Sono nato nel '67, un anno sfortunato visto che ci si ricorda sempre del '68 con un bel sospiro contestatore, e del '69 per via di quella bazzecola della Luna. Comunque sono arrivato in possesso dell'età giusta negli anni dirompenti di Edwige Fenech, se questo può servire. Storici anch'essi. A parte torturare gente con le mie storie e il lavoro di amministratore immobiliare, non ho hobbies particolari, e quando mi chiedono perché non scrivo storie normali evito sempre di ribattere che è un puro fatto di diverse prospettive con cui guardare la realtà. Ognuno ha la sua. Ovvio, la mia è corretta, la loro no.
 
 


BOCCA DI VETRO
dal numero 8 di Strane Storie
di Alberto Cola
 
 

Ricordo solo i topi.
Quelli grassi, che ho visto inseguire i cani quando ancora in giro se ne vedeva qualcuno. Avevano nidificato nelle pareti, sotto i pavimenti, nelle tubazioni inutili, nella nostra testa persino. Facevano compagnia, tutto sommato.

Prende la busta, la apre e inizia a leggere reggendo la lettera con una mano sola, mentre con l'altra non smette le sue abluzioni color ruggine. Conosco Madame, il suo viso dopo un po' s'imporpora e la mano libera, inconsciamente, inizia a tergere i seni.
"Mon ami, sei sempre stato un mascalzone, e sai cosa scrivere a una donna, non c'è dubbio." Torna a guardarmi, gli occhi appena velati, l'espressione in posa. Madame era un'attrice e le resta una memoria di ferro, simile a un baule pieno di costumi di scena. Ogni lustrino una battuta. "Chissà dov'è adesso, piccolo amico mio. Ti ho mai parlato di lui?"
"Raramente, Madame."
 

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