FRANCO
RICCIARDIELLO
La
rocca dei Celti
INTRODUZIONE
[1987]
"La
Rocca dei Celti" è il primo romanzo scritto da Franco Ricciardiello, un
autore ventiseienne che sta lentamente ma inequivocabilmente imponendosi come
uno dei più complessi e convincenti autori giovani del fantastico italiano.
In
questo romanzo ritroviamo tutti i motivi principali dell'opera dello scrittore
biellese che potremmo sintetizzare come segue:
1)
La costruzione attenta degli scenari e delle ambientazioni.
2)
Il tema del tempo e dei viaggi nel tempo.
3)
Il tema della "risurrezione" e del superamento del tempo come limite
dell'uomo.
Non
vogliamo rubare nulla alla lettura della "Rocca..." per cui ci
rifaremo abbondantemente ai racconti pubblicati dall'autore in questi ultimi
anni. Per capire l'opera di Ricciardiello bisogna conoscere la sua profonda
passione per la storia e per i viaggi; molti dei suoi racconti hanno come
protagonisti personaggi storici o trattano abbondantemente di storia antica o
moderna, come per esempio il Bob Dylan e il George Orwell de "L'eterna
estate sul Fiordo" (1) o, a maggior ragione, il Robespierre e gli altri
personaggi del Terrore ne "L'Uomo del Dieci di Agosto" (2), o la
accurata ricostruzione della Spagna rivoluzionaria in "Tutti i Miti
dell'Ebro" (3).
E'
inevitabile che parlare della storia antica scrivendo fantascienza voglia dire
trattare i viaggi nel tempo nelle loro infinite ramificazioni, anche perché
questo tema è certamente uno dei più interessanti di quelli trattabili da un
autore di SF.
Viaggio
nel tempo è la risurrezione di Robespierre in un remoto futuro e in un ambiente
alieno seppure così carico di ricordi del passato, e anche l'analoga avventura
che capita a Dylan e Orwell ricostruiti sempre in un lontanissimo futuro su di
una Terra dominata da potenti razze extraterrestri, ed è, in una trovata da
classici della S.F., il giorno circolare che rimbalza dalle 8,35 alle 21,10 del
29 ottobre 1938 nella Spagna della guerra civile, improvvisamente
materializzatasi al posto della Spagna dei giorni nostri. a causa di una
mostruosa anomalia del tempo.
Il
tempo la fa da padrone, dunque, e specialmente in questo romanzo che andate a
leggere.
Legato
al tempo è il tema del superamento di questo limite (della morte?) come accade
nei casi delle resurrezioni ed a modo suo nella folle avventura di Gerard nel
racconto "Conchiglie"(4).
La
forza e la portata di questi temi non è facile da essere sopportata, per
l'incauto apprendista stregone che si proponga di metterli sulla carta,
condannando i suoi personaggi a confrontarsi così con l'eterno e con le loro
responsabilità... Ma Franco Ricciardiello ci riesce, ottenendo di suscitare nei
suoi lettori forti emozioni.
Ricordiamo
solo alcune altre interessanti note per il pubblico locale. Franco Ricciardiello
è probabilmente uno dei massimi narratori del vercellese ed è forse il primo
ad interessarsi di fantascienza a questi livelli, e non basta! E' anche il primo
che ambienti una parte sostanziale di un romanzo di S.F. proprio a Vercelli,
anzi, come molti avranno capito, il titolo "La Rocca dei Celti" è uno
degli antichi nomi della città piemontese.
II
protagonista del libro si chiama Franco, ma è lo stesso autore a negare
recisamente che si tratti di un richiamo autobiografico.
GIANPIERO
PRASSI (1987)
Note:
1.
Racconto apparso in The Dark Side num.3 anno 1V, 1985
2.
Racconto apparso in T.D.S. num.2 1987
3.
Racconto secondo classificato nella prima edizione del premio letterario
"Città di Montepulciano", che appare nell'omonima antologia del
premio, Edizioni Luì, Ottobre 1986
4.
Racconto finalista nella prima edizione del premio letterario "Terre del
Sogno" di Cossato (anche premio per il miglior racconto di autore biellese)
che appare nell'omonima antologia, The Dark Side num.5 anno IV, 1985
LA
PRIMA RIVELAZIONE
La
Storia non esiste
@
Ero
tornato in Irlanda, infine. Rinnegando i giuramenti fatti a me stesso a maggio,
ero tornato in Irlanda.
Stavo
per rivedere Seàghan. Stavo per rivedere il professor O'Higgins e tutti i suoi
assistenti. Ma ciò che mi faceva più male (e al tempo stesso aspettavo con più
ansia, lo ammetto) era il rivedere Fionnula. Sulla destra del ponte della nave
che mi trasportava, il promontorio di Howth incominciava a delinearsi dalla
bruma indistinta dello sfondo, come un ricordo dal nulla dell'inconsistenza;
quel massiccio frammento di roccia scagliato nel mare, forse caduto dalla Luna,
non era un'isola. Quella era già Dublino, era già l'Irlanda.
Quale
rapporto mi legava a quel paese? Non ero giunto laggiù solo per lavoro. L'amavo
da tempo, da quando ero un ragazzino magro confuso fra centinaia di altri, in
una scuola media qualsiasi. Il destino esiste, il destino ha tracciato le linee
della mia vita in congiunzione con quelle dell'Isola Smeralda? Girai il palmo
della mano verso il ponte, come se un folletto incarnato nelle paratie
metalliche potesse leggerne le linee della vita e della predestinazione.
La
nave virò approssimandosi ai moli del porto di Dùn Laoghaire. Mi svuotai i
polmoni e raccolsi la mia valigia leggera; avevo portato con me ben pochi
effetti personali e ancor meno indumenti. Avevo forse paura che Fionnula rubasse
le mie proprietà come aveva prosciugato la mia anima?
Non
c'era dogana all'arrivo. Seàghan mi aspettava in piedi fra i rumori dei parenti
dei passeggeri, con le mani in tasca e il sorriso sulle labbra sottili. Ci
abbracciammo e ci baciammo.
-
Hai fatto buon viaggio, Franco? - Mi domandò accompagnandomi alla sua macchina,
nel parcheggio del porto. L'aria del mattino era umida e fredda, caratteristica
del mese di novembre.
-
Come stanno, tutti? - Chiesi per scacciare l'apprensione.
Seàghan
sorrise. - Ti aspettano con impazienza. Temevamo che non volessi più tornare,
sai? - Bene, non aveva nominato Fionnula. La nostra separazione dunque aveva
toccato tutta la compagnia. Però ero sicuro che avesse notato come ero vestito:
indossavo l'armatura di lana naturale, il maglione Aran che Fionnula mi aveva
regalato a Glencolumbcille. Il mio messaggio era chiaro, diceva: "Ehi, vedi
che non soffro più?! Indosso persino il suo maglione, ergo, pensare a lei non
mi fa più male." Tuttavia sapevo che in presenza di Fionnula non l'avrei
indossato; avrebbe potuto equivocare e credere che volessi tornare con lei (Lo
volevo?).
-
Ti vedo bene, Franco. - Mi disse Seàghan in inglese. Quella mancanza di
confidenza non mi piacque; ormai parlavo bene il gaelico e lui non poteva averlo
scordato.
-
Andiamo a St. Stephen's? - Gli chiesi nella stessa lingua. In St. Stephen's
Green avevo il mio monolocale in affitto.
Seàghan
mi guardò. - No, - disse, - ci aspettano tutti nella nuova casa estiva del
professore, nel Donegal. Il professore ci raggiungerà questa sera, non te l'ho
detto per telefono?
Seàghan
è un tipico irlandese dai capelli neri e lisci, la corporatura leggermente
solida e le sopracciglia folte. Come tutti gli altri nostri colleghi, assistenti
del professor O'Higgins, egli nutre una profonda avversità per l'Inghilterra e
tutto ciò che è inglese. "Rinascita celtica" la chiamavano agli
inizi del secolo; adottare i costumi e le tradizioni Gaeliche in
contrapposizione alla cultura anglofona. Nato John O'Kane, il mio amico si era
fatto cambiare nome nella calligrafia irlandese Seàghan òCathàn.
Gli
chiesi di tutti gli amici in comune (che comunque avrei rivisto di lì a poche
ore riuniti insieme) e con mio gran sollievo ritornò alla sua solita lingua. La
strada non era affatto breve ma ci tenemmo compagnia; riconobbi il Seàghan di
sempre, quello che sei mesi prima avevo lasciato a causa della depressione per
il fallimento del rapporto con Fionnula. Qualcuno mi portava rancore per ciò?
Ero fuggito in Italia durante il periodo più noioso dei lavori, e quando gli
scavi stavano per iniziare tornavo a prendere un posto di prima fila che
evidentemente non mi spettava più.
Il
professor O'Higgins aveva gentilmente insistito per il mio ritorno e gliene ero
grato. Potevo così partecipare alla più grossa scoperta archeologica della
storia dell'umanità, io, uno studente di archeologia dell'Università Statale
di Torino.
Giunti
a Slane guardai verso occidente, verso il cielo luminoso del 53° parallelo,
verso Newgrange, dove di lì a non molti giorni avremmo iniziato gli scavi. Non
riuscii a nascondere un fremito d'eccitazione e notai che anche Seàghan aveva
gli occhi lucidi. Tuttavia proseguimmo e dopo non molto attraversammo la
frontiera delle Sei Contee.
Il
posto di blocco era già stato abbandonato dall'esercito britannico, che proprio
in quei giorni iniziava l'evacuazione dall'Irlanda del Nord, e rilevato dalla
polizia di Belfast. Forse il sogno di milioni d'irlandesi non era poi così
lontano dalla realizzazione: a Belfast erano stati concessi di nuovo
l'indipendenza e un Parlamento separato da Londra e c'erano buone speranze, da
parte del Governo a Dublino, di raggiungere un accordo.
Evitammo
Derry (Londonderry) e tornammo nella Repubblica d'Irlanda, contea di Donegal,
quella regione che non fa parte del Regno Unito ed è congiunta all'Eire
soltanto da una striscia di terra a sud. Sospirai di sollievo per essere uscito
dall'Irlanda del Nord, da quella sua soffocante atmosfera di oppressione
mascherata, dai posti di blocco corazzati alla frontiera, dall'odio disumano
degli Orangisti.
Eravamo
tornati alla Repubblica, alle pianure d'erba verde chiaro, alle gazze nere nei
campi.
-
Stiamo andando in un posto meraviglioso, - mi diceva Seàghan, - una penisola
semidisabitata su al nord. Guarda questa strada: non è meravigliosa? Sei mai
stato a Doagh?
