Autore: John Ronald Reuel Tolkien (!)
Titolo: Albero e foglia
Sottotitolo: -
Titolo originale: Tree and leaf
Editore: Rusconi
Genere: Saggio breve sulle fiabe, alcune fiabe e altro
N. pagine: 230
Dimensioni: medio-piccole, carta rigida
Anno o periodo di scrittura: 1938-39
Edizione: 11a
Altre opere dello stesso autore: Lo Hobbit, Il signore
degli anelli, e molte altre.
Prezzo: 25K£, leggermente troppe.
Da chi mi é stato consigliato o perché l'ho comprato:
Come vedono i bambini gli animali nelle storie e nei cartoni animati?
Credo che conserverò il volume. Vedremo.
Ci sono vari punti interessanti, alcuni dei quali
non li ho capiti del tutto.
p. 50-51: di solito le fiabe sono considerate
roba per bambini. L'autore non concorda. Dice che per una serie di motivi
sono state relegate a loro, e quindi hanno finito per essere considerate
cose di bassa lega, e quindi ne sono state inventate poche nuove veramente
belle, e quelle vecchie, non più rinfrescate e curate, si sono deteriorate.
Invece l'autore dice che i bambini non sono di per sè più
vicini alle fiabe degli adulti. Anzi dice che solo con gli anni si può
sviluppare la capacità di apprezzarle al meglio. (Su questo concordo
abbastanza con l'autore. A cinque anni l'enciclopedia medica mi risultava
comprensibile, ma ancora a sedici anni non ero in grado di capire quasi
nulla in una qualsiasi fiaba o barzelletta. Ma forse sono atipico. Adesso
a ventisette anni capisco ben il 20-30% di un romanzo fantastico complesso
come "la bussola d'oro", e ne vado orgoglioso. Se riesco a sostenere questo
ritmo di sviluppo serrato, stimo che sarò in grado di leggere "Guerra
e Pace" o simili, a soli centocinquant'anni di vita). Nella nota C p. 101
l'autore dice che i bambini solitamente non hanno una propensione per lo
scrivere fiabe, e di solito non gli riesce (perchè la fiaba non
é una forma facile). Se i bambini hanno una propensione è
per le storie almeno nelle intenzioni "realistiche", e per le favole di
animali (o di esseri umani zoomorfi), che gli adulti spesso confondono
con la fiaba (anche io non le distinguo molto, ma direi che apprezzo le
storie furry e per nulla le fiabe. E le storie furry sono abbastanza vicine
a quelle di cui parla l'autore).
L'autore spiega questa preferenza per le storie
di animali perchè essa concede ampio spazio al realismo, e ad eventi
domestici effettivamente noti ai bambini. Tuttavia, dice, tale forma letteraria
é spesso suggerita o imposta dagli adulti, ed é preponderante
nella letteratura per bambini.
Tolkien quindi dice che forse, come le favole, le
storie di animali non sarebbero effettivamente il genere preferito dai
giovanissimi se essi potesero scegliere tra vari testi in vari generi,
tutti alla loro portata. (Ed infatti noto che le collane di libri per giovanissimi
che hanno più successo non sono quelle con animali, ma quelle tipo
"Piccoli brividi", di orrore e/o paura. In effetti per quanto mi
riguarda fino a circa diciannove anni non ho quasi mai letto nulla di narrativa,
solo saggi e manuali. Le creature fantastiche e gli animali ho sempre preferito
inventarmeli nella mia fantasia e basta. Per essere precisi la mia passione
per gli animali é nata in età abbastanza avanzata, diciamo
nell'adolescenza, prima in fatto di animali mi poteva interessare solo
riuscire a parlarci come si fa con le persone. Ma questi ricordi sono molto
poco affidabili, e potrebbero essere facilmente viziati da quello che penso
e desidero adesso.).
L'autore dice che se si forniscono ai bambini orsacchiotti,
animali di peluche, e storie con animali (oppure fiabe) non dobbiamo poi
stupirci che ragionino o costruiscano storie su di esse e con essi.
P. 68 e Nota relativa E-F p.
103: Nell'arte umana la fantsia é cosa demandata soprattutto
alla parole, alla vera letteratura. In pittura la rappresentazione dell'immagine
fantastica é tecnicamente troppo facile (non credo), e prevaricante
sulla mente (sono d'accordo). Le illustrazioni per quanto valide di per
sè, non rendono un buon servizio alle fiabe e alla fantasia. Tolkien
esprime un concetto che non avevo ancora capito chiaramente, ma importante,
cioè che illustrare fiabe e fantasie può essere controproducente.
L'immagine aggiunta distrugge l'immagine mentale
particolare che il lettore si era fatto, e al tempo stesso non è
generale come il testo stesso.
