di


Che cos'è, che cosa non è
LA FANTASCIENZA
Appendice di Urania n°1135 del 9 Settembre 1990 e
1142 del 16 Dicembre 1990
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Urania n°1135

Vittorio Catani, vincitore del Premio URANIA e autore del romanzo Gli universi di Moras,
ci ha spedito un simpatico articolo su un tema quanto mai scabroso: che cos'è la fantascienza.
Ne approfittiamo per invitare i lettori a escogitare una loro definizione di sf, il più sintetica
possibile, e a inviarcela. Le migliori verranno pubblicate su queste pagine.
Sembrerebbe incredibile, ma pare ormai assodato: se un gruppo di appassionati si dà convegno e il discorso cade su cosa sia, in realtà, la fantascienza, ciascuno si accorge di non trovarsi d'accordo con nessuno dei presenti, al punto che qualcuno si domanda costernato cosa mai sia venuto a fare alla riunione.
D'altronde il bello, se vogliamo, è proprio questo: persone che leggono gli stessi libri e gli stessi autori, magari da anni, hanno convinzioni disparate e talora antitetiche sulla natura delle loro letture preferite: il che dovrebbe essere se non altro un sintomo della scarsa imbrigliabilità- e, diremmo, della vitalità -del fenomeno Science Fiction. Per non dire poi di particolari "correnti" all'interno della stessa (social sf, new Wave, inner space, cyberpunk...), o di vere e proprie sezioni a parte (gli appassionati di Star Trek, gli aderenti ad Alliance).
Orbene, qui non pretenderemo certo di possedere la formula magica che metta tutti d'accordo, ma forse non sarebbe inutile cominciare a fare un punto, sia pure provvisorio, sulla base degli studi sviluppatisi intanto sull'argomento. E allora, in definitiva, proviamo a riproporci la fatidica domanda: cosa è la fantascienza?
Consentitemi una battuta: per rispondere esaurientemente alla domanda avevo chiesto alla redazione di riservarmi l'intero volume che avete in mano. ..Per vostra fortuna mi è stato replicato qualcosa del tipo: "Due paginette o niente". Dopo matura riflessione, ho accettato con entusiasmo! Eccovi quindi le mie sintetiche riflessioni sul tema.Cominciamo con lo sfatare certi luoghi comuni, di casa presso alcuni ignari solitamente estranei alla lettura di URANIA. 
E cioè: 1) non è vero che fantascienza uguale falsa scienza. Questa boutade fu lanciata anni fa in Tv da un immarcescibile presentatore e, forse proprio perchè sciocca, è rimbalzata pericolosamente per anni su labbra e quotidiani.. Non è vero, dicevo, perchè la fantascienza non si sogna lontanamente di essere scienza, ma ben altro (vedremo cosa). 2) Non è neanche vero (diversamente da quanto scritto da un altro schizzinoso "antipatizzante" della sf) che fantascienza uguale fantascemenza. Qui siamo al becero insulto, ma non mi adeguerò a questo livello.
Obietterò rilevando semplicemente che anche Umberto Eco -tra tanti altri illustri -ha creato storie di fantascienza: e se secondo il noitro denigratore ha implicitamente scritto scemenze persino Eco, be', allora io dormo sogni tranquilli (benché abbia sulla coscienza Gli universi di Moras!). 
3) Non è vero che la fantascienza sia tutt'uno con dischi volanti & omini verdi, o addirittura con gli extraterrestti nella preistoria (anche se la sf è padrona di fantasticare su tutto questo). Il perche è semplice:. ufologia, fanta-archeologia eccetera, sono - io penso -campi di indagine su  fenomeni, autentici o meno che siano, e non mi pare che altrettanto possa dirsi della fantascienza. 
4) Tanto meno, possiamo assimilare il nostro argomento alla futurologia, che, come noto, è un'attività previsionale sul futuro tramite computer e sofisticate metodologie. Bene: una volta elencato cosa non è la sf, siamo ancora in alto mare.
Qualcuno, cercando definizioni, ha detto che la sf è "ciò che tutti sanno cosa sia" (questo però mi ricorda un analogo concetto nientedimeno che di Benedetto Croce, a proposito dell'arte!). Orson Welles, il celebre regista, non aveva dubbi: "favole dell'era atomica", era questa la sua idea. E lo scrittore francese Claude Yelnick, dal suo canto, parlava di "narrativa del condizionale": noterete difatti che ogni storia di sf comincia allorchè l'autore si pone il fatidico interrogativo: "Cosa accadrebbe se...?" (colui che tra voi si fa spesso la stessa domanda, cova un animo di fantascrittore).
