Nanoinvasione

Racconto di Giorgio e Franco forte

 


"...Il racconto Nanoinvasione non l'ho scritto io. O almeno, l'ho fatto solo in parte. Si tratta in realta' di un racconto scritto 15 anni fa da mio fratello Giorgio, che e' scomparso all'eta' di 23 anni. Appassionato di fantascienza anche lui, non aveva mai scritto niente, poi un giorno parlammo di un'idea che gli era venuta, e lui scrisse Nanoinvasione (all'epoca intitolato Microinvasione), che secondo me era un po' rozzo come scrittura pero' si basa su un'idea, per l'epoca, assolutamente nuova. Il racconto, incompleto (mancava il finale) e battuto a macchina con una Olivetti Lettera 22, restò in un cassetto per una dozzina d'anni. Quando l'ho riscoperto, l'ho completato, sistemato qua e la' e inserito nel computer...a quanto pare l'idea su cui si basava si e' nel frattempo inflazionata, con l'avvento del cyberpunk."

Così scrive Franco Forte, per introdurci questo racconto, e così pubblichiamo, a firma di Giorgio e Franco Forte, questo racconto che inaugura la narrativa di "INK!" Che altro dire di Franco che già non sia stato detto? Narratore, giornalista, curatore di collane librarie: è uno dei pochissimi a cui la SF italiana deve praticamente tutto, in termini di espansione negli ultimi anni in settori e in luoghi prima proibitivi. Ha fatto conoscere e apprezzare gli autori italiani, e continua tuttora...gli auguriamo di giungere a mete ancora più ambiziose.


Nanoinvasione

Il pianeta Stimula, quarto del sistema di Ourobos nella costellazione di Proxima Centauri, aveva un’inclinazione di 42 gradi con semiasse maggiore di 1,12 unità astronomiche ed eccentricità alquanto modesta.

Fondamentalmente si trattava di una sfera di granito e minerali pesanti a densità 14 e nucleo freddo, un pianeta più vecchio di almeno un milione di anni rispetto alla Terra.

Come una pallida sfera grigio-verde, Stimula ruotava attorno a una nana gialla F17 comunemente designata sulle carte nautiche come Alfa Ourobos, e la sua superficie arida, praticamente priva di atmosfera e butterata da escrescenze meteoritiche, non conosceva altri cicli vitali oltre alla sterile ripetizione dell'alternanza tra giorno e notte.

A causa dell’assenza di gas, il cielo non schermato lasciava filtrare ogni sorta di radiazioni provenienti dalla F17, e nella ricostruzione olografica impostata dal computer della nave aveva gli stessi colori e la stessa consistenza di un tessuto sdrucito fatto a pezzi dalla lama di una gigantesca taglierina.

Questa almeno era l'impressione che ne ricavava Mirna Macor scrutando con aria accigliata le finestre di rappresentazione tridimensionale dell’elaborazione grafica. Una di queste raffigurava l’intero sistema solare di Alfa Ourobos, mentre la seconda e la terza mettevano in rilievo rispettivamente il lato in ombra e quello alla luce di Stimula. L’impressione era di avere a che fare con il volto scavato dagli anni di una creatura in assorta contemplazione dello spazio, e le vibrazioni di assestamento dell’immagine contribuivano a dare alla ricostruzione olografica il sapore di una cosa viva, un organismo che ruotava pigramente mentre il suo metabolismo millenario gli consentiva di sopravvivere respirando le rade molecole d’idrogeno che galleggiavano nell’etere.

Mirna si soffiò via dagli occhi un ciuffo di capelli rossi e si lasciò andare contro lo schienale della poltroncina. In un angolo del monitor principale c'era il suo riflesso, l'immagine sfuocata di una donna che non si era mai imbellettata la faccia con quella biacca cosmetica che andava tanto di moda sui mondi all'avanguardia, e con il corpo prosciugato dagli anni trascorsi in semigravità nello spazio.

 

Si può sapere chi cazzo ha avuto questa bella idea? chiese la coscienza primaria A-Macor insinuandosi con la consueta volgarità nei livelli superficiali della sua consapevolezza.

 

Cosa vorresti dire? pensò Mirna provando a gonfiare le labbra, per vedere come sarebbe stata con la bocca a cuscinetto espanso rigenerato. Ricordava una manovratrice di rimorchiatori su Sol Draconis, tutta curve rigenerate nei punti strategici, che al momento le aveva dato la nausea, ma quando si era resa conto dell'evidente interesse che suscitava negli uomini (e che al contrario non si erano neppure accorti di lei, incartata com'era nella sua divisa macchiata di caffè e altre schifezze) aveva provato dapprima una rabbia furibonda, e poi la vergogna per quegli schizzi di adrenalina e invidia che le erano circolati nel sangue. Andassero al diavolo gli uomini, aveva pensato tornando a imbarcarsi e addentrandosi nelle profondità dello spazio con un senso di sollievo. Loro volevano carne, rotondità e sostanza da stringere tra le braccia, ma lei non avrebbe mai permesso a un fottuto chirurgo biorigenerante di trasformarla in una parodia di soubrette d'avanspettacolo. Preferiva restarsene sola con se stessa, trasandata e vestita come un maschio, con la sola compagnia delle sue coscienze di supporto. Anche se ogni tanto la nostalgia per il corpo di un uomo contro cui raggomitolarsi la straziava fin nelle parti più nascoste del suo animo.

 

Impiantare una base terraformante su quel grumo di sassi è stata un'idea da imbecilli, la riscosse la coscienza primaria.

 

Tutta fatica sprecata, aggiunse pacatamente E-Macor con una specie di soffio primordiale. La coscienza di quinto grado generalmente riusciva a venire a galla per non più di qualche secondo, poi sembrava affondare in un oceano di melassa grigia, tutta presa da pensieri che voleva tenere solo per sé.

