
|
|
|
Frequentando io una scuola serale, il professore di francese ci fece un esposto in cui esplicava i diversi modi di espressione di una lingua. Infatti la lingua cambia pur restando la stessa, il modo di utilizzare le parole, il suono della voce, cambiano in funzione della regione, della cultura originale delle persone che la usano, dal ceto o dal mestiere praticato. Un dottore in medicina utilizza un gergo che può essere compreso da un altro dottore, ma che sarà ermetico per un componente di un'altra categoria di lavoratori, i dottori in legge, gli avvocati, i notai, gli ingenieri, i meccanici, i muratori, gli elettricisti, ecc…. Ognuno di loro utilizza un gergo particolare, un'intonazione particolare, anche se tutti parlano la stessa lingua. Partendo da questa premessa ho scritto questo testo, che voleva essere un saggio sulle espressioni di una lingua, ma che particolari circostanze hanno trasformato in una novella che mi parve particolarmente riuscita. Lo spunto fu dato da uno dei primi romanzi di Urania, precisamente il n°109 : " La morte bianca." Per due anni consecutivi terribili tempeste di neve avevano praticamente paralizzato l'America del Nord, inoltre si cominciava a parlare del cambiamento del clima terrestre e dell'effetto serra. Il tema era tutto trovato : " Chi aveva maggiori capacità di sopravvivenza in condizioni estreme, tali quali si presenterebbero in presenza di una brusca evoluzione del clima e l'inizio di una nuova glaciazione ?" La risposta mi parve evidente: un individuo già abituato a sopravvivere in condizioni estreme. Non il sofisticato cittadino incapace di adattarsi ad una vita non sostenuta da una collettività vivente in simbiosi ; non il contadino che vede la sua sopravvivenza legata al variare del clima che gli permetta di coltivare i campi ed allevare bestiame. Se le comunicazioni sono impossibili, se l'energia viene a mancare, se le culture agricole scompaiono, se l'allevamento si limita a pochi capi di bestiame che trovano a stento di cui sopravvivere, la civiltà umana e l'uomo stesso, sono condannati. Salvo pochi individui che avranno imparato prima a sopravvivere in condizioni estreme. Nella nostra tanto evoluta società, il solo essere che riunisca, circa quasi, tutte le qualità che possono fare di lui un sopravvivente é il barbone, l'ubriacone che vive all'aria aperta in tutte le condizioni climatiche, mangiando appena quanto basta per non morire d'inedia, che non prende neanche un raffreddore perché il suo corpo si é indurito contro gli attacchi delle malattie. Circa due mesi fa ho avuto modo di vedere alla televisione un reportage sulle previsioni degli specialisti in meteorologia e la proiezione verso il futuro delle eventuali variazioni dovute alle condizioni attuali del clima mondiale. Una delle ipotesi, anzi la più probabile, é di vedere che il riscaldamento di uno o due gradi in media della temperatura sulla Terra, potrebbe causare l'arresto del Gulf Stream : quella corrente di acqua calda che dai mari equatoriali rimonta l'Atlantico sino al Circolo Polare Artico. Questo flusso di acqua calda condiziona il clima del nord Atlantico, dalle coste scandinave a Terranova. Se il flusso cessa, gli specialisti prevedono l'installarsi di un periodo glaciare simile all'ultima glaciazione, quella di Würms. Quali conseguenze un simile cambiamento climatico avrebbe sulla società, sopratutto quando gli specialisti suggeriscono che il periodo glaciare possa installarsi in un tempo estremamente corto : ossia entre uno e cinque anni ? |
La
fine del mondo ? Eccola !
I
profeti del passato che minacciavano l'Apocalisse ed i suoi quattro cavalieri
? Da torcersi dal ridere !
La
grande Paura nell'anno 1000 ? In paragone uno scherzetto da ragazzini !
La
tanto temuta guerra atomica e l'olocausto finale ? Una roba da niente !
