PREMIO URANIA 1989
Ripercorriamo, tappa per tappa, tutto il cammino del 1° PREMIO URANIA.
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 In base al resoconto di Marzio Tosello la classifica finale appare questa:
Gli Universi di Antonio Moras
(Pubblicato poi come "Gli Universi di Moras")
di Vittorio CATANI
ex-aequo:
Un giorno, le stelle
&
La storia perduta di Johann Hagenstrom
di Enrico Passaro
&
di Umberto Rossi
La quarta età della Terra
di Alex Voglino e Tullio Bologna
Così come preannunciato nel resoconto di Marzio Tosello il romanzo vincitore del 1° Premio Urania è stato pubblicato nel n°1120 in data 9 Febbraio 1990.
In appendice una corposa biografia, un'intervista di Nicoletta Vallorani all'Autore e una bibliografia fanno da corredo al romanzo vincitore:
Con Vittorio Catani abbiamo accesso a una voce che viene dal sud. Lo scrittore, infatti, è nato a Lecce nel 1940, e vive a Bari, dividendosi tra l'attività di
autore e saggista e quella di organizzatore di attività promozionali che hanno sempre a che fare con la sf. Alcuni suoi scritti sono apparsi su pubblicazioni italiane di un certo prestigio (L'eternità e i mostri Galassia n.168, Piacenza, 1972; Davanti al Palazzo di Vetro, nell'antologia Universo e dintorni, a cura di Inìsero Cremaschi, Garzanti 1978) e su quotidiani (La gazzetta del Mezzogiorno, 1984 L'Unità, 1986). Di uguale levatura sono i saggi, tra i quali spicca per originalità quello pubblicato nella Grande Antologia della Fantascienza (Edizioni Del Drago, 1981) e intitolato "Musica e Fantascienza". In collaborazione con Eugenio Ragone e Antonio Scacco, ha pubblicato per la Dedalo, nell'85, un'opera saggistica (Il gioco dei mondi) di concezione alquanto originale e molto ricca di tematiche e di materiale iconografico. Il gioco dei mondi ha vinto il Premio Italia per la saggistica nell'86, mentre il romanzo che avete appena letto si è classificato al primo posto nel Premio Urania 1989. Personalità attiva e poliedrica (fra le altre cose, è tra i fondatori della fanzine THX 1138), Vittorio Catani ha partecipato anche, a trasmissioni radiofoniche, seminari universitari e spettacoli teatrali dedicati alla fantascienza. I suoi personaggi sono, da quando Catani è giunto a precisare meglio i propri interessi narrativi, gente di tutti i giorni, persone costantemente alle prese con l'impatto ambiguo dell'inarrestabile avanzata della tecnologia. Su questo scenario di base innesta un gruppo di storie i cui protagonisti tentano di creare una società più libertaria e più a misura d'uomo.
Coniugato, due figli, lavora come direttore di un'agenzia della Banca Commerciale Italiana di Bari.
Qui di seguito troverete il testo di un'intervista che Catani ha concesso a URANIA per il tramite della nostra collaboratrice Nicoletta Vallorani. Per
comodità, il testo è stato diviso in sezioni.
STORIA PERSONALE E TRADIZIONE COLLETTIVA
Da quanto hai fatto finora, emerge che hai sempre avuto un consistente interesse per attività che hanno in qualche modo a che fare con la promozione
della fantascienza in Italia. Ritieni che la fantascienza italiana sia meno diffusa rispetto a quella francese, inglese e ovviamente americana?
A quanto mi consta, è assodato che le più importanti "sf nazionali" sono nate dove il modello USA ha trovato un terreno già coltivato. Semplificando, in Francia c'è stato Verne, in Inghilterra Wells, e in America Latina i grandi scrittori del fantastico.
Ritieni che in Italia le cose stiano diversamente ?
Sì. Per di più, questo, per gli scrittori italiani è solo il primo handicap.
Cosa c'è d'altro?
Be', negli altri paesi che ho citato, gli scrittori hanno saputo piegare il modello alle loro esigenze culturali, con risultati spesso di estremo interesse. Si è trattato di un processo non imposto, ma spontaneamente assecondato da lettori ed editoria. Tutto questo in Italia non è mai successo.
Cos'è avvenuto invece?
