Guido
Quarzo scrive libri per ragazzi e insegna alle elementari, dal '90
ad oggi ha pubblicato più di venti titoli, nel '95 ha vinto il Premio
Andersen Baia delle Favole come miglior autore, nel '96 il Premio
Battello a Vapore per La coda degli autosauri, nel '71 si è
sposato, nel '96 ha scritto Chi trova un pirata trova un tesoro
e nel '98 è venuto a far colazione con la redazione di Strane Storie.
Come hai iniziato
a scrivere libri per bambini?
Per
mestiere ho fatto il lettore, il narratore di fiabe. Per tanto tempo
ho lavorato usando le storie di altri come materia prima. Ma a forza
di usare mattoni ti viene voglia di costruire una casa. Ho iniziato
a pensare di scrivermi delle storie. Dopo aver lavorato per tanti
anni nel campo del teatro per ragazzi ho scritto quattro storie che
si rifacevano alle fiabe tradizionali, cercando di riutilizzarle in
un contesto contemporaneo. Per cui nella casetta nel bosco c'era il
caminetto con la fuliggine, ma c'era anche la televisione, nella casa
del folletto. Ho mandato questo lavoro per, complessivamente, una
cinquantina di cartelle, a una serie di editori. Almeno otto. Qualcuno
non mi ha risposto per niente, qualcuno mi ha risposto: "No, grazie."
Le edizioni Elle, invece, avevano uno spazio dove inserirmi. Tutto
questo è accaduto nell'88.
Abbiamo
visto la pubblicità del Battello a Vapore...
Ho pubblicato tre libri con loro.
C'è Columbro
che dice che chi legge ha una marcia in più, cosa ne pensi?
È falso. Leggere secondo me ha due funzioni molto distinte. C'è una
lettura funzionale, quella che oggigiorno è indispensabile perché
nonostante la civiltà dell'immagine, le informazioni vengono ancora
veicolate attraverso la parola scritta. Poi c'è l'aspetto che chiamerei
ludico, anche se è riduttivo. La lettura per il piacere. Bisogna intendere
bene che cos'è il piacere. Può essere anche quello di fare una scoperta
intorno a sé stessi. È questo tipo di lettura deve essere uno spazio
di libertà assoluta. Può anche darsi che chi legge possa avere una
cosiddetta marcia in più, ma io credo che tutta questa crociata sul
leggere in realtà non porti a molto perché fa sentire in colpa quelli
che non leggono, e i sentimenti di colpa non sono mai utili. Io non
credo a quelli che mi dicono: "Ah, tu che leggi, beato te che hai
il tempo di leggere... Io non riesco a leggere, come vorrei..." Io
non ci credo affatto! Per esempio: a me non piace viaggiare. Mi dicono:
"Quest'anno io vado in Thailandia." "Bene, mi fa piacere per te. Certo,
è bello. Io non lo farei. Non lo farei. Non mi piace viaggiare." "Come
non ti piace viaggiare!" Mi guardano come fossi un bastian contrario.
Allora inizio a dire: "Mi piace tanto ma non ho tempo... costa troppo..."
Allora ti guardano bene. Ti dicono: "Eh, sì. Capisco." E lo stesso
per il libro. Qualcuno che lo dica apertamente, onestamente, io non
l'ho mai trovato! Non c'è niente di male.
Ma
in certa misura il gusto per la lettura si può stimolare. Come concili
il tuo raccontare storie con l'insegnamento?
Il fatto è che quando scrivo storie mi devo dimenticare di essere
un maestro. Credo che si possa insegnare ben poco. Possiamo suscitare
degli interessi, dare delle indicazioni, mediare delle informazioni,
ma poi imparare dipende non tanto da che cosa insegniamo ma dagli
interessi dei ragazzi. È la loro risposta, più che altro, quello che
conta. Quando io scrivo una storia non voglio insegnare niente. Semplicemente
voglio raccontare una storia. E, semmai, far passare attraverso la
storia delle emozioni.
Si dice
che gli adulti non leggono, probabilmente anche per colpa degli scrittori...
e i bambini? Come li convinci a leggere?
Non facendo niente, lasciandoli liberi di scegliere se leggere o non
leggere e che cosa leggere. Questo comporta avere la possibilità di
offrire una grande scelta. Se sono in un ambiente pieno di libri,
libri belli, divertenti, molto colorati, illustrati; se li lasci liberi
di giocarci, di sfogliarli, di portarseli a casa, ma anche soltanto
di fargli prendere un po' d'aria... di farseli leggere da papà e mamma...
gli dai l'occasione di vedere cosa c'è dentro. Mi piace l'idea del
libro come scatola: apriamolo, vediamo cosa c'è dentro. Io credo che
abbastanza spontaneamente nasca l'interesse per il libro: che storie
ci sono dentro? Mi faranno ridere? Mi faranno commuovere? Mi faranno
paura? Ci sarà una percentuale di bambini che, nonostante tutti i
nostri sforzi, non amerà la lettura. Però amano tutti l'ascolto, questo
è fuori discussione. Così, leggendo a voce alta, anche quelli che
non vogliono fare il piccolo sforzo per leggere ascoltano e sanno
quel che contengono i libri. La lettura è fatica, non c'è niente da
fare. Anche noi adulti facciamo fatica a leggere. Se la gratificazione
che il bambino ricava dalla lettura è adeguata alla fatica che fa,
il gioco è fatto.