 

Piantatela, grugnì Mirna Macor passandosi una mano sul viso stanco. Si trovava da troppo tempo nello spazio, aveva bisogno di scendere sulla terraferma e di scambiare quattro chiacchiere con qualcuno che non le rintronasse direttamente nel cervello. A questo scopo Stimula sarebbe andato bene come qualsiasi altro posto.

Con un gesto meccanico batté una rapida sequenza di comandi sulla console, e nelle griglie di rappresentazione apparvero alcune stringhe di testo e i frattali geometrici dell'orbita di avvicinamento al pianeta. Mirna studiò con attenzione le onde di probabilità che si intersecavano mentre teneva a bada il rumore di sottofondo che le sue coscienze ausiliarie sollevavano in qualche recesso del suo cervello. Sapeva che ogni frase e ogni gesto della missione sarebbero stati registrati dal giornale di bordo, e non voleva che commenti inopportuni dessero adito a strane interpretazioni da parte dei cervelloni del comando. Lei si guadagnava il pane su quella bagnarola, e fino a prova contraria avrebbe fatto in modo di restarci il più a lungo possibile.

 

Stimula è in posizione strategica rispetto alle nuove rotte commerciali per l’Anello di Phobos, affermò con voce pedante D-Macor, cercando di tenere a freno A-Macor e B-Macor, che come sempre erano intolleranti alle procedure formali che caratterizzavano l’inizio di ogni nuova missione.

Quando C-Macor, la coscienza terziaria specializzata in rilevazioni astronomiche, intervenne con voce professionale, Mirna si lasciò andare nella poltroncina, trasse un respiro di sollievo e lasciò che fosse lei a continuare la spiegazione: Il processo di terraformazione è stato avviato direttamente dall’ufficio tecnico dell’Unione, probabilmente con l’intenzione di creare un terminal d'approdo sulla rotta per i pianeti dell’Anello. Le condizioni di rilancio gravitazionale sembrano eccellenti per una base operativa commerciale, e certamente i rientri economici compenseranno adeguatamente le spese quando il pianeta sarà stato terraformato.

Mirna sbuffò facendo correre le dita sulla piastra digitale della console. Lei stessa non sopportava la fredda razionalità della sua coscienza terziaria per più di qualche secondo, ma sapeva che doveva stare al gioco per non offrire le spalle all’impietoso giornale di bordo. Se fosse accaduto qualche incidente o se avesse dovuto dimostrare la corretta esecuzione delle procedure di avvicinamento al pianeta, C-Macor era la sola tra tutte le sue coscienze di supporto che avrebbe potuto garantirle piena affidabilità e rigorosità oggettiva.

— L’etere non perdona — le avevano ripetuto pomposamente i suoi istruttori prima del grande varo nello spazio, otto anni prima, e lei sapeva di avere una sola possibilità per scalare la vetta nella rigida gerarchia della compagnia aerospaziale.

 

 

Avvicinamento fase di attracco

Rio 42 in traiettoria EL 27

 

Il giornale di bordo aveva aperto una riga di testo olografica, che lei poteva visualizzare contemporaneamente nella sua mente attraverso il collegamento neuronale a onde. Le linee fluorescenti della proiezione di traiettoria derivata dal frattale di maggiore probabilità si allungarono verso Stimula e lo circondarono delicatamente, assecondando le trazioni gravitazionali messe in luce dalle file di calcoli che scorrevano nelle righe di testo.

 

 

Sistemi commutati in automatico

Procedura a priorità 2

 

Santa merda, commentò bruscamente A-Macor. Avrei preferito tenere in mano io quei comandi del cazzo. Non mi fido del nostro amico sputasentenze.

Mirna scacciò la presenza scurrile di A-Macor e si rilassò nella poltroncina ergonomica. Mentre il guscio protettivo la imbozzolava per preservarla dagli effetti della decelerazione, intricate linee di gradiente s’intersecarono con la simulazione olografica dell’inclinazione assiale del pianeta, lasciando che il calcolo probabilistico sfumasse nelle componenti di forza vettoriale da contrapporre al campo gravitazionale e magnetico del pianeta. La manovra di atterraggio fu pulita ed efficiente, e la nave atterrò sulla piattaforma stabilizzante della base di Stimula senza neppure uno scossone.

 

Due a zero per lo sputasentenze, pensò Mirna con un sorrisino di scherno. La prossima volta vedremo come te la cavi tu.

A-Macor reagì con un grugnito indistinto che Mirna ignorò con una risata. Prima di scendere a terra per presentarsi alle autorità della base, Mirna controllò la funzionalità di tutte le sue coscienze di supporto, aprì una linea diretta con il giornale di bordo e predispose i sistemi per una partenza immediata in caso di emergenza. Gli anni di esperienza le avevano fatto venire i calli alla coscienza, e lei avrebbe attuato quella procedura anche se avesse avuto in programma di atterrare nel giardino dorato dell’Eden.

 

Ci sei, bambino? chiese mentre si sistemava la divisa.

 

 

Collegamento operativo

Priorità 5

 

La voce del giornale di bordo era fredda e impersonale. Ovunque Mirna si fosse recata, qualunque cosa avesse fatto e qualsiasi cosa avesse detto o pensato, la sua missione sarebbe stata registrata fino all’ultimo impulso elettrico, come prescriveva il regolamento.

Al diavolo, pensò Mirna specchiandosi in una delle lucide pareti del corridoio di circostanza. I capelli erano una matassa incolore che faceva schifo, aveva la pelle pallida come un pesce morto e la divisa aveva la rara capacità di cancellare qualsiasi forma femminile dal suo corpo. Gli uomini presenti su quella base, ovvero il cento per cento del personale, l'avrebbero scambiata per un maschio, o forse per uno di quegli androgini asessuati che andavano tanto di moda nei pianeti del centro dell'Unione.

