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Eccidio di gatti

Negli anni '30 del 700, gli apprendisti e i giornalieri di una tipografia parigina, si vendicarono del loro padrone, che trattava i gatti meglio dei suoi dipendenti. Gli operai catturarono il gatto della moglie del padrone e una gran quantità di felini che affollavano il quartiere. Decine e decine di gatti furono processati e impiccati fra l'ilarità dei convenuti. I gatti venivano spesso associati alla stregoneria e al sesso delle donne e spesso, in occasione di feste o chiarivari, venivano torturati e bruciati.


Dadd, il cesellatore

Richard Dadd, pittore francese dell'Ottocento, passò tutta la vita a disegnare fatine, folletti e gnomi. Creature grandi come noccioli di ciliegia, vestite (non sempre) di fiori minuscoli, ma anche elfi storti, deformi, dotati di un'ambigua follia aggraziata.


Scena di baccanale

30x24 cm
 


Nei dipinti di Dadd il piccolo popolo si lancia in danze sfrenate e in comizi affollati. Ogni millimetro delle sue tele è così ricco di particolari, da poterli a malapena distinguere. Dadd dedicò ad ogni quadro diversi anni di lavoro. Aveva molto tempo per dipingere: tutto il tempo che desiderava. Visse gran parte della sua vita in manicomio. Da giovane Dadd aveva viaggiato molto, in Oriente. Dopo una forte insolazione, in Egitto, il pittore si persuase di essere un sacerdote di Osiride e, tornato in patria, cercò di accoltellare chi era colpevole di cospirare contro il suo dio.

 

Il colpo da maestro dello spiritello 54x40 cm, per realizzare il piccolo quadro Dadd impiegò nove anni.

Durante una passeggiata campestre, Dadd uccise suo padre, che scambiò per un principe delle tenebre. Fu rinchiuso. Morì 42 anni dopo, nel 1886, un ultrasettantenne vezzeggiato da compagni e infermieri, dall'animo poetico e i modi gentili. O così dicono.


Come i bambini

A Santa Catalina, nella Melanesia, i pescatori vanno al largo armati di aquiloni di canne e fogliame. Attaccano la lenza all'intelaiatura e il rocchetto alla barca. Poi si sdraiano comodamente al sole guardando il loro aquilone volteggiare in cielo. La pesca, non disturbata dalla presenza della barca, è spesso abbondante. Appena i pesci abboccano l'aquilone cade a picco. Basta riavvolgere il filo.


Dolce bestiame

L'afide delle piante - 2 mm appena - mette alla luce dei figli clonati che a loro volta contengono già dentro di sé i loro cloni. Gli afidi secernono una sostanza zuccherina di cui le formiche vanno ghiotte, tanto da dedicarsi al loro allevamento. Le formiche scacciano gli altri insetti da un albero e costruiscono dei piccoli recinti per gli afidi. Badano alla loro prole e, diligentemente li strofinano sino a quando non secernono una goccia zuccherina, detta melata. Per conservare tale prelibatezza anche nei periodi di carestia, centinaia di operaie si trasformano letteralmente in otri. Le formiche si riempiono il ventre di melata sino a dilatare enormemente i segmenti del loro addome. Così trasformate le operaie si aggrappano alle pareti di stanze sotterranee. Oltre cento formiche possono nutrirsi per quindici giorni con il contenuto di uno solo di questi otri viventi.


FAI DA TE
a cura del prof. Ottolini
Conserva il nonno!


