), in cui viene tra l'altro descritto un computer grande solamente 6 pollici; comunque si intuisce che quella macchina non è il frutto di una tecnologia umana in qualche modo "prevedibile".

Nelle prime "Pulp Magazine" cervelli artificiali e robot mostrano una distinta tendenza ad impazzire ed a ribellarsi ai loro creatori (la nostra solita paura della diversità...); alcuni esempi sono "The Metal Giants" (1926) di Edmond Hamilton e "Paradise and Iron" (1930) di Miles J. Breuer. Macchine intelligenti sono coinvolte in ruoli decisamente più simpatici in alcuni racconti di John W. Campbell Jr, che scrisse "The Metal Horde" (1930) e "The Machine" (1935, come Don A. Stuart). Le rivoluzioni contro menti meccaniche che governano (più o meno rigidamente) la società hanno una lunga tradizione nella sf; ad esempio "Tomorrow Sometimes Comes" (1951) di Francis G. Rayer, "Vulcan’s Hammer" (1960) di Philip K. Dick e "This Perfect Day" (1970) di Ira Levin. Il New York Times commissionò ad Isaac Asimov una spiegazione satirica del tema, "The Life and Times of MULTIVAC" (1975), circa il fatto che una tale ribellione fosse desiderabile o necessaria; Asimov è stato sempre sostanzialmente favorevole nei confronti dell’idea di una società guidata dalle macchine, come ad esempio in "The Evitable Conflict" del 1950. Un’altra storia fortemente pro-computer è "They'd Rather Be Right" del 1957, scritto anche noto come "The Forever Machine", di Mark Clifton e Frank Riley. La paura isterica nei confronti dei computer è trasformata in satira in "The Man who Hated Machines" (1957) di Pierre Boulle.

L’idea che l’intelligenza delle macchine possa essere la logica conseguenza dell’evoluzione sulla Terra ha una lunga tradizione nella sf, partendo da "The Last Evolution" (1930) di Campbell fino a "om den stora datamaskinin" (1966) di Sagan, tradotto come "The Tale of the Big Computer" (1968), ed in "The Great Computer" e "The End of Man?" di Olof Johannesson. Il concetto di computer che si evolvono fino al ruolo di dei è presente nei famosissimi e densissimi "Answer" (1954) di Fredric Brown, "The Last Question" (1956) di Isaac Asimov, "Il Grande Ritratto" (1960) di Dino Buzzati (tradotto in inglese come "Larger than Life" nel 1962) e "Destination: Void" (1966) di Frank Herbert. Altri casi di enormi computer con illusioni di grandezza e di potenza includono "The God Machine" (1968) di Martin Caidin, "Colossus" (1966) di D.F. Jones, "Mayflies" (1979) di Kevin O'Donnell Jr, "The Judas Mandala" (1982) di Damien Broderick e "The Venetian Court" (1984) di Charles L. Harness. Il concetto di un computer che possa essere la risposta a tutti i nostri problemi è ironicamente incapsulata in "The Nine Billion Names of God" (1953) di Arthur C. Clarkes, in cui un computer velocemente e con facilità completa il compito per cui Dio creò il genere umano (suscitando perciò la naturale osservazione del malcapitato lettore: "E allora io che ci sto a fare qui ?").

L’idea che un giorno i computer possano diventare (spontaneamente o per umana "programmazione") autocoscienti e consapevoli ha generato un’intera serie di esercizi speculativi circa quello che potrebbe essere definito "esistenzialismo delle macchine", che tende - inevitabilmente - a diventare antropocentrico. Alcuni considerevoli esempi sono "Mike" in "The Moon is a harsh mistress" (1966) di Robert A. Heinlein ed il protagonista di "When Harlie was One" (1972) di David Gerrold, "The Adolescence of P-1" (1977) di Thomas J. Ryan , e "Valentina: Soul in Sapphire" (1984) di Joseph H. Delaney e Marc Stiegler. Più recentemente il concetto è divenuto così comune da essere ricomplicato in racconti come "Software" (1982) e "Wetware" (1988) di Rudy Rucker. "Neuromancer" (1984) del famosissimo e citatissimo William Gibson scaglia un sasso: un nuovo trend nel software senziente, portato avanti da altri scrittori cyberpunk, come avviene ad esempio in "The Night Mayor" (1989) di Kim Newman.