— Vaffanculo — sibilò all'immagine di se stessa premendo il pannello di controllo della paratia stagna e uscendo dalla nave. Avrebbe cercato di sbrigarsi il più in fretta possibile. Da un certo punto di vista condivideva le impressioni di A-Macor, ma non avrebbe dato a quella cafona di coscienza primaria la soddisfazione di aggiudicarsi una partita. Il campionato era saldamente in mano sua, e non voleva perderlo per niente al mondo. Anche perché la posta in gioco era prima di tutto la sua sanità mentale, e con quelle coscienze primordiali era sempre meglio andarci cauti, se non si voleva finire in un manicomio con qualche centinaio di complessi di schizofrenia con cui passare le serate giocando a scacchi.

 

La stazione terraformante era poco più di un agglomerato di baracche pressurizzate collegate da stretti tunnel sterilizzanti, il tutto costruito sulla cima di un piatto rilievo posizionato all’incirca sulla linea dell’equatore.

Avvicinandosi dall’alto, nelle proiezioni olografiche Mirna aveva avuto l’impressione di assistere al progressivo impoverimento della carcassa di un grande ragno metallico delle sabbie, ma all’interno della struttura la sensazione di precarietà e abbandono era ancora più forte.

La polvere era dappertutto, per quanto i sistemi di aspirazione e riciclaggio funzionassero a pieno regime, con un sibilo di fondo acuto e fastidioso. Le luci deboli e tremolanti impastavano gli occhi, dando l'impressione di trovarsi nell'acqua sporca di un acquario, ma Mirna cercò di non farci caso e si sottopose con stoica pazienza alle procedure di sterilizzazione. Poi finalmente la luce verde risplendette e le paratie d'ingresso dell'agglomerato principale della base si spalancarono.

— Benvenuta a bordo — la salutò calorosamente il comandante Krasta, responsabile della stazione. Lei aveva studiato attentamente gli indici biografici di tutti i componenti dell’impianto di terraformazione, e si era accorta che la nota di colore più vivace in quel gruppo gettato allo sbaraglio nelle profondità dello spazio era una macchiolina grigia nel curriculum proprio di quell’uomo, che adesso la scrutava con gli occhi color sabbia.

Mirna gli strinse la mano e venne subito al dunque mentre si dirigevano a passo di marcia verso la sala operativa. Naturalmente si era accorta dello sguardo interessato che il comandante Krasta le aveva rivolto e che per un momento si era fermato sul suo seno, o almeno nel punto in cui, sotto la divisa gualcita, avrebbe dovuto esserci qualcosa del genere. Mirna ne era rimasta sorpresa, e senza volerlo era arrossita. Qualcosa di strano cominciò a serpeggiarle nel ventre, ricordandole che erano secoli che non aveva rapporti sessuali con un uomo.

 

Cerchiamo di vedere il lato positivo della faccenda, okay? s’intromise B-Macor con quella che sembrava una sghignazzata mentale. Potrebbe anche scapparci un piacevole diversivo. Questo Krasta non è poi male, e la base sembra pullulare di bei maschioni con la bava alla bocca…

— Ho ricevuto pochi elementi riguardo al vostro problema — disse Mirna rivolgendosi al comandante della base e scacciando irritata la presenza di B-Macor, la più femminile tra le sue coscienze di supporto. — Comunque so che si tratta delle procedure di terraformazione.

— Esatto — annuì Krasta, senza riuscire a evitare di lanciare un’occhiata imbarazzata ai dermo-sensori sparsi sulle spalle di Mirna. Probabilmente non aveva mai visto una donna con tutte quelle coscienze ausiliarie di supporto, e in qualche modo ne era affascinato (Si starà chiedendo come dev’essere portarci a letto, commentò B-Macor ridacchiando) anche se generalmente la reazione più comune dei monocoscienza era il disgusto, ogni volta che avevano a che fare con persone con quel genere d’innesti.

— All’inizio andava tutto a meraviglia — cominciò a raccontare un ragazzotto lentigginoso quando Krasta l’imbeccò con un cenno. Doveva essere uno dei tecnici terraformanti, ma non aveva nessuna targhetta addosso e Mirna non riuscì a identificarlo. — Le procedure sono state seguite scrupolosamente, e il processo di bonifica del pianeta ha segnato progressi rilevanti. — Il ragazzo, basso e tarchiato ma con occhi incredibilmente intensi, si torceva nervosamente le mani. Mirna non riuscì a capire se a causa di quello che le stava raccontando o per l'ondata di feromoni che le sue ghiandole stavano riversando ovunque in quella base. Maledetta biologia, pensò cercando di prestare attenzione alle parole del ragazzo, mentre si rendeva conto che tutti gli uomini presenti nella sala la stavano fissando con interesse esagerato. (Pensa se avessimo avuto il culo e le tette rifatti di quella pilotina, ridacchiò B-Macor. Accidenti, ragazze, in questo posto ci sarà da divertirsi). — …poi a un certo punto è successo qualcosa — stava dicendo il ragazzo, e Mirna si obbligò a concentrarsi sulle sue parole. — Si è fermato tutto. Una strana situazione di stallo che non riusciamo a spiegarci e a sbloccare. Abbiamo provato di tutto ma non c'è niente da fare.

— Che cosa intende per stallo? — chiese Mirna lasciando sfogo alla voce impertinente di D-Macor, che tra tutte le sue coscienze sembrava quella meno interessata ai flussi ormonali che li avvolgevano. — Gli sgranocchiatori hanno smesso di produrre ossigeno?

 

Bimbo, guarda se riesci a trovare qualcosa di utile, invece di startene lì a far niente.

 

Negativo

Documenti di classe 8 in break status

Tutti i supporti sono protetti

Chiave d’accesso governativa numero…

 

Okay, okay. Continua a guardare.