Feci
un segno di diniego.
-
No? E' un magnifico piccolo villaggio di ex pescatori, non più di una ventina
di case. Il professore ha acquistato e riadattato un rustico in campagna.
Adducendo
a scusa il caldo, mi tolsi il bel maglione di Fionnula.
Il
paesaggio era davvero stupendo: vegetazione bassa e verde scuro, bestiame,
stradine come lingue d'asfalto nel verde. Il cielo era denso, grave di nuvole
grigie. Finalmente svoltammo in una corta stradina di ghiaia che portava a un
insignificante rustico; conoscendo i gusti del professor O'Higgins, ero sicuro
che l'interno era stato arredato in modo deliziosamente confortevole.
Deirdre
McEoin (Mac Keown in inglese) ci aveva notati dalla finestra e si sbracciava per
salutarmi. Non era un'assistente ma la nipote del professore. Insieme alla
sorella Orla faceva comunque parte fissa della compagnia.
Scaricai
la valigia e stringendo il maglione come un talismano per soggetti non
superstiziosi varcai la soglia. Padraic (Patrick) McSweeney fu il primo a
venirmi incontro e salutarmi; era il più esperto degli assistenti del
professore, un ruvido ragazzo di trent'anni, vero genio nell'organizzare un'équipe
archeologica. Quasi mi stritolò una mano nel salutarmi.
-
Oh, ragazzi, Franco! Sei ancora vivo?! Aspettavamo solo te per iniziare.
-
Gli scavi? - Feci io.
-
Nooo! La festa! Il professore non arriva che stasera e noi abbiamo una luuunga
giornata davanti.
Incorreggibile
Padraic, come avremmo fatto senza di lui?
Orla
era in soggiorno insieme al suo ragazzo, Seàn McBride (che non faceva parte
dell'équipe).
-
Ehi, Franco, come va? Oggi niente spaghetti, eh?
Orla
era più piccola e meno carina di sua sorella Deirdre, ma più spigliata nel
carattere. Era il tipo giusto per Seàn, alto e magro, con una barbetta rossa
ruvida da timidone.
Ancora
non avevo visto Fionnula, ma il mio batticuore e il tremore alle mani durò
poco. Mi venne incontro con un sorriso da caro-amico-come-stai? sulle labbra.
Maledizione a me, era ancora bella e attraente come la ricordavo; dunque non
avevo mitizzato i suoi capelli chiari e il dolce volto nei mesi in cui, da solo
in Italia senza neanche una sua fotografia, avevo giurato senza convinzione che
non sarei mai ritornato in Irlanda.
Fionnula
òFlaitbartaig (O'Flaherty) era una ragazza di ventidue anni, ma aveva già
ucciso un uomo (scusate questa puerile concessione drammatica: quell'uomo ero
io). Avevamo vissuto insieme per otto mesi durante i quali ci eravamo amati.
Amati, punto e basta; il fatto che avessi abbandonato l'Irlanda dopo essere
stato abbandonato da Fionnula, e che sei mesi dopo ne soffrissi ancora è indice
dell'intensità del mio sentimento (Ora la smetto di fare il vittimista).
Fionnula
ha occhi verde scuro e capelli chiari, che in quel mese di novembre portava
lunghi fino alle spalle, leggermente in piega; non aveva bisogno di truccarsi,
ma ostentava comunque un lucido rossetto spezzacuore. Ci baciammo sulle guance
come vecchi amici, stringendoci la mano; indossava un caldo maglione indigeno
che non riusciva a darle un tocco di mascolinità. I suoi occhi sembravano
sorridermi alla ricerca di un labile indizio per rassicurarla che non soffrissi.
-
Il mondo gira, Fionnula, - le dissi. Lei avrebbe capito. Infatti sorrise e sembrò
soddisfatta della mia reazione.
Stavo
quasi tremando; mi occorse qualche secondo per focalizzare lo sguardo su Peadar
òConaire (Peter O'Connor), di Galway, un imponente vichingo dai capelli e dalla
barba rossi come fili di rame.
-
Prima che arrivi il professore ci sarà una gara, - mi avvertì giocondo Peadar,
- ci stai, Franco?
Sapevo
cosa significava. Io e lui eravamo i più forti mangiatori di budino al
cioccolato presenti al momento sull'isola. Sarebbe stata una sfida memorabile,
regolarmente registrata negli annali dell'Istituto di Archeologia.
-
Dov'è Deirdre? - Domandai, - Si stava facendo in quattro per salutarmi dalla
finestra.
-
E' in cucina con Caitlin, - rispose Peadar. - Vedrai che budini, Frank! Vieni a
salutarle.
Con
gran delizia della mia ghiottoneria, in cucina c'era un soave profumo di patate
arrosto e funghi che sopraffaceva quello del cioccolato. Avete mai assaggiato le
patate irlandesi al forno, cotte con la pelle? Figuratevi che quel giorno
avevamo a disposizione un caminetto a torba, nella miglior tradizione di una
riunione fra amici della Lega Gaelica.
Per
qualche attimo confusi Deirdre e Caitlin perché mi voltavano le spalle
armeggiando entrambe con pentole e frusta da dolci; Peadar, che indossava
anch'egli un grembiule da cucina, lanciò un urlo per farle voltare.
-
Franco! - Strillò Deirdre gettandomi al collo senza volerlo le braccia sporche
di cioccolato.
Deirdre
McEoin e Caitlin òCoileain (Kathleen Collins) erano ambedue snelle e di media
statura, occhi verdi entrambe, ma Deirdre aveva corti capelli neri come la
sorella Orla, e Caitlin capelli rosso scuro e corti con efelidi chiare in viso.
-
E' meraviglioso essere ancora qui con voi - le adulai in gaelico, la stessa
lingua che tutti stavano usando e che da loro avevo imparato (da Fionnula in
particolare, NdA). Deirdre mi presentò venti scodelle di budino allineate sul
tavolo infarinato, chiedendomi se avessi bisogno di un aperitivo.
-
Io no, - risposi, - forse Peadar.
Quindi
sgusciai via, per non buscarmi una manata massacrante dal nostro Ercole, e quasi
investii Fionnula nel corridoio. Perdemmo entrambi il sorriso.
-
Il mondo gira, - mi disse recuperando senza molta originalità il mio saluto di
poco prima e guardandomi negli occhi.
-
Come va il cuore? - Le chiesi, e intendevo dire "ce l'hai un altro
uomo?"
-
Un po' su, un po' giù, - rispose, e intendeva dire "ce l'avevo ma ora è
finita".
Tutti
e due ci chiedevamo se lo studente italiano fosse tornato per continuare il
lavoro o per rivedere la bella irlandese.
-
Cosa fai qui, Franco? - Ci sorprese Padraic, - vieni con me accanto al
caminetto, facciamo due chiacchiere tutti insieme.
Avrei
voluto baciare la bocca di Fionnula, invece alzai le sopracciglia e me ne andai.
@
@
Seàn
stava suonando alla fisarmonica ballate folk (come sempre fanno gli irlandesi
quando sono almeno in due), gighe e reels. Orla cantava qualcosa, o meglio
cercava di indovinare il tempo con lo strumento di Seàn. Era, immancabilmente,
una canzone di protesta. Gli altri tenevano il tempo battendo le mani, ma dopo
qualche minuto si arresero e accantonarono i piani musicali. Il tempo era bello
e uscimmo per una passeggiata, Seàghan, Orla e io. Chiesi notizie del professor
O'Higgins, e seppi che era in perfetta forma, impaziente d'iniziare gli scavi.
La
ragione per cui mi trovavo in Irlanda (e, secondariamente, per cui avevo
conosciuto Fionnula) era uno scambio a livello universitario fra il Trinity
College di Dublino, in cui il professor O'Higgins insegnava archeologia sociale,
e la mia facoltà a Torino. Tutto era iniziato un anno e mezzo prima, quando un'équipe
archeologica anglo-americana guidata dal professor Alfons Demeulenaere aveva
fatto una scoperta eccezionale nel passaggio n. 2 del sito archeologico di
Caiseal Aonghousa (Newgrange). Tutta l'attenzione mondiale era allora
focalizzata sul passaggio n. 3, affidato dal Ministero dei Beni Culturali alla
nostra équipe.
Dopo
una breve passeggiata, ritornammo a casa per pranzare. I funghi con patate erano
deliziosi, gustosissimi; l'allegra brigata a tavola mi scacciò la malinconia.
Fionnula era seduta lontana da me? Tanto meglio, potevo fare a meno di lei.
Deirdre e Caitlin, una per parte, mi ingozzarono di patate e allegria dosando
accuratamente le porzioni di Peadar e mia, in modo che nessuno si riempisse più
dell'altro. Buttai giù parecchia Guinness (per gli irlandesi la birra e la
Guinness sono due cose distinte).
Tutti
noi eravamo colleghi, tranne le sorelle McEoin e Seàn McBride. Avevamo in
comune gli studi universitari (tranne Padraic che insegnava) e la fiducia nel
professor O'Higgins.
O'Higgins
era uno strenuo oppositore delle teorie di Demeulenaere, che per nostra sfortuna
erano state accettate dalla maggior parte degli esperti.
Il
professor Alfons Demeulenaere dell'Università di Cambridge affermava che la
storia non esiste. O meglio, la Storia come era sempre stata intesa fino a prima
dei suoi scavi. Secondo lui, in qualche punto imprecisato antecedente al 500
d.C. la Storia della civiltà occidentale è stata inventata di sana pianta, e
tutto ciò che ne sappiamo ora è una menzogna. All'infuori delle documentate
cronache dell'Impero Romano, i fatti riguardanti il nord dell'Europa si sono
svolti in modo completamente differente da quanto è stato accettato come realtà
per 1500 anni. Le prove da lui raccolte nel passaggio n. 2 di Newgrange gli
hanno permesso di fare tale affermazione. Esse sono le uniche testimonianze, o
le prime se preferite, sinora scoperte. Chi "falsificò" la Storia
fece sparire tutte le prove contrarie. II rogo della biblioteca di Alessandria
era in connessione con i fatti messi in luce da Demeulenaere a Newgrange?
Demeulenaere dichiarava di essere in grado di stabilire il momento esatto in cui
la "correzione" era avvenuta; le sue prove erano così inconfutabili
da far pendere la bilancia della ragione dalla sua parte. Tuttavia chi avesse
interesse a modificare la Storia non gli fu possibile accertarlo. Per un errore
o per qualche altra imperscrutabile ragione, nel passaggio n. 2 di Newgrange si
erano conservati gli indizi che hanno permesso di risalire alla verità.
