Per
vivere Giovanni Arduino legge e scrive a ritmi serrati. È un editor,
è quattro scrittori, un anonimo, un ex-regista, l'ex-bassista degli
Stinky Punk, nonché grande ammiratore dei Ramones. Col suo nome ha
scritto Il tempo di Sognare, Storia di un amore dai capelli
blu e - con Mauro Zola e Max Pezzali - Stessa storia, stesso
posto, stesso bar (la storia degli 883). Il suo alter-ego malvagio,
Joe Arden, ha scritto Maniax, Il Viaggio (romanzo a
puntate) e Il libro gioco di Stephen King, nonché Stephen
King Pocket. Tutt'altro lo spirito de Il regalo più bello,
La stella degli angeli, Il piccolo grande mago e Piccola
principessa, firmati Jonathan Snow. Dopo aver letto Il regalo
più bello, la direttrice editoriale della Sperling&Kupfer commentò:
"Sembra un po' una favola tipo Il gabbiano Jonathan Livingstone".
"Già," rispose Giovanni, "ma con la neve." In ultimo segnaliamo il
lungometraggio My Lovely Burnt Brother, l'anonima novella eroto-porno
I Dieci Comandamenti e - rullo di tamburi - Setola,
di Leandro Barocco. Giovanni Arduino è una dozzina di persone, tutte
piuttosto spigliate. E polemiche...
Come sei arrivato
alla Sperling?
Ho cominciato facendo l'editor. Quando non ho finito l'università,
mi son detto e adesso cosa faccio? Allora facevo già un po' il lettore
per varie case editrici. Una di queste mi ha chiesto: "Senti ci sarebbe
un posto da editor per narrativa straniera." Era Tiziano Barbieri
il direttore della Sperling&Kupfer. Ho preso armi e bagagli e sono
andato a Milano.
Da editor
a scrittore: come hai fatto il passo?
Parlando con Tiziano Barbieri proposi: "Si potrebbe scrivere qualcosa
su Stephen King: un libro gioco," lui disse si può fare, ti faccio
un contratto. Io rilanciai la palla e dissi: "A me piacerebbe anche
scrivere un romanzo." "Ah, mio Dio, no! Un editor che vuole scrivere
un romanzo... se va male mi rompi le balle, se va bene, gli altri
in casa editrice ti odieranno." "Senta: se non faccio il romanzo,
non faccio niente!" "Va bene, va bene..." Uscì per primo Il Libro
gioco di Stephen King che andò benissimo e continua ad andare
benissimo. Poi uscì Maniax, il libro che mi sono più divertito
a scrivere. È l'horror caciarone, cazzone, molto cinematografico,
che mi divertiva una volta, ci ho messo di tutto, veramente ragazzi!
Ci ho messo demoni, ci ho messo virus informatici, ci ho messo mutanti,
ci ho messo mostroni, mostracci, mostrini.
Hai scritto
anche libri per ragazzi?
Quattro. Il Regalo più Bello, che è il primo, è una favola
di Natale. A me piace molto La vita è meravigliosa di Frank
Capra, l'atmosfera è simile. C'è un bambino che ha trovato il fiocco,
secondo lui, più bello, vuole conservarlo nel surgelatore per darlo
alla persona più buona del mondo, va a trovare varie persone ma nessuna
di queste è adatta. Il secondo è La Stella degli angeli, il
terzo: Piccolo angelo e il grande mago, poi è venuto Piccola
principessa, che è un romanzo abbastanza diverso dagli altri,
molto più struggente... Sono andato al rosario di questa mia amica...
è morta in un incidente stradale anni e anni fa, perché un cretino,
imbecille, che tra l'altro fa lo scrittore, è andato a sbattere davanti
al Patio con la macchina fregata al padre. Poi l'incidente di Diana,
mi ha fatto frullare tutta una serie di cose, ho telefonato tipo a
Luglio alla Sperling, dicendo: "Se vi scrivo un romanzo in quindici
giorni, lo pubblicate?" Loro mi fanno: "È Jonathan Snow?" "È Jonathan
Snow." "Allora va bene." Clack.
Perché
tanti pseudonimi?
Se nell'editoria ti crei un marchio, onestamente, devi fare quello.
In realtà è dappertutto così. Wes Craven per fare il film con i bambini
disadattati che suonano i violini con Meryl Streep, ha dovuto avere
il successo di Scream. Immagina Wes Craven: Voglio fare un
film con i bambini disadattati che suonano i violini. Ma poi si trasformano
in mostri? No, son proprio bambini disadattati che... Ma poi mangiano
Meryl Streep? No, no, son proprio bambini disadattati che suonano
i violini. Praticamente una specie di Pensieri Pericolosi coi violini.
