di SF
 
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UN ALTRO CLONE DI URANIA E' TRA NOI
Dopo il volume, uscito prima di Natale, dalla Avverbi Edizioni "Domani. Di futuri ce n'è tanti" di Daniele Barbieri e Riccardo Mancini, che imitava nella sua forma il famoso formato "Urania cerchio rosso", ecco un altro volume "replicante", questa volta però ad essere riproposta è una copertina 1^ serie "Urania costa bianca", quella, per intenderci, dei prim 172 numeri. questa volta l'immagine di copertina è un'imitazione ben riuscita di quella originale del n°1 di Kurt Caesar.
Titolo del volumone brossurato (17X24 cm.) di quasi 400 pagine, è "L'era di Giorgio Monicelli" e l'autore è il famoso regista, nonchè appassionato, scrittore e storico di fantascienza LUIGI COZZI. Nell'occhiello nero e sulla costa si evidenzia che il volume costituisce la prima parte di un'opera che ripercorrerà tutta La storia di Urania e della fantascienza in Italia. In quarta di copertina si evidenzia: Volume Primo 1952-1961 (l'uscita del secondo è prevista per Natale 2007).
Il volume propone interviste, schede delle collane e immagini di copertina (anche se solo in bianco e nero) di volumi preziosi e introvabili, il tutto legato alla ricostruzione storica del fenomeno "Fantascienza" in Italia.
Edito da "Profondo Rosso" la libreria del fantastico di Dario Argento e Luigi Cozzi che si trova a Roma in Via dei Gracchi, 260, viene venduto on-line sul sito "Profondorossostore" oppure direttamente inella suddetta libreria, al modico prezzo, si fa per dire, di Euro 39,00.
15
Gennaio
2007
Muore Johnny Hart, Urania in lutto 
La rivista mondadoriana fu la prima in Italia
a pubblicare le strisce di B.C. e a dedicargli
addirittura un volume speciale: il mitico 323 Bis
Era il 6 maggio 1962 e Urania cambiava pelle.
Era appena arrivato Carlo Fruttero a curare la "più famosa collana di fantascienza" e l'offerta editoriale veniva rivoltata come un calzino: nuovo aspetto grafico (rombo colorato sulla testata), nuovo formato sull'esempio del galaxy americano, dal quale riprenderà moltissimo materiale editoriale, nuove rubriche in appendice: cruciverba e anagrammi, racconti e romanzi a puntate (da lì a qualche numero sarebbe nata la famosa palestra dei lettori, recentemente rispolverata: "Il Marziano in cattedra") e un varietà con una striscia (comic strip) B.C., autore Johnny Hart. Nato nel 1931 a Endicott, nello stato di New York, Hart se n'è andato lo scorso 8 aprile, all'età di  76 anni, stroncato da un infarto.
La striscia dell'omino preistorico B.C. (Before Christ - Avanti Cristo) era stata pubblicata per la prima volta in America il 17 febbraio 1958 ed ebbe un tale 
successo che nel giro di un decennio apparve su ben 1300 periodici di tutto il mondo. Tra questi periodici il primo a
pubblicarne le storie in Italia fu proprio Urania, seguirono dopo alcuni anni "Linus" e poi "Il Mago" (anche questo curato da F&L). La prima apparizione occupava due pagine con la presentazione di 5 dei personaggi della striscia: B.C.(il simpatico omino preistorico che diventerà l'amico dei lettori di Urania), Thor (l'esteta bello come un Apollo, è anche l'inventore del pettine, della ruota, del fuoco, ecc.), Wiley (un poeta e un barbone. Nevrastenico, sospettoso, superstizioso, teme i dinosauri e le donne),