Finito
il pranzo, continuammo a parlare mentre Seàn e Padraic lavavano i piatti. II
cielo andava lentamente rannuvolandosi, riempiendo la campagna della piccola
penisola di chiaroscuri e rapide ombre che parevano inseguire i greggi di pecore
sull'erba atlantica. La prima volta che giunsi in Irlanda le nuvole mi colpirono
molto: erano ben più vicine al suolo che in Italia, e potevi vederle volate,
gonfiarsi e contrarsi, espandersi come in un film accelerato. Uscii per
passeggiare sulla stradina di ghiaia insieme a Deirdre.
—
Come va il lavoro? - Le chiesi. Era impiegata presso un ministero.
Si
strinse nelle spalle. - E' un lavoro, - rispose. - E i tuoi genitori?
—
Campano. Mio padre andrà in pensione poco prima di Pasqua.
—
Mi piacerebbe vedere 1'Italia.
—
Perderesti molto se non la vedessi.
L'aria
era fresca e dovetti tornare in casa a prendere il maglione. Quando uscii fuori,
Deirdre stava camminando sull'erba.
—
Mi spiace che non ci siano alberi, qui. - Disse - Secondo me gli alberi sono il
simbolo della vita stessa.
—
Più di un elefante? - Le domandai, - Più di un uomo vecchio?
—
Più di qualsiasi altro essere vivente. Un vecchio, nodoso albero, modellato
anno dopo anno dalla linfa e dal tempo come un possente bonsai il cui artefice
è la natura. Ogni giorno la sua forza immensa si prodiga per la creazione di
nuovi tessuti, un altro anello per il suo tronco pluricentenario, inglobando e
sconfiggendo malattie e tumori. Ogni anno la stessa vita e un nuovo anello, il
lungo sonno in inverno e l'esplosione in primavera.
Deirdre
sembrò cambiare umore e volle tornare insieme agli altri. Sul tavolo del
soggiorno erano già allineate le scodelle di budino, quindici a testa (Peadar
aveva consigliato di aumentare quelle già preparate da Caitlin). Già si
accettavano le prime scommesse, e Peadar pretendeva di baciare Fionnula per
allenare i muscoli della bocca.
-
Io non ho bisogno d'allenamento, - dissi, - in Italia ho fatto molta pratica.
La
gara ebbe inizio. Caitlin, Deirdre e Seàn avevano puntato su di me, gli altri
su Peadar. Seàghan era l'arbitro imparziale.
Il
mio robusto avversario trangugiò il primo budino in due cucchiaiate mentre io
aggredivo la mia porzione a piccoli bocconi, senza parlare. Fino a otto budini
fece una tirata unica, quindi si concesse una breve pausa notando che ero
indietro.
Gli
amici facevano il tifo per l'uno o per l'altro, anche per tutti e due. Io
proseguivo imperterrito allo stesso ritmo, senza fiatare. Deirdre sorrise e mi
incoraggiò.
Peadar
ricominciò sicuro e si portò, con minor slancio devo dire, a livello
quattordici. Era il suo record personale e gli amici gli saltarono addosso quasi
facendogli schizzare il cioccolato fuori dalle orecchie.
-
Fermi! - Urlò Peadar; - ne ho ancora uno! - Radunò tutte le sue forze e (a
occhi chiusi e con una mano sul ventre) eliminò anche l'ultimo budino da un
etto.
Io
iniziai allora il decimo; a piccoli bocconi, respirando il meno possibile
continuai instancabile l'opera di demolizione. Dodici, tredici. Rallentai.
Quattordici.
Agli
irlandesi piace scommettere e quella volta non mancarono. Delusi tutti i miei
detrattori perché finii anche l'ultimo budino.
—
Pari! - Esclamò Padraic, - Merda, bisogna preparare altri budini!
—
Impossibile, - lo demoralizzò Caitlin. - Non abbiamo più latte né cioccolato.
Abbiamo saccheggiato l'emporio di Dunaibh.
—
Andiamo a Carraig Art! - Supplicò Padraic, offrendosi di partire lui stesso. La
sua proposta non fu accolta e Seàghan proclamò la parità.
Scambiai
uno sguardo nauseato con Peadar. Quasi non riuscivamo a parlare.
Quando
giunse il professor O'Higgins in auto, ci eravamo appena rimessi da lunghe
sedute nei servizi igienici.
Il
professore era sinceramente contento di vedermi.
-
Franco caro, è un piacere per noi. Vieni, sediamoci tutti insieme. Come stai,
Seàn?
Colm
O'Higgins è un tipo magro e asciutto, più alto della media; i capelli, un
tempo biondi, erano divenuti bianchi e li portava lunghi sul collo. Notai che la
pelle del viso e delle mani era molto abbronzata; si era concesso una vacanza
all'estero?
Bevemmo
Guinness mentre il professore ci metteva al corrente delle ultime novità, che
immancabilmente riguardavano le attività di Demeulenaere e dei suoi
sostenitori.
—
E' stato purtroppo accertato per la quinta volta, - ci disse, - che la pergamena
di Newgrange non è un falso. Risale realmente a un periodo intorno al 250 a.C.
ed è stata stilata nelle regioni britanniche.
—
In che modo si è giunti a questa conclusione? - Domandò Padraic.
—
Analisi di minuscoli campioni d'inchiostro, prove sul materiale della pergamena
e così via. I colori sono stati fabbricati alcuni secoli prima della nascita di
Cristo e non pochi mesi fa.
—
Mi faccia capire, - insisté Padraic, - si tratta ora di dimostrare non che la
pergamena è un falso, ma che il compilatore era in malafede?
Il
professore chiuse gli occhi e scrollò le spalle.
La
Pergamena di Newgrange è il più importante dei reperti presentati da
Demeulenaere. Non è altro che una cartina dell'Europa compilata nei tempi
antichi, quando ancora Roma era lontana secoli nel futuro. Quella mappa mostra
un unico, immenso impero che si estendeva dalle Isole Britanniche all'Italia
settentrionale, dal Portogallo alla Svezia meridionale includendo la Gallia e la
Germania. Secondo l'autore della Pergamena, quell'impero era durato cinque
secoli e aveva riunito tutte le popolazioni europee d'origine celtica. Questo
impero, sempre stando a quanto stabiliva la Pergamena, aveva parecchie capitali:
Caiseal Mumhan (oggi Cashel) per l'lrlanda, Silbury Hill vicino Salisbury per
1'Inghilterra, una località non identificata per la Scozia settentrionale,
Cueva de la Pastora per la penisola iberica, Vercelli per la pianura Padana,
Hascherkeller vicino Monaco per la Baviera e altre quattro città in Francia,
Germania e Danimarca. Questa enorme nazione di cui nessuno sospettava
l'esistenza (tranne forse i sostenitori di Atlantide) non era altro che una
pacifica federazione di popoli. Demeulenaere sostiene che la scintilla di questa
civiltà nacque proprio in Irlanda, nella Valle del Boyne, e si diffuse fra
tutte le popolazioni celte. L'impero si sbriciolò lentamente quando i
Cartaginesi invasero la Spagna, quando i Romani eliminarono i Cimbri nella
Pianura Padana e in seguito occuparono la Gallia.
Era
chiaro che questa scoperta obbligava a riscrivere la storia antica. Che
influenza ebbe questa civiltà sull'Impero Romano, e di riflesso, sulla civiltà
odierna?
Mi
ero distratto e non avevo ascoltato tutto ciò che il professore aveva detto. Mi
ritrovai a fissare i suoi corti baffi mentre lui mi guardava, in un attimo di
silenzio.
-
Inoltre, - continuò, - pare che abbia amici molto influenti; - (si riferiva a
Demeulenaere) - un segretario del nostro Ministero mi ha detto che il ministro
ha ricevuto una lunga telefonata ufficiosa da Londra circa il ritiro del
permesso di scavo alla nostra équipe. Demeulenaere ha fatto inoltrare domanda
ufficiale dall'Istituto Archeologico di Cambridge perché la responsabilità del
sito di Caiseal Aonghousa venga affidata a lui stesso, in considerazione dei
notevoli risultati ottenuti nel recente passato.
Dopo
queste parole, una riflessione improvvisa mi attraversò i pensieri: era strano,
in effetti, che il Ministero avesse concesso il permesso di scavo del passaggio
n. 3 a una sconosciuta équipe irlandese, quando la fama e l'influenza di
Demeulenaere dovevano essere palesemente soverchianti. Evidentemente anche O'Higgins
aveva forti appoggi.
—
Che cosa ne pensa realmente, professore? - Gli domandai a quel punto. O'Higgins
rifletté un attimo, torturandosi le labbra con i denti.
—
Secondo me, I disse quindi soppesando attentamente le parole, Demeulenaere ha
interpretato male alcuni indizi. Inoltre ha preso per buoni altri reperti tipo
la Pergamena. Poniamo il caso che Caiseal Aonghousa sia stata abitata per un
tempo più lungo di quanto si ritenga ora. Anche dopo aver abbandonato l'usanza
di seppellirvi le ossa dei defunti, supponiamo che rimanesse un santuario, un
centro sociale.
—
O perlomeno, solo il passaggio n. 2, - rettificò Padraic.
—
Esatto. Ora, poniamo che la Pergamena sia stata compilata due o tre secoli dopo
il periodo che vuole rappresentare. Chiaramente l'autore ha interpretato
erroneamente le notizie a sua disposizione e ha per così dire inventato una
Storia che non esiste. Ammettiamo che le diverse tribù celtiche avessero punti
di contatto fra di loro; l'autore della Pergamena ha ritenuto che tutte le città
fossero più grandi che nella realtà, federate in un Impero che in realtà non
è mai esistito.
—
Oppure c'è un'altra ipotesi, - s'intromise Peadar: - gli indizi sono stati
creati da Demeulenaere per inventare una teoria che gli desse fama.
—
Beh, - rispose il professore, - è un'affermazione troppo grossa, non trovi?
Io
avevo l'impressione che avessero già tenuto fra loro quelle discussioni e che
le stessero ripetendo a mio esclusivo beneficio.
-
Purtroppo lo svantaggio è nostro, - disse Fionnula. - Le prove sono dalla parte
di Demeulenaere e tocca a noi smontarle.
Deirdre
mi aveva detto che da alcuni mesi Fionnula era diventata una specie di
segretaria del professore, il quale era troppo disordinato per riuscire a badare
a tutte le proprie scartoffie.
Io
ero abbastanza stanco; chiesi permesso e mi ritirai per andare a letto. Fu
Caitlin che mi accompagnò al piano superiore per mostrarmi la stanza che avrei
diviso con Peadar e Seàghan.
