PREMIO URANIA 1989
Ripercorriamo, tappa per tappa, tutto il cammino del 1° PREMIO URANIA.
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Nel numero 1116 del 17 Dicembre 1989 nella rubrica "documenti" in appendice Giuseppe Lippi e Marzio Tosello illustrano, con dovizia di particolari, come si è svolto e a chi è stato assegnato il Premio URANIA 1989: 
Documenti: 
giunge finalmente a conclusione l'avvincente avventura dei romanzi che hanno partecipato al Premio URANIA
La decisione della nostra Casa editrice di bandire un Premio URANIA -premio da attribuirsi durante la manifestazione napoletana "Futuro Remoto", e che prevede la pubblicazione del romanzo vincitore su queste pagine -è un avvenimento di notevole importanza nell'ambito della fantascienza nazionale. In questo stesso numero ve ne forniamo la cronistoria e il consuntivo "tecnico": per il momento soffermiamoci su qualche considerazione di carattere più generale. 
L'iniziativa ha indotto all'adesione parecchi scrittori e il livello medio dei romanzi finalisti (di cui pubblichiamo un elenco a parte) è senz'altro buono.
ll vincitore, Vittorio Catani, è uno dei nomi più significativi nel campo della fantascienza italiana e l'uscita del suo romanzo su URANIA romperà il quasi
trentennale silenzio mantenuto da questa rivista sugli autori di casa nostra. Un silenzio ingiustificato? Si, se si parte da un punto di vista partigiano e che
tenga conto del pur sacrosanto orgoglio nazionale; no se si pensa che questa decisione corrispondeva a una precisa politica editoriale in auge negli anni Sessanta e Settanta, quando sembrava sconsigliabile (per ragioni di gusto ) l'accostamento di un Ballard, un Disch, un Asimov o un Bradbury a un Catani,
Aldani, Miglieruolo o Prosperi. Non staremo a discutere le ragioni che indussero a queste scelte: come abbiamo detto si trattava di criteri di gusto, e i
curatori di questa rivista -Carlo Fruttero e Franco Lucentini -avevano tutto l'interesse ad aprire URANIA a nuove prospettive, a farla uscire dal "provincialismo" dei tardi anni Cinquanta, quando una ridda di romanzi francesi e italiani non sempre all'altezza della situazione erano stati affiancati ai testi angloamericani.
(Una gustosa boutade di Fruttero, per cui un disco volante non sarebbe mai potuto atterrare a Lucca, fu presa alla lettera dagli apostoli della fantascienza nazionale e per decenni indicata come il colmo della blasfemia).
Oggi il clima culturale è cambiato: i dischi volanti hanno avuto permesso d'atterraggio un po' dappertutto, con la conseguenza che se n'è avuta un'inflazione: e gli stessi americani, dopo gli Incontri ravvicinati del terzo tipo, farebbero meglio ad arrossire e a pensarne qualcuna meno sdolcinata. Resta per noi la domanda più importante: ammesso che un evento fantascientifico e celestiale si verificasse a Lucca -o in qualunque altra cittadella del nostro paese -quale conseguenza ne trarrebbero gli scrittori? Perche è questo il punto: lo tratterebbero come una delle tante apparizioni della Madonna che ben si confanno al nostro retaggio cattolico? Lo sezionerebbero nel laboratorio della "sociologia" per dimostrare che l'ideale storicistico-gentiliano prevale anche su Marte? Ne trarrebbero materia per una lezione, un apologo, una qualche metafora (horresco referens ) di non ben precisata natura ma che certo "investe l'Uomo"?
La fantascienza anglosassone, quella migliore, piace proprio per la sua assenza di luoghi comuni, filosofemi e predicozzi; la fantascienza italiana vi è più incline, ma dal coacervo delle belle speranze sono ripetutamente emersi autori che avevano la capacità di dire qualcosa e l'hanno detta, superando tutti gli ostacoli: Lino Aldani, Piero Prosperi, Riccardo Leveghi, Sandro Sandrelli, Vittorio Curtoni, Mauro Antonio Miglieruolo, Renato Pestriniero, Roberto Vacca, lnisero Cremaschi e naturalmente Vittorio Catani. Ma ce ne sono altri, di più recente formazione e di notevole bravura: Nino Filastò, Luigi Menghini e Gianluigi Zuddas.
Senza dimenticare le scrittrici, dalla compianta Anna Rinonapoli a Gilda Musa e Daniela Piegai...