Per
gratificare il lettore cosa ti imponi sul piano tecnico? Come lavori
sul testo?
Se diverte me, diverte anche chi lo legge. Poi non è sempre vero,
però... La cosa più difficile dal lato tecnico è riuscire a sdoppiarsi
e leggere quello che hai scritto come se fossi un altro, cercando
di capire se hai scritto una cosa noiosa o interessante. Prendere
le distanze, questa è la cosa più difficile.
Come
riesci a sdoppiarti in un bambino?
Per me ci sono quasi trent'anni di lavoro con i ragazzi. Mi viene
automatico. Tant'è vero che quando ho scritto dei racconti per grandi
sono venuti fuori dei racconti che potevano leggere tranquillamente
anche i bambini. Gli adulti mi dicevano: "Com'è che tu scrivi queste
storie con un linguaggio così?" "Be', io vi tratto come dei bambini,
se non vi dispiace." Ecco, in questo senso mi viene spontaneo, non
è un calcolo. D'altra parte quando si calcola, tu lo senti immediatamente.
C'è quel "bambinese", no? Quel linguaggio dove tutto è piccino, dove
tutto è carino, dove c'era una volta un grillino che viveva in un
pratino, saltando sui fiorellini... queste cose qua, che diventano
veramente di uno stucchevole! Tratti i bambini come fossero deficienti.
Questo non funziona assolutamente. Un altro pericolo è il dahlismo.
Dahl è stato un grande ma, fra le altre cose, ama scrivere porcherie
- porcherie nel senso evidente. Non so se avete letto Gli sporcelli,
per esempio... guardate, è un libro da non leggere durante la digestione.
Allora, è venuto fuori il dahlismo, che è questa moda che io ci metto
tanta porcheria, nel senso: tanta cacca...
La cacca funziona
sempre.
...e così faccio un libro per bambini, come Dahl. E invece no, perché
Dahl lo sa fare e gli altri no! Comunque la maggior parte dei testi
che ricevo, pensati per bambini, sono ancora legati a canoni ottocenteschi,
da libro Cuore. Non c'è niente da fare. Noi siamo schiacciati dall'idea
che ai bambini bisogna insegnare delle cose.
Accanto
ai toni buonisti e sdolcinati però convive un tipo di narrativa per
ragazzi dai toni più cupi: da Barbablù, allo stesso Dahl, fino a veri
e propri romanzi dell'orrore, Clive Barker incluso. Cosa pensi del
Babau?
Io non vorrei fare del moralismo, non è assolutamente il caso. Devo
dire questo: secondo me quando si scrive un racconto destinato ai
ragazzi, ai bambini, si può scrivere di tutto, si può parlare di qualunque
argomento. Però credo che sia importante lasciare uno spazio alla
speranza. Questo, tutto sommato, vale anche per gli adulti, ma gli
adulti dovrebbero essere un po' più corazzati. Possiamo anche scrivere
delle storie dove il mondo è tutto uno schifo e non vale la pena di
vivere. Va bene, l'adulto lo legga e ne faccia quello che vuole. Si
spera che non sia già depresso. Al bambino credo sia importante lasciare
aperto uno spiraglio di speranza. Io credo che il paradigma sia Pollicino.
Pollicino è la storia fondamentale di tutti i bambini. Pollicino ne
passa di tutti i colori! Viene abbandonato nel bosco, di notte; ha
l'astuzia di seminare le briciole, ma gli uccellini gliele mangiano;
cerca un rifugio ma incontra l'orco... però alla fine riesce a salvarsi.
Quindi il Babau
c'è.
Sicuramente. Però anche la speranza ci deve essere. Altrimenti rischiamo
di avere un mondo... vabbé, non è che la letteratura faccia il mondo...
ma per i bambini che leggono proiettare un mondo senza speranza mi
sembra un errore. Io credo che sia importante, oggi, educare all'autostima.
Facciamo
un'ipotesi. Sei l'unico sopravvissuto a un naufragio. Insieme a te
si è salvato un computer portatile.
Posso avere una Lettera 22?
Bene,
una Lettera 22: tu e lei. Usando foglie di banano come carta, continueresti
a scrivere?
Credo di sì. È un po' come se fossi arrivato lì con una confezione
di Lego. Tu hai lì questi mattoncini e che cosa fai? Li lasci così?
No, provi a costruire qualche cosa.
Sempre
per ragazzi?
Guardate che non è una scelta la mia, quella di scrivere per ragazzi.