La paura di computer che prendono il sopravvento delle nostre vite ha avuto una potente influenza su disparate tipologie di racconti e romanzi di sf. Da "Computers Don't Argue" (1965) di Gordon R. Dickson alla surreale stravaganza di "I Have No Mouth, and I Must Scream" (1967) di Harlan Ellison. "The Steel Crocodile" (o "The Electric Crocodile") (1970) di D.G. Compton e "The Shockwave Rider" (1975) di John Brunner offrono esempi di computer utilizzati, con buone intenzioni ma in modo repressivo, da tecnocrazie elitarie. D’altra parte, "Man Plus" (1976) di Frederik Pohl e "Michaelmas" (1977) di Algis Budrys sembrano sostenere che una "quasi-dittatura" da parte dei computer non è poi così male e che, anzi, può essere quasi benevola. Una visione metafisica si ha in quelle storie in cui un computer letteralmente assorbe una personalità umana; interessanti esempi sono "The Ring of Ritornel" (1968) di Charles L. Harness, "Midsummer Century" (1972) di James Blish e "Catchworld" (1975) di Chris Boyce. Negli ultimi anni l’idea di effettuare l' "up-load" di personalità umane nelle macchine è stata utilizzata nelle più svariate circostanze, diventando uno dei corollari chiave della nozionone di "cyberspace", come avviene ad esempio in storie proto-cyberpunk quali "True Names" (1981) di Vernor Vinge, e diventa una sorta di cliche virtuale in "Heechee Rendezvous" (1984) di Frederick Pohl ed "Eon" (1985) di Greg Bear.

 

I computer nel cinema di fantascienza

 

Gli albori

I precursori dei noti HAL-9000, Robby, Proteus IV, C3PO e R2D2 possono essere trovati negli "automi" popolari in film della prima decade del ventesimo secolo quali "The Mechanical Statue" e "Ingenious Servant" (1907, diretto da Stuart J. Blackman), "The Rubber Man" (1909, regia di Sigmund Lubin), "Dr. Smith's Automaton" (1910).

Gli automi erano un soggetto decisamente popolare per questi film-commedia, in cui l'uomo meccanico progettato per servire il suo creatore umano diventa crudele e malefico, distruttore più o meno conscio delle opere dell'uomo, fino a scatenare una frequente reazione distruttiva da parte dello stesso creatore / padre.

E' abbastanza logico avvicinare questi automi "fuori controllo" più a computer e robot quali HAL-9000, Proteus IV, Terminator, e tutti gli altri innumerevoli ed inarrestabili androidi e cyborg dei film degli anni '80 e '90, piuttosto che non a robot quali C3PO, R2D2, e Robby the Robot. Questi ultimi, infatti, sono sempre utili, servizievoli, mantengono una rispettosa e composta ""amicizia" con la controparte umana. E' comunque giusto sottolineare come i misfatti compiuti dagli automi dei primi film di inizio secolo erano pur sempre limitati, al contrario delle distruzioni più o meno apocalittiche provocate dai computer e dai robot della moderna e futura era atomica e post-atomica.

 

Gli anni '50

L'abbondante produzione di film di sf negli anni 50 ha spinto alcuni a definire questa decade "L'Età dell'oro della Fantascienza" e, per la maggior parte, la visione hollywoodiana della tecnologia e del progresso negli anni 50 è stata decisamente positiva ed ottimistica. Se da un lato elementi quali il terrore di una guerra atomica ed il timore circa gli effetti delle radiazioni potevano dare agli americani fondati timori e dubbi sul progresso scientifico e tecnologico, altre realtà concomitanti quali una certa paranoia per una ipotetica invasione comunista, i progressi del dopoguerra nel campo della medicina e dell'industria, e l'avvio della corsa allo spazio davano alcune buone ragioni per abbracciare e sostenere ottimisticamente la crescente sofisticazione tecnologica degli States. Tecnologia avanzata significava aumento del potere globale, salute, ricchezza, possibilità di avere più tempo libero. Ma una sottile minaccia si fa strada, anche se come sottofondo nebuloso e a volte sottinteso, in alcuni film dell'epoca; la minaccia rappresentata dalle prime ricerche nel campo dell'intelligenza artificiale.