Crediamo che il lavoro di tutte queste persone (e delle altre che le esigenze di spazio non ci hanno permesso di ricordare) sia stato reso difficile e ingrato dalle avverse condizioni del mercato: negli anni Sessanta si sapeva che "Cosmo" Ponzoni pubblicava gli italiani, ma sotto atroci pseudonimi (Hugh Maylon, alias Ugo Malaguti; Robert Rainbell, cioè Roberta Rambelli); si leggeva su URANIA "Il Marziano in cattedra", fatto con gusto e con brio, ma era pur sempre un'appendice; si seguiva l"' Accademia" di "Galaxy" e "Galassia", ma era un po' un limbo. Eppure, tutte queste iniziative hanno tenuto in vita la speranza degli scrittori italiani di fantascienza. Scrittori che sono stati ospitati, con maggior regolarità e serietà, su "Galassia" CELT dopo la metà degli anni Sessanta (opera di Roberta Rambelli e Ugo Malaguti, essi stessi autori di romanzi), sulle riviste romane "Futuro" e "Oltre il cielo" e più tardi sulle sofisticate "Gamma" (alla fine degli anni Sessanta) e, un decennio dopo, "Robot".
Le opere pubblicate erano e sono disuguali: una certa ingenuità professionale -quella mancanza di levigatezza e sapersi vendere che dà lustro agli stranieri, e che, d'altra parte, è ottenuta con l'assistenza professionale degli "editors" -ha contribuito a radicare l'idea che la sf di casa nostra fosse un genere minore se non addirittura trascurabile, un cattivo innesto; punto di vista superficiale che trascura i risultati migliori degli autori migliori, i quali ne fanno le spese.
Il nodo da risolvere a questo punto è duplice. Da un lato gli autori dovranno impegnarsi sempre più sul fronte della qualità, ricordando che lo scopo principale della fantascienza è narrare, e che ogni altra aspirazione artistica dovrà essere subordinata a questa (incluso il desiderio di rappresentare il Tormento Dell'Uomo o quello di mostrarlo in Prospettiva Cosmica); dall'altro gli editori dovranno, compatibilmente con la risposta di un pubblico non abituato a considerare paritariamente gli scrittori nazionali, aprire più che uno spiraglio in loro favore.
C'è chi ha già tentato di farlo: se sarà possibile, e se i lettori ci daranno ragione, lo faremo anche noi. Ma gli scrittori dovranno dimostrare, accanto alla necessaria originalità e professionalità, il desiderio di piacere e interessare innanzi tutto. Se questo equivoco di fondo non verrà chiarito, e se cominceranno a pervenirci romanzi-confessione o apologhi didattici, il discorso sarà rinviato sine die. 
È dunque un'occasione da raccogliere: una sfida per gli editori, per gli autori e, in fondo, per lo stesso pubblico italiano.
Giuseppe Lippi
Fra le tante accuse che una rivista longeva come URANIA s'è vista piovere sul capo nel corso degli anni, c'è anche quella che non ha mai offerto spazio sufficiente agli autori italiani. Nel frattempo si è venuto innescando il tema delle "vie nazionali a", e da un dibattito del genere, che ingloba un po' tutte le materie, dalla moda alla politica, dalla musica ai fumetti, non poteva mancare anche quello sulla fantascienza. Oggetto del contendere il fatto se la sf sia una letteratura forzatamente di origine anglosassone e di stretta osservanza scientifica, oppure se sia possibile sganciarsi dal modello imperante per costruire qualcosa di nuovo, di diverso, di più legato a miti, riti e situazioni nazionali. Chi ha ragione? A nostro modesto, e magari poco meditato, avviso, tutti e nessuno, come spesso succede in casi del genere, viste le troppe varianti in gioco. Comunque, al di là e al di sopra di qualsiasi teorizzazione, l'anno scorso URANIA ha deciso di effettuare una scelta drastica: niente discorsi, ma fatti. Nasce così l'idea di un concorso per un romanzo inedito legato al nome della rivista, che viene bandito giusto un anno fa. Una rivista-libro come URANIA, che vive inserita in un complesso megagalattico come la Mondadori, ha forzatamente tempi lunghi di realizzazione, ma una volta imboccata la strada giusta e ottenuti tutti i relativi placet, il cammino da compiere in seguito è praticamente tutto in discesa. Si bandisce il concorso, si sta ad aspettare. Quanti romanzi arriveranno? Saranno tutti belli? O saranno fondi di cassetti, cose dimenticate da tempo e rispolverate in occasione dell'ennesimo concorso? Soprattutto, la preoccupazione principale è: speriamo che ci sia qualcosa di veramente buono, altrimenti che figura ci facciamo col pubblico? Perché uno dei problemi principali che hanno sempre trattenuto un grande editore come Mondadori dall'inserire in una delle sue collane più popolari romanzi di autori italiani è stato sempre quello della convinzione, purtroppo suffragata dai fatti, che al pubblico nostrano non piacciono gli autori di casa propria. Sarà vero? Comunque il dado è tratto, comincia la lunga attesa. E i romanzi arrivano. Prima uno, poi un altro, poi tre/quattro tutti assieme... alla fine ne conteremo 54, di cinquantadue autori diversi. Una buona messe, non c'è che dire. Si allestisce una piccola truppa di lettori che dovranno aprirsi il varco fra quella fitta selva di pagine scritte, persone che dovranno entrare nei sogni, nelle speranze di quanti hanno spedito il loro romanzo, e che, soprattutto, dovranno intervenire impietosamente per eliminare quanto non sembra avere le caratteristiche per la pubblicazione su URANIA. Sei lettori che hanno lunga dimestichezza con la sf, sei personaggi che, in vario modo, sono sufficientemente noti nel settore. Si tratta di Silvano Barbesti, Giuseppe Caimmi, Mauro Gaffo, Roberto Genovesi, Riccardo Valla e Nicoletta Vallorani: anche chi è nuovo a letture fantascientifiche non può non aver incrociato il loro nome in fondo a qualche scritto di sf. Un arduo lavoro quello che hanno dovuto affrontare, e che li ha costretti a lunghe meditazioni prima di emettere il giudizio finale. Da questa prima selezione si sono salvati otto romanzi otto, fra i quali occorreva sceglierne uno solo.