Le immagini di creature, come i furry, mi piacciono, ma non vorresi
che venissero usate per illustrare certe storie che apprezzo. Sono due
cose distinte.
Nella nota F Tolkien dice che le rappresentazioni teatrali e cinematografiche
delle favole sono di solito poco soddisfacenti.
Per quanto riguarda le rappresentazioni della fantasia
nei cartoni animati io direi che la situazione é un poco diversa.
Spesso riesco ad apprezzare la fantasia anche se rappresentata sotto forma
di cartone animato, ma molto poco se é sotto forma di film. Non
é un problema solo mio. Ad esempio posso tuttora sentire, partecipare
e esperire la fantasia di un cartone animato Giapponese con robot giganti,
ma la stessa roba nei telefilm (come Power Rangers e simili) mi sembra
spesso solo una serie di idiozie (forse non ne ho viste abbastanza di queste
robe in gioventù, come Tolkien non ne aveva viste al cinema da giovane).
Altro esempio: nelle storie scritte ci sono spesso
animali parlanti, e talvolta hanno una parte seria. Ma finora non credo
di aver visto un film in cui gli animali parlanti fossero rappresentati/bili
seriamente.
Esempi: il dottor Dolittle nella storia scritta
originale ha animali seri, nel film con Eddy Murphy é tutta una
commedia. Solo il maialino "Babe" si avvicina un poco ad avere qualche
personaggio animale parlante leggermente serio. Il fumetto delle tartarughe
Ninja é fantastico (mi dicono, io non l'ho mai visto), il cartone
riesce ancora quasi a far ridere nonostante sia commerciale, i film sono
da vedere solo se si ha stomaco, i telefilm sono la degenerazione totale
nell'idiozia e nella correttezza politica.
Un'altro esempio é il libro della giungla
di Kipling. E' stato raffigurato in tutti i modi. La storia originale é
molto seria, spesso drammatica. I film, per non trasformare il tutto in
una buffonata, non provano neppure a far parlare gli animali. Tra le versioni
a cartoni c'é il lungometraggio Disney, nel quale gli animali sono
buffoni. Ma esiste una recente serie breve americano-giapponese che riesce
incredibilmente a rappresentare gli animali e situazioni quasi seriamente,
e talvolta pare perfino a superare Kipling stesso! Non si avvicina alla
poesia e serietà del vecchi "Conan, il ragazzo del futuro", ma dati
i precedenti direi che é comunque un risultato notevole. Uno spezzone
della prima puntata di quel cartone (sui Libri della J.) lo trovai perfino
alla una mega mostra di Roma dedicata ai lupi!
p. 75: Frase dell'autore, riportata anche
su retro del volume: "La Fantasia é
una naturale attività umana, la quale certamente non distrugge e
neppure reca offesa alla Ragione; nè smussa l'appetito per la verità
scientifica, di cui non ottunde la percezione. Al contrario: più
acuta e chiara é la ragione e migliori fantasie produrrà."
Sono abbastanza d'accordo, e sono affermazioni possibilmente
vere, ma non tutti sarebbero d'accordo, anzi la maggioranza (specialmente
tra i biologi), e Tolkien sfortunatamente non presenta giutificazioni a
questo che dice.
Libri come "I Rinogradi" o "After Man"
sono le (rare) dimostrazioni che quello che dice l'autore é probabilmente
vero.
Altre persone forse direbbero che la Fantasia ottunde la percezione
della verità scientifica.
Nota D p. 102: Tolkien dice che da piccolo
era altrettanto attratto alla zoologia e paleontologia "per ragazzi" quanto
alla fiaba. Ma non gli piacevano i paragoni tipo quelli fra le meraviglie
delle profondità oceaniche e quelle del Paese delle fate. Per lui
entrambe le cose avevano i propri, distinti, punti di interesse. La natura
richiede lo studio di tutta una vita, o meglio un interesse per l'eternità
(in coloro che ne hanno il dono), ma c'é una parte dell'uomo che
non é "natura", e pertanto non non é obbligata a studiarla,
e in effetti ne resta del tutto insoddisfatta.
Credo di capire che Tolkien dice che la natura non
basta a riempire tutto il cuore di una persona. Ha bisogno di altro. Quello
a cui penso come prima cosa é il desiderio di Divino e trascendenza.
Tolkien sicuramente penserebbe anche ad altre cose. Io ho difficoltà
a sentire come vere le cose di cui parla, benchè capisca razionalmente
che sono vere. La mia sensibilità verso le idee e desideri religiosi
é piuttosto bassa, e lo stesso vale per molte alte cose che spingono
il cuore umano comune.