Allora ho detto c'è Joe Arden che fa questo, c'è Jonathan Snow che
fa questo e c'è Giovanni Arduino che ogni tanto salta fuori e fa quel
che cazzo vuole. Adesso mi è più facile fare un Giovanni Arduino che
incorpori vari elementi di varie cose, però è sempre molto difficile
perché il pubblico si aspetta certe cose. Per Il Regalo più bello
mi sono arrivate circa 250 lettere. Se fosse per loro dovrei fare
ogni anno una specie di La vita è meravigliosa parte I, II, III...
Se fossi furbo lo farei, ma siccome sono stupido... no, non è che
sia stupido. Non ci riesco, mi annoio mortalmente, se scrivo mi devo
divertire.
Al momento
quanti siete?
Al momento in casetta siamo: Joe Arden, Jonathan Snow, Giovanni Arduino,
poi ci sarà il nuovo pseudonimo per la Piemme, da decidere, Budello
Budelli, Leandro Barocco di Setola... Setola è anche andato
molto bene. Per un pelo Baricco non mi ha fatto causa, poi è stato
sconsigliato dalla sua editor perché mi faceva soltanto pubblicità.
Come
è nato Setola?
È nato di colpo. Premetto che io soffro di orribili problemi di gastrite,
per cui certe volte ho dei mal di stomaco che mi mandano sul soffitto.
Ero con una di queste mie gastriti e mia sorella, anima buona, mi
dice, guarda prova a leggerti Baricco. Seta. Io comincio a
leggerlo, lo leggo, lo leggo... Cazzo! Questo non può passare così.
Telefono al mio agente e dico: senti Roberto ti dico solo questo:
Setola di Leandro Barocco, parodia. Te lo vendo subito. Ok.
In quanto me lo consegni? Due giorni. Allora mi sono messo lì. Leggevo
e dicevo cazzo ma come ha potuto scrivere questa presa per il culo
tremenda.
Eppure hanno
abboccato tutti...
È un romanzo estremamente furbo e questo mi dà ancora più fastidio,
se vogliamo. Un romanzo molto furbo, molto paraculo e molto corto...
ed è un romanzo orribile. Avevo già letto Oceano mare e mi
aveva fatto veramente cagare, anche perché odio questa prosa innamorata
di se stessi. I miei riferimenti sono Jim Thomson, Charles Whilford,
Andrew Vaxter, al massimo, per certe cose Breat Easton Ellis, non
assolutamente minimalismo, però cose secche, dure, abbastanza chiare.
Parlando
di Baricco: le scuole di scrittura, secondo te, producono dei talenti?
La maggior parte delle scuole di scrittura, come quella di Baricco,
con i costi che ha, è l'equivalente della scuola americana che c'è
vicino a casa mia, ossia ragazzi veramente pigri che non sanno che
cazzo fare e famiglie facoltose che li mettono lì a passare il tempo.
La scuola di Baricco è esattamente la stessa cosa. Ci sono anche altre
scuole a Milano dove paghi veramente poco, dove la gente va essenzialmente
per beccare. Sembrano dei club per single. Scuole di scrittura serie
possono essere utili, per metterti ben chiaro in testa quello che
sul mercato va o non va fatto, però di scuole così, in Italia, non
ce ne sono.
Tu che
l'hai vista da dentro, raccontaci l'editoria italiana degli ultimi
anni.
Si discuteva dell'editoria italiana l'altro giorno ad una conferenza
di Asti, a cui ha partecipato anche proditoriamente Cecchi Paone.
Ha fatto un bel discorso iniziando con son contento di esser qui,
perché dopo la vittoria del nostro presidente, possiamo confezionare
un nuovo millennio, bello, con gli uccellini, il lavoro per tutti,
il cancro sconfitto, l'AIDS che non c'è più... Al che io gli ho chiesto
se si sta preparando per candidarsi o aveva già uno sponsor per il
quale doveva cominciare ad allenanarsi: lui è diventato rosso e si
è incazzato. È stato bellissimo, perché io ho visto Cecchi Paone che
mi sembrava un tipo così tranquillino... Comunque si vedeva chiaramente
che come editoria siam qui che si balla su una tomba. Io sono stato
l'ultimo, assieme ad altri fortunati, a vedere ancora l'editoria padronale,
nel senso la Sperling era di proprietà di Tiziano Barbieri. Quando
è morto, purtroppo, la Mondadori l'ha presa. L'editoria padronale
era la creazione di una persona. Quando questa persona univa una grande
capacità manageriale ad una grandissima creatività e soprattutto alla
volontà di rischiare era indubbiamente un vantaggio. Barbieri rispondeva:
ok questo si fa, no questo non si fa, vattene a cagare. Le grandi
case editrici di adesso... Da una parte c'è il gruppo Mondadori, poi
c'è il gruppo Tea, Longanesi, Utet, Garzanti, eccetera, e dall'altra
il gruppo grandissimo della Rizzoli, Sonzogno, Bompiani. Entrare in
queste case editrici, tranne rare eccezioni, equivale a fare una scelta,
come una volta mi disse un amico: "Devi pensare se vuoi far libri
o far carriera e farti vedere per passare poi agli uffici stampa."