Ma se siete riusciti a seguirmi sin qui, meritate ormai qualcosa di più corposo.Vi propongo quindi la seguente definizione: La fantascienza è un genere letterario che utilizza una serie di IPOTESI LOGICAMENTE POSSIBILI, date sulla base della DIMENSIONE TECNOLOGICA CONTEMPORANEA, e tendenti a portare il lettore, attraverso l'eccezionalità della situazione, in un NUOVO RAPPORTO CON LE COSE. Noterete tre punti da me evidenziati in maiuscoletto e che vi sottolineano nell'ordine: a) che anzitutto la sf è cosa diversa dalla fiaba, dalla fantasy, eccetera; b) che essa è figlia diretta della cultura industriale (quindi certe opere fantastiche di Ariosto o Dante o Omero, nate con altri intenti, non rientrerebbero nella definizione);
c) infine che la sf stimolerebbe l'apertura mentale del lettore, in quanto inviterebbe alla riflessionecritica nei confronti della realtà che ci circonda. Ma ciò che ancor più emerge da questa definizione, e che rappresenta la conclusione di tutto il mio discorso, è che la sf è, anzitutto, un genere letterario. Non scienza, quindi, ne ufologia o fanta-archeolo- gia o futurologia eccetera, ma: letteratura, punto e basta. "Basta" per modo di dire: perche questa particolare letteratura può avere come possibile scenario tutti i mondi di tutti i tempi, di questo e di altri universi. Vi pare poco? Ma ecco, già sento il coro dei soliti bastian contrari, ai quali la definizione di cui sopra, nonostante tutto, non va bene. Già ne immagino le argomentazioni, che non contesto. A costoro proporrò una diversa concezione, secondo la quale ogni storia di fantascienza è caratterizzata da un'insolita "invenzione" (congegno, tecnica, fenomeno, personaggio, luogo spaziotemporale) definita novum, la cui presenza deve condizionare l'intera narrazione. (Naturalmente, anche qui sempre di letteratura, comunque, si tratta). E se neanche questa è fantascienza. ..
In eventuali, future occasioni potremo esaminare altri argomenti che, per taluni appassionati, rappresentano altrettante questioni di vita o di morte.
Ad esempio: da dove prende idee così bislacche uno scrittore di sf? Esistono regolette empiriche per chi voglia cimentarsi in un racconto? Quali 20.URANIA-20 dovreste avere nel vostro bagaglio allorche doveste naufragare in un'isola deserta? Si accettano proposte, scommesse e, ovviamente, lancio di oggetti (epistolari, s'intende).Vittorio Catani
Urania n°1142

Fervono le risposte al quesito posto da Vittorio Catani a tutti i lettori: chi sa dire cos'è la fantascienza?
Sul n. 1135 di URANIA Vittorio Catani si chiedeva, e chiedeva ai lettori della nostra
rivista, che cos'è la fantascienza. Impresa nella quale si sono cimentati, nel
corso dei decenni, un po' tutti gli scrittori, desiderosi di trovare, e trovarsi, un'identità
comune all'interno della quale muoversi con relativa scioltezza. Le risposte
non si sono fatte attendere: pubblichiamo qui le prime, che ci vengono da un autore
affermato come Renato Pestriniero ma anche da "semplici" lettori, ognuno desideroso
di dire la sua e di cercare di trovare un minimo comun denominatore per
la passione che tutti ci attanaglia. Qual è la definizione che più vi aggrada? E se
non c'è, o se non vi soddisfa, qual è la vostra? Il contenzioso è aperto.
URANIA
Ho letto sull'ultimo numero di URANIA la proposta di intervenire sul significato di "fantascienza". Dopo averci pensato su un po', mi sono deciso a scrivere questa cartella e mezzo che vi invio. Il contenuto è piuttosto provocatorio, ma spero che possà servire a vivacizzare lo scambio d'opinioni.
L 'invito di URANIA a proporre una definizione di "fantascienza" mi ha stimolato e contemporaneamente fatto sorridere: stimolato perchè si tratta di argomento che, bene o male, mi accompagna da oltre trent'anni; fatto sorridere perchè il problema continua a riaffacciarsi periodicamente senza arrivare a una soluzione
che sia chiara e semplice, unanimemente accettabile, e quindi definitiva.
