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È strano, a volte, il destino delle cose, specie
in un lavoro come il mio.
Da anni, da quando cioè ho iniziato ad occuparmi, in una forma o nell'altra,
di fantascienza, sognavo di poter fare una rivista come questa che avete tra
le mani. Nell'ottobre dello scorso anno ho cominciato a parlarne con l'editore,
e dopo diverse discussioni chiarificatrici il progetto si è messo in moto.
Verso dicembre/gennaio la struttura della rivista era completa, i collaboratori
scelti, il materiale narrativo già acquistato: ci mancava solo il titolo della rivista.
Abbiamo pensato per mesi, realmente, a questo benedetto titolo; sono saltate
fuori alcune proposte da persone diverse, ma nessuna era soddisfacente. Si
trattava di catturare un'immagine, un'idea, e tradurla in qualcosa di
immediatamente comprensibile: il che magari potrà sembrare facile a prima
vista, ma non lo è affatto.
Poi, una sera, passa in redazione Alberto Cesare Ambesi, nostro dotto
collaboratore nel campo dell'esoterismo (scrive regolarmente su «GLI ARCANI»
e «ESP»), e mi chiede come va la rivista di fantascienza. Gli rispondo che
le cose sono perfettamente a posto ma non abbiamo ancora trovato il titolo.
Stranamente, pochi minuti più tardi è lui a proporre ROBOT, e nei giorni seguenti
rimastichiamo tutti l'idea, cominciamo a visualizzare la testata, ad immaginarla.
Parliamo con un po' di gente, abbiamo un colloquio col distributore; ed eccoci qui, col
titolo proposto da Ambesi, al quale vanno i miei primi ringraziamenti. Non senza una
punta d'ironia (per le cose, per il destino, chiamatelo come volete), visto che Ambesi si
interessa assai poco di science-fiction e un trust di potenti cervelli fantascientifici
come il nostro non è riuscito a cavare un ragno dal buco.
Ad ogni modo, come si dice, tutto è bene quel che finisce bene. Abbiamo
il titolo, abbiamo la rivista, e io sono molto felice di potervela oggi presentare
nella sua forma definitiva, che in sostanza è quella che ho sempre immaginato.
Credo che a tutti i lettori saranno subito evidenti i motivi di novità, le idee diverse che la nostra
iniziativa propone. Se abbiamo voluto che ROBOT fosse così, con un'ampia sezione di
saggistica e informazione a fianco della narrativa, è perché crediamo che sia giunto il momento
di proporre al pubblico italiano la vera formula della rivista. Confezionare ogni mese un fascicolo
che sia solo la traduzione di un romanzo o di un'antologia, anche tenendo un buon livello qualitativo,
non è poi molto difficile; ma così si perde una notevole fetta delle capacità d'informazione che la
fantascienza implica.
Così, dopo i racconti (o romanzi brevi) che di numero in numero apriranno il fascicolo, troverete
sempre quaranta/quarantacinque pagine dedicate ad articoli, rubriche, segnalazioni, a tutto ciò,
insomma, che concerne il campo della fantascienza. Se avete glà dato un'occhiata al sommario,
avrete visto l'ampio arco di argomenti che la nostra rivista copre: dal ritratto dell'autore (dedicato,
di volta in volta, allo scrittore prlncipale del numero) al panorama internazionale di
notizie, dalla saggistica pura (la rubrica «Opinioni», che si apre con un coraggioso e
informatissimo intervento di Giuseppe Lippi) all'articolo divulgativo (la serie di Peter
Weston sui «Temi classici della sf»), dal cinema ai libri, dall'intervista (che comparirà
regolarmente, spazio permettendo, ogni volta e per cui abbiamo in serbo notevoli
sorprese) ai fumetti ad altre cose ancora. Più di così, credo, non si poteva fare.
Ovviamente resta sempre aperta la possibilità di aumentare il numero di pagine,
dando più spazio sia alla narrativa che alla saggistica, se i nostri lettori sono pronti a
sopportare di buon animo il lieve sacrificio economico che la cosa comporterebbe.
Manca, naturalrnente, una parte di fondamentale importanza, che speriamo possa
prendere il via col secondo/terzo numero: la posta dei lettori, essenziale per la
crescita e lo sviluppo di un dialogo continuativo all'interno della nostra dinamica.
