Nato nel 1950, a Roma. Si laurea in giurisprudenza, lavora come bibliotecario per diventare art prima e copywriter poi, per agenzie e come freelance. Gira il mondo, si sposa, divorzia, continua a varcare numerosi confini di stato e soglie di ristoranti etnici, cambia ancora mestiere, si risposa e nel 1994 scrive il suo primo racconto di fantascienza, aggiudicandosi il sesto posto al Premio Courmayeur… non necessariamente in quest'ordine. Alcuni anni prima Massimo lavorava su una barca a vela, il "Black Swan", che faceva charter in Turchia. Come cuoco di bordo, scopre cosa siano i problemi di cambusa: approvvigionamento, preparazione di pasti per passeggeri di differente nazionalità e precetti religiosi in materia di alimentazione, viziati nababbi e odalische costantemente a dieta. Nasce così l'idea di Rudy "Basilico" Turturro, protagonista del romanzo vincitore del premio Urania 97, Memorie di un cuoco di astronave. La barca diventa una nave spaziale e i passeggeri extraterrestri... Il suo secondo romanzo, Il Gioco degli Immortali, è stato pubblicato nel 1999, sempre dalla Mondadori.

Forse non tutti nostri lettori conoscono i tuoi romanzi. Che ne diresti di presentarli?
Come sono nati? Cominciamo, naturalmente, dall'autobiografico Rudy "Basilico" Turturro. L'idea del romanzo è nata, canonicamente, al ristorante. Ero di ritorno da San Marino dove ero andato a ritirare la targa come sesto qualificato al premio Courmayeur in assoluto la prima cosa che ho mai scritto di fantascienza (Supervirus, reperibile sul nostro sito: www.zzz.it/nigralatebra). Parlavo con Daniela mia moglie, entusiasta del risultato (in fondo sesto su oltre 200 partecipanti non è male) e cercavo un'idea per un romanzo. D'improvviso mi sono reso conto che nessuno aveva mai scritto niente su come si cucina e si mangia su una astronave. Da lì in poi è stata tutta discesa.

Subito una domanda insidiosa. Come rispondi a quanti ti "accusano" di ricalcare, almeno sul piano del respiro narrativo, la guida galattica dell'autostoppista di Douglas e i romanzi avventurosi di Farmer?
Credeteci o no, ma Douglas non l'ho mai letto, anche se conosco di fama il titolo, tant'è vero che un mio racconto pubblicato sulla defunta Fictionaire, è stato inserito in una cornice che si chiama Guida Galattica dei Gourmet perché alla fine dei racconti è prevista una scheda di un ristorante alieno, frequentato o meno da umani. Quanto a Farmer, ricalcare? Chi la dice questa ignobile calunnia? Il respiro di Kickaha lo "copio" paro paro, solo che l'ho copiato, intenzionalmente, molto di più ne Il Gioco degli Immortali. Anche se in realtà lì mi sono ispirato di più al Vance di Pianeta Tchai. Comunque se ci fate caso il mio personaggio de Il Gioco degli Immortali, muore e risorge nel primo capitolo. Né più né meno come Richard Burton nel primo del ciclo del Mondo del Fiume. E viene sodomizzato, né più né meno come il "vero" Tarzan in Festa di Morte, sempre di Farmer. Ho "copiato"? Ho "citato"? Me ne frega qualcosa? Sfido chiunque a... no, lasciamo perdere.

Qual è la tua opinione sulla fantascienza italiana? E sulla narrativa fantastica italiana in generale?
Grazie a Luca Masali, Valerio Evangelisti, ma anche altri, sta cominciando a diventare leggibile. E cioè senza copiare quella americana, comincia ad avere idee, ritmo, velocità, interesse. Proprio come quella americana. Era ora. Sergio Valzania ha scritto della ottima fantasy e sto leggendo il prossimo Premio Urania di Francesco Grasso che non è affatto male. Lo recensirò su Nigralatebra. Stesso discorso per Roberto Genovesi. Ho citato solo autori romani? Ooops! Che stia per nascere una scuola romana della Fantascienza? Scusate se lascio fuori troppi nomi, ma di FS italiana ne leggo poca, per una vecchia abitudine: mi annoiava a morte!

L'anno duemila ha portato nelle edicole una nuova testata di fantascienza, Solaria, che si propone come agguerrita controparte della storica Urania della Mondadori. Cosa pensi dell'iniziativa di Sergio Fanucci e Sandro Pergameno?
Che hanno dei cattivi distributori o non stampano abbastanza copie, perché l'ho cercato e non l'ho trovato. Vi farò sapere. Quanto a Fanucci gli sto facendo le punte. Voglio che mi pubblichi, perché Mondadori non mi basta come editore, visto che mi pubblica un libro ogni due anni e io di questo mestiere ci voglio vivere: il mio ideale non è passare alla storia della letteratura. È di scrivere tre romanzi l'anno che vengano venduti a 26.000 copie l'uno (come Memorie di un Cuoco) solo ad un prezzo di copertina maggiore. Scrivere sei ore al giorno sei giorni a settimana è il più bel lavoro che io abbia mai fatto.