Tra i film dell'epoca possono essere ricordati Gog (1954), di Herbert L. Strock (con Richard Egan, Constance Dowling, Herbert Marshall), Tobor the Great (1954), di Lee Sholem (con Charles Drake, Karin Booth, Billy Chapin, Taylor Holmes, Steven Geray), Forbidden Planet (1956), di Fred McLeod Wilcox (con Walter Pidgeon, Anne Francis, Leslie Nielsen, Warren Stevens, basato su di un racconto di Irving Block e Allen Adler), The Invisible Boy (1957), di Herman Hoffman (con Richard Eyer, Philip Abbott, Diane Brewster, Harold J. Stone).

 

Gli anni '60

La visione generalmente ottimistica del progresso tecnologico tipica degli anni 50 lascia il posto, nel decennio che parte dal 1960, a sentimenti e scenari decisamente più pessimistici.

All’escalation della Guerra Fredda appare sempre più evidente la responsabilità della tecnologia in un ipotetico scenario di armageddon nucleare, ed appare altresì evidente come la tecnologia non possa essere la soluzione di sè stessa! Questa idea è al centro del film "Colossus: The Forbin Project" (1969), in cui un supercomputer progettato per controllare l'intero arsenale nucleare degli Stati Uniti decide di poter governare il mondo meglio degli umani; si collega alla sua controparte in Unione Sovietica ed insieme iniziano a prendere il sopravvento sull'intero pianeta, facendo esplodere ordigni nucleari là dove gli esseri umani non si assoggettano al loro volere. I computer sono molto più sottili, come minaccia, rispetto alla guerra atomica: non solo distruggono, ma disumanizzano !

Nel capolavoro "2001: A Space Odyssey" del 1968, HAL-9000, un super-computer apparentemente senziente, sembra inizialmente addirittura più umano che non i freddi e distaccati membri in carne ed ossa dell'equipaggio della Discovery. Ci sono paura e sgomento, emotività, nelle ultime parole che HAL pronuncia mentre viene "ucciso": - I’m afraid. I’m afraid. Stop, Dave. Will you stop? I’m afraid…-

In "Alphaville" (1965), la grigia e futuristica città di Alphaville è controllata da un supercomputer con capacità emozionali e forse anche poetiche...

Questi alcuni significativi titoli del periodo: Alphaville (1965), di Jean-Luc Godard (con Eddie Constantine, Anna Karina, Howard Vernon, Akim Tamiroff), Cyborg 2087 (1966), di Franklin Adreon (con Michael Rennie, Karen Steele, Wendell Corey, Warren Stevens, Eduard Franz), The Billion Dollar Brain (1967), di Leonard Cyril Deighton, 2001: A Space Odyssey (1968), di Stanley Kubrick (con Keir Dullea, Gary Lockwood), Colossus-The Forbin Project (1969), di Joseph Sargent (con Eric Braeden, Susan Clark, Gordon Pinsent, William Schallert).

 

 

Gli anni '70

La crescente tecno-fobia dei film di sf degli anni '60 esplode negli anni '70. In questi film la tecnologia dei computer si sposta dalle installazioni militari segrete della Guerra Fredda e dalle astronavi interstellari del 1950 / 60, per approdare nella vita quotidiana. La paura nei confronti della "computerizzazione" della cultura umana raggiunge livelli isterici in film quali "Westworld", "The Stepford Wives", "Futureworld", "Terminal Man" e "Demon Seed". Nel 1977, comunque, l'uscita di "Star Wars" segna la rinascita della celebrazione della tecnologia già vista negli anni '50: come già accennato, C-3P0 e R2D2 hanno molto più caratteristiche in comune con Robby the Robot (e Stanlio ed Ollio...) piuttosto che non con Alpha60 (Alphaville), HAL-9000 (2001), Colossus (Colossus: The Forbin Project), o Proteus IV (Demon Seed).

Alcuni film particolari del decennio 1970-1979: Silent Running (1971), di Douglas Trumbull (con Bruce Dern, Cliff Potts, Ron Rifkin, Jesse Vint), Solaris (1971), di Andrei Tarkovsky (con Donatas Banionis, Natalia Bondarchuk, Youri Jarvet, Anatoli Solinitsin), Westworld (1973), di Michael Crichton (con Yul Brynner, Richard Benjamin, James Brolin), Dark Star (1974), di John Carpenter (con Brian Narelle, Dan O'Bannon, Joe Saunders, Dre Pahich), The Stepford Wives (1974), di Bryan Forbes (con Katharine Ross, Paula Prentiss, Peter Masterson, Nanette Newman, Patrick O'Neal), Future World (1976), di Richard T. Heffron (con Peter Fonda, Blythe Danner, Arthur Hill), Terminal Man (1974), di Mike Hodges (con George Segal, Joan Hackett), The Last Days of man on Earth (1973), di Robert Fuest (con Jon Finch, Patrick Magee, Sterling Hayden, JennyRunacre, Hugh Griffith), Demon Seed (1977), di Donald Cammell (con Julie Christie, Fritz Weaver, Gerrit Graham, Berry Kroeger),