-
Spero che tu non abbia freddo, stanotte, - mi disse. Lo disse con un sorriso che
quasi mi spinse a chiederle di restare con me per scaldarci. Deirdre e Caitlin
si interessavano a me. Perché? Forse per un gusto dell'esotico in comune. A
loro piacevano gli stranieri come a me le straniere. Mi sedetti sul letto
accanto a lei.
-
Domani mattina presto il professore tornerà a Dublino, - mi disse; - Fionnula
partirà con lui.
Non
lo sapevo. Forse era meglio così. Guardai Caitlin, con i suoi jeans scoloriti e
la sua maglia di morbido cachemire. Scommisi che fra la lana e la sua pelle non
portava niente.
—
Bene. - Dissi, - Dobbiamo considerarci in ferie per qualche giorno?
Caitlin
sorrise: - Devi chiederlo a Padraic.
Si
alzò dal letto. - Dunque, vedo che sei stanco. Buonanotte, ci vediamo domani.
-
No, rimani. Non mi spiace affatto. Anzi.
—
Gentile. Ma avremo tempo domani. Buonanotte, Franco.
Quando
fu uscita, sospirando mi spogliai e m'infilai fra le lenzuola fresche. Anzi,
fredde.
Respirai
a pieni polmoni il profumo invernale della stanza e stiracchiai i muscoli. Bene.
il ritorno era stato ottimo, e qualcosa mi faceva presagire che avrei potuto
rimarginare la ferita aperta da Fionnula.
Deirdre
o Caitlin? Con quale delle due potevo andare più d'accordo? Tentai di ricordare
quanto più sapessi su di loro.
Deirdre
era nata a Droiched Atha ventitré anni prima e viveva con la sorella e i
genitori a Dublino, in un bell'appartamento sul Liffey a due passi dal Phoenix
Park. Lavorava, come mi pare d'aver già detto, al Ministero degli Esteri. Le
piacevano la musica e la lettura e adorava 1'Italia. Caitlin aveva la stessa età,
due anni meno di me, ed era nata in quella meravigliosa città chiamata Baile àtha
Cliath (mai sentita nominare?! Beh, è il nome gaelico di Dublino). Mancavano
tre anni alla sua laurea e se le andava bene si sarebbe servita dell'esperienza
a Caiseal Anghousa. Aveva liberamente scelto di abbandonare la lingua con la
quale era cresciuta e di adottare il gaelico per rispetto verso le tradizioni
della sua patria. Per quanto conoscessi Caitlin e i suoi gusti meno di quelli di
Deirdre, sapevo che amava la campagna e gli animali in particolare e aveva una
passione quasi maniacale per la lettura.
Non
riuscii a continuare le mie meditazioni perché scivolai lentamente nel sonno.
@@@
Mi
svegliai al mattino con allegri pensieri per la testa. A parte un bagno in
un'enorme vasca piena di budino, avevo sognato di salire le scale di casa mia, a
Vercelli, insieme a Caitlin. Lei camminava avanti a me e portava una gonna con
lo spacco che a ogni passo mi eccitava di più.
Quando
si sogna un individuo dell'altro sesso, penso che l'inconscio si liberi dei
sentimenti cosicché la parte conscia ne viene a conoscenza. Non vedevo l'ora di
incontrarmi con Caitlin.
Padraic
era solo in cucina. - Hai dormito sodo, eh? - Mi disse. - II professore è già
partito per Dublino e ci ha concesso altri due giorni di vacanza. Torneremo al
Trinity mercoledì tutti insieme, contento?
Voleva
offrirmi un budino al cioccolato per colazione, ma rifiutai. Pane tostato con
burro e marmellata, latte con cereali secchi e un uovo al formaggio. Ero tornato
in Irlanda.
—
Dove sono andati tutti gli altri? - Domandai
alla fine.
—
Sono alla spiaggia. Non è una spiaggia come le vostre, ma non ne abbiamo di
migliori.
-
Come mai il professore è già ripartito?
-
Da qui non può tenersi informato. Demeulenaere è tornato a Londra per un giro
di conferenze che rafforzeranno la sua posizione. L'ambiente accademico sa
essere crudele in parecchi casi, Franco. Il professore deve prepararsi per
controbattere le tesi di Demeulenaere ed è un lavoro lungo. Fionnula è
perfettamente in grado di aiutarlo.
Cosa
provavo per la partenza di Fionnula? Mi concentrai per guardare dentro di me.
Evidentemente mi spiaceva, non potevo esserne indifferente. A ogni modo, ero
contento di essere tornato. L'Irlanda mi mancava.
—
Caitlin non è andata alla spiaggia. E' in soggiorno che ti aspetta.
—
Tu non vieni?
—
Turno. Devo lavare i piatti.
—
Auguri.
Caitlin
stava, immancabilmente, leggendo un libro. Era "II mistero dell'Atlantide"
di Charles Berlitz.
—
Interesse professionale, - specificò alzando gli occhi al mio arrivo.
—
Hai dovuto aspettarmi tanto?
—
Due capitoli. Dormito bene?
—
Ho sognato budino al cioccolato e Caitlin òCoileain.
—
Nel sogno chi preferivi?
—
Chi aveva la gonna con lo spacco. Cosa facciamo, andiamo in spiaggia?
—
Usciamo, poi decideremo.
L'aria
era squisitamente frizzante e me ne riempii i polmoni.
—
Ah, deliziosa. - Mormorai. - Da
quale parte è la spiaggia?
La
penisola di Rosguill è una delle propaggini settentrionali della contea di Dun
na nGall (Donegal), nel nordovest d'Irlanda; il vento dell'Oceano Atlantico
giunge sulla terraferma senza alcuna barriera. La vegetazione è bassa, gli
alberi quasi completamente assenti.
In
riva al mare, sulla sabbia di un color oro intenso, i nostri amici erano
sdraiati in un dolce ozio che avrebbe reso invidioso Annibale a Capua. Erano
tutti vestiti perché la temperatura non permetteva nudità. Orla e Seàn
stavano giocando a Mastermind, Seàghan suonava un'armonica a bocca, seduto su
un masso in mezzo alla risacca. Peadar e Deirdre (che indossava un interessante
paio di jeans attillati) parlavano di musica.
-
Il tempo peggiorerà, - disse Seàghan.
—
Speriamo che non rovini le danze, - gli
rispose Orla.
—
Quali danze? - Domandai.
—
Sai ballare, Franco? - Mi domandò
Caitlin. - intendo dire danze
tradizionali, come gighe e reels.
—
Che cosa avete in mente?
-
Una "square dance". Sai cosa intendo?
Lo
sapevo. Ne avevo vista una a Ballyholland, contea di Down, Irlanda del Nord. Un
gruppo di danzatori all'incrocio di due strade occupano il selciato per una
pista da ballo improvvisata. Molto bello e divertente.
-
Non so ballare, - ammisi.
—
Poco male, - rispose Orla, - sarà
nostro piacere insegnarti.
Ci
sedemmo con gli altri, ma dopo mezz'ora Padraic venne ad avvertirci che il
pranzo era pronto.
La
compagnia si era riunita e la riconoscevo come prima. Finito lo scambio di novità,
era come se non mi fossi mai separato da loro. Anzi, non sentivo la mancanza di
Fionnula; erano tutti così gentili con me e nessuno sembrava portare rancore
per il mio interesse per Caitlin, neppure Deirdre.
Dopo
pranzo, Caitlin volle portarmi a vedere una spiaggia chiamata Trà na Rosann,
non molto distante da Doagh. Raramente ci passavano accanto macchine nel nostro
cammino e tutti ci salutavano con un cenno della testa come se ci conoscessero.
Dovemmo uscire dalla stradina asfaltata per recarci sulla spiaggia, camminando
sul basso tappeto erboso.
-
E' bello qui, - dovetti ammettere. Ci trovavamo in una piccola baia,
scogliere a sinistra e terra bassa e colline a destra. Il mare era freddo e
calmo, la sabbia umida e dorata. Non c'era nessuno in spiaggia quando ci sedemmo
con le schiene appoggiate alla roccia.
—
Il maglione che indossi, - disse Caitlin, - è un messaggio? Naturalmente sapeva
chi me l'aveva regalato.
—
No, è un maglione. Non ti piace?
—
Non ho detto questo.
—
Se non ti va puoi regalarmene un altro.
Aveva
capito l'allusione.
—
I tuoi calzoni, invece, sono belli, - dissi.
—
Vorresti togliermeli?
-
E' un'idea. Vorrei anche vedere il tuo maglione più da vicino. Ti spiace
darmelo?
Caitlin
mi abbracciò. - Ora no, fa freddo.
Il
suo collo sapeva di saponetta profumata e il corpo, sotto la lana del maglione,
era tenero e caldo. Le lentiggini sul viso e i capelli corti la facevano
sembrare una ragazzina alla prima esperienza sessuale.
—
Sarà un piacere lavorare con te, - dissi.
—
Sei mesi fa lavoravamo già insieme.
—
Era diverso. Tu eri sempre all'elaboratore a sintetizzare il nostro lavoro.
—
Quest'anno sarà diverso. L'elaboratore è affidato a Fionnula.
Mi
diede un bacio mentre le passavo le braccia dietro la schiena. - Scaveremo
fianco a fianco, - aggiunse.
Stringere
fra le braccia il suo corpo snello mentre la guardavo negli occhi era
meraviglioso. Un piacevole calore proveniente dai lombi mi si irradiava in tutto
il corpo; le ghiandole stavano lavorando più veloci della nostra volontà. Di
solito io non ricordo assolutamente il colore degli occhi della gente; è una
cosa che proprio non mi rimane impressa, al punto che non saprei dirvi degli
occhi di mio padre o mia madre. Ma gli occhi di Caitlin quel giorno...! Oh se li
ricordo! Anche se non li avessi mai più guardati da allora, ricorderei
perfettamente le sue iridi del verde più bello che io possa immaginare. Lo so,
è l'amore, ma che posso farci? Gli occhi di Caitlin sembravano illuminare tutto
il suo volto e anche la spiaggia sotto di noi.
—
Caitlin... non per dire, ma è un bel nome.
—
Come sei originale.
-
Lasciami parlare. I tuoi occhi mi ricordano una canzone, sai? "Tutti
i ciottoli che ho visto, pietre preziose per Colleen, ogni minuto li rivedo nei
giorni passati insieme". Ecco, ho sempre immaginato Colleen come una fatata
dama celtica, una magica signora con i capelli di rame nudo e gli occhi verde
smeraldo di Caitlin.
Caitlin
rise: - Una fata celtica? Mi piace. Cosa ne sai tu della celticità?