— No, stanno svolgendo il loro lavoro a pieno regime — intervenne il comandante Krasta facendo mezzo passo avanti. Aveva gonfiato il petto il modo melodrammatico, come se volesse rendere evidente la sua autorità sul resto del branco. Merda, pensò Mirna a disagio, e io che credevo di essere un fallimento totale, come donna. — I microorganismi di terraformazione sono perfettamente ambientati, eppure la produzione di ossigeno è bloccata.

— Anzi — aggiunse il tecnico indicando un grappolo di monitor in un angolo schermato della sala squadrata e piena di polvere, — attualmente registriamo un lieve calo. Il che contraddice tutte le nostre nozioni di nanotecnologia.

 

D’accordo, ragazze, pensò Mirna con un sospiro mentale, mettiamoci al lavoro. La faccenda sembra interessante.

Mentre il corollario di coscienze di supporto di Mirna cominciava ad analizzare il problema in tutti i suoi aspetti, il comandante Krasta impartì una selva di ordini ai tecnici della sala di controllo, scrollandoli dalla loro contemplazione ormonale della nuova arrivata, e un ventaglio di schermi lucenti si accese. In breve tempo, la situazione di progresso terraformante sulla superficie del pianeta fu sotto gli occhi di Mirna, che esaminò i dati senza riuscire a trattenere una smorfia di perplessità.

 

Manda tutto all’ausiliario, bambino, ordinò. Qui c’è troppa roba per riuscire ad analizzarla da sola.

 

Procedura avviata

Eseguito

 

— Come può vedere — affermò Krasta con le sopracciglia che gli affondavano negli occhi per la preoccupazione, — la situazione è dannatamente complessa.

Mirna si sedette nella poltroncina che il ragazzo lentigginoso le mise a disposizione e osservò le schermate di gradiente. C'era poco da spiegare. I valori erano tanto chiari quanto incomprensibili.

Gli sgranocchiatori erano una forma di vita nanobiologica ottenuta attraverso complesse procedure di ingegneria genetica, creature grandi come batteri in grado di attecchire in qualunque condizione ambientale grazie al loro metabolismo sincronizzato che traeva dalla disgregazione molecolare di materiale inerte l’energia necessaria al sostentamento e alla riproduzione. Come effetto di questa intensa attività microscopica, gli organismi espellevano materia di scarto composta al novanta per cento da ossigeno. Il che aveva aperto da oltre mezzo secolo prospettive impensabili alla terraformazione di pianeti ostili.

Mirna seguiva con falsa attenzione le pompose spiegazioni del comandante Krasta, più che altro per dare corda al responsabile della base e per consentire alle sue coscienze di supporto di studiare a fondo i dati che le erano stati messi a disposizione. Il giovane tecnico era alla sua destra, così vicino alla sua spalla che poteva avvertire il leggero tremore che lo scuoteva. Facendo finta di allungarsi verso uno schermo periferico per osservare meglio alcune stringhe di testo, Mirna gli si strusciò contro. Il ragazzo lanciò un'esclamazione e saltò all'indietro.

— Che succede? — chiese sorpreso il comandante Krasta.

— Niente — lo tranquillizzò Mirna con un sorriso. Poi si rivolse al ragazzo: — Mi scusi per averla urtata.

— Oh… — fece il tecnico, rosso per l'imbarazzo, — non è niente.

Mirna sostenne per qualche secondo il suo sguardo spaventato. Sì, si era accorta della sua erezione, ma non l'avrebbe fatto capire a nessuno. In fondo, qualcosa dentro di lei era estremamente compiaciuto per tutto quell'ardore mal trattenuto. (Se fossi in te punterei al comandante Krasta, le suggerì B-Macor, distraendosi per un attimo dalle analisi dei dati terraformanti. Mi sembra decisamente meglio). Mirna la ignorò e tornò a osservare gli schermi.

— La velocità di riproduzione di questa forma evoluta di nanobiointegratori — le disse Krasta indicando un ingrandimento sul monitor centrale, — è almeno dieci volte superiore a quella della generazione precedente, la stessa che ha terraformato il sistema di Fournier.

 

Ancora niente?

Cristo, ragazza, ci siamo noi a sguazzare in questo pantano, arrivò la risposta acida di D-Macor. Dacci ancora qualche secondo, okay?

Per passare il tempo perché non chiedi al comandante di farti visitare il suo alloggio? l’incalzò B-Macor. Ti ricordi ancora come si fa?

— È la prima volta che li usate — disse Mirna senza lasciarsi distrarre dalle voci che le navigavano nel cervello. La sua non era stata una domanda, ma fece in modo che suonasse come tale alle orecchie di Krasta e del ventaglio di tecnici che la circondava.

— Esatto — rispose l’ufficiale dopo un attimo di esitazione. — Ma tutte le prove di laboratorio hanno sempre dato risultati positivi.

— Ho capito. — Mirna tacque e si concentrò sulla rappresentazione grafica dei nanoorganismi trasmessa dal computer. Sembrava di vedere plastica fusa che ribolliva.

 

Rapporto?

 

Negativo

Prego attendere

 

I nanobiogeneratori avevano all’incirca la forma e le dimensioni di batteri comuni, a parte le creste cigliate che gli consentivano di raccogliere il materiale inorganico (generalmente roccia e polvere) da convertire in ossigeno ed energia immediatamente usufruibile. Nell’ingrandimento successivo riuscì a scorgerne una manciata che si muovevano a scatti e sussulti, uno sopra l’altro come formiche, ingoiando il materiale detritico e riproducendosi a velocità esponenziale.

— In quanto tempo avrebbero dovuto terraformare il pianeta? — chiese Mirna con la voce pacata e asettica di C-Macor, che cercava di mettere insieme il maggior numero di dati possibile prima di dare una valutazione.