Star Wars (1977), di George Lucas (con Mark Hamill, Harrison Ford, Carrie Fisher, Alec Guinness, Peter Cushing), Star Trek: The Motion Picture (1979), di Robert Wise (con William Shatner, Leonard Nimoy, DeForest Kelley, James Doohan, Nichelle Nichols, Walter Koenig, George Takei, Majel Barrett, Grace Lee Whitney, Mark Lenard, Persis Khambatta, Stephen Collins).

 

Gli anni '80

La cinematografia di sf degli anni '80 ha certamente delle forti componenti schizofreniche; da un lato la visione del nostro futuro tecnologico non era mai stata così intrisa di spirito distopico e pessimistico come in film quali Bladerunner (1982) e Terminator (1984); d'altra parte gli anni '80 segnano una forte crescita di film in cui i computer ed i robot sono tutto fuorchè spaventevoli o terrorizzanti. Basti pensare a film quali Electric Dreams (1984) e Short Circuit (1986). La crescente pervasività dei computer nel quotidiano rende questo elemento tecnologico familiare; lo rende "noto", e quindi meno spaventoso. I computer non sono più enormi e monolitici; non occupano più installazioni governative sotterranee o giganteschi laboratori, ma diventano compatti ed "user-friendly".

Alcuni film di questo periodo particolarmente "fertile": Saturn 3 (1980), di Stanley Donen (con Farrah Fawcett, Kirk Douglas, Harvey Keitel), Heartbeeps (1981), di Allan Arkush (con Andy Kaufman, Bernadette Peters, Randy Quaid, Kenneth McMillan, Melanie Mayron, Christopher Guest), Android (1982), di Aaron Lipstadt (con Klaus Kinski, Brie Howard, Norbert Weisser, Crofton Hardester, Don Opper), Bladerunner (1982), di Ridley Scott (con Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, Daryl Hannah, William Sanderson), Tron (1982), di Steven Lisberger (con Jeff Bridges, Bruce Boxleitner, David Warner, Cindy Morgan, Barnard Hughes, Dan Shor), WarGames (1983), di John Badham (con Matthew Broderick, Dabney Coleman, John Wood, Ally Sheedy, Barry Corbin), 2010: The Year We Make Contact (1984), di Peter Hyams (con Roy Scheider, John Lithgow, Helen Mirren, Bob Balaban, Keir Dullea), Electric Dreams (1984), di Steve Barron (con Lenny von Dohlen, Virginia Madsen, Maxwell Caulfield), D.A.R.Y.L. (1985), di Simon Wincer (con Mary Beth Hurt, Michael McKean, Kathryn Walker, Josef Sommer, Barret Oliver), Short Circuit (1986), di John Badham (con Ally Sheedy, Steve Guttenberg, Fisher Stevens, Brian McNamara), Making Mr. Right (1987), di Susan Seidelman (con Ann Magnuson, John Malkovich), Robocop (1987), di Paul Verhoeven (con Peter Weller, Nancy Allen, Daniel O'Herlihy, Ronny Cox, Kurtwood Smith), Cherry 2000 (1988), di Steve DeJarnatt (con Melanie Griffith, Ben Johnson, Harry Carey Jr., David Andrews, Tim Thomerson, Pamela Gidley, Jennifer Mayo), Akira (1989), di Katsuhiro Otomo, Cyborg (1989), di Albert Pyun (con Jean-Claude Van Damme, Deborah Richter, Vincent Klyn, Alex Daniels, Dayle Haddon, Blaise Loong, Rolf Muller)

 

Gli anni '90

La crescita esponenziale di Internet e del World Wide Web, unita agli enormi progressi nel settore degli "home computer" e delle tecnologie di telecomunicazione nei primi anni '90 hanno avuto un visibile impatto nella rappresentazione cinematografica dei computer e dell'intelligenza artificiale. Molti film di sf iniziano a spostare l'attenzione su di una società sempre più legata alle tecnologie dell'informazione. I soggetti si incentrano sull'esplorazione, l'analisi e le implicazioni create da macchine sempre più flessibili e sempre più "interfacciabili" con la mente umana. Mente che spesso viene estesa ed arricchita sensorialmente grazie all'interconnessione con una macchina. Il tema della "realtà virtuale" inizia a prendere piede. In film quali Lawnmower Man, The Net, Ghost in the Machine, e Virtuosity, le reti informatiche e gli universi creati al computer sono pericolosi, sono territori anarchici popolati dalle multinazionali, da spie e da serial killer; luoghi dove l'identità di una persona può essere alterata, o addirittura annientata.