-
Sono in Irlanda. Qui tutto è l'esaltazione di ciò che è celtico. -
Poi aggiunsi passando una mano sul profilo del suo viso: -
Sai che 1'Irlanda e la mia terra hanno molto in comune?
—
Ti lamenti della tua identità mediterranea?
—
Per niente. Non cambierei 1'Italia per la tua Irlanda.
—
Bravo Franco. Sangue latino non mente.
Le
posai una mano sul seno. - Sei
bella, - dissi facendomi serio.
-
E se non lo fossi stata?
-
Lo sei. Non è giusto ammetterlo?
Caitlin
sorrise e la baciai. La sua lingua era calda e vivace e non so quanto tempo passò
prima che separassimo le labbra, respirando profondamente. - Sei tornato solo
per il lavoro? - Mi chiese dolcemente, a voce bassa.
—
Se avessi saputo che saremmo finiti insieme, non sarei neppure partito.
—
Ciò a cui stiamo lavorando è una scoperta importante. Chi pensi abbia ragione?
-
Prima di pronunciarmi, preferirei attendere i risultati degli scavi. Io
sono solo uno studente, mentre O'Higgins è un grande esperto. Se dice che
Demeulenaere potrebbe essersi sbagliato, voglio seguirlo per vedere come andrà
a finire.
-
Certo che la teoria di Demeulenaere è meravigliosa. Ci pensi? Ha aperto
un'intera prospettiva di visione del mondo.
-
Certo, Caitlin. La Storia non esiste. Già questo concetto da solo fa
venire i brividi. Supponiamo che siano stati i monaci medioevali a inventare la
Storia: supponiamo che abbiano falsificato l'esistenza stessa dell'Impero Romano
e che prima del, mettiamo 1000 d.C., l'evoluzione della civiltà si sia svolta
in un modo completamente diverso.
Caitlin
rise di gusto. - Hai una bella
fantasia. Hai ragione, è una teoria affascinante.
—
A proposito di affascinante, non possiamo imboscarci?
Le
avevo infilato una mano sotto la maglia. Lei me la scostò. - E' fredda, -
disse. - Andiamo, conosco io
un posto.
Tornammo
sulla strada, con il cuore a cento all'ora. Tenendoci per mano, oltrepassammo la
ventina di casette bianche che formano Doagh e ci fermammo di fronte a una
villetta in costruzione.
—
Ti piace? - Mi chiese Caitlin.
—
Perfetta. Fammi strada.
Sempre
tenendoci per mano, oltrepassammo la volta della porta non ancora installata,
salimmo gli scalini di granito lucido sfiorando con la punta delle dita
l'intonaco bianco delle pareti e il corrimano della balaustra. Al piano
superiore le stanze avevano vetri alle finestre e il pavimento era pulito; in
una bella camera luminosa Trovammo una brandina con rete di metallo e coperte
militari per materasso.
—
Che lusso, - dissi, - manca solo il caminetto.
—
Non ti piace l'austerità?
—
Moltissimo. Le comodità non contano. Ciò che conta è l'amore.
Caitlin
approvò e si gettò sulla brandina.
-
Niente polvere. E' ben usata.
Mi
gettai accanto a lei. La posizione coricata era decisamente più comoda che la
spiaggia, anche se meno romantica. Avevo fatto l'amore anche in posti peggiori,
in soffitte piene di ragnatele o in boschi abitati da insetti noiosi. Per
l'ipocrisia della mentalità comune, ci si deve nascondere per godere delle
effusioni amorose senza scandalizzare; per fortuna, però, non occorre essere in
un bello scenario per provare piacere. Ci spogliammo in fretta e ci avvinghiammo
battendo i denti.
-
Ha ragione Seàn, - dissi, - il
tempo peggiora. In Italia a novembre fa più caldo.
-
Torna a fare l'amore in Italia.
-
No. A me piacciono i capelli rossi e le lentiggini.
-
Caratteristiche somatiche di discendenza vichinga, - replicò Caitlin. Non è il tipo gaelico.
-
Meglio vichingo che inglese.
Non
ci accorgemmo del passare delle ore finché iniziò a piovere. Stavo passando
una mano intorno alla rotondità dei suoi seni quando sentimmo scrosciare
l'acqua sui vetri, sul tetto e sulla campagna.
—
Merda, - dissi, -
o corriamo o saltiamo la cena.
—
Smetterà di piovere. A me non spiace restare qui.
Rimanemmo
in silenzio ad ascoltare il ticchettio dell'acqua, scambiandoci un bacio o una
carezza, finché il calore sprigionato dai nostri corpi durante l'amplesso ci
abbandonò. Ci rivestimmo tremando e scendemmo le scale abbracciati; fuori, la
stradina di ghiaia era divenuta un ponte su un laghetto di fango, ma la pioggia
stava scemando.
Il
vento ci sferzò mentre cercavamo di scaldarci l'un l'altra, ma il maltempo era
passato quando arrivammo a casa.
-
Ah, eccovi, - ci accolse Orla; - stavamo
ascoltando il bollettino dei dispersi in mare, alla radio. Peadar già voleva
dare la vostra cena a un cane randagio.
Mangiammo
con piacere la crema d'asparagi tiepida, dopo esserci cambiati i vestiti
bagnati. Peadar mi diede un maglione di Seàghan che calzavo decisamente bene;
arrivammo leggermente in ritardo alla square dance, in mezzo ai pascoli,
all'incrocio fra la strada che da Doagh attraversa la penisola e quella che da
Carraig Art porta all'ostello della gioventù e più oltre, alle case sparse
all'estremo nord.
Gli
altri avevano bloccato l'incrocio (non c'erano comunque altre strade); Seàghan
al violino, Seàn alla fisarmonica e Deirdre al tin whistle iniziavano in quel
momento a suonare. Dopo un corso di danza durato sette minuti e impartito da
Caitlin e Padraic, ero pronto a tuffarmi nella mischia. La danza irlandese è un
divertentissimo insieme di passi, un delicato ballo collettivo e in quel
suggestivo scenario all'aria aperta la sua magia ci conquistò tutti, in
particolare Franco Oppezzo di Vercelli, digiuno di simili manifestazioni. Fu
come se un intero gruppo di folletti si fosse incarnato negli amici della
compagnia, costringendoci a muoverci senza sosta per scacciare il freddo della
sera. Quando i musicisti si stancavano, si fermavano a bere birra da un
barilotto posato da Peadar sul ciglio della suada. Anche noialtri danzatori
bevevamo e in breve fummo tutti ubriachi e non erano rari gli spintoni fra
l'ilarità generale. Dalle fattorie dei dintorni affluì una decina di persone
che si unirono a noi: coppie di anziani pastori, bambini dai capelli rossi e dai
piedi vivaci, innamorati adolescenti troppo timidi per baciarsi in pubblico. Da
due automobili bloccate scesero spettatori e anche danzatori, e sembrava che
tutti facessero un punto d'orgoglio il tenere il tempo con il battere delle
mani. Caitlin fu meravigliosa accanto a me, correggendomi quando sbagliavo i
passi, sbellicandosi dalle risa quando urtavo qualcuno. Deirdre, che ogni tanto
abbandonava il tin whistle per la pista da ballo, aveva le guance infiammate e
la sua lunga gonna di cotone stampato si muoveva a velocità vertiginosa e a un
ritmo meraviglioso.
Ballammo
fin quando i piedi si ribellarono e lo stomaco si rifiutò d'ingurgitare altro.
Sorreggendoci talvolta l'un con l'altro, tornammo a casa con il barile vuoto e
le lingue sfrenate a raccontare barzellette che non sempre riuscii a capire.
Dormii ancora nella stanza con Peadar e Seàghan, ma ripromettendomi di chiedere
per la notte seguente una sistemazione che prevedesse un letto con Caitlin.
@@@@
Con
il bel tempo Dublino è splendida, ma il suo vero fascino si manifesta in
special modo nei giorni in cui il cielo è coperto e la temperatura su livelli
primaverili. C'è chi l'ha definita, non a torto, una delle più belle città
dell'Europa Occidentale.
Il
Trinity College è un complesso di edifici universitari separati da prati e
cortili, un tempo collegio protestante, ora faro illuminante del mondo
accademico irlandese. Dieci giorni dopo il mio arrivo in Irlanda, il professor
O'Higgins tenne una riunione per informarci tutti circa i progetti di scavo; ci
trovavamo in un'aula qualsiasi, dotata di un proiettore e di alcuni banchi
scolastici in metallo e plastica. Fionnula era seduta alla scrivania, alla
tastiera dell'elaboratore portatile del professore, mentre O'Higgins camminava
avanti e indietro fra le lavagne e i suoi assistenti.
-
Non dovete aspettarvi che io rimanga continuamente a Caiseal Aonghousa durante
gli scavi. Anzi, spesso e volentieri mi tratterrò a Dublino per alcune
conferenze o per preparare il mio esposto finale. Alcuni di voi potrebbero
pensare che preparare la tesi prima ancora di aver cominciato le ricerche sia
contrario al metodo scientifico, o quantomeno non molto pratico. Sorridemmo per
gentilezza.
-
Il fatto è, - continuò, - che ci troviamo di fronte ad avversari agguerriti
con i quali occorre ponderare attentamente sia gli argomenti che le parole. Nel
nostro ambiente è difficile giungere alla fama, ma molto facile venire
distrutti. Durante la mia assenza, Padraic, che è mio assistente da più tempo,
farà le mie veci. Fionnula farà la spola fra gli scavi e Dublino, continuando
a curare l'elaboratore e dandovi una mano durante il tempo libero. Prima di
andarvene a cena, oggi, vi mostrerò l'equipaggiamento messo a nostra
disposizione dall'Istituto, che sarà integrato dal mio personale. Perloppiù si
tratta di utensili antiquati, ma con i fondi messi a nostra disposizione ho
dovuto accontentarmi di fare acquisti limitati e usare molto materiale già
esistente. Non preoccuparti, Peadar, sarai normalmente pagato a fine mese. I
fondi per gli stipendi sono già accantonati.
A
metà riunione, dopo una breve pausa per il thè, il professore ci parlò degli
scavi veri e propri.
Vorrei
mettere ai voti due proposte: scegliete fra due diversi modi di conduzione dei
lavori. Un'unica squadra che lavora di giorno o due squadre per una
giornata lavorativa di sedici ore, dalle 6 alle 22?
Ci
guardammo tutti in faccia, come per cercar consiglio.
-
Beh, - dissi, - dipende da lei. Ha più esperienza di tutti noi. Quale pensa che
sia il metodo migliore per ottenere il massimo rendimento?