— La fase sperimentale indicava un tempo compreso fra i diciotto e i ventisei mesi standard — rispose Krasta. Si leccò le labbra screpolate e scosse leggermente la testa. — Nella realtà è impossibile quantificare.

— Quanto tempo è passato dall'inizio del processo?

— Tre quarti del periodo utile. — Krasta esitò ancora, stringendo i muscoli delle mascelle. — Abbiamo seguito scrupolosamente le procedure. — Era evidente che parlava a beneficio del sistema di registrazione della base, che prima o poi sarebbe stato esaminato dai suoi superiori e avrebbe potuto dare uno scrollone alla sua carriera. Anche la sua postura si era fatta più formale e meno impacciata, con la schiena dritta e le ampie spalle distese. Osservandolo meglio, Mirna si rese conto che la valutazione di B-Macor non era affatto sbagliata. Quell'uomo esprimeva un certo fascino, un'attrazione primordiale che aveva ripreso a far grondare feromoni dalle sue ghiandole ormonali. C'era troppa tensione in quel posto, sia a causa del suo arrivo (forse non si erano aspettati una donna, non quel gruppetto sparuto di uomini che da oltre sette mesi lavorava in completa solitudine su quel gigantesco sasso impolverato), sia per quello che stava accadendo, un intoppo che avrebbe potuto precludere i sogni di carriera dei militari e dei tecnici terraformanti. Una miscela esplosiva che l'innervosiva e che la distoglieva dalla sua proverbiale concentrazione. Mirna si augurò che almeno le sue coscienze di supporto riuscissero a mantenersi abbastanza distaccate da poter arrivare a una conclusione, o quanto meno a una serie di ipotesi plausibili.

— L'aria del pianeta non è affatto respirabile — disse, rendendosi conto che il suono della sua voce era un ulteriore elemento di tensione. Era troppo femminile, troppo dolciastra. Forse era la prima volta che Mirna se ne rendeva conto. Era la prima volta in vita sua che si rendeva conto di essere così… donna.

— No — confermò Krasta. — Tutt’altro. Di ossigeno nell'atmosfera neppure l'ombra. Eppure quei piccoli bastardi ne producono a quantità industriale.

 

 

Richiesta di collegamento

Priorità 1

 

Finalmente. Conclusioni?

 

I nanoorganismi si riproducono secondo le indicazioni sperimentali in atto negli archivi governativi

Non ci sono devianze significative dai risultati di supporto

 

— D’accordo — annuì irritata Mirna raddrizzando bruscamente la schiena. Doveva uscire da lì, restarsene un po' da sola con se stessa, lontano da tutto quel sangue scrosciante. — Datemi qualche istante per pensarci sopra.

Senza attendere risposta varcò una porta con la scritta Ufficio del comandante, aggirò la scrivania di alluminio ingombra di documenti e si lasciò sprofondare nella poltroncina ergonomica, raggiungendo in breve tempo la condizione meditativa. Le sue coscienze di supporto arrivarono come uno sciame di api febbricitanti, e lei cercò di tenerle a bada mentre con fatica provava a far quadrare le prime curvature del cerchio.

 

 

 

Analisi conclusa

Richiesta digitalizzazione dati?

 

No. A posto così.

Quando si riscosse fu come uscire da un sacchetto di silicone bagnato, che dovette lacerare con i denti per poter aprire la bocca e respirare. Le faceva sempre quell’effetto entrare in comunione con le sue coscienze di supporto e con l’emanazione logistica dell’elaboratore di bordo. Un tuffo nelle acque nere di un oceano di fango che la trascinava verso il fondo.

— Dobbiamo effettuare un’analisi comparata del terreno — disse spalancando la porta dell'ufficio di Krasta e tornando nella sala di monitoraggio, con i polmoni arsi più dalla paura del non-ritorno che da vera mancanza di ossigeno. — Un punto qualunque andrà benissimo.

Il comandante Krasta era sobbalzato quando lei era comparsa all'improvviso, e impiegò qualche istante per comprendere la sua richiesta. Gli altri presenti nella sala, tra tecnici e militari, s'irrigidirono di nuovo, come se bastasse il suono della sua voce a tormentarli con erezioni incontrollabili.

— Abbiamo già effettuato tutte le analisi comparative prescritte — affermò Krasta sorpreso, passandosi la lingua sui denti. Cercava di non sbilanciarsi troppo e nel frattempo di non lasciarsi sfuggire commenti troppo blandi, che le registrazione avrebbero freddamente conservato. Lui era il comandante della base, e doveva dimostrare quanto valeva. — Non credo che…

 

Non hanno trovato niente.

— Non avete trovato niente? — l’interruppe Mirna.

— Assolutamente. Tutti i risultati rientrano nei parametri convenuti.

 

Il film sequenziale.

— Avete provato a costruire un film sequenziale? — Mirna aveva ceduto volentieri l’iniziativa a C-Macor. Si sentiva ancora stravolta, con bollicine di fango che le ruzzolavano davanti agli occhi, e la tensione erotica che la circondava cominciava a darle la nausea.

— Un… cosa? — chiese Krasta in evidente imbarazzo, dando un’occhiata ai tecnici che lo circondavano.

— Un film sequenziale delle analisi comparative. Si tratta di effettuare una serie di prelievi da un campione isolato, con un intervallo diciamo di cinque secondi, e poi metterli a confronto costruendo una specie di pellicola cinematografica. In questo modo è più semplice individuare delle anomalie su scala microscopica.

Krasta scosse la testa confuso. — Non c’è traccia di questa procedura nei manuali — disse.

Mirna trattenne C-Macor quando cercò d’intervenire per contraddire l’ufficiale.

 

Noi due lo sappiamo, gli altri sono persone normali. Cerca di non dimenticarlo.

