Brevi storie ...



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Il barbone
(La notte bianca)
di Gian Paolo COSTANZO
(Settembre 2003)
Premessa
Questo racconto é nato in circostanze particolari.
Frequentando io una scuola serale, il professore di francese ci fece un esposto in cui esplicava i diversi modi di espressione di una lingua. Infatti la lingua cambia pur restando la stessa, il modo di utilizzare le parole, il suono della voce, cambiano in funzione della regione, della cultura originale delle persone che la usano, dal ceto o dal mestiere praticato.
Un dottore in medicina utilizza un gergo che può essere compreso da un altro dottore, ma che sarà ermetico per un componente di un'altra categoria di lavoratori, i dottori in legge, gli avvocati, i notai, gli ingenieri, i meccanici, i muratori, gli elettricisti, ecc…. Ognuno di loro utilizza un gergo particolare, un'intonazione particolare, anche se tutti parlano la stessa lingua.
Partendo da questa premessa ho scritto questo testo, che voleva essere un saggio sulle espressioni di una lingua, ma che particolari circostanze hanno trasformato in una novella che mi parve particolarmente riuscita. Lo spunto fu dato da uno dei primi romanzi di Urania, precisamente il n°109 :  " La morte bianca."
Per due anni consecutivi terribili tempeste di neve avevano praticamente paralizzato l'America del Nord, inoltre si cominciava a parlare del cambiamento del clima terrestre e dell'effetto serra.
Il tema era tutto trovato :  " Chi aveva maggiori capacità di sopravvivenza in condizioni estreme, tali quali si presenterebbero in presenza di una brusca evoluzione del clima e l'inizio di una nuova glaciazione ?"
La risposta mi parve evidente:  un individuo già abituato a sopravvivere in condizioni estreme. Non il sofisticato cittadino incapace di adattarsi ad una vita non sostenuta da una collettività vivente in simbiosi ;  non il contadino che vede la sua sopravvivenza legata al variare del clima che gli permetta di coltivare i campi ed allevare bestiame.
Se le comunicazioni sono impossibili, se l'energia viene a mancare, se le culture agricole scompaiono, se l'allevamento si limita a pochi capi di bestiame che trovano a stento di cui sopravvivere, la civiltà umana e l'uomo stesso, sono condannati. Salvo pochi individui che avranno imparato prima a sopravvivere in condizioni estreme.
Nella nostra tanto evoluta società, il solo essere che riunisca, circa quasi, tutte le qualità che possono fare di lui un sopravvivente é il barbone, l'ubriacone che vive all'aria aperta in tutte le condizioni climatiche, mangiando appena quanto basta per non morire d'inedia, che non prende neanche un raffreddore perché il suo corpo si é indurito contro gli attacchi delle malattie.
Circa due mesi fa ho avuto modo di vedere alla televisione un reportage sulle previsioni degli specialisti in meteorologia e la proiezione verso il futuro delle eventuali variazioni dovute alle condizioni attuali del clima mondiale.
Una delle ipotesi, anzi la più probabile, é di vedere che il riscaldamento di uno o due gradi in media della temperatura sulla Terra, potrebbe causare l'arresto del Gulf Stream :  quella corrente di acqua calda che dai mari equatoriali rimonta l'Atlantico sino al Circolo Polare Artico.
Questo flusso di acqua calda condiziona il clima del nord Atlantico, dalle coste scandinave a Terranova.
Se il flusso cessa, gli specialisti prevedono l'installarsi di un periodo glaciare simile all'ultima glaciazione, quella di Würms.
Quali conseguenze un simile cambiamento climatico avrebbe sulla società, sopratutto quando gli specialisti suggeriscono che il periodo glaciare possa installarsi in un tempo estremamente corto :  ossia entre uno e cinque anni ? 

La fine del mondo ?  Eccola !
I profeti del passato che minacciavano l'Apocalisse ed i suoi quattro cavalieri ? Da torcersi dal ridere !
