PRINCESS MONONOKE
Film di animazione di Hayao Miyazaki
dur. 140 min. - Distribuito da: Buena Vista

Questo lungometraggio animato è finalmente sbarcato nelle sale cinematografiche. Dopo il mezzo flop di Akira, in un solo mese tre cartoni di impianto non disneyano ci riprovano: Princess Mononoke, Southpark e i Pokemon. L'esito era prevedibile, e Pikachu, una di quelle fortunate facce da schiaffi che o si ama, o si odia, trionfa ancora. A dimostrazione che in Italia non attecchisce l'idea che i cartoni non sono solo per bambini o famiglie. Princess Mononoke, perfetto dai 14 anni in su, non riscuote il successo meritato, non è per bambini, non è da ridere, ergo, non esiste. Mentre in Giappone batte pesi massimi come Titanic e Guerre stellari, in Italia non batte neanche i pietosi incassi del cinema nostrano.
È sconsolante vedere arenarsi un film che, nella migliore delle tradizioni giapponesi, riesce a trasformare scene discutibili, quasi trash, in immagini altamente poetiche. Un esempio: il dio della foresta è un cervo con le zampe da grifone e la faccia rossiccia da capra antropomorfa, sorride sopra una folta barbetta e si muove silenzioso in una foresta, facendo brulicare la vita arborea dove passa... toglie il fiato.
Ma i pregi non si esauriscono nella bellezza visiva e visionaria. Curata la ricostruzione di un Giappone ispirato al medioevo, dove l'uso della polvere da sparo condiziona le guerre sanguinose dell'Imperatore. Fantastici gli esseri mitologici che popolano la foresta sacra. Leggere e dinamiche le sequenze d'azione. Azzeccatissime le caratterizzazioni dei personaggi. La principessa è forse il carattere più riuscito: una bimba cresciuta da Maro, l'archetipo del lupo, è una mescola di femminilità e ferinità conturbante.
D'altronde se vogliamo trovare qualche difetto, non dobbiamo faticare troppo. Il film è a tratti lento, i mezzi e la qualità tecnica dell'animazione e del 3D non sono all'altezza dei colossi di ultima generazione e la musica è molto giapponese: ovvero lagnosa per chi non gradisce, ambient per chi gradisce. La trama, un po' troppo lineare, è poggiata sulle ormai consunte fondamenta dell'ecologically correct (ci mancava solo un folletto che vantasse l'utilità delle fonti rinnovabili o dicesse che l'idrogeno è il futuro).
Nel complesso, comunque, un film da non perdere e se ce ne sarà l'occasione da comprare assolutamente in videocassetta.
F.D.'A.