— Purtroppo quei manuali andrebbero aggiornati — disse ad alta voce, tornando a sedere davanti agli schermi.

— Comunque non dovrebbero esserci problemi — affermò Krasta a beneficio delle registrazioni. — Se ci fornisce le giuste istruzioni, dovremmo essere in grado di realizzare il film sequenziale.

— Le metto tutto in memoria — annuì Mirna dirigendosi alla console e lasciando lavorare C-Macor con la tastiera digitale. — Potrebbe servirvi ancora, in futuro.

 

Le analisi comparative del terreno avrebbero richiesto una trentina di minuti, e altrettanto ci sarebbe voluto per il montaggio del film sequenziale, soprattutto dopo che C-Macor ebbe messo bene in chiaro con i tecnici quanto fosse importante avere una perfetta risoluzione visuale.

Mirna impiegò quel tempo per concedersi una doccia calda nell’alloggio che il comandante Krasta le aveva messo a disposizione. Naturalmente B-Macor non si era lasciata scappare qualche commento salace, ma lei sentiva di essere troppo stanca anche solo per rimettere in funzione il suo impianto ghiandolare, e Krasta aveva lasciato che l'armatura dell'addestramento militare lo avvolgesse per bene, spaventato dalla possibilità di giocarsi la carriera in un momento tanto delicato.

 

Basterà il film? chiese Mirna mentre si sciacquava delicatamente le protuberanze impermeabili dei dermo-sensori che le spuntavano come funghi da sopra le spalle.

 

 

22 minuti

48 secondi

 

 

È un buon inizio, rispose C-Macor. Conoscendo i metodi dei militari possiamo essere sicure che non hanno deviato di una sola virgola dalle procedure standard. Il che ci consentirà di ripercorrere accuratamente i loro passi, uno dopo l’altro.

Il concetto è chiaro. Anche se tutta questa faccenda mi suona storta. Che diavolo di errore possono aver commesso?

Quante storie, intervenne acidamente A-Macor, preceduta da un lieve pizzicore lungo i nervi di Mirna. Non avete ancora capito? Stanno cercando di nascondere goffamente un banale fallimento. Siamo qui per dimostrare che nessuno di loro ha sgarrato da quanto prescritto dal loro fottuto regolamento. Il resto non conta.

 

 

20 minuti

 

 

Non ti capisco.

Questa nuova generazione di sgranocchiatori, si spiegò A-Macor con impazienza. Sono un fallimento.

Credo che A non abbia tutti i torti, intervenne E-Macor con voce pacata. In fondo è un progetto militare.

Già, quelle teste bacate non possono ammettere di avere torto.

Se fosse così non ci avrebbero chiamato, obiettò Mirna uscendo dalla doccia e avvolgendosi i capelli bagnati in un asciugamano. Da quanto tempo non faceva una doccia? Una doccia vera, con acqua e sapone, non i bagni sterilizzanti a cui si sottoponeva ogni mattina sulla sua nave.

 

Ti sbagli, ragazza, la contraddisse A-Macor. Adesso sta a noi scoprire che cosa non funziona in quegli animaletti bastardi. E puoi scommetterci l’osso del collo che se falliamo il prode capitano Krasta troverà il modo di scaricare su di noi la colpa del fallimento di tutto il progetto.

 

 

16 minuti

34 secondi

 

 

Andiamo, sbuffò C-Macor irritata. Mi sembra che stiate prendendo troppo alla larga il problema. Krasta è un militare, d’accordo, ma non sembra un imbecille.

 

Su questo avrei dei dubbi, gracchiò A-Macor.

 

In ogni caso rischia grosso anche lui. Non fai carriera nell’esercito, se hai dei fallimenti sul groppone.

Credo che C abbia ragione, intervenne Mirna rivestendosi in fretta. Analizziamo il film e vediamo. Se non ne ricaviamo niente proviamo a riconsiderare tutta la faccenda da un altro punto di vista.

 

 

15 minuti

 

 

Potrebbe essere troppo tardi.

Mirna sbuffò. Sentiamo, tu cosa proponi?

Filiamocela, suggerì A-Macor. Prima che possano coinvolgerci nelle loro cazzate.

No, ribatté decisa Mirna sistemandosi i capelli con le dita prima di uscire nel freddo corridoio della stazione illuminato dal bagliore delle lampade al sodio. Sento puzza di bruciato. Un odore troppo forte per ignorarlo, e che ormai ci ha impregnato a fondo. Forse quel film potrà dirci qualcosa.

 

12 minuti

8 secondi

 

 

Inizialmente non sembrò affatto che fosse così. Le sequenze di ingrandimenti dell’attività microscopica dei nanobioorganismi terraformanti erano quasi del tutto identiche e mortalmente noiose. Le minuscole creature lavoravano alacremente, si riproducevano, si accatastavano le une sulle altre e liberavano ossigeno. Tutto come previsto, anche secondo il computer di bordo della nave di Mirna Macor, che era collegato con la console centrale.

Eppure gli strumenti di rilevazione non segnalavano alcun aumento della micropopolazione e delle percentuali d’ossigeno nella campana attrezzata per l’esperimento.

 

Mi sembra chiaro che avevo ragione, affermò subito A-Macor. Quella roba non funziona.

— Apparentemente sembrerebbe che non siano in grado di sintetizzare ossigeno — disse Krasta distogliendo Mirna dalla risposta che voleva dare ad A-Macor. — Eppure il ciclo vitale si svolge regolarmente e in modo completo. Guardi lì. — Indicò una griglia di testo che riportava in caratteri frattali i risultati delle reazioni chimiche nel campione.

 

Che cavolo di storia, fece D-Macor inviando a Mirna l’impulso di grattarsi la testa.

Lei la respinse e aggrottò le sopracciglia. — È possibile aumentare l’ingrandimento? — chiese.

 

Bambino, tu ce la fai?

