Sono nato a Genova nel 1974. Ho cominciato in tenera età a leggere horror e fantascienza. Tra gli autori che mi hanno influenzato di più vi sono certamente Ballard e Lovecraft; nel cinema nutro un'ammirazione viscerale per David Cronenberg. Sono tendenzialmente misantropo, oltre che un nicotinomane impenitente. Amo i gatti, la musica sinfonica e l'opera La nona ora di Maurizio Cattelan. Ho vinto il Lovecraft 2000 e sono arrivato finalista a vari premi, tra cui l'Alien e il Cristalli Sognanti. È imminente la pubblicazione di un mio racconto su Carmilla, la prestigiosa rivista diretta da Valerio Evangelisti. Un altro racconto è stato pubblicato nell'antologia I Mondi di Delos 2, edizioni Solid. Sto scrivendo un romanzo dell'orrore alla Sutter Cane.
 
 


LE ORIGINI DELLA SPECIE
dal numero 8 di Strane Storie
di Ivo Torello
 
 

Decise che doveva aggirare la vallata per unirsi alle retrovie. Riprese così a muoversi, intanto che i Pacieri, attraverso le loro Annunziatrici Benedette, imploravano il cessate il fuoco. Le gracili ragazzine, private della forma originale per consentir loro di sopravvivere sul pianeta, parevano urlare il dolore della loro perduta umanità; le voci, sebbene intense come il rombo di mille organi uniti in coro, riuscivano a stento a sovrastare il muro compatto del rumore delle esplosioni. Hire, spostandosi sempre più velocemente, pensò al martirio che vibrava in quel canto di pace; avrebbe potuto morire per esso.
 
 


VOCI
dal numero 8 di Strane Storie
di Ivo Torello
 
 

…Mattia non smetteva mai di cercare Simone. Tra lui e suo figlio c'erano un mese di attese, di rabbia, di incubi feroci che, non appena s'addormentava, gli azzannavano il cuore passando dal cervello. Trenta giorni passati a contare ogni merdoso minuto, a contemplare i propri sensi di colpa, a piangere e urlare. In quel tempo casa sua si era trasformata nell'interno di un corpo malato: sparsi dappertutto c'erano i segni del disordine che aveva contaminato la sua vita, segni fatti di sporcizia, torri sbilenche di giornali e fotografie che parevano stringersi a lega per soffocare la poca luce rimasta.
In mezzo a tutto questo, le voci: SIMONE GIOCA CON NOI. SIMO STA URLANDO. SIMON HA LE MANI PICCOLE. SIMONE È STATO QUI. Erano quelli i graffiti di cui non fregava niente a nessuno, che solo Mattia sembrava vedere. Scritti a pennarello, mimetizzati fra tutte le parole che esplodevano senza requie attraverso la città.
 

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