La
paura del Terzo Millennio ? A dire il vero non resta più molta gente
per avere paura. E che glie ne frega a quelli che restano della paura del
millennio ? Hanno ben altre preoccupazioni in testa, tra l'altro :
come fare per mettere insieme il prossimo pasto !
É
giustamente non ci devo pensare per il momento, allora posso prendere il
tempo di scrivere le mie memorie.
La
mia stamberga non é certo il Grand Hotel : quattro assi per
le pareti, una tela come porta d'ingresso, una candela per rischiarare
e funzionare da riscaldamento centrale.
Approfitto
della manna fornita dal Grande Supermercato qui vicino, colle sue riserve
alimentari ben conservate, sufficenti sino alla mia morte, penso, con riserve
più che abbondanti di abiti. Ci trovavi di tutto ! dalle armi ai
mobili, ai libri, agli utensili.
Posso
servirmi a piacimento senza preoccuparmi delle fatture !
Lascio
le televisioni, radio ed altri aggeggi del genere : tutto quello non serve
più a un cavolo ; tutto quello é finito e definitivamente
!
Non
ci perdo un granché !
Tié
: l'altro giorno ho provato a riaccendere uno di sti aggeggi, come si chiamavano
dunque ? Ah ! Si : una radiolina a transistori ! Una di quelle
cosette che rompevano i coglioni a tutti quanti.
Semplice
curiosità, giusto per vedere se non ero l'ultimo uomo sulla Terra.
Non
ho ricevuto granché : dei brontolii di stomaco vuoto ed un paio
di voci appena percettibili, e qualche fischio.
Non
so cosa darei per vedere la testa che farebbero tutti sti sognatori del
passato, che giuravano sul grande destino dell'Uomo nell'Universo.
E
quegli altri cretini ? Quelli che scrivevano quelle stupidaggini
di fantascienza, FS per i conoscitori. Non c'é stato bisogno di
mostri e C. venuti dallo spazio o da un'altra dimensione : piovre, uova,
alberi pensanti o uomini meccanici dotati di super-intelligenza.
Il
solo mostro nell'affare é questo cretino di " Uomo ", ( colla maiuscola
per favore ! ).
A
questo punto voi vi starete chiedendo cosa é successo infine !
Indovinate
?
Se
rispondete giusto voi guadagnate venti pelli d'agnello ben caldo e viveri
per una settimana.
Bof
! Credo che se qualcuno leggerà un giorno queste pagine avrà
un'idea sulla questione.
Tutto
é cominciato con un'estate catastrofico e triste ; pioggia, freddo
ed infine la neve inizio settembre.
Già
da tre o quattro anni il tempo non finiva più di peggiorare :
la neve veniva giù più a lungo ed in più grande quantità.
I
primi tempi era anche divertente ; tutti prendevano la cosa con filosofia,
i bambini, soprattutto, si divertivano un mondo : battaglie di palle
di neve, slitta e fantocci.
Per
me la cosa non aveva la minima importanza, me ne fregavo ! Appartenevo
da qualche anno a quella sotto-espece della razza umana denominata comunemente
: Barboni.
Certo
non ero nato in questa sottospece umana ; prima di tuffarmi nella
bottiglia di rosso di scarto, ero addirittura medico ( non ridacchiate
o smetto ).
Niente
di grave beninteso, una sporca piccola storia comunissima : mia moglie
mi faceva cornuto ed io innamorato come uno studentello.
Tagliamo
corto : mi sono ritrovato divorziato, disperato ed ho cominciato
a bere.
Il
rimedio ha funzionato a meraviglia : dimenticavo tutte le mie disgrazie;
ho perso i miei clienti, il mio mestiere, la mia casa.
Qualche
tempo dopo ero in uno stato che i miei ex-colleghi definiscono :
Etilismo acuto ! Per tutti gli altri ero ubriaco fradicio dal mattino a
sera e dalla sera al mattino.
Meglio
pensare ad altro.
Come
dicevo più sopra, tutto é cominciato inizio settembre. Non
mi ricordo più bene dei primi giorni, mi ero pagato una cassa di
torci-budella e non ero più uscito dalla mia stamberga, sbronzo
com'ero.