 

 

Negativo

Non ho gestione diretta dell’elaboratore della base

Mi serve un’autorizzazione di classe 9

 

 

Okay. Scordatelo.

— Possiamo provare — rispose uno dei tecnici quando Krasta gli rimpallò con lo sguardo la domanda di Mirna Macor.

Dovettero attendere qualche minuto per riprogrammare la scansione della messa a fuoco, poi all’improvviso gli schermi si riempirono della frenetica attività di un nugolo di microscopiche creature riprese in primo piano.

— Più di così non possiamo fare — disse il tecnico. — Non riusciremmo a vedere niente.

L’immagine era parecchio sfuocata, ma Mirna riuscì a scorgere abbastanza nitidamente un grumo di materia al centro del gruppo di nanoorganismi.

— Quello che cos’è?

Fissarono tutti il grumo, che a tratti sembrava crescere e a tratti rimpicciolire.

— Non ne ho la più pallida idea — rispose Krasta sorpreso, tutto piegato verso lo schermo.

 

Scansione.

 

 

Negativo

Per ottenere l’accesso primario occorre

un’autorizzazione di classe 9

 

Merda!

Fai ingrandire ancora, suggerì C-Macor.

— Aumentiamo l’ingrandimento, per favore.

— Non si vedrà niente — protestò il tecnico addetto alla console.

— Obbedisca agli ordini! — abbaiò irritato il comandante Krasta, e qualche istante dopo l’immagine sullo schermo cambiò ancora. Era un insieme disordinato di pixel che si scontravano rinunciando a ogni possibile messa a fuoco, eppure tutti i presenti nella sala e nella mente di Mirna sobbalzarono per la sorpresa.

Anche così era fin troppo chiaro di che cosa si trattava.

 

— Incredibile — mormorò Krasta a bocca aperta.

— Pazzesco — commentò il tecnico alla console.

Mirna non riusciva a credere all’evidenza, per quanto le sue coscienze primarie avessero dato vita a un irrefrenabile conciliabolo all’interno della sua mente. Gli sgranocchiatori stavano combattendo fra di loro.

 

Confermi, bambino?

 

Positivo

 

Il grumo di materia non era altro che l’epicentro di un furioso campo di battaglia. I microorganismi si fronteggiavano su due schieramenti opposti, e quelli che soccombevano venivano ricoperti dalle retroguardie, disgregati e divorati come la roccia che avrebbe dovuto servire loro per produrre ossigeno.

Il mucchio cresceva e diminuiva a seconda della velocità con cui i cadaveri venivano disgregati.

— Non ha alcun senso — fece Krasta indicando lo schermo. — Perché si combattono? Hanno un intero pianeta a disposizione, potrebbero espandersi in tutte le direzioni.

— Comunque — disse Mirna con la voce razionale di C-Macor, che aveva chiesto una priorità, — questo non spiega per quale motivo abbiano cessato di emettere ossigeno. Il fatto che si stiano autodistruggendo non comporta che i processi chimici debbano subire variazioni.

Restarono tutti in silenzio per qualche secondo, osservando le immagini sfuocate che pulsavano impercettibilmente, poi uno dei tecnici, il ragazzo con il viso coperto di lentiggini, puntò il dito verso la periferia estrema del quadro centrale.

— Comandante — disse rivolto al suo superiore, — c’è qualcosa, qui, guardi.

— Di che si tratta?

Il tecnico fece correre le dita sulla tastiera e ingrandì ulteriormente una porzione di schermo, quella che aveva indicato. L’immagine che apparve era un grumo flaccido di materia grigia, assolutamente indistinguibile.

— Vede queste? — insistette il ragazzo indicando una macchia più scura sul lato destro del grumo. — Sono escrescenze. Come le creste cigliate dei nostri sgranocchiatori.

 

Cazzo, fece A-Macor, se ha ragione…

— Comandante — disse Mirna, — faccia diminuire gli ingrandimenti. Torniamo al primo stadio.

Krasta la guardò in silenzio, poi fece un cenno ai tecnici. Quando l’immagine tornò più chiara, Mirna annuì scuotendo la testa.

 

Merda secca, è proprio così.

Bingo, ragazza.

— Li vede, comandante? — chiese indicando con l’indice. — Tutti i nanoorganismi sul lato destro dello schermo hanno quelle escrescenze laterali. Sono diversi dai nostri.

— Si rende conto di quello che sta dicendo? — Krasta sembrava nervoso e terrorizzato dalle ipotesi che lentamente si stavano facendo strada nella sua mente.

— Non può mettere in dubbio l’evidenza — ribatté Mirna.

Tacquero entrambi, e nella sala si fece largo la consapevolezza di quello che avevano scoperto. Ormai non c'era più posto per le stimolazioni chimiche da feromoni, quello che vedevano sullo schermo aveva assorbito la completa attenzione di tutti.

 

 

Richiesta di procedura gamma

Devo inoltrare rapporto alle autorità di settore

Codice 15 - Priorità 1

 

 

Bambino, ancora un minuto. Non siamo del tutto sicuri di quello che sta succedendo. Lasciami qualche istante per riflettere, okay?

 

 

Positivo

Tempo concesso, 60 secondi da questo momento

 

— Non può trattarsi di una forma evolutasi dal nostro ceppo originario — affermò Krasta, più nervoso del dovuto a causa delle registrazioni che stavano archiviando ogni sua parola. Mirna sapeva che era al suo secondo incarico di quel genere, e che al primo aveva partecipato in veste di ufficiale in seconda, quindi senza responsabilità dirette di comando. Come avrebbe reagito alla tensione crescente era un guazzabuglio di congetture stilate dagli psicologi dell'esercito che l'avevano monitorato prima della missione. — Dev’essere qualcosa che era già qui…

 

Una forma di vita.

