PREMIO URANIA 1990
Ripercorriamo, tappa per tappa, tutto il cammino del 2° PREMIO URANIA.
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Nel numero 1151 del 21 Aprile 1991 in appendice Marzio Tosello illustra, prima con la cronaca vera e propria e poi con un editoriale sulla fantascienza italiana, come si è svolto e a chi è stato assegnato il Premio URANIA 1990: 
PREMIO URANIA: 
Anche quest'anno, dopo una lunga e sofferta gestione, il Concorso di URANIA per il miglior romanzo di fantascienza è arrivato al termine. Per non togliervi il piacere di leggere questo articolo fino alla fine, non daremo subito il nome del vincitore. Ci arriveremo lentamente, così com'è successo a noi che lavoriamo al concorso.
Innanzitutto, un po' di cifre: i partecipanti quest'anno sono stati leggermente meno di quello dello scorso anno (38 contro 54), ma il livello medio delle opere spediteci è risultato leggermente più alto. Una cosa incoraggiante, sia per quei poveretti che devono leggersi tutti i romanzi, sia perche ciò significa che qualcosa di positivo sta succedendo anche nella prolifica
confraternita degli scrittori fantascientisti italiani.
Come è stato fatto lo scorso anno, sono state predisposte due giurie; la prima si è sciroppata -è il caso di dirlo -tutti i romanzi che abbiamo ricevuto, l'altra si è invece occupata solo di quei testi che le erano stati segnalati quali meritori di attenzione. Della prima giuria facevano parte vecchie conoscenze (non in senso anagrafico, per carità!) della fantascienza italiana, quali Nicoletta Vallorani, Silvano Barbesti, Giuseppe Caimmi e Riccardo Valla, ai quali si è unito il neo-acquisto di redazione, Stefano Di Marino (che, anche se non è noto nel campo della sf, ha al suo attivo diversi saggi e romanzi pubblicati da svariati editori, Mondadori compreso).
Dicevamo che cinque soli sono stati i romanzi salvati da questo primo, impietoso esame ( di cui diamo qualche esempio nel-
l'articolo qui di seguito pubblicato). Autori e titoli sono i seguenti: Umberto Rossi La rete di luce, Virginio Marafante Luna
di fuoco, luna di morte, Valerio Evangelisti Le catene di Eymerich, Adolfo Segreti La fine della ruota, Renato Pestriniero Settantacinque Long Tons.
Come si può vedere, due "vecchi" professionisti come Pestriniero e Marafante contro tre outsider. La seconda giuria,
composta da Lino Aldani, gloria della sf italiana, Giuseppe Lippi, curatore di URANIA, Marzio Tosello, caporedattore
della rivista, si è trovata di fronte al non facile compito di scegliere uno, e uno solo, fra i selezionati. Di primo acchito, soprat
tutto per una certa difficoltà di lettura (entrambi i romanzi si svolgono su diversi livelli di realtà, il che rende a tratti poco
agevole districarsi fra una miriade di avvenimenti), sono stati eliminati i testi di Rossi e Segreti. Malgrado la scorrevolezza
della scrittura, sono entrambi apparsi a tutt'e tre i giurati (che operavano, com'è logico, ognuno indipendentemente dagli
altri) come poco consoni a una pubblicazione su URANIA, e quindi impietosamente messi da parte. Diverso il discorso
per gli altri tre: opera molto meditata quella di Pestriniero, ambientata nello spazio prossimo alla Terra, in un futuro
degradato e con, a tratti, un'atmosfera vagamente cyberpunk; romanzo prettamente spaziale quello di Marafante, in cui
scienza e avventura si mescolano a ritmo serrato, con capovolgimenti di fronte a ogni capitolo; storia composita sulla manipolazione genetica quella di Evangelisti, che narra un'epopea complessa che ha le sue radici nella Santa Inquisizione e che si riverbera fino ai giorni nostri, con risvolti che vedono agire personaggi di notorietà storica come Martin Bormann e i coniugi Ceausescu.
Scelta sofferta se mai ce ne furono, perché tutt'e tre i romanzi hanno una loro dignità: poi, lentamente, considerazioni di
vario tipo hanno fatto prima scartare il romanzo di Pestriniero, poi, molto a malincuore, anche quello di Evangelisti. Quello
di Marafante lo leggerete quest'estate, al numero 1160 della nostra/vostra rivista.
