IL FIUME DELLA VITA
di Philip José Farmer
Editrice Nord; pagg. 189

Il maggior pregio di Philip José Farmer è la freschezza delle idee che sorreggono i suoi mondi rocamboleschi. Farmer, sin dagli anni '50 scrisse vaste epiche che si snodano fra un'azione genuina e martellante come in un libro per ragazzi e una quantità di intuizioni narrative che dopo di lui vennero assorbite e adottate da un immaginario fantastico più vasto. I suoi libri sono un susseguirsi di creature atrocemente potenti che hanno modo di manipolare universi ed esseri viventi, creando situazioni illuminanti e paradossali. Pianeti trappola con atroci imperativi ecologici si alternano a varchi dimensionali tascabili e a dilemmi come la tecnica per cacciare un coniglio alieno, che in corsa può spostarsi due secondi avanti o indietro nel tempo, dando vita, in tempo reale, a un centinaio di bestiole imprendibili.
Nel Ciclo del Fiume - composto da cinque libri - tutta l'umanità, dai primi ominidi sino ai deceduti nel 2020, dopo la morte si risveglia simultaneamente, nuda e giovane, in un'enorme vallata chiusa da montagne insormontabili. Nessun bambino, in giro, nessuna spiegazione. Al centro della vallata un fiume si snoda, immenso, sotto un cielo alieno. Sulle rive costruzioni di pietra, simili a funghi enormi, forniscono ogni giorno cibo in abbondanza. Il Paradiso, apparentemente, ma chi ha fatto il Paradiso? Come si comporteranno i risorti, provenienti da tutte le terre e le epoche? Cosa accadrà se si muore di nuovo? A porre queste e altre domande, in un'avventura fluviale che chiama in causa l'intera umanità è Richard Francis Burton, esploratore elisabettiano, affiancato, dal secondo libro della saga, da Samuel Clemens, alias Mark Twain. Entrambi andranno con un eterogeneo seguito alla ricerca delle sorgenti del Fiume.
Con Il Fiume della Vita, inoltre - il libro che apre la Saga, vincitore del premio Hugo 1956 - Farmer introduce ufficialmente il sesso nella fantascienza.
E non è poco. Il maggior difetto, al contrario, dei suoi libri, è la mancanza di una prosa ricercata e di una complessa caratterizzazione dei personaggi. Di recente mi è stato fatto notare come Il Fiume della Vita sia stato scritto 'con la mano sinistra' e con grande rammarico non ho potuto insorgere di furioso sdegno. È vero e incontestabile: Farmer è a mille miglia da una prosa raffinata, alla Vonnegut. Ma le sue storie giocano su dimensioni più viscerali, anche un po' adolescenti, dove gli imperativi dell'avventura e della narrazione prevaricano entusiasticamente aspetti stilisticamente più sottili. È un peccato, ma potreste non badarci, leggendo i suoi libri. Ad essi devono molto i racconti pubblicati su Playboy e qualche centinaio di scrittori, da Massimo Mongai, intervistato in questo numero, a mostri sacri come Dan Simmons.
L'altra grande epopea di Farmer è il ciclo de I Fabbricanti di Universi, edito anch'esso dalla Nord. Fra le decine di altri libri che Farmer scrisse, molti dei quali molto più discutibili de Il Fiume della Vita, vi segnalo Il Distruttore e Notte di Stelle. Nel caso non li trovaste chiedete informazioni direttamente alla Editrice Nord, Via Rubens, 25, 20148 Milano, o al sito:
www.fantascienza.com/nord.
Buona lettura!
D.N.