EROI DELL'IMMAGINARIO

I PERSONAGGI FANTASTICI, I PROTAGONISTI DELLA  FANTASCIENZA, DEL FANTASY E DELL' HORROR NELLA NARRATIVA, NEL CINEMA, NEL FUMETTO E NEI MEDIA

di Roberto Chiavini e Gian Filippo Pizzo


George TAYLOR

Mark Wahlberg nei panni di Leo Davidson

Un'astronave ha viaggiato a lungo nello spazio, con l'equipaggio in animazione sospesa; infine atterra, o meglio naufraga, su un pianeta, ma uno solo dei membri si risveglia dall'ibernazione. La faccia simpatica di Charlton Heston, benché nell'occasione alquanto preoccupata, ricorderà a tutti l'inizio di questo famoso film. Nel giro di poco tempo Taylor scoprirà che il pianeta è dominato da varie razze di scimmie (in contrasto perenne tra loro), mentre gli uomini, messi in schiavitù, non paiono aver sviluppato né il linguaggio né l'intelligenza. Taylor, ferito alla gola e impossibilitato ad esprimersi, faticherà non poco a farsi riconoscere come essere senziente ed a riuscire infine a scappare insieme all'inevitabile compagna trovata in loco. Nell'ultima famosissima scena del film la rivelazione finale: il relitto della Statua della Libertà rivela a Taylor che non si trova su un pianeta lontano, ma sulla Terra del remoto futuro, distrutta dagli uomini e ricivilizzata dalle scimmie (giustamente nemiche della scienza e della tecnologia).
Il film di Franklin Shaffner del 1967, Il pianeta delle scimmie, era tratto con una certa libertà (dettata dalle esigenze di spettacolarizzazione del cinema) dal romanzo omonimo di Pierre Boulle (1963, ed. it. Mondadori, il cui protagonista si chiama Ulisse Merou), in cui lo scrittore francese del Ponte sul fiume Kwai si era divertito a capovolgere satiricamente i parametri delle società umana e scimmiesca: la differenza essenziale rispetto alla pellicola era che nel romanzo il pianeta delle scimmie era davvero un altro pianeta.
Il successo del film portò ad un primo dignitoso seguito, L'altra faccia del pianeta delle scimmie (1969), sceneggiato da Paul Dehn e diretto da Ted Post, che si concludeva con la distruzione del pianeta, mentre sono decisamente progressivamente sempre più deludenti le altre tre pellicole della serie. Il ciclo del Pianeta delle Scimmie, di cui va comunque lodato il maquillage, ha originato anche una serie televisiva, vari albi a fumetti e alcune novelization letterarie.
Il terzo film, Fuga dal pianeta delle scimmie (1971), sempre sceneggiato da Dehn e diretto da Don Taylor, vede la coppia di scimmie che si erano dimostrate amiche di Taylor/Heston, Cornelius e Zira, finire sulla Terra del nostro presente, dove vengono trattate come fenomeni da baraccone. I due successivi, stesso sceneggiatore e regia di Jack Lee Thompson, 1999 conquista della Terra (1972) e Anno 2670: Ultimo atto (1973), raccontano esclusivamente la storia delle scimmie (guidate da Caesar, figlio di Cornelius e Zira) e di come siano arrivate a dominare il nostro mondo, per giustificare a posteriori la trama del primo film.
Nel remake Planets of the Apes - Il pianeta delle scimmie, diretto da Tim Burton nel 2001, il protagonista assume il nome di Leo Davidson ed è interpretato da Mark Wahlberg.


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SF PLUS - EROI DELL'IMMAGINARIO © R. Chiavini e G. F. Pizzo - ULTIMO AGGIORNAMENTO: 8 settembre 2001