La grande Paura nell'anno 1000 ? In paragone uno scherzetto da ragazzini !
La tanto temuta guerra atomica e l'olocausto finale ? Una roba da niente !
La paura del Terzo Millennio ? A dire il vero non resta più molta gente per avere paura. E che glie ne frega a quelli che restano della paura del millennio ? Hanno ben altre preoccupazioni in testa, tra l'altro :  come fare per mettere insieme il prossimo pasto !
É giustamente non ci devo pensare per il momento, allora posso prendere il tempo di scrivere le mie memorie.
La mia stamberga non é certo il Grand Hotel :  quattro assi per le pareti, una tela come porta d'ingresso, una candela per rischiarare e funzionare da riscaldamento centrale.
Approfitto della manna fornita dal Grande Supermercato qui vicino, colle sue riserve alimentari ben conservate, sufficenti sino alla mia morte, penso, con riserve più che abbondanti di abiti. Ci trovavi di tutto ! dalle armi ai mobili, ai libri, agli utensili.
Posso servirmi a piacimento senza preoccuparmi delle fatture !
Lascio le televisioni, radio ed altri aggeggi del genere : tutto quello non serve più a un cavolo ;  tutto quello é finito e definitivamente !
Non ci perdo un granché !
Tié : l'altro giorno ho provato a riaccendere uno di sti aggeggi, come si chiamavano dunque ? Ah !  Si  : una radiolina a transistori ! Una di quelle cosette che rompevano i coglioni a tutti quanti.
Semplice curiosità, giusto per vedere se non ero l'ultimo uomo sulla Terra.
Non ho ricevuto granché : dei brontolii di stomaco vuoto ed un paio di voci appena percettibili, e qualche fischio.
Non so cosa darei per vedere la testa che farebbero tutti sti sognatori del passato, che giuravano sul grande destino dell'Uomo nell'Universo.
E quegli altri cretini ?  Quelli che scrivevano quelle stupidaggini di fantascienza, FS per i conoscitori. Non c'é stato bisogno di mostri e C. venuti dallo spazio o da un'altra dimensione : piovre, uova, alberi pensanti o uomini meccanici dotati di super-intelligenza.
Il solo mostro nell'affare é questo cretino di " Uomo ", ( colla maiuscola per favore !  ).
A questo punto voi vi starete chiedendo cosa é successo infine !
Indovinate ?
Se rispondete giusto voi guadagnate venti pelli d'agnello ben caldo e viveri per una settimana.
Bof ! Credo che se qualcuno leggerà un giorno queste pagine avrà un'idea sulla questione.
Tutto é cominciato con un'estate catastrofico e triste ; pioggia, freddo ed infine la neve inizio settembre.
Già da tre o quattro anni il tempo non finiva più di peggiorare :  la neve veniva giù più a lungo ed in più grande quantità.
I primi tempi era anche divertente ;  tutti prendevano la cosa con filosofia, i bambini, soprattutto, si divertivano un mondo :  battaglie di palle di neve, slitta e fantocci.
Per me la cosa non aveva la minima importanza, me ne fregavo ! Appartenevo da qualche anno a quella sotto-espece della razza umana denominata comunemente : Barboni.
Certo non ero nato in questa sottospece umana ;  prima di tuffarmi nella bottiglia di rosso di scarto, ero addirittura medico ( non ridacchiate o smetto ).
Niente di grave beninteso, una sporca piccola storia comunissima : mia moglie mi faceva cornuto ed io innamorato come uno studentello.
Tagliamo corto :  mi sono ritrovato divorziato, disperato ed ho cominciato a bere.
Il rimedio ha funzionato a meraviglia :  dimenticavo tutte le mie disgrazie; ho perso i miei clienti, il mio mestiere, la mia casa.
Qualche tempo dopo ero in uno stato che i miei ex-colleghi definiscono :  Etilismo acuto ! Per tutti gli altri ero ubriaco fradicio dal mattino a sera e dalla sera al mattino.