È noto a tutti quanto la scienza della mummificazione umana abbia compiuto, nei seimila anni della propria storia, enormi progressi. Deprecabile, invece, è la poca attenzione che le società contemporanee pongono in questa pratica. La mummia di un nostro caro, se ben eseguita e accuratamente mantenuta, è assolutamente asettica, e rappresenta il saluto più tangibile e l'omaggio più sentito che possiamo fare alla nostra ascendenza, regalandone le spoglie mortali all'affetto dei posteri. Scrivo quindi affinché chiunque (una volta richiesti i permessi alle autorità competenti, di norma rappresentate dal comune e dalla prefettura) possa, ad esempio alla morte del nonno, trattenerne la salma al fine di mantenerne il sembiante vivo indeterminatamente, e di conservala presso di sé. In questo breve articolo mi propongo di illustrare un metodo di imbalsamazione umana di facile attuazione e non invasiva, facendo ampi riferimenti alla - se non vasta - esaustiva letteratura scientifica che ha accompagnato il perfezionamento di questa pratica. Lo studio da cui prende le mosse il mio metodo è contenuto ne L'imbalsamazione Umana del Dott. Francesco Di Colo, Edizioni Hoepli, 1910, la cui entusiasmante trattazione consiglio ai miei lettori.

1 - Preparate una lettiera di legno in un ambiente il più possibile secco e ventilato ( un buon condizionatore può egregiamente servire allo scopo ), di dimensioni 250 x 150 x 100 cm.
2 - Questa cassa dovrà essere riempita di un'amalgama di essiccazione, o 'letto igroscopico'. Tale amalgama ha la seguente composizione: 35% sabbia silicea pura, 20% di silicati di ferro e alluminio in parti uguali, 25% di fosfato di calcio e di carbonato di calcio e di magnesio, 10 % di solfato di calcio, 10% di nitrato di calcio, di magnesio e di ammoniaca mischiati in parti uguali con i rispettivi cloruri. Tutte queste sostanze sono di facile reperimento a costi irrisori. Riempite la lettiera per un terzo.
3 - Spogliate il corpo e deponetelo su un ampio tavolo, o su un letto precedentemente irrigidito con assi e ricoperto con teli di plastica. Procedete con il lavaggio del corpo in ogni sua parte con garze sterili intrise di glicerina fenica. La manipolazione del corpo deve iniziare non oltre 48 ore dopo il decesso, per evitare che i processi degenerativi dei tessuti molli e delle sostanze digestive compromettano la buona riuscita dell'opera.
4 - Bendate la salma con strisce di flanella imbevute nella glicerina fenica, partendo dalle gambe, senza forzare eccessivamente onde evitare che la trama delle bende si imprima sull'epidermide e fissandola ogni tre giri con spilli.
5 - Adagiate il corpo sul terreno preparato nella lettiera, quindi ricopritelo con la rimanente amalgama, fino a colmare la cassa. Inizia ora il processo di disseccamento dei tessuti, grazie all'azione dei sali igroscopici, che ne sottrarranno l'umidità per liberarla nell'ambiente.
6 - Lasciate il corpo nel terreno per due mesi, assicurandovi che l'umidità del locale non superi il 25%, e che la temperatura rimanga costante sui 20° C.
7 - Al termine di questo periodo potrete estrarre il corpo, che avrà perso tra i 3 e i 4 quinti del proprio peso, mostrandosi teso e rassodato, mantenendo però ancora una certa elasticità. Potete svolgere le bende, che saranno totalmente secche. Eliminate il terreno igroscopico dalla lettiera e sostituitelo con dell'altro nuovo. L'operazione dovrà essere eseguita in fretta, per evitare l'attacco dei batteri. Ricomponete il corpo nella lettiera.
8 - Attendete sei mesi.
9 - Estraete il corpo, ora perfettamente mummificato, che peserà tra i sei e i dieci chili. La pelle avrà assunto un colore bruno e la consistenza della pergamena, mantenendo intatti capelli, unghie e denti. Ponete il corpo su una superficie orizzontale e stendete su di esso due o tre mani di vernice conservante di Dubois, che proteggerà la mummia dall'umidità e dall'azione batterica, donandole un odore gradevole e persistente.
10 - Vestite la salma, e ponetela in una teca ben chiusa, su uno strato di gel di silice granulato ricoperto da un lenzuolo di lino. Avendo cura di sostituire il gel ogni mese, avrete la sicurezza che le vesti mortali del vostro caro sfideranno il tempo, forse anche dopo la vostra morte.
        


Quando il verme finirà (156.000 pixels), hanno predetto, Strane Storie finirà.

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