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IL MASTINO

Quando
Ivan aprì gli occhi si ritrovò solo col suo dono. Avrebbe tanto voluto
farne a meno. Il mastino pesava almeno cinque tonnellate e schiumava dalla
bocca. Ivan aspettò, paziente, d'esser sbranato.
...
...
...
Aspettò.
...
Non
successe. Un po' rincuorato Ivan rivalutò la situazione da punti di vista
più interessanti e, fissando il mostro con aria severa gli ordinò, flebile:
"Trova Koschei, il Gigante." A queste parole il cane lo afferrò brutalmente
per la schiena e si lanciò in una folle corsa lungo le Fredde Terre Senza
Nome.
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Sotto le sue zampe
l'erba si incendiava e contro il suo collo le montagne si sbriciolavano
e sul suo pelo le mura crollavano e le donne, in tre paesi, persero il
latte. Sette giorni e sette notti più tardi il mastino si fermò nel Bosco
degli Interni e nel cuore del bosco Ivan vide una scrofa bianca, enorme.
Il mastino la cacciò e l'uccise e dalla sua pancia pallida uscì una lince.
Il mastino la cacciò e l'uccise e dalla sua pancia pallida uscì un coniglio
e Ivan raccolse il coniglio morto dalle fauci del mostro. Poi col coltello
gli aprì con cura lo stomaco e dentro vi trovò un uovo così nero come
lo è solo il buco del culo del Diavolo. Rincuorato Ivan andò al castello
di Koshei l'Immortale, che era lì vicino, e ordinò al gigante di liberare
subito la principessa. Koshei lo guardò ben bene e batté forte le mani
dal divertimento e rise tanto da squassare il cielo. Quando infine si
placò disse queste parole:
"Io sono Koshei e sono Immortale perché il mio cuore è nascosto."
Strinse agilmente un possente randello di quercia. "Uomo," disse, "perché
non dovrei ridurti a pezzetti con il mio randello e poi ridurre quei pezzetti
in pezzetti ancora più piccoli?"
Ivan sorrise al gigante e gli ruppe in testa l'uovo dentro cui un tempo
egli aveva nascosto il suo cuore. Koshei morì all'istante, cadendo come
una vecchia torre. Ivan riportò la principessa in patria e la sposò. Ebbero
ventitré figli.
FINE
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