I protagonisti dei tuoi romanzi sono piuttosto "epicurei". Amano mangiare, bere, fornicare, sono molto italiani, per certi versi, in contrasto con altri eroi tutti di un pezzo. Perché questa scelta?
Perché mi sono rotto le scatole (immaginatevi la o le parolacce corrispondenti) di tutti questi personaggi orribili, cattivi-ma-in-fondo-no, disperati, sfigurati, cyborg infelici, che vivono nel fango radioattivo, nelle melme galattiche, vittime di tirannie tecnologiche fosche e cupe, eccetera! Eccheppalle! Personalmente non ne posso più di personaggi e di storie negative. La realtà, da cui si ispirerebbero, contrariamente a ciò che dicono certi autori e certi critici, non è affatto così. Nella realtà ci sono felicità, sorrisi, fiori, colori e belle donne. Per lo meno ANCHE tutto ciò. Io frequento un giro di persone abbastanza felici. Fatelo anche voi, non è proibito e si sta meglio.

Quali sono le tue aspirazioni come scrittore?
Pagarmi bollette, pane, vino e ciliege con i proventi della mia attività di scrittore. Ah sì, anche qualcos'altro.

Che cosa pensi delle convention di fantascienza italiane? Le frequenti?
Poco. Mi annoio. Soprattutto perché nell'ambiente ci sono troppi narcisi.

Luca Masali e Valerio Evangelisti (come te premi Urania e autori Mondadori) hanno scelto la strada dei romanzi seriali. Anche Memorie di un cuoco di astronave, a nostro giudizio, potrebbe essere l'inizio di un serial animato da un protagonista memorabile. Eccetto che il tuo secondo romanzo narra una vicenda indipendente. Perché non hai seguito l'esempio di Masali e Evangelisti, del vecchio Dickens?
IO L'HO SEGUITO; a maggio 1998 sei mesi dopo il primo, Lippi aveva sul tavolo il seguito. E non l'ha pubblicato, non mi chiedete perché, non lo so. Dice che lo pubblicherà l'anno prossimo, a 4 anni di distanza dalla prima uscita. Dopo le 26mila copie vendute mi aspettavo un battage ed un ritorno sul tema. Ripeto, non so perché sia andata così. Nel frattempo ne ho scritti altri due, Il Gioco e PUNFO che è un romanzo ipertestuale scritto apposta per la rete (www.infinito.it/utenti/m/mongai) ma leggibile anche su carta. Che dire? I misteri dell'editoria italiana? La nebbia che sfoca i grafici del marketing? Ah, saperlo...

La tua narrativa ha sfondato al primo colpo, quando hai vinto il premio Urania 1997, o è il frutto di una lunga gavetta? A proposito di gavetta, vuoi dare qualche consiglio agli aspiranti scrittori di fantascienza?
Zero gavetta. Primo tentativo e bum, centro! Non ho dubbi che sia stato puro c...., fortuna, pura fortuna. L'idea era molto originale (concedetemelo) e per il resto il romanzo è secondo me genere puro, io per lo meno l'ho scritto ricordandomi tutto quello che avevo letto di fantascienza copiando a man bassa Farmer, Poul Anderson e Van Vogt. Mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto, tutto qui. Quanto ai principianti, beh, fate altrettanto! La fortuna è una forma di responsabilità personale. E comunque scrivere, scrivere, scrivere, scrivere, leggere, leggere, ma soprattutto scrivere, scrivere, scrivere. Dare fastidio alla gente, chiedendo di leggere le vostre cose e pretendendo giudizi onesti (rarissimi) e competenti (quasi impossibili). Poi sopravvivere allo sconforto e ricominciare a scrivere, scrivere, scrivere.

A cosa stai lavorando, ora?
Qualche anticipazione sarebbe molto gradita. Si chiama AlienAti ed è tutto imperniato, nella "cornice" dell'Agorà di Turturro, ma senza di lui, intorno ad un Convegno sulla xenoalienazione tenuto su una astronav-mondo Zingara, in cui 200 specie si riuniscono per chiarirsi cosa vuol dire pazzia per loro e gli uni in rapporto agli altri. Lo sapevate che per i Dainasoz l'inconscio è fisico? E che i Cigniani trasformano le memorie in materiali proteinici attaccati ai nervi, e che quando sono troppi impazziscono e allora li devono eliminare per "catarsi"? E lo sapete cosa vuol dire "catarsi"? No, che non lo sapete, credete di saperlo...


Intervista a Massimo Mongai (pubblicata su Strane Storie n° 5, inverno 2001)
www.zzz.it/nigralatebra
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