-
Certamente l'ipotesi dei turni, però c'è da considerare il fatto che
occorrerebbe uno scavatore esperto per ogni turno, e io posso fidarmi solo di
Padraic. Come ho già spiegato, non pouò essere presente che raramente.
-
Io penso, - s'intromise Padraic, -
che un turno unico sia la soluzione migliore. Questi ragazzi hanno bisogno
d'esperienza e sarà mio piacere insegnar loro come scavare.
Approvammo
tutti. Peccato: un turno di notte io e Caitlin da soli non mi sarebbe spiaciuto.
Cenai
con Caitlin e Seàghan in un delizioso caffè vegetariano chiamato "Coffee
Bean" appena fuori dal Trinity, bevendo thè durante il pasto. Dopo patate
e prezzemolo e fagioli in insalata (ebbene sì, in un caffè in Irlanda si
mangia anche di questo), Seàghan ci lasciò soli per andare a comperare
qualcosa che non ricordo, e finalmente potei chiedere a Caitlin una cosa che non
osavo in presenza di lui.
-
Ho notato, - dissi, - che 1'équipe Demeulenaere è formata da una quindicina di
assistenti inglesi, americani e di Bèal Féirste. Come mai nel nostro gruppo
siete tutti irlandesi?
Caitlin
rispose sicura: - Devi sapere che la responsabilità delle operazioni di scavo
dipende unicamente dal professore. Il college si limita a passargli un
determinato stanziamento ed è lui a scegliere e pagare gli assistenti. Il
professore inoltre è un fervente nazionalista e desidera che siano gli
irlandesi a occuparsi degli scavi archeologici in Irlanda. Si è sempre battuto
per l'indipendenza della ricerca scientifica nel nostro Paese, recriminando
quando per mancanza di fondi accade che spesso siano équipes straniere a
prendersi la gloria delle scoperte.
-
E per quanto riguarda me?
-
Il tuo è un caso particolare, uno scambio fra O'Higgins e il professor Martelli
di Torino. Inoltre, tu appartieni a una cultura che deriva, alla lontana, da
quella celtica. Devo aggiungere che, la prima volta che arrivasti, lui fu molto
contento di sapere quanto tu fossi affezionato all'Irlanda prima ancora di
conoscerla.
-
Un giorno, - dissi rigirando fra le dita una crosta di pizza integrale, -- un
uomo mi disse che quando si è affezionati enormemente a un Paese, tanto che
quando ci arrivi ti senti a casa, significa che in una vita precedente ci hai
abitato.
-
Credi nella reincarnazione? - Mi chiese Caitlin-capelli-di-rame.
-
Non la escludo a priori. Se mi dimostrassero che esiste, non farei alcuna fatica
ad accettarla.
-
Dunque credi nell'anima?
-
E' una conversazione adatta a un caffè vegetariano? No, non credo nell'anima in
senso religioso. Non esiste paradiso né vita ultraterrena. Oltre la morte non
c'è nulla.
Caitlin
sembrava interessata: - Non è una visione pessimista dell'esistenza?
-
Nient'affatto. La vita è bella perché è unica. Non riesco a capire come si
possa goderne tutti i piaceri se si crede nella continuazione dell'esistenza. Tu
come la pensi, fata?
-
Come te. E' bello avere tanto in comune. Però vorrei che la vita fosse più
lunga. Accadono tante cose brutte, ma si riesce a ricordare solo quelle belle, e
se vivessimo più a lungo potremmo avere un'infinità di bei ricordi in più.
-
Il mito dell'immortalità. Incredibilmente affascinante.
-
Trovi? Ti piacerebbe essere immortale?
-
Indubbiamente sì. Solo con una vita più lunga della nostra è possibile
realizzarsi in un modo che non sia imperfetto.
Ricordo
bene la discussione di quella sera perché fu il giorno seguente che iniziammo a
montare il campo scavi a Newgrange.
Io
dormivo in un minialloggio in St. Stephen's Green di proprietà di un amico dei
genitori di Orla e Deirdre, e Caitlin abitava con i suoi nei dintorni di Phoenix
Park; avevamo già formulato l'idea di andare a vivere insieme ma la data era
ancora da stabilire. Perciò quella sera ci separammo.
I1
mattino dopo ero molto eccitato per quanto sarebbe accaduto quel giorno. Il
professore non venne con noi; Padraic e io portammo il furgoncino con
l'equipaggiamento fino a Slane, 50 chilometri a nord di Dublino, dove Caitlin,
Fionnula, Seàghan e Peadar ci avevano preceduti in auto. Andammo tutti insieme
a Newgrange.
Il
sito archeologico di Caiseal Aonghousa, in inglese Newgrange, è una delle cose
più interessanti che si possano trovare sulla faccia della Terra. E' una
costruzione circolare, eretta sulla sommità di una piccola collina d'erba.
Essendo stata costruita duemila anni prima dell'inizio dell'era cristiana, è il
più vecchio edificio oggi esistente nel mondo. Si tratta di una costruzione
circolare larga circa 30 metri e piatta, circondata completamente da un muro di
pietre bianche alto due metri e mezzo; all'interno del muro, lo spazio è
totalmente riempito da pietre ammucchiate le une sulle altre senza alcun
elemento cementante. Tre passaggi si aprono fra le pietre, ognuno dei quali
parte da una porta sul muro esterno e giunge in una cavità interna contenente
tre camere tombali, nove camere in tutto. Ognuna delle cavità interne non è
collegata con le altre, per cui fino al momento in cui il professor Demeulenaere
liberò il passaggio n. 2 dai detriti si conosceva solo il passaggio n. 1. La
porta d'accesso di quest'ultimo, piuttosto bassa per un uomo del nostro tempo, dà
accesso a un corridoio lungo una decina di metri, la cui volta è sostenuta da
pietre piatte a incastro. Siccome il livello del passaggio è leggermente in
salita, giunti nella cavità tombale il pavimento è perfettamente allineato con
una seconda apertura posta sopra la porta d'accesso. Essa non è che un foro
quadrato dal lato di 70 centimetri circa, ma durante uno e un solo giorno
all'anno (il ventuno di dicembre, giorno del solstizio d'inverno), il sole che
sorge penetra con i suoi raggi l'apertura, prosegue nel suo cammino allineato
fino al pavimento della cavità e vi disegna un segmento di luce. Ciò accade
solo alle 9,20 del mattino del 21 dicembre e il fenomeno dura 17 minuti
(sottinteso che il cielo non sia coperto). Non è meraviglioso?
Come
ho già detto, il passaggio n. 2 è stato aperto soltanto diciotto mesi fa,
anche se si sospettava la sua esistenza da parecchi anni. Quali elementi lo
facevano supporre? Occorre sapere che il passaggio n. 1 era stato ritrovato
scavando nel perimetro della costruzione esattamente dietro una pietra levigata
a bassorilievo (rappresentante spirali doppie unite tre a tre). Altre due pietre
dello stesso tipo poste a intervalli regolari lungo il muro perimetrale facevano
propendere per l'esistenza di due passaggi in tali punti, anche considerato che
la prima cavità tombale, alla fine del passaggio n. 1, non si trova esattamente
al centro dell'edificio ma è più vicina al perimetro; per questa ragione
l'esistenza di altre camere simili era quasi certa. Ultimo elemento, le spirali
triplici sulle pietre scolpite facevano pensare a una sorta di
"piantina" che indica i tre corridoi di Caiseal Aonghousa.
Se
si fosse appena sospettato che nel passaggio n. 2 le scoperte sarebbero state
diverse da quelle del n. 1, i lavori di scavo sarebbero stati intrapresi decine
d'anni prima. Invece la gloria (meritata o meno, ancora non potevo giudicare)
era andata a Alfons Demeulenaere.
Quel
mattino, il quattordici di novembre, giungemmo a Caiseal Aonghousa mentre la
foschia del mattino si andava alzando. II sole che la disperdeva non era poi così
lontano dal punto in cui il 21 dicembre d'ogni anno riproponeva la millenaria
magia di Newgrange. Come facevano le popolazioni di cinquemila anni fa a
conoscere l'esatto percorso del sole, la sua posizione durante il giorno più
corto dell'anno?
Eravamo
tutti ansiosi d'iniziare i lavori quando il guardiano venne ad aprire la
cancellata del nostro settore di scavi. Il primo passaggio era ancora aperto al
pubblico (una marea di turisti vi si riversava in quel periodo) e il n. 2 era
riservato all'accesso dell'équipe Demeulenaere.
Piantammo
due tende militari all'interno della cancellata, una per il materiale e una per
i poliziotti (due Gardaì distaccati da Navan che vegliavano a turno durante la
notte). Verificammo quindi per curiosità il luogo degli scavi. Il perimetro
tondo sembrava uniforme, un monte di terra ricoperto d'erba; il muro esterno è
stato infatti ricostruito solo intorno al passaggio n. 1 ed è in via di
ricostruzione al n. 2. I mattoni d'arenaria bianca e grigia che lo formavano
erano crollati e sepolti sotto il terriccio che nascondeva anche l'entrata del
passaggio; il masso lavorato a spirali poteva essere stato spostato leggermente
durante i secoli, per cui non sapevamo il punto esatto in cui avremmo trovato il
corridoio.
II
professore arrivò nella tarda mattinata con il sovrintendente ai beni culturali
della Contea di Meath e il nostro pranzo al sacco. Dopo che il sovrintendente
ebbe fatto la conoscenza di ognuno di noi, se ne andò e divorammo il cibo,
impazienti di dare inizio ai lavori. Tutti insistemmo perché fosse il
professore a spostare il primo terriccio, quindi iniziammo gli scavi veri e
propri. Caitlin, Seàghan, Peadar e io asportavamo terra da quattro punti
distanti due metri l'uno dall'altro, nelle due direzioni a partire dalla pietra.
Padraic passava dall'uno all'altro di noi consigliando e aiutandoci talvolta, e
vigilando anche su Fionnula addetta alla pompa dell'aria compressa.
II
professore insisteva molto sulla lentezza e precisione, per cui lavorammo molto
con spatole dolci e pennelli, spesso con le mani. Dopo quattro ore di lavoro non
avevamo rinvenuto altro che un mucchio di pietre bianche e grigie, quelle che
costituivano il muro originale e che in seguito avremmo ricostruito. Le pietre
erano state accuratamente ripulite con l'aria compressa e spiegate sul terreno a
ricevere la luce solare per la prima volta dopo chissà quanti secoli.
