PREMIO URANIA 1991
Ripercorriamo, tappa per tappa, tutto il cammino del 3° PREMIO URANIA.
<<<torna indietro
 In base al resoconto di Giuseppe Lippi la classifica finale appare questa:
Ai due lati del muro
di Francesco GRASSO
Eternità
di Franco RICCIARDIELLO
L'ultima cenere
di Maurizio CHECCOLI
Così come preannunciato nel resoconto di Giuseppe Lippi il romanzo vincitore del 3° Premio Urania è stato pubblicato nel n°1189 in data 4 Ottobre 1992.

In appendice un'intervista di Stefano Di Marino all'Autore fa da corredo al romanzo vincitore:
Francesco Grasso, l'autore del romanzo che avete tra le mani e vincitore del PREMIO URANIA Edizione 1991, è un irriducibile. Perche? È presto detto: in un panorama editoriale fantascientifico orientato principalmente alla produzione anglosassone, ci vuole proprio una volontà di ferro per proporsi come autori, soprattutto se si è giovani e alla prima esperienza editoriale. Ma, nonostante le difficoltà, Francesco ce l'ha fatta. Ha inviato in redazione un romanzo fresco, dinamico e ben curato, caratteristiche non sempre tenute in dovuta considerazione da tanti autori o aspiranti tali. In effetti "Ai due lati del muro" incarna perfettamente la filosofia di URANIA: romanzi veloci, di buona qualità letteraria, ma soprattutto sorretti da un robusto plot. Sono queste le qualità richieste dai lettori che, in ultima analisi, sono i veri responsabili delle scelte visto che i loro indici di gradimento sono espressi dal numero di copie vendute e quindi sono, per noi, inappellabili. Ma vediamo di conoscerlo meglio il vincitore del PREMIO URANIA e di capire dalla sua viva voce quale sia la "ricetta " per confezionare un romanzo degno di figurare nel catalogo della rivista.
"Il mio incontro con la fantascienza è stato molto precoce" afferma Francesco, ventiseienne di Messina, laureato in ingegneria elettronica e attualmente impegnato nello svolgimento del Servizio Civile presso un ente che si occupa di handicappati.
"Ho assaporato sin da bambino le magiche atmosfere create dagli autori dell'età dell'oro della sf. Sulle pagine dei loro romanzi è nata in me la passione per i romanzi fantascientifici, una 'mania' della quale non ho più potuto fare a meno. Ho divorato l'opera dei vari Asimov, Clarke, Heinlein e Van Vogt seguendoli soprattutto sulle pagine di URANIA..."
Requisito fondamentale quindi la conoscenza della materia: autori non ci si improvvisa dalla sera alla mattina e meno che mai narratori di vicende fantascientifiche. Leggere e conoscere i grandi e meno grandi del genere diventa quindi d'obbligo non solo per evitare di cadere in trame trite convinti di aver creato una vicenda originale ma anche per impadronirsi del linguaggio di questo genere. Quello che stupisce, nel romanzo di Grasso, è infatti la linearità della scrittura. La narrazione scorre via veloce, avvicente, curata ma schiva da ambizioni troppo letterarie (pecca molto comune tra i fantascientisti alle prime armi...) è tutta tesa allo scopo principale di un romanzo d'evasione: afferrare il lettore per la gola e non mollarlo sino all'ultima pagina. Se pure è evidente che Francesco ha ben "digerito" i classici del genere, riecheggiano tra le sue pagine riferimenti e suggestioni delle moderne tendenze del genere e non solo letterarie.
"È vero" confessa Francesco "la mia esperienza di narratore, anche se mi definisco un dilettante, nasce dal contatto con le ultime generazioni di autori. Mi riferisco ai Cyberpunk e in particolare a William Gibson dal quale sono rimasto affascinato sin dal primo romanzo. In "Neuramante" come nei successivi "Giù nel ciberspazio" e "Monna Lisa Cyberpunk", ho ritrovato in forma narrativa, tutti quegli elementi che ritengo fondamentali per la scienza moderna, ovviamente nel mio campo che è l'ingegneria elettronica. Intelligenza artificiale, reti neurali, telematica, il tutto amalgamato in una serie di avventure che gettano una luce decisamente diversa sulla fantascienza."
