IL TERZO FIGLIO DI TRE

Il giovane Ivan lucidava il marmo e pensava a quanto era grande il pavimento, il salone e l'intero castello. Lui, al contrario, era piccolo, brutto e sfortunato. E con le verruche, per giunta. Non come i suoi fratelli. Felice era forte, possedeva una bellissima villa ed era così bravo e ricco che tutti facevano la coda per farsi truffare. Grasso, invece - che era il più grande - era potente. Aveva un negozio di opali e gemme e rami di tiglio e ogni plenilunio cinque fanciulle andavano a danzare davanti al suo enorme camino verde. Sorrise, al pensiero.

La Principessa

 


Per un attimo la saponata vacillò nel secchio e Ivan ricordò la musica e il calore e il fuoco e gli ombelichi sinuosi, incastonati di zaffiri, splendenti da accecare. Fu allora che la vide. Una guardia lo spinse per terra e un cortigiano rise - ma la vide lo stesso. Fu un viso tenero e pienotto, riflesso sul marmo. Un'albicocca. Un attimo più tardi la scorta della principessa era già scomparsa, trascinandola via in un turbinio di profumo, colori e vocette stridule. Ivan si rialzò in piedi e strinse i pugni. "Jattura non dura," disse. Era un motto di famiglia.

Se un mostro dovesse capitare dalle tue parti, quale creatura preferiresti?

Un Wyvern

Koshei, il Gigante

Sheb, il Triragno

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