Meglio pensare ad altro.
Come dicevo più sopra, tutto é cominciato inizio settembre. Non mi ricordo più bene dei primi giorni, mi ero pagato una cassa di torci-budella e non ero più uscito dalla mia stamberga, sbronzo com'ero.
Quando finalmente riuscii di nuovo a vedere le cose al singolare, ancora malato come un cane, constatando che non avevo più una sola goccia di rosso nelle vicinanze, mi sono deciso a mettere il naso fuori.
La porta rifiutÙ di aprirsi, dopo molti tentativi e constatando che non mi sbagliavo sul senso di apertura della suddetta, sono passato dalla finestra, infine dall'apertura che utilizzo come camino e finestra.
Per una sorpresa, era una sorpresa ;  per un po' ti saresti creduto al Polo Nord :  più di un metro di neve !
Sulla nazionale a qualche decine di metri, delle rare macchine che circolavano quasi in silenzio, il rumore attutito dalla neve e sta merda bianca che continuava a fioccare.
Ci ho messo un'ora per arrivare al centrocittà, tremando come un cane in quel freddo polare, con dei vestiti troppo leggeri.
La gente mi sfiorava passando, senza prestarmi la minima attenzione, bene al caldo nei loro spessi abiti invernali. I bambini giocavano per le strade e nei giardini, mi hanno preso di mira con le loro palle di neve.
Con uno dei rari bus dei trasporti urbani ancora in circolazione, sono andato nella sede dell'Esercito della Salvezza ;  un buon piatto di minestra calda, seguiti da una doccia e da una notte in un letto pulito, mi hanno, quasi, rimesso in sesto.
Ho fatto una visitina alla mia ex, che mi ha rifilato qualche soldino e degli abiti di seconda mano del suo legittimo ;  me ne fregavo dal momento che erano confortevoli e caldi. Lei anche, visto che ha messo il grappino su uno dei più ricchi borghesi della regione, farmi la carità era un mezzo come un altro di sbarazzarsi rapidamente della mia presenza.
Sono ritornato nella mia stamberga, dopo avere fatto un giretto nel supermercato che si é installato nelle vicinanze ;  uno di quegli enormi centri di vendita dove in un'ora ti convincevano di spendere il salario di una settimana.
Coi soldi gentilmente forniti dalla mia ex carissima, mi sono pagato una decina di bottiglioni di rosso e di qua riempirmi lo stomaco per qualche giorno. Non ho neanche dovuto fare la coda, la gente cominciava ad avere delle difficoltà per circolare.
Passando davanti all'esposizione delle televisioni, mi sono fermato qualche minuto per ascoltare gli ultimi notiziari  ;  niente di interessante : sembrerebbe bene che dappertutto sia la stessa merda che scende.
Un tipo intervistato, che si pretendeva specialista nella materia, tentava di dare spiegazioni, accusando senza fare distinzioni : l'effetto serra, la polluzione atmosferica, le esplosioni atomiche del passato, l'attività vulcanica e tutta una serie di altre cose che terminavano in " iche ". in fin dei conti la solita polvere negli occhi dei cretini, pronti a mandare giù non importa quale coglionata.
Me ne fregavo e sono ritornato nella mia stamberga, la porta era ancora bloccata da una montagna di neve, ho sbarazzato l'ingresso e sono rientrato.
Ho ripreso contatto con la realtà di tutti i giorni una settimana dopo.
Fuori più nessun rumore turbava il silenzio.
Tutto era immobile la neve era più alta di me ;  sono riuscito a salire sul tetto per osservare i dintorni :  sulla strada e nel Supermercato vicino non si vedeva alcun movimento, almeno nei limiti della visibilità permessa dalla fitta neve che continuava a scendere.
Ho avuto qualche problemino per arrivare al supermercato, se vi capita un giorno di camminare nelle neve fino al collo capirete quello che voglio dire.
