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Dietro Joe Arden (e mille altri pseudonimi) si nasconde (ma neanche poi tanto) Giovanni Arduino, che ha trentacinque anni (non ancora compiuti), tanti romanzi all'attivo (pubblicati un po' qui e un po' là), troppi tatuaggi (su braccia e altrove) e una vera passione per le parentesi (domani, però, gli sarà già passata). Per scoprire cosa ha scritto, cosa pensa e chi è, curiosate sul sito www.giovanniarduino.com. |
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Quando lo vedo arrivare, capisco subito che è un angelo e glielo dico. Come hai fatto a riconoscermi? mi chiede. Indico con un cenno del capo il rigonfio sulla schiena, sotto il lungo impermeabile. Ali ripiegate. E poi non frequento molta gente alta due metri e con la gobba. Come fai ad ascoltare queste stronzate?, mi chiede il prof, fissando la copertina di un cd dei Cannibal Corpse. Grr-zbbrrr-tum-tum-tum, ridacchia. Cancella l'altro rumore che ho nel cervello, dico. [continua...] |
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Sono morto. Ma non do troppo fastidio. Non sento niente. Solo a volte un po' di paura. Ad esempio quando fuori c'è un temporale. Per il resto, tutto bene. |
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Prendo Zero e lo sollevo dal letto. È leggero. Mi basta staccare qualche flebo, un paio di angioset, non è difficile. Sua zia distesa su una poltrona, lì vicino. Lasciamola dormire. Il ragazzo mi fissa, l'iride quasi bianca come il resto del corpo. Sa chi sono e perché sono venuto. Mi ha mandato qualcuno. O almeno credo. Qualcuno che da tempo vedeva Zero così e poi non ce l'ha più fatta. |
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Non è vero. Si cresce a pillole e non a latte, con il cotone nel cervello e poco più. L'affetto è quello che una puttana minorenne prova per un pappa. Torna da lui non per i soldi, ma perché non ha altro. Fotocopia deforme di una famiglia. |