Quando
finalmente riuscii di nuovo a vedere le cose al singolare, ancora malato
come un cane, constatando che non avevo più una sola goccia di rosso
nelle vicinanze, mi sono deciso a mettere il naso fuori.
La
porta rifiutÙ di aprirsi, dopo molti tentativi e constatando che
non mi sbagliavo sul senso di apertura della suddetta, sono passato dalla
finestra, infine dall'apertura che utilizzo come camino e finestra.
Per
una sorpresa, era una sorpresa ; per un po' ti saresti creduto al
Polo Nord : più di un metro di neve !
Sulla
nazionale a qualche decine di metri, delle rare macchine che circolavano
quasi in silenzio, il rumore attutito dalla neve e sta merda bianca che
continuava a fioccare.
Ci
ho messo un'ora per arrivare al centrocittà, tremando come un cane
in quel freddo polare, con dei vestiti troppo leggeri.
La
gente mi sfiorava passando, senza prestarmi la minima attenzione, bene
al caldo nei loro spessi abiti invernali. I bambini giocavano per le strade
e nei giardini, mi hanno preso di mira con le loro palle di neve.
Con
uno dei rari bus dei trasporti urbani ancora in circolazione, sono andato
nella sede dell'Esercito della Salvezza ; un buon piatto di minestra
calda, seguiti da una doccia e da una notte in un letto pulito, mi hanno,
quasi, rimesso in sesto.
Ho
fatto una visitina alla mia ex, che mi ha rifilato qualche soldino e degli
abiti di seconda mano del suo legittimo ; me ne fregavo dal momento
che erano confortevoli e caldi. Lei anche, visto che ha messo il grappino
su uno dei più ricchi borghesi della regione, farmi la carità
era un mezzo come un altro di sbarazzarsi rapidamente della mia presenza.
Sono
ritornato nella mia stamberga, dopo avere fatto un giretto nel supermercato
che si é installato nelle vicinanze ; uno di quegli enormi
centri di vendita dove in un'ora ti convincevano di spendere il salario
di una settimana.
Coi
soldi gentilmente forniti dalla mia ex carissima, mi sono pagato una decina
di bottiglioni di rosso e di qua riempirmi lo stomaco per qualche giorno.
Non ho neanche dovuto fare la coda, la gente cominciava ad avere delle
difficoltà per circolare.
Passando
davanti all'esposizione delle televisioni, mi sono fermato qualche minuto
per ascoltare gli ultimi notiziari ; niente di interessante
: sembrerebbe bene che dappertutto sia la stessa merda che scende.
Un
tipo intervistato, che si pretendeva specialista nella materia, tentava
di dare spiegazioni, accusando senza fare distinzioni : l'effetto serra,
la polluzione atmosferica, le esplosioni atomiche del passato, l'attività
vulcanica e tutta una serie di altre cose che terminavano in " iche ".
in fin dei conti la solita polvere negli occhi dei cretini, pronti a mandare
giù non importa quale coglionata.
Me
ne fregavo e sono ritornato nella mia stamberga, la porta era ancora bloccata
da una montagna di neve, ho sbarazzato l'ingresso e sono rientrato.
Ho
ripreso contatto con la realtà di tutti i giorni una settimana dopo.
Fuori
più nessun rumore turbava il silenzio.
Tutto
era immobile la neve era più alta di me ; sono riuscito a
salire sul tetto per osservare i dintorni : sulla strada e nel Supermercato
vicino non si vedeva alcun movimento, almeno nei limiti della visibilità
permessa dalla fitta neve che continuava a scendere.
Ho
avuto qualche problemino per arrivare al supermercato, se vi capita un
giorno di camminare nelle neve fino al collo capirete quello che voglio
dire.
All'interno
un guardiano, ben solo e contento di vedere finalmente un'essere vivente.
Da tre giorni rinchiuso nell'edificio, il cambio non é arrivato,
comincia a essere preoccupato perché non ha più contatti
coi suoi padroni e con la sua famiglia : il telefono é muto.
