IL DEMONE DI MEZZANOTTE
di Jonhatan Carrol
ed. Phoenix; pagg. 252; £. 20.000


Incipit: Un'ora prima che si sparasse, Philip Strayhorn, il mio migliore amico, telefonò per parlarmi dei pollici. "Hai mai notato che quando ci laviamo le mani trascuriamo i pollici?"
Johnatan Carrol è un enigma: nato a New York, vive e lavora a Vienna. Il carnet dei suoi ammiratori vanta nomi del calibro di Stephen King, James Herbert, Thomas Harris e Neil Gaiman (se non ne conoscete nemmeno uno, telefonateci, verremo a picchiarvi di persona), ma è praticamente agli esordi sul mercato italiano. In aggiunta, scrive romanzi che sfidano qualunque tentativo di classificazione. "Vengo costantemente accusato di servire il pesce con la torta al cioccolato," dichiara, "il fantastico con il realistico. Come se le due cose fossero in contraddizione."
Non è mainstream, e non è narrativa di genere, non è realismo e non è fantastico tout-court. Non è Coca e non è Pepsi.
Philip Strayhorn, regista di culto di una efferata serie horror, si suicida sotto il portico della sua villa in California e finisce all'inferno. La sua fidanzata Sasha, che è incinta, si ammala di cancro. Weber, protagonista e voce narrante, viene interpellato dal defunto tramite misteriose videocassette che si registrano da sole, affinché salvi la sua anima e la vita di Sasha realizzando le scene mancanti dell'ultimo film horror al quale stava lavorando. Weber si mette all'opera con l'aiuto di Sasha e di Finky Linky, ex stella della televisione per bambini e grande amico di Philip. Interviene nella storia anche un angelo, che si presenta sotto forma di bambina incinta e che entra in scena quando ne esce Sasha, dando adito al sospetto che siano entità complementari. Nel mezzo, gli inserti narrativi in prima persona di Philp Strayhorn, il morto, che descrive l'oltretomba e cavilla sui progressi compiuti da Weber e compagni.
Jonathan Carrol conduce la partita deragliando dal filo narrativo, ingigantendo i dettagli, per poi ritrovare con sapienza la strada di casa. Un maestro nell'arte di cambiare discorso, Jonathan Carrol, ma sempre così limpido, così fortuito e leggero, da farsi perdonare un finale… un po' troppo enigmatico.
Speriamo di vedere presto tradotti gli altri romanzi di questo autore dalla "voce" tanto originale.
F.T.