Quasi dai primordi, la nostra fantascienza ha imboccato due vie divergenti: una preponderante, consistente nell'imitazione del modello, e una minoritaria, basata sulla rielaborazione consapevole e contestualizzata nelle nostre costanti culturali.
Tutto questo, che tipo di problemi ha implicato?
Quanto meno, c'è stata una divergenza di interessi e anche di risultati. La seconda via di cui parlavamo, quella più "letteraria" e "sperimentale", ha interessato estimatori, ma non il grosso pubblico. Perciò le opere di questo tipo sono sopravvissute solo presso l'editoria cosiddetta minore, e su una miriade di pubblicazioni amatoriali a circolazione limitatissima: le "fanzine". La narrativa basata invece sulla semplice imitazione del modello americano, d'altro canto, non ha sortito grandi risultati per ovvi motivi: infatti, all'imitazione è quasi sempre preferibile l'originale.
Secondo te, queste evoluzioni divergenti hanno avuto effetti deteriori sulla fantascienza italiana?
A mio parere, è probabile che la cosa abbia incentivato la diffusa convinzione che gli italiani non sanno scrivere buona fantascienza, o comunque non riescono a "vedere" alcune interessanti vie possibili. Di qui anche il disinteresse degli editori. È un circolo chiuso.
Ne hai sperimentato personalmente le conseguenze negative?
Credo di aver avuto le difficoltà che hanno tutti gli autori italiani che decidono di occuparsi di fantascienza.
Com'è nato il tuo interesse per questo genere letterario?
A quindici anni, provavo già a scrivere racconti di fantascienza, stimolato soprattutto dalla lettura di Urania, che ho seguito praticamente dal suo atto di nascita, nel '52. Il mio primo racconto è uscito nel '62, in appendice alla sezione italiana di Galaxy. Da allora ad oggi ho pubblicato circa una quarantina di titoli, tra i quali un'antologia personale di racconti e un saggio critico pubblicato dalla Dedalo e scritto in collaborazione con altri autori. I miei racconti sono usciti su Galassia, Nova sf, Robot, i quotidiani L' Unità e La Gazzetta del Mezzogiorno, e presso vari editori italiani ed esteri.

COSTRUENDO LE RADICI
A proposito di editori, mi è sembrato di capire che tu non sia del tutto convinto dell'efficacia della politica editoriale italiana riferita alla fantascienza.
Non è questo. Credo piuttosto, come dicevo prima, che si sia presi in un circolo chiuso. Gli editori, è ovvio, sono interessati a vendere, anche perché ne va della loro sopravvivenza come tali. D'altro canto, la fiera imitazione di un modello, di qualunque origine esso sia, di solito non dà luogo a prodotti di grande valore e originalità.
Cosa suggeriresti all'editoria italiana?
Da profano, mi interesserebbe esplicitare due miei convincimenti. In primo luogo, esiste una fascia di lettori notevolmente interessata a una fantascienza con più diretti agganci alla realtà odierna. Lo si evince dal corso e dal tono di conferenze e incontri dedicati a queste tematiche. Di conseguenza, varrebbe la pena di assecondare questa nuova direzione: chissà che non produca anche vantaggi sul piano delle vendite.
Inoltre?
Inoltre, temo che l'immaginario collettivo sia ormai saturo dei vecchi stereotipi della fantascienza. Le astronavi, le guerre stellari e gli alieni continuano ad essere per il profano gli elementi caratterizzanti della sf, ma per il lettore abituale faccende di questo genere stanno ormai perdendo ogni interesse. Da ciò potrebbero forse trarsi interessanti conclusioni.
Quali iniziative riterresti utili per creare nuovi spazi espressivi per chi ha scelto di scrivere fantascienza?
Una volta che si decida di promuovere finalmente anche questo genere letterario, il lavoro non sarà facile e i risultati, credo, non arriveranno immediatamente. Ancora una volta, secondo me, la parte del leone spetterebbe ai grandi editori, che sono nella posizione giusta per poter convincere
il pubblico di un fatto sostanziale: esiste anche una valida fantascienza italiana.
Quale misura narrativa credi che si presti più facilmente a questo scopo: il racconto o il romanzo?
A mio parere, bisognerebbe offrire ai lettori soprattutto racconti, anche perché, in base alla mia esperienza, questa risulta essere la dimensione narrativa in cui gli italiani riescono meglio. Ovviamente, dato che non si tratterebbe comunque di autori conosciuti al grande pubblico, ogni opera andrebbe corredata di notizie bio-bibliografiche essenziali e commenti. Credo sia solo questo il modo per evitare che il materiale italiano si perda, agli occhi del lettore distratto, nel mare della fantascienza americana.