All'interno un guardiano, ben solo e contento di vedere finalmente un'essere vivente. Da tre giorni rinchiuso nell'edificio, il cambio non é arrivato, comincia a essere preoccupato perché non ha più contatti coi suoi padroni e con la sua famiglia :  il telefono é muto.
Delle interruzioni di corrente hanno costretto il magazzino alla chiusura, da allora il deserto !
Abbiamo ascoltato la radio assieme  ;  poche e cattive notizie : intere regioni isolate, linee elettriche interrotte, telefono in tilt. Solo rari convogli militari arrivano ancora a circolare, ben difficilmente.
Dappertutto la gente comincia ad avere paura ed a chiedere soccorsi. La radio locale ci annuncia la rottura delle linee elettriche e telefoniche regionali. Interruzioni delle comunicazioni stradali e ferroviarie, la neve, il ghiaccio ed i violenti venti hanno rotto i cavi e fatto cadere i piloni ;  gli alberi bloccano strade e ferrovie.
Fuori il termometro segna meno venti, se i pochi collegamenti ancora funzionanti cedono non ci sarà più possibilità di scaldarsi al gaz, al fuel o elettricamente.
Ho passato la notte nel magazzino con il guardiano, ma al mattino, in assenza di contatti, ha deciso di rientrare.
Mi ha affidato la custodia del magazzino, assicurandomi che avrebbe inviato qualcuno nella giornata.
Una mezzora dopo la sua partenza una tempesta di neve si é scatenata, quando il vento é infine caduto e la neve é cessata di cadere, ventitre giorni erano passati e la fine del mondo arrivata.
Per fine del mondo voglio intendere fine del mondo umano civilizzato. Qualche raro sopravvissuto resta qua e là :  le miniere hanno permesso a dei gruppi striminziti di sopravvivere, qualche centrale nucleare, delle regioni equatoriali.
Lotte per sopravvivere si sono svolte in quelle contrade, gli abitanti hanno cercato di impedire l'invasione di folle isteriche provenienti dalle contrade invase dalla neve, battaglie cruenti, massacri indescrivibili, lotte all'ultimo sangue per accaparrarsi gli spazi dove la vita era ancora possibile.
Ho vissuto tutto quello attrverso la radio : grida di allarme, richieste di aiuto, grida d'agonia.
Dalla mia città vicina eppure lontana come se si trovasse su un'altro pianeta, più nessun segno di vita.
Il guardiano o un suo collega, non sono più venuti per rimpiazzarmi ; solo dopo qualche decina di giorni dei sopravvissuti sono arrivati sino qui.
A quell'epoca uno strato di più di quattro metri di neve ricopriva già la regione. Strano, ma non sentivo più nessun bisogno di bere ed   ubriacarmi ;  avevo preso l'abitudine di fare delle passeggiate nei dintorni, ben equipaggiato con abiti appropriati, sci o racchette da neve, presi in prestito…. O piuttosto ereditati con il magazzino ed i suoi stock ben forniti.
Dopo aver sentito quello che era successo nel resto del mondo, avevo adottato la precauzione di uscire armato sino ai denti, non si poteva mai sapere ; le armi provenivano dal negozio di caccia e pesca :  un bel cinque colpi e due pistole di grosso calibro.
Ho incontrato le tracce a poca distanza dal magazzino, le ho seguite sino alla mia vecchia baracca, erano caduti attraverso il tetto che aveva ceduto sotto il loro peso e quello della neve.
Avevano cercato di ripararsi dal freddo coprendosi con i miei stracci, ma non si poteva dire che ci fossero ben riusciti.
Sotto gli stracci ho ritrovato una ragazza di una ventina d'anni, una vecchia ed una specie di gigante quasi altrettanto largo che era alto.
Ho riportato la ragazza al magazzino, poi sono ritornato per gli altri ; nel frattempo la vecchia era passata nell'aldilà e l'uomo….sono ritornato al magazzino con una cartuccia in meno nel fucile.
La ragazza mi aveva raccontato quello che era arrivato alla popolazione della città e la fine degli abitanti.