Lasciammo
in consegna il campo ai Gardaì e tornammo a Dublino per la notte. C'è chi
crede che gli scavi archeologici siano appassionanti e pieni di imprevisti, chi
crede addirittura che i lavori siano veloci. Bene, cari aspiranti archeologi,
non illudetevi affatto. Le scoperte della Maschera di Tutankhamon, dell'Esercito
di Pechino, della Pergamena di Newgrange sono un caso su mille. Nella maggior
parte degli scavi si deve lavorare duro per molte delusioni. Durante i primi due
giorni non trovammo altro che le pietre esterne e ci imbattemmo spesso nel
riempitivo interno, che ci costringeva a cambiare punto di scavo. Per sei ore su
otto (questa era la durata della nostra giornata lavorativa) Fionnula era al
Trinity a dirigere l'attività complessiva dell'équipe, quindi spesso restavamo
in tre a scavare e uno, a turno, al compressore.
Eravamo
abbastanza demoralizzati nel complesso e probabilmente ognuno di noi pensava che
il passaggio n. 3 fosse solo un bluff. Avevamo la paura egoista che a noi non
spettasse una minima parte della gloria archeologica. Sognai che scoprivo il
passaggio, ma all'improvviso cadeva la notte e un gruppo di alti e robusti celti
scaturiti dal corridoio inseguiva Caitlin e me per la pianura. Assurdo: i celti
non erano affatto alti ed erano vissuti quasi due millenni dopo i costruttori di
Caiseal Aonghousa.
Fu
Peadar a trovare il passaggio. II riempitivo dell'edificio era più cedevole in
un certo punto e Padraic gli consigliò di scavare più a fondo. Aveva ragione:
una ventata d'aria chiusa uscì dal foro grande come un pugno che Peadar aprì
nella terra pressata. Là dietro c'era il corridoio. Seàghan corse a telefonare
al professore mentre Padraic si prodigava per allargare l'apertura e noialtri
montavamo le lampade. O'Higgins giunse in tempo per gettare la prima occhiata
all'interno. Manovrando le lampade, il professore si sporse all'interno mentre
noialtri facevamo capolino dietro le sue spalle.
-
Molto, molto bene, - disse; - un buon lavoro. Ora inizia il bello.
Il
corridoio sghembo si snodava, leggermente in salita, nelle viscere di Caiseal
Aonghousa. A causa delle brevi svolte, non riuscivamo a intravedere la camera
tombbale con le tre nicchie. il passaggio era simile agli altri due, simile alle
tombe di Knowth e Dowth a poca distanza da Caiseal Aonghousa. II pavimento era
ricoperto di polvere e terra dalle quali spuntavano ossa sporche.
-
D'ora in poi occorre fare la massima attenzione, - si raccomandò il professore.
- Avanzeremo palmo a palmo rimuovendo il materiale dal suolo, puntellando le
pareti e il soffitto con travi, se necessario.
Si
rivolse quindi a Padraic: - Controllerai tu ogni frammento di materiale. Passate
al setaccio ogni grammo di terreno. Vorrei che veniste tutti stasera al College,
il rettore darà un party per festeggiare.
Fu
così che ebbe inizio la nostra avventura. Lavorammo con entusiasmo per liberare
completamente l'arco d'entrata, fino a lasciare la pietra nuda come l'avevano
posta i costruttori originariamente.
Non
continuammo i lavori quel giorno; Padraic fece sbarrare l'entrata con una grossa
tavola di legno massiccio e raccomandò ai Gardaì di non far avvicinare nessun
estraneo.
Al
party dell'Università intervennero molte autorità politiche e religiose,
docenti e studenti. Il rettore consegnò pubblicamente a O'Higgins telegrammi di
felicitazioni giunti da tutto il mondo, e anche offerte d'aiuto. La notizia era
corsa velocemente sebbene non fosse stato il professore a spargerla. O'Higgins
pregò il rettore di declinare gentilmente le offerte poiché i suoi assistenti
erano in grado di svolgere tutto il lavoro meglio di chiunque altro. Eravamo
tutti su di giri quella sera e ci permettemmo una scappata in un "singing
pub" dove migliorai la mia resistenza alla birra. Caitlin dormì nel mio
appartamento, ma ci addormentammo immediatamente talmente eravamo stanchi.
@@@@@
Caiseal
Aonghousa, come tutte le altre strutture megalitiche dell'età della Pietra, è
stato costruito per ragioni non ancora appurate in pieno. Quella più evidente
è il seppellimento dei defunti.
L'assenza
di qualsiasi oggetto metallico nelle tombe del suo genere indica che i
costruttori furono gli agricoltori del neolitico, non i celti dell'età del
Ferro come si era creduto per molti secoli. Questa deduzione fu confermata con
il metodo di datazione basato sul Carbonio 14. In tale modo si venne anche a
sapere che i monumenti più antichi, quelli della Bretagna, risalgono al 4.500
a.C.
La
costruzione di monumenti megalitici (cioè formati da enormi frammenti di
pietra) e monolitici "passò di moda", se così si può dire, con
l'avvento della tecnologia basata sulla lavorazione del bronzo (2.000 a.C.).
Vorrei spiegare a chi è digiuno di archeologia alcuni elementi utili allo
studio dei monumenti neolitici. Le strutture megalitiche si possono dividere in
due tipi: dolmen e menhir. I menhir sono pietre oblunghe conficcate nel terreno
verticalmente (l'esempio migliore sono le migliaia di pietre di Carnac in
Bretagna). I dolmen sono composti da due, tre o quattro grandi massi che
sorreggono una lastra orizzontale di pietra, e l'esempio più famoso è il
doppio cerchio concentrico di Stonehenge, Inghilterra. I dolmen e i menhir sono
diffusi in tutti i paesi dell'Europa atlantica: Irlanda, Gran Bretagna,
Portogallo, Paesi Baschi, Francia, Olanda, Danimarca, Svezia meridionale,
Germania settentrionale, Spagna, in parte Italia. E' da notare che tutte queste
regioni sono comprese nella cartina della Pergamena di Newgrange.
Come
già detto, la loro funzione più evidente è quella di sepolcri tombali. Per
quanto riguarda però le strutture del tipo di Newgrange, occorre fare altre
considerazioni.
Caiseal
Aonghousa fa parte di quelle costruzioni che vengono definite "tombe a
corridoio". i passaggi, o corridoi, venivano cosparsi delle ossa dei
defunti: poiché i resti sono incompleti, è quasi certo che i corpi venissero
lasciati a decomporsi in altri luoghi prima dell'inumazione finale. Roger
Mercer, Università di Edimburgo, ipotizza che i corpi venissero esposti nelle
numerose aree circolari recintate, circondate da fossati, rintracciabili ovunque
nelle regioni citate prima.
Tuttavia
è in seguito apparso evidente che la monumentalità di certe strutture
(pensiamo a Caiseal Aonghousa o Stonehenge) è spropositata rispetto alla
supposta funzione sepolcrale. Pensiamo che per l'erezione di Newgrange occorsero
circa 106 ore lavorative, cioè un milione di ore. Quale sparuta comunità
preistorica si sarebbe accollata tale sacrificio per la costruzione di una
tomba?
Colin
Renfrew sosteneva la teoria che tali monumenti garantissero la continuità della
comunità, la sua unità. Egli scrisse: "La costruzione di un monumento
destinato a durare molto a lungo era un atto simbolico di grande importanza che
affermava appunto tale unità. Si dovrebbe ricordare che questi uomini vivevano
in un mondo in cui altre creazioni umane durevoli di una certa imponenza erano
rare. Io sostengo, quindi, che non dovremmo considerarle semplicemente come
tombe, ma come edifici pubblici. Spesso essi potrebbero aver svolto la funzione
di luoghi di riunione: forse di sede per un'intera gamma di riti religiosi, che
instaurava un rapporto fra la comunità nel complesso e i suoi avi, oltre che
con il defunto più recente".
Arthur
A. Saxe dell'Università dell'Ohio forniva una spiegazione più tecnica,
leggermente diversa dalla precedente e basata sulla conservazione, da parte
della comunità, delle terre degli avi: "Nella misura in cui i diritti
collettivi di un gruppo a usare e/o controllare risorse cruciali ma limitate
vengono conseguiti e/o legittimati per mezzo della discendenza lineare dai
defunti (ossia da legami logici con i progenitori), tali gruppi manterranno aree
formali per la sistemazione esclusiva dei loro morti". Ciò significa che
la tomba degli avi posta su un determinato territorio sancisce l'appartenenza di
quelle terre alla comunità dei discendenti.
Vi
è ancora un'ultima spiegazione che non esclude bensì integra le precedenti. E'
la teoria neomarxista di Christopher Tilley, Università di Lund, la quale
spiega la costruzione dei monumenti megalitici con la necessità, da parte dei
membri più anziani del gruppo, di imporre il proprio dominio sui più giovani.
Tali costruzioni assolvevano egregiamente la loro funzione di controllo sul
rituale religioso della comunità.
Non
sapeva Tilley quanto fosse vicino, e al tempo stesso lontano anni luce, dalla
realtà che io ora so. Tuttavia, in quei primi giorni di novembre, ero
all'oscuro e mi limitavo a portare avanti il mio lavoro. S'era verificato il
crollo di alcune lastre di pietra dal soffitto del corridoio e dovemmo
rimuoverle delicatamente per non rovinare i frammenti di reperti al di sotto. il
terriccio che ricopriva il fondo del corridoio era pieno di ossa e frammenti di
ossa, più i tipici e ovunque diffusi manufatti del neolitico, vale a dire
vasellame, armi (asce e zagaglie), utensili di selce scheggiata. Soprattutto
trovammo ossa, che il professore si prodigò per ricomporre in un'aula del
Trinity, misurandole e analizzandole e scoprendo che, come c'era da aspettarsi,
parecchie parti mancavano per giungere a scheletri completi.
Quando,
più tardi, il professore ci comunicò i risultati delle analisi su tali resti
umani, sapemmo che la popolazione sepolta nel "nostro" corridoio
rientrava nella normale varietà di individui rilevata in casi analoghi, cioè
alcuni nati prematuri, moltissimi bambini, un assortimento di maschi e femmine
sino ai trenta anni, quindi una grossa proporzione d'individui tra i trenta e i
quaranta, pochissimi oltre tale età. Dobbiamo ricordare che la vita media delle
popolazioni ibére (cui i resti appartenevano) era intorno ai
trenta-trentacinque anni. Nel periodo in cui fu necessario sgomberare il
corridoio dal modesto crollo e puntellare la volta, accadde uno strano episodio
che mi diede molto a pensare in seguito. Il professore chiamò due falegnami del
College perché costruissero un supporto per il soffitto, nel punto del crollo.