Alcuni titoli caratteristici: Tetsuo [Tin Man] (1990), di Shinya Tsukamoto (con Shinya Tsukamoto, Tomorah Taguchi e Kei Fujiwara), The Lawnmower Man (1992), di Brett Leonard (con Jeff Fahey, Pierce Brosnan, Jenny Wright, Mark Bringleson, Geoffrey Lewis, Jeremy Slate, Dean Norris), Ghost in the machine (1993), di Rachel Talalay (con Karen Allen, Chris Mulkey, Ted Marcoux, Wil Horneff, Jessica Walter, Brandon Quintin Adams, Phil Ducommun, Nancy Fish, Jack Lafer, Shevonne Durkin), Johnny Mnemonic (1995), di Robert Longo (con Keanu Reeves, Dina Meyer, Ice-T, Dolph Lundgren), Virtuosity (1995) di Brett Leonard (con Denzel Washington, kelly Lynch, Russell Crowe), The Net (1995) di Irwin Winkler (con Sandra Bullock, Jeremy Northam, Dennis Miller).

 

Fantascienza e VideoGames

Gli sviluppi e le realizzazioni nel settore dei "computer game" hanno avuto una considerevole influenza sulla sf e, al solito, è spesso vero anche il contrario! Il racconto "Portal: A Dataspace Retrieval" (1988) di Rob Swigart è eccentricamente modellato su di un gioco. Gli scienziati addetti all’uso ed allo sviluppo dei computer (e del relativo software) sono oggi personaggi comuni nelle storie di sf e, a dispetto della lenta acquisizione da parte degli scrittori di sf del "boom" dei computer, sembra oggi che le idee sviluppate da autori quali William Gibson possano addirittura fornire delle utili ispirazioni ai "veri" scienziati del computer.

I VideoGames fanno "uso" della fantascienza in diversi modi. Spesso invitano ad esplorare mondi modellati sulla base di stereotipi tipici della sf; in altri casi l'utente puo' interagire profondamnte con la vicenda, impersonando l'eroe-protagonista.

Non è difficile, per molti aspetti, considerare alcuni videogame semplicemente una moderna forma di sf, al pari della narrativa e del cinema; anzi, il forte elemento di interazione apre interessanti scenari finora quasi del tutto inesplorati.

 

Riferimenti

Alcune interessenti e specifiche antologie sul tema "computer e sf" sono "Science Fiction Thinking Machines" (1954) curata da Groff Conklin; "Computers, Computers, Computers: In Fiction and in Verse" (1977) curata da D. Van Tassel; "Machines that Think" (1984) curata da Isaac Asimov, Patricia S. Warrick e Martin H. Greenberg; "Computer Crimes and Capers" (1985) curata da Asimov, Greenberg e Charles G. Waugh; "Microworlds: SF Stories of the Computer Age" (1984) curata da Thomas F. Monteleone; "Digital Dreams" (1990) curata da David V. Barrett.

Su Internet, un buon sito dedicato ai computer nell'ambito della cinematografia è http://www.cbi.umn.edu/movies.htm, curato dal Charles Babbage Institute.

Un altro sito molto curato e ricchissimo di informazioni su questo tema è "CYBERCINEMA: An Interactive Site Devoted to the History of Computers and Artificial Intelligence in Film", all'indirizzo Internet http://www.english.uiuc.edu/cybercinema/. Cybercinema è sponsorizzato dal Dipartimento di Inglese presso l'Università dell'Illinois a Urbana-Champaign.

Per le ricerche sono stati inoltre utilizzati i siti relativi all'Internet Movie Database (http://www.imdb.com) e Microsoft CineMania (http://cinemania.msn.com), nonchè i CdRom "CineMania" di Microsoft e "Science Fiction Encyclopedia" di Grolier.

C.R.