Peter (il genio incompreso) e Clumsy Carp (alias "il Goffo" è specializzato nell'osservare i pesci e nel cacciarsi nei guai) e in fondo pagina una striscia che rappresenta un manifesto dell'intera produzione di Hart: dice Curls a B.C., mentre stanno sdraiati a prendere il sole sulla loro spiaggia pliocenica: "Ti vengono i brividi quando ci pensi." "Quando ci pensi a che?" dice B.C. "Ancora 1.000.000 di anni di vita così" dice Curls, "e poi... la civiltà!".
Altri personaggi si aggiungeranno via via che le strisce si susseguiranno oltre allo stesso Curls (il Riccio), Grog (il Troglodita), La Cicciona (femminista ante litteram), La Biondina (esile e sensuale), il Serpente (vittima perenne della Cicciona) e l'Apteryx (Uccello privo di ali e con piume lanuginose). 
Urania pubblicherà ben 1723 strisce di B.C. in circa 14 anni (ultima striscia pubblicata il 25 aprile 1976) e conseguirà un primato insuperato: un volume speciale - sia per il maxi formato che per il contenuto - tutto dedicato all'omino preistorico e alla sua combriccola, il mitico 323 bis (un volume che attualmente viene venduto a oltre 200 Euro) apparso in edicola per il Natale 1963. Vi compaiono  sia le storie fino ad allora pubblicate in appendice a Urania che altre strisce inedite.
Ma il culmine del connubio Urania - B.C. si ha il 28 agosto 1966 (URANIAn.443) quando appaiono due strisce di Hart in cui viene citata prprio URANIA. Nella prima dice Curls a B.C., mentre stanno seduti a guardare il cielo notturno nel quale sfrecciano a ripetizione dei dischi volanti "Non ci credere, questa striscia è solo per i lettori di URANIA". nella seconda dice Peter tutto entusiasta a B.C., mentre stanno sempre seduti a guardare il cielo notturno nel quale appare una vivida stella, "Perbacco! Un astro di consistenza fantastica!", "Non ci credere. Questa striscia è solo per i lettori di URANIA" ribatte B.C., e Peter con una smorfia di delusione "Allora è solo un astro di consistenza fantastica.".
Nel maggio 1965 Urania comincerà la pubblicazione anche delle strisce del "Mago di Id" disegnato da Brant Parker e scritto da llo sterro Johhny Hart, con ambientazione medievale. Notevole il successo presso i lettori anche di questa striscia, che verrà pubblicata anche questa fino al 25 aprile 1976 in appendice (ben 958 strisce in totale), ma non raggiungerà mai la popolarità dell'omino preistorico.
12
Aprile
2007
L'importanza di intitolarsi RISEN!
Dopo che ad aprile è uscito Infect@ di D. Tonani, e a maggio RISEN! di S. Westerfeld, ci siamo chiesti: ma i titoli di Urania si stanno restringendo? E nella storia "millenaria" della collana qual è stato il titolo più corto? Ecco i risultati della nostra piccola indagine:
 se consideriamo RISEN! di 5 lettere e non di 6 caratteri è in buona compagnia di ben altri 9 titoli comparsi di questa lunghezza (nn. 340, 966, 1038, 1074, 1128, 1129, 1156, 1229, 1376). Meglio ancora, cioè di 4 caratteri, hanno fatto in 3 (767 - Nemo di Ron Goulart, 1107 - Wyrm di Orson Scott Card e 1268 - Bugs di John Sladek).
E da qui si nota che effettivamente più si va avanti e più titoli corti si trovano. Ma il record del titolo più corto è un numero relativamente basso: il 375 LOT di Ward Moore, un dramma di dimensioni bibliche, come si intuisce dal titolo,
E il titolo più lungo? Trovaltelo voi... se ne siete capaci ;-)
24
maggio
2007