Nota G p. 105: L'autore dice che anche gli
antichi capivano benissimo la distinzione tra umani e animali. Se loro
scrivevano storie con combinazioni dele forme umane con quelle di piante
e animali, non era prova di confusione, ma semmai il contario. La fantasia
non ottenebra i chiari contorni del mondo reale, perchè da essi
dipende. Fin quì l'autore dice cose semplici, tra cui anche alcune
simili a quelle a p. 75. Ma poi esprime dei concetti per me più
pesanti, e massimanmente interessanti.
Per quanto riguarda noi occidentali, europei, questo
"senso di separazione" é stato aggredito e minato, in tempi moderni,
non da storie con lupi mannari e orsi incantati, ma dalla ipotesi (o dogmatiche
supposizioni) di di autori di operee scientifiche, i quali hanno definito
l'uomo, non già un "animale", ma "soltanto un animale" (nel senso
di nient'altro che un. Anche Konrad Lorenz aveva le stesse preoccupazioni
di Tolkien). Ne é derivata una deformazione della consapevolezza
in oggetto, e un aumento smodato dell'amore per gli animali. Il risultato
é stato persone che amano gli animali più dei loro simili.
E' adesso, e non quando le fiabe furono concepite, che si ha un'"assenza
del senso di separazione".
Che posso dire? Che sento la distanza temporale
che separa Tolkien da me. Non riesco a percepire come "difetti" queste
caratteristiche del mio tempo moderno che lui riesce a farmi notare. Certi
racconti furry (ma non tutti) sono basati sulla caduta di questa distinzione
tra animali umani e non.
Capisco che gli umani abbiano alcune differenze
rispetto agli animali, maggiori capacità linguistiche e manipolative,
lo sviluppo dell'etica, ecc, ma cerco di non vedere tali differenze come
differenze di valore, ma di quantità o talvolta di qualità.
La mia etica (rispetto a quella di molti del passato,
incluso Tolkien, e a molti aspetti del Cristianesimo che considera gli
animali come meri strumenti dell'uomo), é diversa, é cambiata.
Magari io vivo in un'età di transizione, e non riuscirò mai
a vedere la situazione dallo stesso punto di vista di quelli che verranno,
che si baseranno su idee derivate da quelle dell'Ape Project (dare
diritti di persone alle scimmie antropoidi), ma la strada é segnata
ed é la stessa mia.
Sono anni che rifletto su questi temi difficili,
e penso che continuerò a farlo ancora per molto.
Nota H p. 105:
Tolkien dice che le cornici alle fiabe (come i C'era una volta,
e
vissero felici e contenti, e simili) sono indispensabili. Tali fiabe
le hanno tali cornici (a differenza delle moderne narrazini "realistiche")
perchè tali narrazioni sono caratterizzate da una comprensione più
vasta del Mondo del Racconto. Allo stesso modo lo sono le vere cornici
alle figure. Una raffigurazione di una foresta incantata richiede un margine,
anzi un elaborato confine. Stampala priva di essa, come fosse una istantanea
delle montagne rocciose, é stolto e abusivo (questo spiega la cornice
di copertina del libro).
Tolkien é cristallino nell'esprimere questa sua
opinione. Ma non capisco perchè la pensi così! Bernardo può
aiutarmi?
La maggior parte dei disegni furry che vedo (che
presumo vadano classificati come disegni fantastici) non ha nessun tipo
di cornice. Sbagliano quasi tutti? Oppure la distinzione tra fiaba e storia
di
animali (o di zoomorfi) vale anche qui, e quindi nel primo caso le raffigurazioni
hanno bisogno di cornici, e nel secondo no?
p. 146: l'autore ha scritto una poesia "Mitopoeia" ad un'altro scrittore che tiene in bassa considerazione fantasia e favole. Tolkien gli ha letteralmente risposto per le rime. ad un certo punto ci sono queste due righe:
Ovviamente data la mia ignoranza in fatto di poesie so solo vagamente
a cosa si sta riferendo sotto strati di metafore.
Credo che il dominio del ferro sia quello ottenuto
con armi (di ferro) o per mezzo di macchine (come industrie e treni) fatti
di ferro, in contrapposizione all'oro che é (presumo) la fantasia
e i suoi bei prodotti.
Questo pezzetto mi ricorda quello che disse l'orso
corazzato del "la bussola d'oro". Cioè che il loro metallo non era
l'oro (cioè quello degli umani, avidi di ricchezza e potere) ma
il ferro. Noto una specie di contraddizione tra questi due autori.
[metacommento: forse sto dicendo una sciocchezza, tratto la letteratura come se fosse un trattato di logica].
Non credevo che questo libro potesse suscitarmi tante riflessioni.