Libro: L'Orgoglio di Chanur
Nota 608 del 19991106
- Autore: Carolyn Janice Cherryh
- Titolo: L'orgoglio di Chanur
- Sottotitolo: -
- Titolo originale: The pride of Chanur
- Editore: Nord
- Collana: Collana di fantascenza Cosmo, argento.
- Genere: Fantascenza, space opera d'avventura con quasi
solo alieni.
- Numero pagine: 256
- Dimensioni (piccole, medie, ecc): medio - piccole
- Anno o periodo di scrittura: Non so, forse nel 1981
- Anno dell'edizione che ho letto: 1985, italiana |
Copertina carina,
autore Michael Whelan
|
- Altre opere dello stesso autore: almeno due seguiti a questo
(tra i quali La sfida di Chanur), e Downbelow Station (premio
Hugo).
- Prezzo, e se ne é valsa la spesa: prezzo medio,
non è stato un affare
- Da chi mi é stato consigliato o perché l'ho comprato:
ho comprato l'ultimo libro della serie dopo averne gradita la copertina
in un'edicola di stazione. Gli altri, come questo, li ho comprati (in ordine
inverso) quando li ho trovati in giro.
- Tempo che mi é stato necessario per la lettura, e tipo
di lettura che ho effettuato (leggera, veloce, studio approfondito, ecc):
lettura rapida, ma di solito senza salti
- Quantità di idee nuove che vi ho incontrato e che mi
ha suscitato: una, vedi sotto. Le
protagoniste sono ben rese, benchè fredde quasi come automi, e del
tutto prive di qualsiasi interesse culturale, o altro, che non sia il commercio
e le dispute territoriali sul loro pianeta cogli altri pride. I protagonisti
hanno perfino pochissima vita mentale interna. E' l'unico romanzo della
trilogia che conservo (gli altri mi paiono ancora peggiori).
Qualcosa sulla trama
Ho letto d'un fiato questo romanzetto leggero, non è un gran chè,
ma pensandoci è uno dei pochi romanzi di fantascenza furry che esistono.
La trama è vista dal punto di vista delle
aliene, femmine felinoidi che commerciano con altre razze aliene con una
piccola nave e lottano con altri pride del loro stesso pianeta. C'è
solo un umano, debole e braccato, e di cui nessuno conosce il linguaggio.
L'equipaggio di feline raccoglie e difende l'umano, ma nonostente la comandante
si sforzi spesso di aiutarlo e salvarlo, sembra che lei non giustifichi
mai le propie azioni con motivazioni morali. In base ai miei standard la
vita di queste felinoidi è gretta e con poco sale. Ma naturalmente
non si possono giudicare facilmente le vite altrui, specie quelle di alieni.
Una riflessione
Esistono vari tipi di intelligenza (Howard Gardner dice almeno una dozzina)
e questo piccolo romanzo senza troppe pretese ha contribuito a farmi riscoprire
un tipo di intelligenza (che a me forse difetta).
All'inizio della storia l'umano forza le Hani (le
felinoidi) a farsi "catturare" nella loro nave. E' solo, seminudo, affamato,
si trova in un porto alieno sconosciuto tutto fatto di freddo metallo,
zeppo di alieni indifferenti o chiaramente ostili, che parlano lingue incomprensibili,
fuggito da una prigione dove è stato torturato, ferito, e dove la
sua psiche è stata fatta a brandelli, e i cui carcerieri lo stanno
ancora braccando. Ma nonostante ciò si fa raccogliere dalle Hani
e in pratica proteggere. (Come ho già detto è curioso che
in tutto il romanzo la capitana non lo aiuti mai pensando alla morale,
all'altruismo, o all'amicizia. Lo fa solo per convenienza, ma nonostante
ciò difficilmente avrebbe potuto fare di più per lui, e capirlo
meglio).
All'inizio di p. 13 la capitana riflette sulla strategia
tutt'altro che stupida e casuale che l'alieno ha tenuto. Nonostante le
difficoltà in cui si trovava, e le minime possibilità di
azione che possedeva, ha dimostrato di avere una grande intelligenza nel
far piani, ingannare e prevedere le mosse delle Hani.
La copertina era carina, ed anche abbastanza realistica, con l'umano
protetto da un muro di Hani... e dietro uno sfondo di variegati alieni
ostili.
Un piccolo dettaglio carino di questo piccolo romanzo è ad es.
a p.199, dove si vede una risposta parlata da un alieno. Essi hanno un
cervello diviso in sette segmenti, e come risposte sputano fuori matrici
di sette x sette parole, che possono essere lette in varie combinazioni,
per righe o colonne, per tentare di tirarci fuori un senso. Molto carino,
uno dei modi di "parlare" più strani che abbia mai visto.