Delle
interruzioni di corrente hanno costretto il magazzino alla chiusura, da
allora il deserto !
Abbiamo
ascoltato la radio assieme ; poche e cattive notizie : intere
regioni isolate, linee elettriche interrotte, telefono in tilt. Solo rari
convogli militari arrivano ancora a circolare, ben difficilmente.
Dappertutto
la gente comincia ad avere paura ed a chiedere soccorsi. La radio locale
ci annuncia la rottura delle linee elettriche e telefoniche regionali.
Interruzioni delle comunicazioni stradali e ferroviarie, la neve, il ghiaccio
ed i violenti venti hanno rotto i cavi e fatto cadere i piloni ;
gli alberi bloccano strade e ferrovie.
Fuori
il termometro segna meno venti, se i pochi collegamenti ancora funzionanti
cedono non ci sarà più possibilità di scaldarsi al
gaz, al fuel o elettricamente.
Ho
passato la notte nel magazzino con il guardiano, ma al mattino, in assenza
di contatti, ha deciso di rientrare.
Mi
ha affidato la custodia del magazzino, assicurandomi che avrebbe inviato
qualcuno nella giornata.
Una
mezzora dopo la sua partenza una tempesta di neve si é scatenata,
quando il vento é infine caduto e la neve é cessata di cadere,
ventitre giorni erano passati e la fine del mondo arrivata.
Per
fine del mondo voglio intendere fine del mondo umano civilizzato. Qualche
raro sopravvissuto resta qua e là : le miniere hanno permesso
a dei gruppi striminziti di sopravvivere, qualche centrale nucleare, delle
regioni equatoriali.
Lotte
per sopravvivere si sono svolte in quelle contrade, gli abitanti hanno
cercato di impedire l'invasione di folle isteriche provenienti dalle contrade
invase dalla neve, battaglie cruenti, massacri indescrivibili, lotte all'ultimo
sangue per accaparrarsi gli spazi dove la vita era ancora possibile.
Ho
vissuto tutto quello attrverso la radio : grida di allarme, richieste di
aiuto, grida d'agonia.
Dalla
mia città vicina eppure lontana come se si trovasse su un'altro
pianeta, più nessun segno di vita.
Il
guardiano o un suo collega, non sono più venuti per rimpiazzarmi
; solo dopo qualche decina di giorni dei sopravvissuti sono arrivati sino
qui.
A
quell'epoca uno strato di più di quattro metri di neve ricopriva
già la regione. Strano, ma non sentivo più nessun bisogno
di bere ed ubriacarmi ; avevo preso l'abitudine di fare
delle passeggiate nei dintorni, ben equipaggiato con abiti appropriati,
sci o racchette da neve, presi in prestito…. O piuttosto ereditati con
il magazzino ed i suoi stock ben forniti.
Dopo
aver sentito quello che era successo nel resto del mondo, avevo adottato
la precauzione di uscire armato sino ai denti, non si poteva mai sapere
; le armi provenivano dal negozio di caccia e pesca : un bel cinque
colpi e due pistole di grosso calibro.
Ho
incontrato le tracce a poca distanza dal magazzino, le ho seguite sino
alla mia vecchia baracca, erano caduti attraverso il tetto che aveva ceduto
sotto il loro peso e quello della neve.
Avevano
cercato di ripararsi dal freddo coprendosi con i miei stracci, ma non si
poteva dire che ci fossero ben riusciti.
Sotto
gli stracci ho ritrovato una ragazza di una ventina d'anni, una vecchia
ed una specie di gigante quasi altrettanto largo che era alto.
Ho
riportato la ragazza al magazzino, poi sono ritornato per gli altri ; nel
frattempo la vecchia era passata nell'aldilà e l'uomo….sono ritornato
al magazzino con una cartuccia in meno nel fucile.
La
ragazza mi aveva raccontato quello che era arrivato alla popolazione della
città e la fine degli abitanti.
