Bruno Bozzetto è un genio. È nato nel 1938 e nella sua lunga e varia carriera ha realizzato tre lungometraggi: West & Soda (1965), Vip, mio fratello Superuomo (1968) e Allegro non troppo (1976), e centinaia di cortometraggi (fra tutti, Cavallette, candidato al premio oscar nel 1991, una serie di storie educative per Quark e le avventure del signor Rossi). Bruno Bozzetto ha aperto la via a nuovi modi di raccontare con le immagini, ponendo al centro delle sue storie un'ironia corrosiva e idee forti. Fra tanti cartoni e qualche fumetto, nel 1987 ha girato anche un film di fantascienza: Sotto il ristorante cinese. Il suo sito ufficiale è: www.bozzetto.com.

Cosa le piace disegnare di più?
Devo premettere che non ho mai studiato disegno. Ho fatto il liceo classico e poi ho frequentato per alcuni anni l'università, ma senza finirla. Mi stimola disegnare l'uomo, studiare il suo comportamento, raccontare le storie che lo coinvolgono. Credo che la mia forza non sia nel disegnare qualcosa, ma nel farla muovere. Studiando legge, non pensavo minimamente di fare l'animatore. Però per passione avevo realizzato un cortometraggio durante gli esami di maturità: Tapum la storia delle armi. Stavo alzato fino alle 3 di notte… era una satira delle armi, dell'uomo e di tutto il tempo che aveva dedicato ad inventare i modi più originali per ammazzarsi. Ho sempre considerato il fumetto e il cinema come mezzi per trasmettere agli altri delle idee. Non l'ho mai concepito come un lavoro, ma come un mezzo per comunicare qualcosa. Oggi, al contrario, molti fanno film stupendi, sfruttando le tecnologie più avanzate, ma hanno poco da dire. I computer sono bellissimi ma pericolosissimi: ti regalano troppe possibilità. Siamo quasi arrivati al punto che è quasi più veloce realizzare una storia che pensarla. Io stesso ci casco: talvolta ho una mezza idea e invece di mettermi a tavolino a svilupparla, apro il computer e comincio. È una fregatura.

     
Dai corti
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In questo numero ci sarà un racconto illustrato da suo figlio Fabio e dal suo amico Diego Zucchi. Oggi chi lavora nell'illustrazione ha una strada più facile o più difficile della sua?
Sicuramente noi 'vecchi' siamo stati più fortunati, perché abbiamo iniziato in un momento in cui non c'erano molti concorrenti. Ricordo i primi festival. Per due anni sono stato l'unico italiano a frequentarli, ed è stata la mia fortuna. Andavo a tavola con francesi e inglesi… ho imparato a farmi conoscere, ad allargare il mio panorama e le mie conoscenze. Quando c'era meno concorrenza il mondo era più aperto. Adesso per farsi notare si deve ricorrere alla ricerca di cose di rottura, violente e spesso di cattivo gusto. Succede anche al cinema. Se esce un bel film italiano, semplice ma con dei contenuti, lo apprezzo moltissimo. L'ultimo bacio ad esempio, o Le fate ignoranti. Final Fantasy è interessantissimo e sono andato subito a vederlo perché è importante dal punto di vista tecnologico. Però siamo onesti: quanto tempo avranno dedicato alla ricerca di una storia così campata in aria? Inoltre avrei preferito non fosse realizzato completamente in computer grafica. Io apprezzo molto la fusione di diversi stili. Mi hanno inviato in visione un CD in cui si vede la soggettiva di qualcuno che scende da un auto, entra in un bar - tutto macchina a mano - passa accanto alla gente seduta ai tavolini, poi passa nell'altra stanza dove la gente balla, si rivolge ad una ragazza, nella folla, e lei si avvicina al bancone del bar, dove siede e parla con lui. Quando il film finisce, ti dicono che quella ragazza era in 3D, mentre gli altri erano attori in carne ed ossa. Sono rimasto senza parole. I cartoni animati - da noi - hanno come pubblico i bambini, anche se di recente ci sono stati molti tentativi di animazione realistica, per un pubblico più maturo. Final Fantasy, appunto, o Shrek.

         
Tony e Maria

Non so se ha visto La Principessa Mononoke, un cartone animato giapponese per adolescenti-adulti, arrivato al tempo dei Pokemon. Non ha avuto minimamente successo.
Ne ho visto alcuni brani in un festival. I giapponesi sanno anche fare dei capolavori, oltre a mediocri serie televisive. Anni fa avevo tentato di far distribuire in Italia Porco Rosso, ma non ci sono riuscito. C'è il pregiudizio che un cartone animato deve essere per bambini. Se vai in Rai e dici che hai un'idea per un cartone animato, ti rispondono di andare dagli addetti dei film per l'infanzia… Quando è uscito West & Soda, sui quotidiani riportavano: cartone animato e non western. Ricordo alcuni bimbi piccolissimi che uscivano dalla sala e piangevano. Una bambina diceva: "Non ho capisciato niente". Poveraccia, in tutta la sua vita di film western non ne aveva visto uno, come faceva a capire la parodia di tutto un genere? Anche Vip, mio fratello Superuomo era una presa in giro della pubblicità: non è stato concepito per bambini.