Lo stile di Gibson però non è certo tra i più leggibili... 
"In effetti Gibson ha una varietà di linguaggio, un gergo e una capacità di visualizzare sulla pagina scritta la realtà virtuale che domina i suoi romanzi tale da far dannare non solo i traduttori ma anche i lettori. La mia intenzione, fatte le debite proporzioni, era di ricreare quel tipo di mondo con un linguaggio più facilmente fruibile dal grosso pubblico."
Una lezione che ci sembra appunto influenzata dal cinema e dal fumetto.
"Esatto" conferma Francesco, "film come Blade Runner, Runaway e Robocop hanno avuto una grande influenza su di me. Sul versante del fumetto non posso non citare Nathan Never, l'ultima creazione della Bonelli Editore che ha aperto finalmente uno spiraglio nel mondo del fumetto per la fantascienza e perdipiù italiana."
Il mondo del cyberpunk ci sembra sempre più vicino alle nuove generazioni di appassionati, era logico quindi che prima o poi emergesse anche qualche talento in grado di creare trame avvincenti su questo sfondo che, come dice Francesco stesso, è la logica conseguenza del filone hard della fantascienza.
Per concludere, chiediamo a Francesco quali sono i progetti per la sua "carriera" di autore.
"La mia produzione è al momento piuttosto esigua. Oltre a questo romanzo ho scritto un altro racconto lungo e una serie di racconti brevi che saranno pubblicati su una rivista di microcomputer. A proposito di "Ai due lati del muro", devo ringraziare mio fratello Paolo che ha fatto da supervisore al romanzo e che è al pari di me un grandissimo appassionato di fantascienza. Insieme contiamo di cimentarci in un romanzo a quattro mani sperando di ottenere la fortuna dei fratelli Strugatski..."
E di questa fortuna URANIA spera proprio di essere la madrina.
Per il momento non ci resta che augurare buona fortuna a Francesco e buon divertimento ai suoi lettori.
a cura di Stefano Di Marino
Questa volta però abbiamo una piccola "coda" ed è l'intervento del 3° Classificato Maurizio Checcoli  autore del romanzo "L'ultima cenere" che  scrive alla  redazione la lettera che segue e che viene pubblicata nel n°1200 della collana del 7 Marzo 1993 con relativa risposta.

Gentilissimi Marzio Tosello, Giuseppe Lippi e Alieni,
sono trascorse alcune settimane, da quando mi è pervenuta la vostra nota con i risultati del concorso 1991 e, contrariamente a quanto mi ero ripromesso al momento della ricezione, eccomi qui a piagnucolare sui risultati. Onestamente, ritengo di aver superato il pizzico di delusione che di solito assale i partecipanti scartati a un concorso, però non posso escludere che persistano punte di acredine che vi prego, fin d'ora, di voler perdonare.
In realtà, ciò che veramente mi interessa di più è conoscere meglio quello che segue al concorso. Ossia, fatto salvo alla Mondadori il merito di voler aprire agli autori italiani, in ultima analisi, il romanzo vincitore viene poi pagato? E se così non fòsse, ovvero se come tutti i concorsi ci si limita alla solita coppa o targa incisa in metallo più o meno pregiato, a fugare gli inevitabili sospetti resta soltanto il buon nome della Mondadori? In tale deprecabile caso, l'invito a presentare nuove opere per le edizioni successive non vi pare che possa amplificare i dubbi? Ecco, questo è il vero cruccio che molto probabilmente assilla anche gli altri finalisti, e che verosimilmente impedisce loro di applicarsi serenamente a una nuova fatica.
