La
rocca dei Celti
Con
la Fanzine di Franco Ricciardiello
Alla
riscoperta del Fantastico
"Non
è importante il successo" - io e la fantascienza
di
Giovanni Valerio
Fan…cosa?
L'edicolante dell'angolo vi guarda allibito. È inutile tentare ancora: le
fanzine non si trovano in edicola a combattere la guerra delle grandi tirature.
Le fanzine (il termine è una contrazione delle parole inglesi fanatic
magazine) sono riviste fatte da appassionati per altri appassionati.
Anche in città viene redatta, ormai da una decina d'anni, una fanzine. Citando
un famosissimo (e bellissimo) LP dei Pink Floyd, Giampiero Prassi il fondatore,
la chiamò "The dark side". E forse il nome (che tradotto suona
"Il lato oscuro") non ha portato bene alla diffusione della fanzine:
"abbiamo pochissimi abbonati a Vercelli, molti di più in provincia"
si lamenta Franco Ricciardiello, che da un paio d'anni è passato al timone di
"The dark side". La fanzine vercellese si occupa di letteratura
fantastica e, nel corso del decennio, ha ricevuto diversi riconoscimenti a
livello nazionale. "Ma la soddisfazione maggiore", puntualizza
Ricciardiello, "è quella di vederla nascere".
L'ultimo
parto, che potrà essere richiesto allo stesso Ricciardiello (via Asmara 20),
presenterà addirittura un racconto di Lino Aldani, uno dei massimi autori
fantascientifici italiani, e uno del venezuelano Luís Britto García. La
tiratura di "The dark side" si è ora stabilizzata sulle duecento
copie, consentendo così il pareggio economico, anche se ci sono state punte di
cinquecento copie, all'epoca del premio letterario "Terre del sogno"
indetto dalla fanzine qualche anno fa. Ma Franco Ricciardiello, oltre che
curatore di una testata del sotterraneo mondo delle fanzine, è anche autore de
"La rocca dei Celti", un romanzo edito nel 1987 dalla Cooperativa
Editrice Ambra. Come si intuisce dal titolo, la storia è ambientata in parte a
Vercelli (la rocca dei Celti) e in parte tra le verdi colline irlandesi.
Ricciardiello non ha paura delle etichette e accetta quella di "romanzo
fantascientifico" che è stata data al suo "La rocca dei Celti".
"Non posso non vantarmi di amare la fantascienza, che occupa anche la metà
delle mie letture". E Ricciardiello inviò in lettura il romanzo proprio
alla maggiore casa editrice specializzata in Italia, la Nord: "Fu
rifiutato" ricorda, "perché atipico: la Nord stampa romanzi che
vendano e pretende impostazioni rigide, con certi canoni", quasi con un
certo numero di colpi di scena per capitolo… "La rocca dei Celti" fu
allora pubblicato dalla Cooperativa Editoriale Ambra, che proprio in quegli anni
era sorta a Vercelli.
Il
romanzo, nonostante la distribuzione limitata alle librerie del circondario e
alle vendite dirette, ebbe un discreto successo: "Le recensioni furono
tutte positive" fa notare Ricciardiello. E l'eco non si è spenta: è di
questi tempi la proposta di traduzione in ungherese de "La rocca dei Celti".
"Ma
le soddisfazioni maggiori me le hanno date i racconti", una ventina
pubblicati, tre piazzati a premi letterari a livello nazionale, alcuni tradotti
all'estero. Ma la strada per diventare scrittore è senza fine: Ricciardiello,
che per campare lavora in banca, sorride all'utopica domanda e afferma convinto
"è impossibile diventarlo; non mi sembra comunque di ricadere nella
categoria dell'impiegato frustrato che ha bisogno di sfogarsi: avevo già
cominciato a scrivere (e a pubblicare) prima di lavorare: semmai, sul lavoro
sono uno scrittore frustrato…" E sorride ancora: è proprio questo il
giusto atteggiamento da parte di chi si diverte davvero a scrivere e che, sempre
per divertimento, accetta di curare una fanzine come "The dark side".
Franco Ricciardiello, sguardo vispo da dietro le lenti, si ricompone e
filosofeggia: "Non è importante il successo, ma il modo in cui lo si
ottiene" Quello adottato da Ricciardiello sarà vincente: la sua seconda
opera è in lettura presso la Perseo Libri di Bologna.
Giovanni
Valerio
©
"La Sesia", 1991