 

44 secondi

 

 

Una forma di vita aliena!

— …prima del nostro arrivo.

Krasta aveva messo in parole quello che C-Macor e la stessa Mirna pensavano, e lei gliene fu grata. Non voleva assumersi la responsabilità di un’affermazione del genere.

 

Sullo schermo!

— Guardate. Adesso si distinguono chiaramente gli schieramenti contrapposti. Stanno combattendo all’ultimo sangue.

 

 

27 secondi

 

 

Era stata D-Macor a parlare, quasi senza che Mirna se ne rendesse conto. L’anomalia della situazione in cui si trovavano aveva allentato il controllo che aveva sulle sue coscienze di supporto, e con uno sforzo di volontà si concentrò per riprendere saldamente in mano le redini della sua mente.

 

 

10 secondi

 

Sugli schermi, i microorganismi si muovevano frenetici ma con gli schemi elaborati di due eserciti ben organizzati, ingaggiando una lotta senza tregua. La massa amorfa dei caduti pulsava come un cuore di carne, espandendosi e contraendosi a ritmo incessante.

— Forse è per questo che non viene più liberato ossigeno — provò a interpretare Mirna. — Forse lo schieramento contrapposto al nostro lo utilizza come forma di energia, e il risultato è un assorbimento che determina lo stallo chimico.

 

 

3 secondi

 

— No — la contraddisse uno dei tecnici, pallido in volto. — Gli strumenti indicano che la quantità di ossigeno accumulata nell’atmosfera è in calo progressivo, anche se al momento quasi impercettibile.

 

 

Tempo scaduto

Richiesta di priorità codice 15

 

— Che diavolo significa? — chiese spazientito il comandante Krasta.

— Che i nostri stanno soccombendo — rispose Mirna Macor autorizzando il codice 15 del suo elaboratore. Ormai non aveva senso cercare di salvare le apparenze. Doveva segnalare immediatamente alle autorità la scoperta di quella forma di vita aliena, se non voleva incorrere nelle sanzioni previste da tutti i regolamenti civili e militari.

 

Dovette attendere quasi un’ora, prima che il collegamento con Terra venisse perfezionato. La sfasatura dovuta alla distanza distorceva l’immagine e la costringeva ad aspettare alcuni secondi prima di poter rispondere al suo interlocutore.

— Conferma il codice 15, comandante Macor?

— Sì.

— Vi siete imbattuti in una forma di vita senziente?

— Avete le registrazioni.

Pausa.

— Si rende conto di ciò che significa?

— Che dovremo rinunciare a Stimula. Il regolamento è chiaro. Non possiamo interferire direttamente con altre forme di vita.

— Si tratta di organismi microcellulari.

— Ma sono intelligenti, signore. Dovrebbe vederli combattere. La loro organizzazione è perfetta. Si portano via persino i cadaveri.

— Ma i nostri sgranocchiatori non sono esseri viventi.

— Per quelle creature sono una minaccia, e loro li combattono. Che importa che cosa sono in realtà? Potrebbe trattarsi di una sorta di società organizzata come le formiche terrestri, oppure un agglomerato il cui circuito neuronale opera in fase congiunta, una specie di mente collettiva autorigenerante. Ne sappiamo poco, a parte il fatto che stanno lottando per la loro sopravvivenza, per contrastare un’invasione da parte di un nemico esterno e spietato. I nostri sgranocchiatori.

Pausa.

— Davvero incredibile. Il comandante Krasta è dello stesso parere?

— Il comandante Krasta è andato.

— Come sarebbe?

— Il suo progetto. In fumo. La sua carriera. Fatta a pezzi. Non ha digerito l’idea di perdere tutto. Ha impugnato il laser ed è uscito fuori sparando all’impazzata. Siamo riusciti a riportarlo dentro prima che si facesse male sul serio, ma ormai non c'è più con la testa. Lo riporterò indietro io in condizione di criostasi, per affidarlo al primo centro diagnostico dell'Unione.

— D’accordo.

Pausa.

— Evacuiamo, signore?

— Evacuate.

 

Prima di tornare a bordo della sua nave, Mirna diede un’ultima occhiata alla fila di monitor. I microorganismi autoctoni stavano avendo rapidamente il sopravvento su quelli realizzati in laboratorio dagli esperti terraformanti.

Estendendo su scala planetaria quello che stava accadendo nella campana di analisi, Mirna calcolò che entro un paio di settimane non sarebbe rimasta traccia degli sgranocchiatori, sulla superficie di Stimula.

E il pensiero, in qualche modo, la riempì di sollievo, perché si rendeva conto di quello che avevano fatto: avevano invaso un pianeta alieno abitato da una forma di vita intelligente, o comunque strutturata in modo da sembrarlo, e soltanto grazie alla perfetta organizzazione del loro esercito gli autoctoni erano riusciti a sopravvivere. Combattendo una guerra spietata che aveva fatto milioni di vittime tra la loro popolazione, forse miliardi, ma senza mai cedere di un centimetro, con la rabbia e la determinazione di ogni specie vivente decisa a non soccombere.

Come avrebbero fatto gli esseri umani se qualche forma di vita ostile fosse arrivata sulla Terra dalle profondità dello spazio e avesse attaccato senza alcun motivo, solo per desiderio di conquista.

Era difficile immaginare città microscopiche costruite sulla superficie arida di quel pianeta, e abitanti con un loro ciclo vitale, con delle usanze, con dei ritmi di vita e tutto quel corollario di situazioni che determina una civiltà. Tra cui, naturalmente, un esercito pronto a difendersi.

Era difficile immaginarlo ma forse vero. Dannatamente vero.

Mirna sospirò. Adesso tutto passava nelle mani della diplomazia. Il suo compito era terminato.

Sempre ammesso che fosse possibile instaurare microrelazioni diplomatiche con quelle creature.