Se ne sarete entusiasti come lo siamo stati noi, allora sarà veramente un successone.
Che servirà anche, speriamo, a un rilancio della sf targata Italia.
M. To.
DOCUMENTI:
Si parla tanto della scarsa attenzione che l'editoria nostrana mostra per la fantascienza targata Italia, ma da cosa può dipendere tutto ciò?
Ma perche le grandi case editrici (che per tutti poi sono Mondadori-Rizzoli-Fabbri, cioè quelli che, alla fin fine, pagano, e bene, per pubblicare un romanzo) si preoccupano poco di sviluppare le capacità dei conterranei? Principalmente per una ragione che, a tutt'oggi, è quella che va per la maggiore, ovvero che gli italiani non acquistano prodotti di genere (leggi romanzi gialli, di spionaggio, di fantasy, di sf, e così via) scritti da altri italiani. Forse perché identificano il genere con una lingua, e una cultura, di partenza, l'inglese, che è quella in cui sono affermati, forse dipende dalla solita serie dì fattori imponderabili, comunque così è (o
sembra essere) .E poiché un editore pubblica per vendere e non per fare beneficenza, si capisce come e perche non abbia molto interesse a spendere per trovare romanzi che poi sa di non poter pubblicare.
Esiste però anche un'altra ragione, che è il motivo di questo scritto, ovvero che la maggior parte delle opere che un editore riceve sono, a dir poco, illeggibili. Prendiamo, per fare un esempio, il caso del recente Concorso di URANIA, e leggiamo assieme alcuni dei giudizi espressi dai vari giurati (non riveleremo, per carità di patria, né il nome del giurato, per non esporlo a vendette, né quello dello "scrittore", per non metterlo alla berlina, anche se in alcuni casi qualcuno se lo meriterebbe).
"La trama confusa ed esilissima, le motivazioni inespresse dei protagonisti, le ipotesi e le conclusioni del romanzo riducono questo lavoro a un susseguirsi di riflessioni, frasi e capitoli slegati fra di loro e assolutamente non coerenti. Può essere tutto, fuorché un romanzo."
"Romanzo d'impianto molto infantile. Ogni tanto l'autore si sforza di inventare qualcosa, ma il risultato è troppo esile (non basta aver visto i cartoni animati giapponesi per avere idee fantascientificamente valide)."
"Romanzo ingenuo, prolisso, che non riesce a decollare e a dare consistenza, oltre che credibilità, a una trama troppo esile."
"Lavoro decisamente confuso, vuoi per l'incapacità di costruire una trama intelligibile, vuoi per l'italiano pessimo che rende ancor più incomprensibili certi personaggi. (...) definirlo un tentativo abortito di romanzo sarebbe già un complimento generoso: decisamente è pessimo."
" Assolutamente sonnolento."
"Decisamente da dimenticare."
E così via. E, si badi bene; sono romanzi inviati a un concorso, che quindi avrebbero dovuto essere più meditati, meglio scritti, letti e riletti, se si voleva avere un minimo di possibilità. E invece l'italiano è sciatto quando non pessimo, le idee sono raffazzonate o scopiazzate alla bell'e meglio (o bell'e peggio).
Tempo addietro abbiamo ceduto alla tentazione e abbiamo consigliato agli apprendisti scrittori di leggersi l'aureo libretto edito dalla Nord Come scrivere fantascienza; oggì, di fronte a certi risultati (non tutti, per carità, ma quanti sono!), ci sentiamo autorizzati a invitare certi apprendisti scrittori a dare un'occhiata, non superficiale, alla grammatica italiana.
Poi, dopo averla assimilata -i tempi dei verbi! -dovrebbero passare a un massiccio programma di letture. Non per copiare ne per lasciarsi "ispirare", ma per assorbire l'atmosfera generale della creazione. Infine, ma solo dopo questa cura, potranno passare alla scrittura vera e propria. E. dopo prove e riprove -ogni romanzo, se riscritto, viene sempre meglio, vedasi quello scrittore lombardo a nome Manzoni,tanto per fare un esempìo -potranno mandare ì loro parti letterari ai vari concorsi. Con la certezza che, anche se verranno bocciati perché c'è qualcuno ancora più bravo di loro, per lo meno non faranno figure barbine.
M. To.
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