Ci sarebbe quindi anche un problema di scelta dei testi.
Certo. Il materiale da pubblicare dovrebbe essere scelto sempre con cura in base ai basilari requisiti della letterarietà. Non devono esserci favoritismi o giudizi discutibili dal punto della scrittura, soprattutto perché in questo modo si possono evitare dall'editore facili e fondate critiche.
E agli scrittori, cosa consiglieresti?
Ai colleghi scrittori, invece, consiglierei di fare pressioni sull'editoria specializzata, talora insospettatamente disponibile. Esistono anche percorsi trasversali: si tratta di considerare le emergenti possibilità di vendere sceneggiature di impostazione fantascientifica al cinema, al teatro e alla radio.
In generale, consiglieresti anche altre attività promozionali?
Dovrebbe essere incrementata la consuetudine di propagandare I'immagine della fantascienza, soprattutto italiana, attraverso conferenze, seminari, convegni: a volte, queste iniziative sono molto utili per conquistare a questo genere letterario un pubblico anomalo, di lettori onnivori che spesso sono più flessibili di coloro che hanno sempre letto solo sf tradizionale. Bisognerebbe anche fare in modo che a tali iniziative prendessero parte personalità di spicco del mondo culturale, purché, ovviamente, già simpatizzanti della sf. Andrebbe infine vivacizzata l'attività italiana della World Science Fiction, che è di sicuro uno strumento internazionale di grande utilità.
Quale potrebbe essere il tuo apporto personale al processo di recupero che suggerisci?
Proprio su queste iniziative era centrata una relazione tenuta da me e dall'amico Eugenio Ragone durante la scorsa Italcon, a San Marino. La cosa più confortante è che qui, a Bari, i nostri sforzi congiunti hanno dato spesso risultati soddisfacenti.
Quindi, ritieni che la situazione italiana stia già migliorando.
Se non altro, ci sono i presupposti perché migliori. Allo stato attuale delle cose, è evidente che la linea della rielaborazione del modello, probabilmente l'unica interessante e percorribile da parte degli autori italiani, si è comunque evoluta e mostra potenzialità notevoli. Inoltre, molta fantascienza americana si è europeizzata, con scrittori come Silverberg, Le Guin, Bishop; questo predispone a nostro vantaggio i gusti di una vasta fascia di pubblico. La questione torna a dipendere, quindi, dagli scrittori e dal tipo di fantascienza che decidono di scrivere.
In particolare, tu in che filone inseriresti la tua opera?
Il mio modello è una fantascienza ortodossa che privilegi aspetti psicologici, sociali, etici e filosofici... e che esprima una punta di trasgressione.
Quest'ultimo è un aspetto sviluppato sempre più di rado. 
Concluderesti con una visione ottimista del futuro della fantascienza in Italia? 
Perché no? C'è molto lavoro da fare, ma... basta essere disposti a non tirarsi indietro.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
Antologie.
1972 L'Eternità e i mostri (Galassia n.168, ed. CELT, Piacenza). Comprende il romanzo Breve eternità felice di Vikkor Thalimon e tre racconti (I mostri, Nella sfera, La vita di Marion).
Saggistica.
1985 Il gioco dei mondi: Le idee alternative della sf (con Eugenio Ragone e Antonio Scacco ). Edizioni Dedalo, Bari, 1985.
Romanzi brevi.
1976 Attentato all' Utopia, Nova Sf Speciale n. 1, ed. Libra, Bologna.
1978 Il pianeta dell' entropia, Robot n. 22, Armenia, Milano.
Racconti.
1978 Davanti al Palazzo di Vetro (nell'antologia di AA. VV. Universo e dintorni a cura di I. Cremaschi), Garzanti, Milano.
1984 Due volte vedova di te, "La Gazzetta del Mezzogiorno", Bari, 18.8.84.
1986 Che amore di computer, "L'Unità", Milano, 6.8.86.
Varie.
1984 Voci dal domani (antologia sonora su audiocassette di sceneggiati e poesie di sf). Con V. Catani, R. de Marinis, R. Perillo, E. e M. Ragone; regia di E. Ragone. Realizzazione di Radio 5, Bari.
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