HYPERION
di Dan Simmons
Oscar Mondadori; pagg. 422; £. 14000

Nella prefazione a Hyperion Dan Simmons si propone di: "fare un romanzo come un ologramma che spaccato in quattro e aperto in ogni sua parte continui a mostrare un'immagine intera e perfetta". Hyperion raggiunge l'ambiziosa meta reinterpretando una struttura narrativa vecchia quanto la letteratura: quella di un racconto cornice con altri racconti incastonati al suo interno e migliaia di spunti e storie, tra le righe, stipati.
Tutto ha inizio con un insolito gruppo di pellegrini: un console diplomatico, un prete, un'investigatrice, uno studioso, un templare, un poeta e un soldato. Sull'isolato pianeta Hyperion i sette si incamminano verso le Tombe del Tempo raccontandosi l'un l'altro i misteri che intrecciano i loro destini. Hyperion è un mondo labirinto, un mondo che racchiude intricati cunicoli, vestigia di civiltà scomparse e custodisce creature tanto improbabili quanto lo Shrike, semidio macchina e carne, con occhi simili a rubini dai bagliori rossastri che spiccano nell'intrico di lame e spine che lo avvolge. Lo Shrike è confinato nelle Tombe del Tempo dalle maree entropiche, un fenomeno che sfugge alle leggi della fisica e della logica come lo stesso Shrike, che compare all'improvviso in punti casuali del pianeta uccidendo invisibile e inarrestabile, senza lasciar traccia a volte, a volte versando sangue a litri. Nelle Tombe del Tempo gli eventi non scorrono come di consueto, ma dal futuro al passato. Qui lo Shrike riceve la visita di pellegrini, fanatici e pazzi credenti di una religione che lo adora come Dio distruttore e purificatore della galassia. Ma forse lo Shrike non è un dio, forse è una creazione dell'uomo, forse un'arma o forse solo un mostro assassino. Quello che è certo è che il viaggio narrato dai nostri pellegrini poco ortodossi sarà l'ultimo, perché le Tombe del Tempo si stanno aprendo e presto lo Shrike sarà libero.
F.D'A.