    
Sig. Rossi

Quali progetti sono in cantiere, ora, in Italia?
Dopo il successo, anche finanziario, de La gabbianella e il gatto di Enzo D'Alò, hanno incominciato a aiutare il cartone. In questo momento ci sono tre lungometraggi italiani in lavorazione: Guido Manulli, il mio ex-braccio destro, bravissimo e genialoide, sta ultimando Aida degli Alberi per la Medusa. Poi Enzo D'Alò, ex socio della Lanterna Magica di Torino, sta completando Momo, e infine la Giulio Cingoli realizza per la Green Movie un lungometraggio tratto dal libro di Dario Fo, Juan Padan.

Animazioni per adolescenti e adulti, non è rischioso?
Sì. Momo e Juan Padan non penso siano solo per bambini. Non so Aida degli alberi, ma conoscendo lo stile graffiante di Guido Manulli, non credo neppure quello. Purtroppo è difficile scalzare la mentalità di questi produttori, che per prima cosa pensano che il film debba uscire nelle vacanze di Natale. D'altronde un produttore si trova a investire magari 10 o 15 miliardi per un film, il che non è poco. Io mi metto anche nei suoi panni. Salvo prova contraria, i film che hanno incassato bene, fino ad oggi, sono stati per la maggior parte film per l'infanzia. Disney ha livellato una generazione di pubblico e di produttori...


Bozzetto e Angela

I Simpson han cambiato un po' le cose?
Sicuramente sì. Ma pensate al caos che è successo attorno a South Park. Se fosse stato un film per adulti nessuno avrebbe detto una parola. Ma essendo un cartone animato, e quindi 'per bambini', non si potevano dire le parolacce. Comunque tra il lungometraggio e i film per la tv ho preferito il lungometraggio. Anche perché era giustificato: si basava sul fatto che a causa delle parolacce, nasceva una guerra. Mi è anche piaciuto per la sua semplicità grafica. Adoro le cose stilizzate. Se riesco a raccontare in un minuto una storia con un contenuto importante, sono più soddisfatto che a fare un film di un'ora. I miei film più riusciti sono certamente i più corti. Anni fa ho vinto il secondo premio a Montreal, sul tema L'uomo e il suo mondo. Dovevi realizzare una storia in non più di 60 secondi. Nella mia storia si vedeva un oratore che parlava in una piazza. Mentre parla davanti a un ciuffo di microfoni, gli passa davanti al viso una farfalla e lui la scaccia con un gesto della mano. A questo punto inizia un carrello indietro: ci si allontana e si sale verso il cielo. Si vede la piazza, poi la città, poi la nazione, poi il mondo e ancora lo sputnik e la luna, poi entrano le prime stelle e alla fine le prime galassie. Sempre allontanandoci a velocità costante, queste galassie incominciano ad essere talmente tante, ad addensarsi finché formano delle macchie indefinite che creano una forma: una farfalla. In un minuto, non un secondo di più, ho raccontato la mia idea della relatività. In un'ora e mezzo sono capaci tutti, a raccontare una storia. Viviamo in un'epoca in cui il miglioramento tecnico e formale sembra senza fine, ma spesso si trascura il contenuto.
Io ho realizzato insieme a Piero Angela, circa 80 cortometraggi. Parlavano di meccanica quantistica, entropia, relatività e il discorso era: non disturbiamo troppo il pubblico, perché più arricchiamo scenografie, personaggi e animazioni, più lo spettatore si distrae e non capisce i concetti. La sintesi permette di riflettere. I libri, poi - che di immagini non ne hanno - ti invitano a sviluppare la fantasia al massimo, come i pittori giapponesi che disegnano un fiore in un angolo e lasciano bianco il resto del dipinto.

    
Allegro non troppo

Quali sono i tuoi autori di riferimento?
Per i disegni animati ne ho molti. Da piccolo, mi ha certamente influenzato Walt Disney. La poesia, l'umorismo, l'ironia, li ho imparati da lui. Poi, crescendo ho cominciato a frequentare i festival e ho conosciuto molti grandi autori. Da Alexejeff, a Norman Mc Laren, a John Halas, a Dusan Vukotic, a Richard Williams quello che ha creato Roger Rabbit, e moltissimi altri che ora non sto ad elencare. Conoscendoli si è influenzati un po' da tutti. I film che mi hanno colpito di più da giovane sono stati quelli più vicini a noi, quelli Jugoslavi. La Zagreb Film era allora la più moderna e originale...
Qualche titolo?
Difficile li conosciate. Se nomino Il Surrogato di Dusan Vukotic, vi dice qualcosa? Eppure è stato il primo cortometraggio europeo d'animazione a vincere un Oscar. Il mondo dei cortometraggi animati internazionali é conosciuto pochissimo.
E chi volesse scoprirlo?
Bisogna andare ai festival, tipo Annecy, il più grande del mondo. È stato il primo, dove sono capitato casualmente, all'inizio della mia carriera. Poi ne hanno creati altri, moltissimi altri, ed ora ce n'è quasi uno al giorno, nel mondo. Annecy si svolge solitamente in Giugno, vicino a Ginevra. Nelle ultime edizioni partecipavano più di 2.500 persone [la prossima si svolgerà fra il 2 e l'8 Giugno 2002, per informazioni: www.annecy.org; tel. 33 (0) 4.50.10.09.00; fax 33 (0) 4.50.10.09.70].