Poi ci sono
i piccoli editori...
Con i piccoli editori è molto rischioso, spesso non pagano.
A parte la questione del vil denaro, va detto che alcuni sono serissimi
ma altri sono dei veri pirati. Se l'editore ha un autore, deve proporgli
quantomeno un contratto, delle royalties e un piccolo anticipo. Non
sono cose al di fuori di questo mondo, ma pochissimi piccoli editori
lo fanno. Gran parte del futuro sarà, secondo me, la print on demand,
ossia queste belle macchinette che ti stampano libro e copertina,
tutto in 6 - 7 minuti. Si stampa on demand, appunto, su richiesta.
La prima tiratura sarà di 500 copie, perché 500 sono state ordinate
su Internet. Tutte le librerie universitarie americane fanno così.
Il grande problema della casa editrice sono le rese e il magazzino,
così le elimini. Quando l'Italiano si deciderà che a dare il numero
di carta di credito via Internet non viene lo spauracchio che glielo
si ficca nel culo, quando si deciderà a comprare qualcosa che gli
interessa sui siti dedicati, allora ci potranno essere delle cose
interessanti. Fra cinque anni.
Parlando di
Baricco: le scuole di scrittura, secondo te, producono dei talenti?
La maggior parte delle scuole di scrittura, come quella di Baricco,
con i costi che ha, è l'equivalente della scuola americana che c'è
vicino a casa mia, ossia ragazzi veramente pigri che non sanno che
cazzo fare e famiglie facoltose che li mettono lì a passare il tempo.
La scuola di Baricco è esattamente la stessa cosa. Ci sono anche altre
scuole a Milano dove paghi veramente poco, dove la gente va essenzialmente
per beccare. Sembrano dei club per single. Scuole di scrittura serie
possono essere utili, per metterti ben chiaro in testa quello che
sul mercato va o non va fatto, però di scuole così, in Italia, non
ce ne sono.
Vedi plausibile
una rinascita del fantastico di matrice italiana?
È possibile se certi autori vanno bene. Allora si cercano altri autori
simili. Ad esempio quando, insistendo, ho fatto pubblicare il libro
di Marylin Manson e ha venduto molto, anche se alla Sperling lo chiamano
ancora La Marylin Manson, tutti a dire: ma come, chi è questo personaggio,
dove possiamo trovarne di simili. Infatti poi la Bompiani ha fatto
un contratto ai Blue Vertigo, questo mi ha fatto veramente morire:
sembrano un po' i bambini che giocano con le biglie. Si procede per
imitazione, secondo me, e antologie come Gioventù Cannibale
o libri come Fango di Ammaniti, hanno fatto più male che bene
a chi vuole scrivere, non dico narrativa di genere, ma cose che travalicano.
Ti sembra che
si stia sviluppando uno stile italiano nella narrativa fantastica,
oppure King sta influenzando tutti?
Essere influenzati da King è molto comodo e molto pericoloso, tutti
ne sono influenzati, chi non ha fatto il famoso capoverso in corsivo
per spezzare, per far vedere cosa pensa il personaggio... perché è
comodo stilisticamente ed è una cosa che funziona - fra l'altro copiata
da Ed Mc Bain. Il problema, secondo me, è quando si cerca di fare
il racconto kinghiano, che è essenzialmente poi il racconto mathesoniano,
o il racconto alla Bloch, che dopo un po' due coglioni! È frusto,
è vecchio e basta. Tenete conto che facciamo tutto questo discorso
all'interno di un'editoria, soprattutto quella italiana, dove si pubblica
sempre meno, si pubblicano meno autori, e si cercano di lanciare subito.
