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IL CIGNO

Il
dono che ricevette fu un cigno. Era un cigno grande come un destriero
dei deserti, sellato come un destriero dei deserti ed anche sinuoso e
forte e bello, proprio come un destriero dei deserti. Ivan salì in groppa
e insieme si innalzarono nella bruma notturna puntando verso il cielo,
velocissimi. Un contadino che stava aggiustando un recinto sentì tuonare
e scrutò le nubi ma non vide nessuno perché eran più veloci dei venti
monsoni.
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Sette giorni e sette
notti più tardi il cigno volteggiò attorno alla luna e atterrò dove vi
sono solo ragnatele e crateri e scarti di stelle. Quando infine Ivan scese
era giallo come la lebbra dei morti. Negli ultimi giorni non aveva né
parlato né riso né pianto. Riuscì, con sforzo, a non vomitare. Il palazzo
era un arabesco di coltri lanose. Costellazioni si libravano in orbite
scomposte e si mischiavano ai sogni delle comete e del Triragno. Sheb
dormiva il sonno del giusto perché era giorno e di giorno la luna riposa.
Così Ivan gli mozzò la grande testa d'insetto e portò in salvo la principessa.
Ancora oggi essi vivono insieme, felici. Ancora oggi, se guardate il cielo
in una notte stellata, fra l'Orsa e il Crogiolo, potrete scorgere l'Ago
Puntuto del Ragno.
FINE
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