Presenta

di Fantascienza


Clifford Donald SIMAK
Anni senza fine (City, 1953) 
- I ROMANZI DI URANIA n° 18 del 20 Giugno 1953 - URANIA 333/bis di Maggio 1964 -
TRADUZIONE DI GIORGIO MONICELLI (con lo Pseud. Tom Arno)
Queste sono le leggende che i Cani si raccontano quando le fiamme crepitano alte e il vento fischia da nord. Allora ogni famiglia si racoglie intorno al focolare e i cuccioli siedono muti, intenti ad ascoltare, e quando la storia è finita fanno molte domande.
"Che cos'è un uomo?" chiedono.
Oppure: "Che cos'è una città?".
O anche: "Che cos'è una guerra?".
Non c'è una risposta precisa a domande di questo genere. Ci sono supposizioni. Ci sono teorie e tante ipotesi dotte, ma nessuna vera risposta.
Nelle famiglie raccolte intorno al fuoco, più di un narratore è stato costretto a ripiegare sull'antichissima spiegazione che non esistono cose come un Uomo o una città, che non bisogna credere di trovare qualcosa di vero in una semplice fiaba, ma che bisogna accontentarsi del piacere che essa vi dà e non cercarvi altro...
Oltre l'invisibile (Time and again, 1952)
- In appendice a I ROMANZI DI URANIA dal n° 1 al n° 12 - URANIA n° 414 del 12 Dicembre 1965 -
TRADUZIONE DI GIORGIO MONICELLI (con lo Pseud. Tom Arno)
Quando l'uomo uscì dall'ombra, l'ultima luce del tramonto brillava ancora a occidente. Si fermò al limite del patio e chiamò.
- Signor Adams, ci siete?
La sdraio scricchiolò mentre Christopher Adams, sorpreso dalla voce, si metteva seduto. Poi ricordò: un nuovo vicino aveva attraversato il prato uno o due giorni prima. Gliel'aveva detto Jonathan... e Jonathan era al corrente di tutti i pettegolezzi che si facevano nel raggio di cento miglia, sia di quelli degli umani, sia di quelli degli androidi e dei robot.
- Venite avanti - disse Adams. - Sono lieto che siate capitato da queste parti.
Sperava che il tono di voce fosse cordiale e invitante come si era sforzato di renderlo.
In realtà non si sentiva affatto cordiale...
Camminavano come noi (They Walked like Men, 1963)
- URANIA n° 315 del 25 Agosto 1963 -
TRADUZIONE DI STEFANO TOROSSI
Era giovedì sera: avevo bevuto un pò troppo, l'atrio era buio e questa fu l'unica cosa che mi salvò. se non mi fossi fermato sotto la luce del pianerottolo, davanti alla porta della mia camera, per estrarre le chiavi, arei caduto nella trappola come un allocco.
Che fosse un giovedì sera non ha alcuna importanza, ma sono un giornalista, e perciò abituato a indicare sempre il giorno della settimana, l'ora del giorno, e ogni altro particolare in tutto quello che scrivo.
L'atrio era buio perchè il proprietario, il vecchio George Weber, era uno spilorcio. Passava la metà del suo tempo a litigare con gli altri inquilini per ridurre il riscaldamento, per non istallare l'aria condizionata, per risparmiare sui lavori di restauro. Non ebbe mai da dire con me perchè io non me ne curavo. Per me, quella casa era un posto dove dormire, mangiare, passare il tempo libero quando ne avevo. Ma io e il vecchio George ci stimavamo molto...

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