      
West & Soda

Se lei potesse essere un altro narratore, chi vorrebbe essere?
Sicuramente uno scrittore. È sempre stato il mio sogno. Quando leggevo che Hemingway con un lapis al bar, si scriveva un romanzo, impazzivo. Mi dicevo: questo è il massimo della vita. Avere fantasia, capacità, creatività e nessuna necessità tecnica. Oggi, quando il computer mi permette di realizzare ed animare un filmino, anche se stupido, incomincio a realizzare questo sogno. Però trovo che scrivere sia il massimo in senso assoluto, perché non hai limiti. Se hai un'idea e la sai raccontare bene, puoi parlare dell'Apocalisse così come dell'interno della vita di una cellula. Però come professione, nel mio ramo, se rinascessi farei il 3D: mi piace moltissimo. E sempre per lo stesso motivo, perché ho maggior controllo su una cosa che nasce nella mia testa. Non è sempre facile dover passare attraverso tanti collaboratori per esprimere un'idea. Storyboard, schizzi, personaggi, scenografie, colori, animazioni: richiedono molte persone diverse, e ogni volta devi trasferire a loro ciò che hai in mente. Spesso vieni male interpretato (anche se talvolta ti regalano invece idee che non avevi avuto). Con il 3D crei il tuo personaggio o la tua scenografia e li muovi come vuoi. Sei tu che hai il controllo totale della storia.

    
Vip, mio fratello Superuomo

Su cosa sta lavorando?
Su un lungometraggio, Mammut, che si svolge nella preistoria. Mi ha sempre affascinato la preistoria, anche perché, andando sempre più all'indietro nel tempo ci ritroviamo nella fantascienza. A differenza di Vip, mio fratello Superuomo o di West & Soda non vuole essere una parodia ma un film con una storia sua. Presso Animation Band, la società che lo sta producendo, stiamo realizzando un pilota di due minuti. Prima di arrivare sugli schermi ci vorrà ancora un bel po' di tempo.
Poi c'è la Famiglia Spaghetti. È una serie televisiva (26 episodi di 26 minuti l'uno), prodotta sempre dalla Animation Band. Io di questa serie ho creato l'idea e effettuo la supervisione del lavoro. La regia è di Giuseppe Laganà. Sia chiaro: non è una risposta ai Simpson, perché ai Simpson non si può rispondere: sono dei piccoli capolavori. La Famiglia Spaghetti è una famiglia italiana, che vive in un contesto italiano. Se finisce in ospedale è in un ospedale italiano, se va a fare una denuncia ai carabinieri si trova tra carabinieri italiani, e così via...
Infine continuo a realizzare brevi film al computer, con il programma Flash. Li faccio per puro divertimento. E ho la soddisfazione - col solo l'aiuto del fedele Roberto Frattini, che crea le musiche e la colonna sonora - di realizzare dei film completi.
Dove si possono vedere?
Uno è già in rete su: www.futurefilmfestival.com. I due direttori del Future Film Festival di Bologna, Giulietta Fara e Andrea Romeo, si sono entusiasmati alla visione di Tony & Maria, un breve short, e mi hanno proposto di realizzare le parodie di 12 generi cinematografici: la guerra, i mostri, il western, la fantascienza, l'horror, eccetera. L'idea originale di questi lavori viene dal fatto che Flash permette di muovere facilmente le figure geometriche. Allora ho pensato: se vedessi un film dall'alto, come fossi sull'aereo, un uomo diventa un pallino, una macchina è un rettangolo, e così via. Ho allora fatto un film con la storia di questi due che si sposano, lei che viene rapita, lui che la salva, e così via… da quel film è nata una serie. Tony & Maria, appunto. Sul sito per ora è visibile Monsters, una parodia de Lo Squalo. Il primo film che ho fatto con Flash si intitola Europa & Italia, e mostra la differenza di comportamento tra gli europei e gli italiani in diverse situazioni: in un bar, alla fermata dell'autobus, nel fare la coda… Ha già vinto 4 o 5 premi in tutto il mondo, pur essendo un film creato con rettangoli e cerchi: la gente si sbellica dalle risate. Li realizzo in pochi giorni, ma occorrono delle idee. Adesso ne sto ultimando uno nuovo, dal titolo Yes & No, dove mostro il comportamento corretto e quello reale degli automobilisti… e tutti i guai che succedono a comportarsi esattamente come prescrive il codice della strada. Un film diseducativo, si può dire. Sono questi i lavori che mi danno più soddisfazione.

Intervista a Bruno Bozzetto (pubblicata su Strane Storie n° 8, autunno 2001)
www.bozzetto.com

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