IL MASTINO

Quando Ivan aprì gli occhi si ritrovò solo col suo dono. Avrebbe tanto voluto farne a meno. Il mastino pesava almeno cinque tonnellate e schiumava dalla bocca. Ivan aspettò, paziente, d'esser sbranato.

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Aspettò.

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Non successe. Un po' rincuorato Ivan rivalutò la situazione da punti di vista più interessanti e, fissando il mostro con aria severa gli ordinò, flebile: "Trova Koschei, il Gigante." A queste parole il cane lo afferrò brutalmente per la schiena e si lanciò in una folle corsa lungo le Fredde Terre Senza Nome.

 


Sotto le sue zampe l'erba si incendiava e contro il suo collo le montagne si sbriciolavano e sul suo pelo le mura crollavano e le donne, in tre paesi, persero il latte. Sette giorni e sette notti più tardi il mastino si fermò nel Bosco degli Interni e nel cuore del bosco Ivan vide una scrofa bianca, enorme. Il mastino la cacciò e l'uccise e dalla sua pancia pallida uscì una lince. Il mastino la cacciò e l'uccise e dalla sua pancia pallida uscì un coniglio e Ivan raccolse il coniglio morto dalle fauci del mostro. Poi col coltello gli aprì con cura lo stomaco e dentro vi trovò un uovo così nero come lo è solo il buco del culo del Diavolo. Rincuorato Ivan andò al castello di Koshei l'Immortale, che era lì vicino, e ordinò al gigante di liberare subito la principessa. Koshei lo guardò ben bene e batté forte le mani dal divertimento e rise tanto da squassare il cielo. Quando infine si placò disse queste parole:
"Io sono Koshei e sono Immortale perché il mio cuore è nascosto."
Strinse agilmente un possente randello di quercia. "Uomo," disse, "perché non dovrei ridurti a pezzetti con il mio randello e poi ridurre quei pezzetti in pezzetti ancora più piccoli?"
Ivan sorrise al gigante e gli ruppe in testa l'uovo dentro cui un tempo egli aveva nascosto il suo cuore. Koshei morì all'istante, cadendo come una vecchia torre. Ivan riportò la principessa in patria e la sposò. Ebbero ventitré figli.

FINE