Senza
riscaldamento, nessuna possibilità di partire, senza viveri, essi
si sapevano condannati a morte, si sono scatenati gli uni contro gli altri
per accaparrarsi i pochi viveri restanti, tutto quello che poteva bruciare
e servire a riscaldarsi, ladrocini, stupri, massacri, linciaggi, la legge
del più forte.
Mi
racconto' come era stata violentata innumerevoli volte, poi si era offerta
ai vincitori in cambio di qualche briciola e protezione.
La
vecchia era a capo di una banda di predoni, suo figlio, il gigante che
avevo eliminato era il suo braccio destro e faceva la legge nella banda,
approfittando della sua forza brutale e della sua ferocia. Alla fine non
erano rimasti più che loro tre e la vecchia aveva convinto il figlio
di partire verso il sud, verso dei paesi che essa credeva ancora caldi
ed accoglienti.
Una
pazzia s'intende, dopo tre giorni che essi avevano speso a girare in tondo,
senza neanche accorgersi che ritornavano continuamente sui loro passi,
erano cascati, letteralmente, nella mia baracca, stremati ed a meno di
sette chilometri del loro punto di partenza.
Ora
ci siamo organizzati, la mia bella ed io. Cibo e abiti non mancano, nel
magazzino ci sono riserve sufficenti per anni ed il gelo ne assicura la
perfetta conservazione.
Ci
siamo costruiti un igloo all'eschimese, quand i figli che abbiamo l'intenzione
di avere saranno grandi, prenderemo la direzione del sud.
Verso
il sole !
***
Durante
qualche mese non ho preso questo quaderno in mano, ma un fatto nuovo si
é
prodotto e mi ha incitato a riprendere : ho paura !
Questa
mattina sono andato a fare un giretto sino alle montagne di neve e ghiaccio
che ricoprono la mia città.
Passeggiavo
tranquillamente tra le collinette ghiacciate che ricoprono questo cimitero,
quando mi sono ritrovato naso a naso con un orso bianco!
Ebbene
si ! Un enorme orso polare, infine riflettendo meglio forse non tanto
grosso, ma vorrei vedere voi al moi posto !
Usciva
da una galleria scavata nella neve, sopra uno dei monticoli che ricoprono
le case della città. Per fortuna anche lui ha avuto paura e ci siamo
allontanati di corsa ciascuno per conto suo.
Penso
che non fosse solo, ho infatti incrociato parecchie piste, ma non ne ho
visti altri, per fortuna.
Devono
avere invaso tutta la distesa ghiacciata dell'emisfero Nord, le condizioni
sono ideali per quelle bestiacce. Non mancheranno certo di cibo ben congelato
sotto lo strato di neve, animali e uomini morti di freddo, per i prossimi
decenni.
Da
oggi in poi non si esce più che armati e tutti assieme.
***
Parecchi
mesi, forse parecchi anni sono passati, mio caro improbabile lettore, questa
é l'ultima volta che scrivo.
Domani
si parte !
Tre
giorni fa abbiamo ricevuto la visita di una tribù di Lapponi, con
renne, slitte e tende. Essi si dirigono verso il mare al sud, facendo tappa
nelle piccole comunità umane che sopravvivono in caverne o nelle
miniere.
Un
membro della tribù parla tedesco, io pure. Ci siamo raccontati le
nostre peripezie, la loro storia é semplice : sono russi, abituati
a vivere nelle regioni polari, si sono arrangiati per sopravvivere.
Ma
adesso le condizioni sono diventate troppo difficili anche per loro, allora
hanno deciso di emigrare ; passano da un gruppo di sopravvissuti
all'altro, scambiando delle renne contro viveri e foraggio per gli animali.
Partiremo,
la mia famiglia ed io, assieme a questi nomadi, se si potrà raggiungere
delle regioni con un clima più clemente, si potrà ricominciare
a sperare.
Può
darsi che, come l'uccello mitologico, il mondo dell'Uomo potrà rinascere
dalle sue ceneri, dopo tutto.