A questo punto, per dare vita alla rubrica della corrispondenza, dovete intervenire voi,
farvi vivi, proporre temi, interrogativi, magari regalarci anche qualche insulto, se vi sembrerà
il caso: comunque sia, siamo a vostra disposizione.
Al di là di questo, sarà bene chiarire subito che il contributo dei lettori c'interessa
anche a livello professionale; il che significa che siamo dispostissimi a prendere in
considerazione racconti, articoli, proposte di collaborazione in genere, e ad accettarle
senza nessun pregiudizio, posto, come unico requisito indispensabile, il buon livello
qualitativo dei lavori. Le mie passate esperienze mi hanno sempre più convinto che il
pubblico può dare un apporto fondamentale alla vita di una rivista, e che anche uno
scrittore o un artista ignoto può tranquillamente essere all'altezza dei nomi più
famosi. Abbiamo anche in animo un progetto che dovrebbe riscuotere grosso
successo, un concorso letterario con tanto di premio e pubblicazione... Ne
riparleremo con calma.
Una parola a proposito della narrativa. Ho scelto Leiber come autore prlncipale del primo
numero per ragioni, diciamo così, emotive: è uno degli scrittori che ho sempre amato
maggiormente, e che anche il pubblico ama. Accanto a Leiber, Damon Knight, un nome
forse non troppo famoso da noi, anche perché da diversi anni assente dal mercato italiano;
ma credo che il suo Stranger Station sia, in assoluto, uno dei migliori esempi di come si
possa rinnovare un vecchio tema (I'alieno) con freschezza d'idee e potenza di discorso.
Chiudono il fascicolo due racconti brevi di Thomas Disch e Harry Harrison, due ottime
variazioni sul filone inesauribile del fantasy. Non so, sinceramente a me questi quattro
racconti, in modi diversi, piacciono molto; spero che lo stesso valga per voi.
Come mi piace, del resto, il materiale che ho scelto per i prossimi numeri. Abbiamo in
serbo molti nomi famosi: Clarke, Sturgeon, Heinlein, Sheckley, Kornbluth, Silverberg,
Bester, per citarne solo alcuni. Quello che mi preme sottolineare, comunque, è che tuttl i
racconti sono stati scelti uno per uno, in ragione del merito intrinseco e non per la fama
dell'autore o perché compresi in una certa antologia. Sono sempre convinto che il metodo
selettivo resti il migliore, che consenta una libertà d'azione altrimenti irraggiungibile
E proprio in questa prospettiva abbiamo intenzione di aprirci ad esperimenti nuovi, di proporre
quei nomi che in Italia non sono ancora famosi ma che stanno compiendo, ciascuno nella
propria direzione, un lavoro egregio. Li troverete poco per volta, affiancati ai loro colleghi più
celebri (e anche più anziani, in genere), e avrete modo di giudicare da soli.
Il discorso, poi, si amplia a quelle nazioni (Italia, Francia, Germania, ad esernpio) che
abitualmente vengono trascurate dagli editori di fantascienza, per motivi che credo sarà
opportuno, in futuro, illustrare. Certo come sono che alcuni autori italiani, ad esempio, non
abbiano nulla da invidiare per principio agli americani o agli inglesi, io ve li proporrò di tanto
in tanto, perché, forse, proprio questa è l'occasione migliore per sfatare miti assurdi. Inizierò col
prossimo numero, pubblicando un ottimo racconto dl Lino Aldani.
In sostanza, senza troppa modestia e senza troppi atteggiamentl falsamente umili,
mi sembra che questa sia la sostanza delle cose. Prima di chiudere permettetemi però di
sottolineare anche la novità dell'impostazione grafica di ROBOT: se non erro, è la prima volta
che una rivista di questo formato, nel settore della fantascienza, propone un buon corpus
illustrativo.
Per finire alcuni ringraziamenti, di rito in un primo numero: a tutti i collaboratori in generale e in
particolare a Caimmi e Nicolazzini, che si sono davvero prodigati in moltissime cose; a Peter
Weston per l'appoggio e la fiducia; a Gian Paolo Cossato, del CCSF, per i molti consigli e aiuti
pratici, a Lino Aldani e Vittorio Catani, che sono stati miei compagni d'avventura sin dall'inizio;
e a Marcella Boneschi, la nostra grafica impaginatrice, che ha profuso in questo lavoro, come il
lettore vedrà, tanta passione e tanta creatività.
| Indice n.1 |
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