Quando mi metto a scrivere, mi vengono fuori delle storie così. Non
penso a chi dovrà leggerle, tranne nel momento in cui cerco di vedere
criticamente la pagina. Per esempio alcuni editori mi hanno rifiutato
delle storie dicendo che erano per adulti. Una si chiama L'ultimo
lupo mannaro in città. È stato rifiutato dall'Einaudi perché non sono
uno scrittore per adulti, perché ormai sono bollato. L'ha poi preso
la Salani.
Come
sta l'editoria italiana per l'infanzia?
È difficile capirlo... Si dice che stia bene, meglio della varia per
adulti. Comunque l'editoria per ragazzi conta anche sul mercato della
scuola, dove il libro per adulti non ha spazi. Questo l'hanno capito
molto bene quelli del Battello a Vapore, che hanno fatto un grosso
lavoro di promozione nella scuola, vendendo il libro quasi porta a
porta, intendendo la porta dell'aula, partendo dagli insegnanti, portando
i gadgets, le schede per lavorare sui libri. Quest'anno però ho sentito
che alcuni editori riducono un po' le uscite. Secondo me è un'operazione
non da crisi, ma d'assestamento.
E il
tuo nuovo libro: come si intitola?
Se da qui a gennaio non me lo cambiano, si chiamerà Clara va al mare.
È la storia di una ragazzina down. Non ha niente di patetico o pietistico.
Per una serie di circostanze Clara riesce ad andare al mare da sola,
in treno. Nel corso di questo viaggio ci sono dei flashback su quand'era
più piccola. E poi degli incontri. Data la premessa iniziale, cioè
che questa è una bambina down e quindi ha un modo particolare, tutto
suo, di vedere il mondo, la metto su un treno e la faccio viaggiare
in mezzo alla gente. Che cosa succede? Secondo me, succede a lei quello
che succede a tutti i bambini, attraversano un mondo pieno di adulti
che non sono capaci di comunicare. Lei è paradigmatica non dei down,
ma della condizione di bambino.
Credi
nella magia? No, assolutamente.
Io sono una delle persone più razionali che conosca.
Occhio,
la magia nella narrativa, non nella vita.
Io scrivo sempre storie con componenti magiche. Realismo magico...
credo che i fantasmi siano degli ottimi elementi per costruire storie.
E infatti il mio personaggio, in Il mastino e Biancaluna manda qualcuno
a cercare un libro e dice: "I libri sono importanti perché ci sono
dentro molte cose che stanno nel mondo, ma sono soprattutto importanti
perché contengono molte cose che non sono nel mondo. Solo lì le potrai
trovare." Adesso sto scrivendo una storia dove c'è un personaggio,
un generale morto da tempo. Di lui non si hanno ritratti, non si hanno
statue, né fotografie. Lui aveva questa strana malattia, una maledizione.
Se la portava dietro. Tutte le volte che qualcuno cercava di fotografarlo
o di dipingerlo, a un certo punto, quando arrivava a dipingere il
volto, o a fotografarlo, il pittore si confondeva, gli scappava il
pennello, non riusciva a cogliere i lineamenti. Venivano fuori dei
pasticci, delle macchie, delle schifezze. E quando gli facevano le
fotografie, lo stesso discorso. Le lastre... era sbagliata la luce,
erano sfocate... per non parlare, poi, di chi cercava di fargli una
statua. Quando iniziava a scolpire i lineamenti del volto il marmo
si sbriciolava come pane raffermo. Così di questo generale non esiste
nessuna raffigurazione del volto. E la storia è che, quando lui è
morto, il suo fantasma continua a vagare per le campagne alla ricerca
del proprio volto. Cercando di specchiarsi nei torrenti, in ogni pozza
d'acqua, e - questa è la cosa più importante - sui vetri delle finestre.
Sono le storie più belle, quelle di fantasmi.
Guido Quarzo
ha scritto: Seconda storia del principe Faccia di Maiale; La Fame,
il Sonno, l'Allegria; Draghi, briganti e figlie di re; Pocosenso;
Comefuchè; L'ultimo lupo mannaro in città; Il viaggio dell'Orca Zoppa;
Cronache di Pontecambio; Chiaroscu-ro; Zampe di gallina; Mastino e
Biancaluna; Chi trova un pirata trova un tesoro; Sogno disegno matita
di legno; Giovannin l'orco e la strega; Ranocchi a merenda; Marmellata
di basilico; Storie di strani libri; Tre per tre; Dove sono le parole?;
Talpa, Lumaca e Pesciolino; Storie di pietra ed altro; Fuori il rospo
Britz e Clara va al mare. Con Anna Vivarelli: Uomo Nero Verde Blu;
Amico di un altro pianeta e La coda deglia autosauri; con Luigi
Mainolfi: Luì e l'arte di andare nel bosco, con Sebastiano
Ruiz Mignone: Attenti al cane; con Fabrizio Monetti: Il costruttore
di torri, Il fantasma del Generale.
Non accenna a smettere.
Intervista
a Guido Quarzo (pubblicata su Strane Storie n° 3, estate
2000)
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