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Le idee di Guerrini sono tanto precise da sembrare tagliate
nel diamante. Tuttavia, in amicizia e serenità, avrei una piccola osservazione a proposito della sf
sovietica. Guerrini scrive che è una narrativa "triste, chiusa nei limiti dell'imposto realismo
socialista".
Sarà vero? Difficile stabilirlo, se non abbiamo una conoscenza un pochino approfondita
dell'argomento. Mano sulla coscienza: chi ha letto più di un romanzo di sf russa? Si dà però il caso
che io, da vari anni, sia immerso in un oceano di racconti e romanzi sovietici, tutti inediti in Italia.
Posso quindi testimoniare che in URSS si pubblicano caterve di autori per niente tristi, anzi allegri,
vivaci, brillanti, perfino divertenti. Chi ha letto La seconda invasione dei marziani degli
Strugatski, il romanzo russo che ho pubblicato in "Andromeda" mi darà ragione.
Ma, si può obiettare, una rondine non fa primavera. Al che io ribatto: volete altre rondini sovietiche?
Ve ne procuro quante ne volete. Poi giudicheremo. Ma non prima... d'accordo? Così resteremo
fedeli all'intelligente affermazione di Guerrini secondo la quale "politica è fare delle scelte".
Credo che l'articolo "Sf e politica" avrà parecchi effetti negativi,
e pochi positivi: se, infatti, mi pare giusto ribadire l'essenzialità del movente politico e ideologico in
qualunque opera letteraria, ritengo che la frettolosa distinzione di Guerrini tra sf "di sinistra" e sf "di
destra" rimanga alquanto superficiale, e quindi lasci adito a più dubbi di quanti non ne risolva.
È addirittura ovvio che le varie opere esprimano un diverso mondo ideologico, e che quindi il
contenuto di alcune sia reazionario, mentre quello di altre (vedi, per fare un esempio classico,
Asimov) possa esser definito progressista; ma occorre andare al di là di queste considerazioni
generalissime e, sul terreno letterario, spingersi senz'altro ad analisi più motivate. Penso, per
conseguenza, che l'attribuzione di questa o quella etichetta ai vari autori di fantascienza (Guerrini
tenta di "schedarli", riferendo i nomi dei famosi firmatari del documento sul Vietnam) crei solamente
dei pregiudizi, se disgiunta da una corretta analisi delle rispettive opere. Esempio: definire Heinlein
uno che "saltabecca tra il fascismo e gli umori hippy" è un arbitrio, vista la rapidità con cui Guerrini si
sofferma sul suo lavoro e le sue reali implicazioni (mentre, poniamo, sarebbe un'osservazione del
tutto legittima al termine di uno studio sull'autore).
Badate bene: non dico che, per amore della fantascienza, bisogna rinunciare alle proprie idee, né
concludere sempre - ipocritamente - con un "volemose bene" qualunquista; ma qui la questione non
è solo ideologica, quanto di metodo. E Guerrini adopera, in tutto l'articolo, il metodo più pericoloso:
l'unilateralità. Facciamo un esempio del linguaggio che usa: egli definisce "politici" libri come
I mercanti dello spazio o I reietti della Le Guin, mentre, quando si tratta di accennare
all'Ultimo vessillo di L. Ron Hubbard (un rigo più sotto) traduce l'aggettivo "politico" con la
locuzione spregiativa "fascismo puro", quasi fosse la cosa più naturale. Il che non vuol dire più
presentare i due volti d'una certa realtà su un piano dialettico (come richiederebbe una prassi
democratica), ma affidarsi all'artificio retorico per suscitare nell'uditorio un effetto predeterminato e
uni-direzionale.
Lo stesso sistema, fondamentalmente ambiguo, è usato nei confronti dei "curatori delle edizioni
Fanucci", gli unici a essere chiamati in causa nell'articolo: essi, che sono "di una destra piuttosto
definita" - cito sempre Guerrini - pubblicano di conseguenza opere tecnologiche, di orrore, o di pura
fantasy. Le quali, quindi, sembrano "reazionarie o di pura evasione".
Che cosa vuol dirci, con questo, Guerrini? Che dobbiamo forse tornare a un qualche tipo di estetica
normativa, come il realismo socialista (o nazional-socialista?). No, non è possibile: c'è mezzo secolo
di critica letteraria - critica marxista, intendo - che si frappone tra quelle primitive enunciazioni e noi.
È curioso, tutto sommato, che io debba aver scritto una lettera come questa: non sono di destra,
quindi non sono sceso a difendere interessi personali (come appassionato dell'orrore e di fantasy,
invece, sono molto arrabbiato...); semplicemente, credo che la parzialità sia da evitare. Ovviamente,
non alludo alla necessaria parzialità delle convinzioni ideologiche e politiche: ma a quella più
inutile, e più grossolana, che affiora quando ci facciamo trasportare dai nostri pregiudizi anziché dalla
pazienza dell'analisi. In questi casi, la "parzialità" assume un nome diverso: prevaricazione.
L'articolo di Guerrini sui rapporti tra sf e politica era doveroso e
necessario, nonché profondamente aderente, nella sostanza, ad una realtà oggettiva; contiene inoltre
numerosi spunti per un utile e possibile dibattito costruttivo.
Tuttavia mi è parso di individuare un difetto di fondo che, certo, non torna a vantaggio dello sforzo di
Guerrini di essere chiaro ed obiettivo sul tema in esame. Infatti sono rimasto piuttosto perplesso sul
risultato parallelo tracciato da Guerrini fra le scelte editoriali di de Turris e Fusco (curatori delle
collane di Fanucci) e la loro ideologia politica.
Francamente non riesco a capire secondo quale metodo di giudizio si possa impostare
un'equazione fra la sf tecnologica, l'orrore e la pura fantasy da una parte, ed una particolare ideologia
dall'altra. Mi pare evidente che non è il caso particolare ad assumere un esclusivo valore, ma una
identificazione del tutto gratuita che ha un'importanza negativa ben più vasta e che può, quindi,
rappresentare una posizione critica nei confronti della sf alquanto discutibile.
La parte conclusiva dell'articolo, poi, sembra dimostrare una pericolosa tendenza alla "facile
etichetta", il che non solo può diventare un metodo d'indagine fuorviante, ma addirittura errato. Se
prima ci si poneva il problema di una totale mancanza di sensibilità sui rapporti profondi tra sf e
politica, non vorrei che Guerrini ci volesse ora condurre al polo opposto, egualmente controproducente,
e cioè quello di considerare la sf come una mera contrapposizione di due lista, sia di nomi (sulla
falsariga di quelle apparse su "Galaxy" per il Vietnam) che di tendenze e di scelte, separate da un
invalicabile abisso ideologico.
L'argomento dell'articolo, ripeto, era stimolante: perché sprecare l'occasione con un atteggiamento
generico e superficiale?
| Indice n.15 |
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