Se questa impostazione dovesse essere corretta, non credete che dalla buonavolontà espressa dal concorso possa nascerne un danno? Personalmente ritengo che il palcoscenico dei concorsi sia sempre poco illuminato, che un certo numero di esclusioni obbligate -cioè non solo dipendenti dall'effettiva qualità del lavoro- puòinibire il progresso di potenziali autori. Naturalmente si potrebbe dire che uno spirito debole non dovrebbe partecipare a una gara, se non è disposto ad accettarne le regole; ma non è d'obbligo chiedersi, anche a posteriori, se le regole risultano funzionali ai fini da raggiungere? Lagnanze e sospetti, dunque, che proprio per il nome della Casa Editrice, e del vostro, non mi sento di spingere più in là di una scherzosa reprimenda. Però, già che ci sono, perche non cedervi -praticamente gratis- il segreto dell'acqua calda? Cioè: se è vero che volete aiutare gli autori italiani; se non siete legati da contratti di ferro con le case editrici straniere; se, come ho colto leggendo tra le righe delle vostre rubriche, è intenzione della Mondadori ampliare questa lodevole apertura, perché non vi date da fare evitando di scoraggiare gli autori in erba?.. Come? Per esempio: 240 cartelle non sono poi molte, per una rivista come URANIA, con 480 cartelle potreste riuscire a mettere a confronto due autori italiani senza neanche fare un numero diverso da quello natalizio... Ancora: 23 (o 24) numeri di autori stranieri mi sembrano troppi, senza tenere poi conto che la qualità del prodotto non è sempre eccelsa. Allora perché non dedicare due numeri all'anno ai lavori scelti dalla redazione, meritevoli di essere pubblicati, così da coinvolgere il lettore e dargli l'impressione di essere lui a stabilire, per se stesso, chi è il vincente, senza altro premio che quello dell'assegno della Casa? Quanto sopra, utilizzando un'apposita rubrica, non darebbe utili indicazioni sul gusto dei lettori? (Posto che interessi il gusto nostrano...). Ancora: e per i racconti?
Pensate: due numeri, quattro autori, più un numero per i racconti di chissà quanti altri. Questo sì che sarebbe un vero aiuto! Ho fatto salire la quota a tre? Ma non si vogliono scoprire nuovi talenti? Non è meglio evitare l'allontanamento dei più promettenti, con il conseguente rischio di inaridire il concorso facendolo ogni volta ripartire da zero? Alla Iuce delle precedenti edizioni, quanti finalisti esclusi hanno continuato a partecipare? Non siete del parere che  scodellare al lettore la pappa già pronta, sia un modo per tenerlo fuori da un processo di crescita che dovrebbe essere comune?
Mi rendo conto di porre troppi interrogativi, che forse i lettori preferiscono autori di lingua anglosassone, che voi conoscete il mercato meglio di chiunque altro, che la legge mercantile fa a pugni con le buone intenzioni; ma se a suo tempo avete deciso di aprire uno spiraglio, non è ora di allargare il buco? Per quanto riguarda me.. ritengo doveroso esprimere il punto di vista di un escluso che vorrebbe credere nella bontà delle vere finalità di un concorso.
Cordiali saluti a tutti.

Maurizio Checcoli
(Roma)

Caro Checcoli,
la sua lettera è motivata da un risentimento comprensibile ma inutile ( chi partecipa a un concorso, Infatti, deve essere preparato al fatto di essere escluso, ed è inutile andarsi a lamentare poi). Tuttavia ci sono dei punti che vanno discussi pubblicamente. Sì, ci siamo convinti che sia necessario dare più spazio agli autori italiani e che il solo concorso non basta. Nonostante questo, il nostro ritmo di lavoro è calibrato su altre necessità (la ricerca e la traduzione di materiale anglo-americano) e ciò impone un riadattamento di tutta la redazione. Nel '93 speriamo di riuscire a portarla a termine e di far uscire almeno un altro romanzo di autore italiano.
Come lei ha intuito, i lavori interessanti non mancano e si potrebbe cominciare ad allargare effettivamente l'orizzonte. Per quanto riguarda l'antologia di racconti, invece, temo che ponga problemi maggiori perché -a meno di non commissionarli preventivamente- si corre il rischio di doverne esaminare 500 per trovarne venti leggibili. E a noi manca letteralmente il tempo.
Infine, venendo alle sue illazioni sui pagamenti agli autori italiani, dobbiamo dire che per quanto ci risulta tutti e tre i vincitori del Premio URANIA hanno ricevuto il loro compenso, metà all'atto della pubblicazione e metà alla fine dell'anno con il rendiconto editoriale. Per quel che concerne il suo romanzo in particolare. non ce ne voglia: non era adatto alla nostra rivista e, come lei sa, questi giudizi sono per definizione insindacabili.
Altrimenti potremmo fare salotto fino a domani senza trovarci mai d'accordo...
Arrivederci .
Torna all'indice dei PREMI