Senza riscaldamento, nessuna possibilità di partire, senza viveri, essi si sapevano condannati a morte, si sono scatenati gli uni contro gli altri per accaparrarsi i pochi viveri restanti, tutto quello che poteva bruciare e servire a riscaldarsi, ladrocini, stupri, massacri, linciaggi, la legge del più forte.
Mi racconto' come era stata violentata innumerevoli volte, poi si era offerta ai vincitori in cambio di qualche briciola e protezione.
La vecchia era a capo di una banda di predoni, suo figlio, il gigante che avevo eliminato era il suo braccio destro e faceva la legge nella banda, approfittando della sua forza brutale e della sua ferocia. Alla fine non erano rimasti più che loro tre e la vecchia aveva convinto il figlio di partire verso il sud, verso dei paesi che essa credeva ancora caldi ed accoglienti.
Una pazzia s'intende, dopo tre giorni che essi avevano speso a girare in tondo, senza neanche accorgersi che ritornavano continuamente sui loro passi, erano cascati, letteralmente, nella mia baracca, stremati ed a meno di sette chilometri del loro punto di partenza.
Ora ci siamo organizzati, la mia bella ed io. Cibo e abiti non mancano, nel magazzino ci sono riserve sufficenti per anni ed il gelo ne assicura la perfetta conservazione.
Ci siamo costruiti un igloo all'eschimese, quand i figli che abbiamo l'intenzione di avere saranno grandi, prenderemo la direzione del sud.
Verso il sole !
***
Durante qualche mese non ho preso questo quaderno in mano, ma un fatto nuovo si é prodotto e mi ha incitato a riprendere : ho paura !
Questa mattina sono andato a fare un giretto sino alle montagne di neve e ghiaccio che ricoprono la mia città.
Passeggiavo tranquillamente tra le collinette ghiacciate che ricoprono questo cimitero, quando mi sono ritrovato naso a naso con un orso bianco!
Ebbene si  ! Un enorme orso polare, infine riflettendo meglio forse non tanto grosso, ma vorrei vedere voi al moi posto !
Usciva da una galleria scavata nella neve, sopra uno dei monticoli che ricoprono le case della città. Per fortuna anche lui ha avuto paura e ci siamo allontanati di corsa ciascuno per conto suo.
Penso che non fosse solo, ho infatti incrociato parecchie piste, ma non ne ho visti altri, per fortuna.
Devono avere invaso tutta la distesa ghiacciata dell'emisfero Nord, le condizioni sono ideali per quelle bestiacce. Non mancheranno certo di cibo ben congelato sotto lo strato di neve, animali e uomini morti di freddo, per i prossimi decenni.
Da oggi in poi non si esce più che armati e tutti assieme.
***
Parecchi mesi, forse parecchi anni sono passati, mio caro improbabile lettore, questa é l'ultima volta che scrivo.
Domani si parte !
Tre giorni fa abbiamo ricevuto la visita di una tribù di Lapponi, con renne, slitte e tende. Essi si dirigono verso il mare al sud, facendo tappa nelle piccole comunità umane che sopravvivono in caverne o nelle miniere.
Un membro della tribù parla tedesco, io pure. Ci siamo raccontati le nostre peripezie, la loro storia é semplice : sono russi, abituati a vivere nelle regioni polari, si sono arrangiati per sopravvivere.
Ma adesso le condizioni sono diventate troppo difficili anche per loro, allora hanno deciso di emigrare ;  passano da un gruppo di sopravvissuti all'altro, scambiando delle renne contro viveri e foraggio per gli animali.
Partiremo, la mia famiglia ed io, assieme a questi nomadi, se si potrà raggiungere delle regioni con un clima più clemente, si potrà ricominciare a sperare.
Può darsi che, come l'uccello mitologico, il mondo dell'Uomo potrà rinascere dalle sue ceneri, dopo tutto.

Finito di scrivere nel 1974
Gian Paolo COSTANZO
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