Insistette comunque che Padraic li sorvegliasse attentamente in modo che non
rovinassero nulla. Immaginate quanto dovette essere penoso lavorare in
condizioni simili: il corridoio in quel punto era alto un metro e mezzo, largo
altrettanto a livello del terreno e non più di settanta centimetri alle spalle;
i falegnami dovevano lavorare praticamente in ginocchio nella semioscurità
della luce artificiale.
Dunque,
accadde che Padraic mi lasciò a controllare i due lavoratori mentre egli
mangiava; io mi trovavo fra il punto del crollo e l'entrata del corridoio. Seàghan
era dalla parte opposta rispetto a me, appena un passo oltre i due operai, e
scrutava verso la camera tombale con una torcia tascabile. Per quanto potessimo
vedere dal punto in cui ci trovavamo, il nostro passaggio era simile al n. 1
(cioè privo di reperti fuori luogo o comunque importanti come la Pergamena), ma
gran parte della camera era ancora nascosta alla nostra vista. Seàghan si
accucciò, volgendo il fascio di luce al terreno e inondandolo di chiaroscuri.
Mi voltava le spalle e la vista mi era impedita dalla presenza dei due uomini,
ma per un attimo la visuale si liberò e distinsi chiaramente che Seàghan
afferrava da terra qualcosa, un oggetto non più grande di un pugno, e lo
infilava rapidamente in tasca. Si voltò subito e io, imbarazzato, finsi di non
aver visto.
Che
cosa aveva fatto? Aveva trovato qualcosa di importante e non voleva che venisse
alla luce? Pensai anche che fosse sul libro paga di Demeulenaere, ma in quel
caso avrebbe dovuto depositare un reperto falso e non prelevarne uno vero. Fui
sul punto di fermarlo mentre tornava fuori, ma mi trattenni. Seàghan era mio
amico. Ma io dovevo più lealtà a lui o al professore? Decisi di parlarne con
Caitlin.
Quel
giorno Seàghan si comportò normalmente e non notai più il lieve gonfiore
nella sua tasca. Per qualche ragione che non so spiegare, non ne parlai a
Caitlin; forse pensavo che avrebbe potuto non credermi.
Il
giorno seguente l'équipe Demeulenaere se ne tornò a Cambridge dopo aver
completato la composizione del muro esterno nel proprio settore. Mancava un
ultimo terzo di muro, il nostro.
Verso
la fine di novembre Padraic ci informò ufficiosamente che Demeulenaere aveva
smosso le acque perché ci venisse ritirato il permesso di scavo. Questo ci
indignò parecchio, e se fosse stato possibile avremmo evocato gli spiriti dei
morti di Newgrange per maledirlo fino alla fine dei suoi giorni. Per nostra
fortuna le sue manovre non sortirono alcun effetto a causa delle elezioni
politiche in Irlanda.
Ora
occorre fare una rapida scorsa della situazione politica dell'Eire per poter
comprendere quale grande influenza abbia avuto sulle vicende degli scavi
archeologici di Newgrange e, perché no, sulla mia vita stessa.
Dopo
seicentocinquanta anni di dominazione e oppressione da parte dell'Inghilterra,
agli inizi del nostro secolo 1'Irlanda si gettò nella lotta finale per
l'indipendenza. Dal 1919 al 1921 un vero e proprio esercito, I'IRA, fu arruolato
volontariamente e allenato clandestinamente in ranghi militari per la guerriglia
contro la polizia ausiliaria britannica, che si macchiò in Irlanda di crimini e
rappresaglie paragonabili a quelli dei nazisti durante l'ultimo conflitto
mondiale. Dopo aver subito la distruzione del sistema fiscale, legislativo,
poliziario e giudiziario imperiale sull'isola, il governo di Londra decise di
stipulare un Trattato di pace con i "ribelli". Ogni membro dell'IRA
aveva giurato di combattere o morire fino all'avvento della Repubblica in
Irlanda, ma dai lunghi negoziati con la delegazione inglese (guidata da Lloyd
George e Winston Churchill) non si riuscì a ottenere che lo statuto di Stato
Libero per 1'Irlanda. I parlamentari avrebbero dovuto comunque prestare
giuramento di fedeltà al Re d'Inghilterra. Perdipiù, sei delle nove contee che
componevano l'Ulster si staccarono e vollero un Parlamento indipendente, sotto
la guida della maggioranza locale di religione protestante legata alla Corona da
vincoli nobiliari.
Il
Trattato spaccò immediatamente in due I'IRA fra coloro che accettavano per il
momento il male minore, in vista di un futuro ottenimento della completa
indipendenza, e coloro che rinnegavano i negoziati ed erano propensi a
continuare la lotta fino alla realizzazione degli ideali. il partito
pro-Trattato assunse il potere mentre i Repubblicani occupavano caserme e punti
strategici finché la guerra fu inevitabile.
Dopo
dieci mesi di lotte intestine, i Repubblicani si arresero. In quei tristi mesi
d'inutile guerra, tutti i leader dell'indipendenza morirono e 1'Irlanda perse i
suoi osannati eroi. Dalle parti contrapposte nacquero due partiti politici: il
Fine Gael (pro-Trattato) e il Fianna Fàil ("i cavalieri del destino",
il partito nazionalista discendente dai Repubblicani). II Fine Gael era al
governo in una coalizione con il partito laburista durante il periodo in cui
lavorai in Irlanda. Era un periodo cruciale per la storia dell'isola: le truppe
britanniche erano quasi completamente evacuate dall'Irlanda del Nord mentre un
nuovo Parlamento indipendente si era insediato a Belfast. Il Fianna Fàil
prometteva, in caso di vittoria elettorale, una definitiva soluzione al problema
della separazione.
II
professor O'Higgins aveva forti appoggi in quel partito. Con suo gran piacere,
le elezioni arrisero proprio al Fianna Fail e la situazione politica si aggravò.
L'IRA,
l'Esercito Repubblicano Irlandese, cominciò ad arruolare, armare e
riorganizzare i suoi membri volontari per un'eventuale offensiva oltre
frontiera. Le elezioni si svolsero il venti di novembre, e nella settimana
seguente alcuni incidenti ebbero luogo in zone di confine, specialmente nelle
contee dell'Irlanda del Nord con popolazione a maggioranza cattolica. Furono
esplosi colpi di pistola contro poliziotti e molti animi si infiammarono. I
giornali riportarono la notizia che Londra aveva richiesto l'intervento
temporaneo di truppe dell'ONU per salvaguardare le frontiere, ma Belfast rifiutò
rispondendo che la situazione non richiedeva affatto un intervento militare.
Caiseal
Aonghousa dista solo una settantina di chilometri da una delle aree di confine
più "calde"; verso fine novembre vedemmo due camion pieni di civili
armati sulla strada che da Dublino porta a Monaghan, al nord. Caitlin mi spiegò
che probabilmente erano volontari dell'IRA che si preparavano a ogni eventualità.
Per
ottenere più informazioni sull'IRA dovetti chiedere a Peadar. Venni così a
sapere che l'Irish Republican Army è praticamente la riunione di due
organizzazioni, l'IRA Official e l'IRA Provisional. I Provisional credono che
per raggiungere il loro fine sia indispensabile la lotta armata, la guerriglia
sotterranea nelle città del Nord; tutti gli attentati rivendicati dall'IRA in
Irlanda e Inghilterra sono da imputare a loro. L'IRA Official è
un'organizzazione segreta di fede marxista che mira alla riunione delle due
Irlande (come l'ala Provisional) ma ha nei propri obiettivi anche una nazione
non allineata, sganciata dall'Europa e dall'influenza americana, una Repubblica
Socialista. L'emanazione politica dell'IRA (Official prevalentemente) è il
piccolo partito Sinn Féin. Nell'IRA, quasi sempre l'ala Provisional, quella
violenta, è stata in maggioranza e ha dato la propria impronta al movimento.
Anche se in passato vi furono periodi di dissidio aperto fra le due parti, e
alcuni Official furono assassinati dalla fazione oltranzista, in occasione della
possibilità di riunione con le Sei Contee vi fu una definitiva riconciliazione.
La doppia probabilità di successo rappresentata dal ritiro delle truppe
britanniche e dalla vittoria elettorale del Fianna Fàil contribuì alla causa
dell'IRA.
Dall'altra
parte della barricata, le organizzazioni protestanti delle Logge Orange
raccolsero i fedeli alla difesa della libertà religiosa, da realizzarsi
mediante l'organizzazione paramilitare dei Difensori Protestanti. Rifiutando
assolutamente di lasciarsi governare da un Parlamento repubblicano, i
predicatori orangisti cospargevano il seme dell'odio fra i propri seguaci al
fine di preparare una difesa anche all'ultimo sangue contro qualsiasi tentativo
di cambiamento. Vi fu persino un pastore protestante di Lisburn (vicino Belfast)
che parlò di "difesa della Cristianità contro coloro che in passato
alterarono la Storia". Ovviamente si riferiva all'ipotesi che i
"falsificatori" della verità storica fossero gli antichi Druidi celti
dai quali i cattolici irlandesi discendevano.
Questa
situazione politica decisamente tesa si è sviluppata in un Paese scarsamente
popolato (cinque milioni di persone in un'area poco più grande dell'Italia
settentrionale) in cui il numero di abitanti, e di conseguenza il peso
decisionale, della parte "cattolica" aumentava sotto la spinta di un
incremento demografico senza pari fra i Paesi europei. Ciò significa che
l'equilibrio su cui si basava l'esistenza del sistema di dominio nell'Irlanda
del Nord era comunque destinato a spezzarsi nel breve giro di qualche anno. La
manifesta lealtà dei cittadini dell'Ulster verso Sua Maestà la Regina è
sempre stata palesemente dettata da ragioni economiche al fine di garantire
privilegi alla minoranza protestante e borghese. Nel contempo l'interesse
britannico verso quella provincia turbolenta era rappresentato non da un leale
atteggiamento paternalistico della chioccia monarchica, ma dall'importante fonte
di reddito dell'industria cantieristica e metallurgica di Belfast.
L'equilibrio
sociale sul punto di spezzarsi si andava incrinando, per coincidenza, durante il
periodo del mio soggiorno sull'isola. Gli avvenimenti successivi avrebbero avuto
solo un'importanza marginale di fronte alla sconvolgente ragnatela di
rivelazioni che nel frattempo veniva intessuta intorno alla mia persona. A quel
tempo ne ero ovviamente all'oscuro: conoscevo solo la realtà della tensione
sociale dei miei compagni di viaggio su quell'isola. Questa era la situazione di
quel mese di novembre in cui la nostra équipe procedeva lentamente alla
conquista dei segreti di Caiseal Aonghousa.