Vittorio Pavesio è un disegnatore che ha lavorato
per Topolino, Lockness, Dolly, Dodo, Airone Junior, per la Ferrero
e il Corriere dei Piccoli e ha inventato molti personaggi, fra
cui Alan Dog, Lockness, il gabbiano Jonhatan e il colombo Cristoforo.
Nell'82 ha fondatato l'Anonima Fumetti con Gianfranco Goria, e nell'85,
con Mario Checchia, la Vittorio Pavesio Productions, una casa editrice
che negli anni ha pubblicato prestigiosi cartonati alla francese e saggi
sul fumetto, da Frezzato a Patrito, a Barbucci&Canepa, da Silver a Rebuffi,
a Jacovitti, da McCloud, a Will Eisner.
Nell'87 viene premiato a Lucca Comics come miglior editore. Nel '98
apre una fumetteria. Da nove anni organizza la mostra mercato di Torino
Comics di cui ha disegnato la mascotte, Pietro Miccia. Spesso indossa
bretelle e baffi.
Vittorio Pavesio Productions… come sei diventato una ditta?
L'esigenza di diventare editore è nata dalla difficoltà di proporsi
sul mercato. Tutto è cominciato da ragazzino, quando mi è venuta voglia
di realizzare i miei personaggi a fumetti. Prima mi sono proposto al
Giornalino. Mi hanno detto sei bravo e hai stoffa, ma non se
ne parla. Devi crescere, puntare in alto. Così ho provato da Mondadori,
con Topolino. I tuoi personaggi sono carini, han detto, ma noi
pubblichiamo Disney. Io ho insistito, ho continuato a provare.
Lockness è stata l'unica possibilità di vedere a livello nazionale delle
mie cose, ben pagate (mie e di Alberto Sezzu, il mio socio dell'epoca).
Tutto è iniziato da questo, si può dire. Da lì a saltare avanti di qualche
anno, parliamo dell'81-82, la strada del lavoro, l'esigenza di guadagnare
per vivere ci ha portati a ritirar fuori il mestiere del pubblicitario,
per cui avevamo studiato. All'epoca abbiamo fatto una cooperativa, e
abbiamo aperto uno studio grafico. Pubblicità e campagne promozionali.
Del gruppo di allora siamo rimasti in pochi e fra tante difficoltà l'idea
di realizzare fumetti non è mai stata abbandonata. L'unico modo, alla
fine, per far convivere le esigenze dell'azienda con la passione per
il fumetto è stato creare il prodotto finito.
Bisognava mettere da parte un poco l'orgoglio dell'autore che vuol fare
le sue cose e basta, andare oltre. Prima, mi sono detto, pubblichiamo
le persone che hanno la dignità per stare sul mercato. Se domani riesco
a realizzare una cosa degna della fiducia che io do agli autori, mi
do la fiducia da solo e la pubblico. Sono come sdoppiato. Per adesso
è successo con Alan Dog, che è una parodia, ma nel cassetto ci sono
altre idee.
Copertine Vittorio Pavesio
Productions


SKY DOLL
Hai parlato di difficoltà
ad emergere. Cosa si può aspettare un disegnatore esordiente dall'editoria
italiana?
Posso premettere questo, le mie difficoltà, non erano solo di
mercato. I tempi in cui ho iniziato erano persino migliori di adesso.
La mia difficoltà, era di non avere ancora un livello qualitativo sufficiente,
né tantomeno una chiara coscienza di questo limite. Oggi non mi proporrei
in Disney con i materiali di un tempo, così dilettanteschi. Molte volte
il difetto del giovane autore sta proprio nel proporre un lavoro immaturo,
che si boccia da solo. Sta all'editore capire se si può dare fiducia
a quella persona, se intravede una statua da cercare dentro il blocco
di granito. Quello è fiuto, intuizione, istinto, o semplicemente azzardo,
il lavoro dell'editore.
Gli spazi, comunque, ci sono ancora. Per presentarsi più di tutto è
importante la cognizione del proprio livello. Non è facile, perché la
cosa va a pari passo con la maturazione professionale.

I MASER
In cosa il tuo
metodo di lavoro differisce da quello degli altri editori?
Si tratta di un metodo in evoluzione, non c'è un mese uguale all'altro.
Ritengo di averlo fatto fino ad un certo punto, ma la misura non è ancora
completa. Fare l'editore sul serio significa scoprire degli autori più
o meno conosciuti con dei grandi talenti, con dei grandi progetti e
lanciarli, a livello internazionale: dall'Italia in avanti. Quello che
si è fatto fino ad adesso, salvo Shinka prodotto conosciuto di
un autore affermato da rilanciare e riposizionare, è stato acquisire
i diritti di prodotti che arrivano dall'estero. Frezzato, Sky Doll
sono prodotti di autori italiani pubblicati in Francia. Noi abbiamo
avuto il coraggio di proporre Frezzato in Italia in un periodo in cui
nessuno credeva più nel cartonato e da lì in poi tutti hanno ricominciato
a farlo. Per i saggi di Eisner è stato lo stesso, rieditare una pubblicazione
che funziona in altri paesi. Adesso stiamo cercando di far funzionare
il meccanismo inverso: vendere agli altri un lavoro finito. La vera
collana deve essere fatta nascere da zero.
Altri modi di fare editoria sono quelli alla Bonelli, con propri autori,
e testate seriali. Ci sono molti modi di concepire questo mestiere,
per questo mi ritengo ancora in embrione, nonostante le pubblicazioni
e il premio a Lucca. Una cosa che mi distingue è che non ho mai tolto
la maschera di autore. Questo mi permette di fare meglio il lavoro dell'editore,
perché mi rendo veramente conto di che tipo di sacrifici, di difficoltà
e anche di illusioni ci siano dall'altra parte.

SHINKA e Reinventare Il Fumetto




Copertine Vittorio Pavesio
Productions
Pietro
Miccia ti assomiglia molto, qualcuno l'ha notato?
Negli anni, sì, ma quando è nato nessuno ci ha badato. Non l'ho fatto
apposta. All'inizio il mio unico problema era fare un personaggio dell'epoca.
Mi sono preoccupato del tricorno, dei vestiti e tutti portavano i baffi,
allora, perciò li ho fatti. Ma è stato un caso, non come Lockness...
Lockness sono io.
La somiglianza
è meno evidente.
Mi somiglia di più, caratterialmente.

Lockness
|

Pietro Miccia
|
Intervista a Vittorio Pavesio (pubblicata su Strane Storie n°
10, primavera 2002)
www.pavesioproductions.com
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