Le avventure di un bibliofilo
Alcuni giorni or sono il quotidiano "La Repubblica" ha pubblicato un ampio stralcio dell'intervento che Umberto Eco ha tenuto in occasione dell'apertura della ventesima Fiera del Libro di Torino. Visto che l'oggetto del discorso era la bibliofilia non potevamo che rimanerne molto interessati, al punto che ci fa piacere condividerne con voi il contenuto. Ne riproponiamo le parti più incisive nelle quali senz'altro molti degli appassionati di letteratura si riconoscono.

 "...un bibliofilo che, dopo aver toccato e annusato, trova che il libro è monco, che ne manca anche solo il colophon o un foglio di errata, prova la sensazione di un coitus interruptus.
Certo ci sono bibliofili che collezionano a soggetto e persino leggono i libri che accumulano. Ma per leggere tanti libri basta essere topo di biblioteca. Il bibliofilo, invece, anche se attento al contenuto, vuole l'oggetto, e che possibilmente sia il primo uscito dai torchi dello stampatore. A tal segno che ci sono bibliofili, che io non approvo ma capisco, i quali - avuto un libro intonso - non ne tagliano le pagine per non violare l'oggetto che hanno conquistato. Tagliare le pagine al libro raro sarebbe come, per un collezionista di orologi, spaccare la cassa per vedere il meccanismo.
(...)
Un bibliofilo raccoglie libri per avere una biblioteca. Una biblioteca non è una somma di libri, è un organismo vivente con una vita autonoma. Una biblioteca di casa non è solo un luogo dove si raccolgono libri: è anche un luogo che li legge per conto nostro. Mi spiego. Credo che sia capitato a tutti coloro che hanno in casa un numero abbastanza alto di libri di vivere per anni con il rimorso di non averne letti alcuni, che per anni ci hanno fissato dagli scaffali come a ricordarci il nostro peccato di omissione. A maggior ragione accade con una biblioteca di libri rari, che talora sono scritti in latino o addirittura in lingue ignote, e inoltre un libro antico come oggetto, e con belle immagini, può essere anche noiosissimo.
Però ogni tanto accade che prendiamo in mano uno di questi libri trascurati, incominciamo a leggiucchiarlo, e ci accorgiamo che sapevamo già tutto quel che diceva. Questo singolare fenomeno, di cui molti potranno testimoniare, ha solo tre spiegazioni ragionevoli. La prima è che, avendo nel corso degli anni toccato varie volte quel libro per spostarlo, spolverarlo, anche soltanto per scostarlo onde poterne afferrare un altro, qualcosa del suo sapere si è trasmesso, attraverso i nostri polpastrelli, al nostro cervello, e noi l'abbiamo letto tattilmente, come se fosse in alfabeto Braille. Io non credo ai fenomeni paranormali, ma in questo caso il fenomeno è normalissimo, certificato dall'esperienza quotidiana.
La seconda è che non è vero che quel libro non l'abbiamo letto: ogni volta che lo si spostava vi si gettava uno sguardo, si apriva qualche pagina a caso, qualcosa nella grafica, nella consistenza della carta, nei colori, parlava  di un'epoca, di un ambiente. E così, poco per volta, di quel libro se né assorbita gran parte. La terza spiegazione è che mentre gli anni passavano leggevamo altri libri in cui si parlava anche di quello, così che senza rendercene conto abbiamo appreso che cosa dicesse (sia che si trattasse di un libro celebre, di cui tutti parlavano, sia che fosse un libro banale, dalle idee così comuni che le ritrovavamo continuamente altrove).
In verità credo che siano vere tutte e tre le spiegazioni. Tutti questi elementi messi insieme <<quagliano>> miracolosamente e concorrono tutti insieme a renderci familiari quelle pagine che, legalmente parlando, non abbiamo mai letto.
Naturalmente il bibliofilo, anche chi colleziona libri contemporanei, è esposto all'insidia dell'imbecille che ti entra in casa, vede tutti quegli scaffali, e pronuncia: <<Quanti libri! Li ha letti tutti?>>. L'esperienza quotidiana ci dice che questa domanda viene fatta anche da persone dal quoziente intellettivo più che soddisfacente. Di fronte a questo oltraggio esistono, a mia scienza, tre risposte standard. La prima blocca il visitatore e interrompe ogni rapporto, ed è: <<Non ne ho letto nessuno altrimenti perchè li terrei qui?>>. Essa però gratifica l'importuno solleticando il suo senso di superiorità e non vedo perchè si debba rendergli questo favore.
La secondo piomba l'importuno in uno stato di inferiorità e suona: <<Di più, Signore, molti di più!>>. La terza è una variazione della seconda e la uso quando voglio che il visitatore cada in preda a doloroso stupore. <<No>>, gli dico, <<quelli che ho già letto li tengo all'università, questi sono quelli che debbo leggere entro la settimana prossima>> Visto che la mia biblioteca conta cinquantamila volumi, l'infelice cerca soltanto di anticipare il momento del commiato, adducendo improvvisi impegni.
Quello che l'infelice  non sa è che la biblioteca non è solo il luogo della tua memoria, dove conservi quel che hai letto, ma il luogo della memoria universale, dove un giorno, nel momento fatale, potrai trovare quelli altri che hanno letto prima di te. E' un repositorio dove al limite tutto si confonde e genera una vertigine, un cocktail della memoria dotta...>>.

Beh che dire? Vita vissuta, vita vissuta...

14
luglio
2007

LA COINCIDENZA

La casa editrice Einaudi ha dato alle stampe il primo volume di un'opera unica che non ha eguali nel mondo: La Matematica. Il piano dell'opera prevede in tutto 4 volumi curati da 2 insigni matematici italiani Claudio Bartocci e Piergiorgio Odifreddi. Del comitato scientifico che sovraintenderà la pubblicazione fanno parte ben 4 medaglie Fields, il corrispondente del Premio Nobel per la matematica. Il primo volume, uscito nel mese di Ottobre, si intitola "I luoghi e i tempi" e ripercorre la storia della matematica a partire dalle sue <<scuole>>: centri di cultura dal quale si è irradiato nel mondo il fascino dei numeri, da Babilonia ad Atene alla Oxford di oggi.

La coincidenza qual è? Beh, basta guardare la copertina di questo primo volume:

riporta lo stesso simbolo che appare, ed è la prima volta che accade in 55 anni di storia, sulla copertina del numero 1528 di Urania di novembre 2007: un bel π

 

13
dicembre
2007