Faccio un esempio recente. Un autore secondo me medio, per non dire
mediocre, come Valerio Evangelisti, è caduto nella trappola di Magus,
ha avuto questo lancio bestiale e non ha venduto una cippa e mezza
o comunque poco. Questi sono i rischi: vieni preso e venduto come
un prodotto. Queste operazioni di puro marketing sono molto rischiose,
perché se va bene, ok va bene, se va male ti bruciano. Quindi, non
lo so, una rinascita del fantastico in Italia... Non lo so. Ma chiariamo
una cosa: in Italia la gente non legge.
Secondo
te perché?
Accidenti, una mia amica dice che in Italia leggono di più le donne,
perché vanno dal parrucchiere e c'è il casco.
Vendiamo
più caschi da parrucchiere, allora.
Esatto,
si legge così poco perché non c'è una tradizione alla lettura, neanche
a livello scolastico. Voi avete per esempio intervistato Guido Quarzo,
alcuni suoi romanzi mi sono piaciuti, altri meno, però c'è comunque
una vena didascalica che portata all'eccesso contribuisce a un disamore
assoluto della lettura. Il libro di formazione per ragazzi potrebbe
essere, ad esempio, Il Corpo di Stephen King o Il giovane
Holden di Salinger. Per finire, se hai 14-15 anni e hai la Playstation,
la televisione, il DVD, le videocassette dei manga, per un libro la
concorrenza è spietata. Per carità, si possono fare mille discorsi,
che il libro è la frutta e quello di cui ti stai nutrendo è frutta
sciroppata: nel senso che qualcuno per fare le cose che vedi si è
letto dei libri, ma allora torniamo alle responsabilità della scuola.
Il libro a scuola è punitivo. Il classico: voi per le vacanze vi leggete
Metello, i Malavoglia e Canne al vento della
Deledda, suscitando fra l'altro l'ilarità generale. Mia sorella ha
letto le stesse cose. I ragazzini del mio condominio, che vengono
a chiedermi mi fai un riassunto per favore, hanno le stesse cose.
Quali sono
i tuoi progetti come scrittore per il futuro?
Consegnare finito la Maschera della notte alla Piemme, gotico,
vagamente tipo il Corvo, poi mi hanno già incastrato - tra
virgolette - per una nuova roba su King, prossimo gennaio, febbraio,
marzo. Poi c'è contrattualizzato un nuovo Jonathan Snow che da qualche
parte uscirà, e sto scrivendo dei racconti con lo stesso personaggio
che possono essere collegati in un romanzo.
Nella tua narrativa
pensi che ci sia un filo conduttore che ti caratterizza rispetto a
tutti gli altri?
Non lo so, io scrivo le cose che a me piacerebbe leggere, così come
quando al ginnasio facevo musica, cioè - meglio - suonavo il basso
malissimo. Avevo 14 anni, non si sentivano in giro tanti gruppi punk,
così mi ero messo a suonare. Cerco di fare quello che non c'è, ma
molto egoisticamen-te, per me, pensando che ci sarà poi qualcuno a
cui queste cose piacciono.
I tuoi libri
sono ambientati per lo più in America. Molti credono sia impossibile
ambientare una storia davvero avvincente in Italia.
Secondo me è abbastanza possibile. A parte il famoso discorso di Guccini,
se dici io e il mio amico Jack prendemmo la Mustang di mio padre e
andammo da Topeka a Dallas e ci fermammo in un Denny's a bere, non
è come dire io e il mio amico Gipo prendemmo la Duna di mio papà e
andammo da Crescentino a Vercelli e ci fermammo in un autogrill. È
vero fino a un certo punto, la provincia nera è raccontata bene da
alcuni scrittori, ad esempio da Araldo Baldini, c'è un film, La
casa dalle finestre che ridono, che è un film veramente terrorizzante
ed è ambientato proprio lì, nella bassa. A me non dispiace il rischio
della provincia, ci vivo e mi piace. D'altra parte ho scritto insieme
a un mio amico e a Max Pezzali il libro degli 883. La Mondadori si
aspettava qualcosa come la mia ragazza, le mie canzoni, io. Si è trovata
di fatto un libro sulla provincia. A me non è mai interessato dare
l'idea di un luogo ben definito. Tu dicevi ma perché non vengono ambientati
in Italia queste cose? Non so….
C'è una resistenza
da parte degli editori?
No, assolutamente, poi dopo Camilleri... Secondo me gli editori hanno
ritrosia a pubblicare scrittori esordienti, punto. A meno che non
siano cose salottiere, un po' di cosca, un po' di mafia. Cose a cui
io non ho partecipato, quindi se volete sapere com'è chiedetelo a
qualcun altro.
Intervista
a Giovanni Arduino (pubblicata su
Strane Storie n°4,
autunno 2000)
www.giovanniarduino.com
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