Si costituisce quindi una nuova giuria, quella che porterà le responsabilità maggiori perché dovrà sceglierne uno, e uno solo fra quelli che sono stati giudicati i migliori. Cinque persone che sono state scelte col criterio della massima rappresentatività. Innanzi tutto, il curatore uscente di URANIA, sotto la cui egida è stato varato il concorso, ovvero Gianni Montanari. E poi il nuovo curatore della rivista, sotto il mandato del quale verrà pubblicato il romanzo prescelto, ovvero Giuseppe Lippi. Quindi uno dei principali autori italiani di sf, quel Lino Aldani il cui nome è ampiamente noto a tutti gli appassionati. Ne poteva mancare il professor Vittorio Silvestrini, presidente di Futuro Remoto, la manifestazione scientifica napoletana durante la quale verrà ufficialmente consegnato il premio al prescelto. Il quinto membro, in rappresentanza della redazione, non poteva che essere il sottoscritto.
Otto romanzi, si diceva, e tutti con le carte sufficientemente in regola per poter aspirare al massimo premio. Il criterio selettivo scelto è stato quello della
votazione. Un po' come a scuola, si dovevano attribuire voti da O a 10 a seconda di una vasta gamma di criteri, che vanno dalla leggibilità alla scorrevolezza del testo, all'interesse suscitato dalle tematiche affrontate e così via. Criteri personalissimi che però scaturivano da cinque persone diverse per formazione, conoscenze, percorsi seguiti.
Cominciano ad affluire i primi voti, e in breve ci si rende conto che la rosa iniziale di otto romanzi si è drasticamente ridotta a quattro. Si tratta di quattro romanzi di solido impianto, anche se tutti i lettori hanno una serie di perplessità - minime - su alcuni problemi collaterali. Nulla di spaventoso, intendiamoci: tutte cose che in sede di editing (quell'operazione che si compie per rendere un romanzo nuovo pronto per la stampa, con aggiustamenti di tiro, cancellazioni, riscritture di episodi poco felicemente risolti, chiarimenti di dubbi e così via) possono essere sistemate.
Ci sembra più che giusto citare i quattro finalisti. Si tratta di Enrico Passaro e del suo romanzo Un giorno, le stelle, di Umberto Rossi, che ha presentato La storia perduta di Johann Hagenstrom, di Alex Voglino e Tullio Bologna che hanno scritto La quarta età della Terra, e di Vittorio Catani e del suo Gli universi di Antonio Moras.
Man mano che i lettori "eccellenti" inviano i loro giudizi, si delineano anche alcuni schieramenti. Dei quattro sopra citati qualcuno riceve voti alquanto bassi, altri decisamente alti. Il romanzo di Voglino-Bologna viene eliminato, malgrado la sua scorrevolezza, principalmente perché si tratta di un'opera di science-fantasy, quindi un po' al confine del genere. D'altra parte, se si deve scegliere, si devono anche compiere gesti drastici. Passaro, Rossi, Catani filano per un po' di conserva, ma poi si delineano sempre più i distacchi, sempre più si evidenziano le preferenze. Vince, ma non tanto a mani basse, il romanzo di Catani, che prevale di un soffio sugli altri due. Malgrado qualche mugugno presto rientrato (due dei giudici avevano attribuito voti più alti ad altri romanzi, ma questo è normale nella dialettica delle cose) ci si trova poi tutti d'accordo sul risultato finale. Che URANIA si appresta a offrire al suo pubblico entro breve tempo, vale a dire col numero 1120, posto proprio sul confine tra le scelte effettuate da Montanari e l'inizio della nuova era Lippi. Sarà in edicola il 9 febbraio, e ci auguriamo tanto che possa piacere a tutti voi quanto è piaciuto a noi. Soprattutto, ci sembra doveroso dover sottolineare il fatto che non vi dovreste perdere quest'occasione di incontrare un autore italiano.
E chissà che entro qualche tempo non si possa pensare di offrire più di un testo concepito nel nostro paese. Una risposta, comunque, che dipende solo ed
esclusivamente da voi lettori.
Marzio Tosello
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