Pertanto non intendo proporre ulteriori definizioni (sono sostanzialmente d'accordo con quanto dice l'amico Catani) bensì sottolineare due aspetti che potrebbero contribuire alla bisogna.
Primo aspetto: ormai è chiaro che alcune opere di science fiction debbano essere definite letteratura tout court. Una concorrente della science fiction, da qualche anno a questa parte, sta avendo occasioni estremamente valide per poter approfondire, riflettere e speculare in merito alla posizione dell'uomo di fronte al mondo e di fronte a se stesso in quanto artefice di questo mondo.
Le situazioni socio-politico-confessional-esistenziali sono sempre più vorticose e frastornanti, e soprattutto stanno dimostrando quanto presto diventi realtà la speculazione più spinta. E sono sempre più numerosi i romanzi mainstream che appaiono come romanzi di science fiction sociologica di un recente passato. Sono convinto che mai come ora l'unico medium letterario per dire qualcosa di nuovo e impegnato in modo accattivante appartenga alla science fiction e, in particolare, a quella corrente che viene definita sociologica.
Gli scenari che intravediamo tra le fessure delle notizie sui quotidiani sono fonte inesauribile per proporre opere di valore sia letterario sia di contenuto.
Chi sente l'urgenza, la necessità di trattare problemi attuali e futuri dell'uomo al di sopra di vincoli faziosi e al di fuori di schemi desueti, è obbligato a farlo
attraverso l'ottica della science fiction.
Esaurito questo primo punto sul compito che una vera letteratura di science fiction può avere, arrivo al secondo punto. Si sarà notato che non ho mai usato il termine "fantascienza". Quello che sto per dire a qualcuno potrà anche sembrare blasfemo, ma l'evidenza è di fronte a tutti: qualsiasi proposito di fare vera letteratura di stile e di contenuto si scontra con l'opinione incrostatasi in tanti anni su questo neologismo. Allora, poiché sono convinto che la science fiction è una cosa seria e che sulle sue possibilità stanno convergendo responsabilità intellettuali sempre maggiori, proporrei che il termine "fantascienza" venisse abolito.
So che la proposta è utopica, troppo radicata essendo ormai questa parola nella lingua corrente, ma un tentativo potrebbe esser fatto almeno da quegli addetti ai lavori le cui opere non si identificano con "roba da fantascienza". L'idea non sorge in occasione dell'iniziativa di URANIA; già durante un intervento al Congresso di Montegrotto del 1984 parlai di una possibilità "lamarckiana " -nel senso di sviluppare solo gli elementi validi proposti dalla nascita del movimento -per una evoluzione della nostra science fictiviluppare solo gli elementi validi proposti dalla nascita del movimento -per una evoluzione della nostra science fiction. E proposi, per certa produzione, l'abolizione del termine "fantascienza" durante il meeting di Vimercate "Variazioni Cosmiche" nell'ottobre de11988.
Quindi, perche non aggiungere alla proposta di URANIA sulla definizione una proposta di alternativa a questo termine? Sono convinto che, dopo una quarantina d'anni di maturazione, sia arrivato il momento per una verifica sul significato di questa "cosa" allorquando essa viene usata per esprimere concetti attraverso forme e contenuti che nulla hanno a che spartire con l'immagine del termine in uso.
Renato Pestriniero, Venezia
Vi mando qualche mia idea sulla definizione di "fantascienza".
Anzitutto un piccolo giudizio sulle definizioni date nell'articolo di Catani.
Dire che è "narrativa del condizionale" (Yelnick) vuoI dire inserire la fantascienza in un contesto di generi letterari più ampio (La narrativa umoristica, racconti fantastici, ecc.). Definirla "Favola" è riduttivo e forse ne altera la vera identità: le fiabe infatti appartengono a un genere letterario in cui, solitamente, le situazioni vengono sviluppate o risolte con l'ausilio di forze soprannaturali e inspiegabili. La fantascienza, invece, risolve e sviluppa situazioni con l'ausilio sempre di forze e strumenti spiegabili per mezzo della ragione e della scienza. E se pur lascia awolti nel mistero determinati argomenti, sottintende sempre la possibilità di una spiegazione futura di tali misteri, nascosti da una immatura conoscenza scientifica.
La definizione di Catani mi sembra buona anche se un po' prolissa. Mi sembra possa bastare questa: LA FANTASCIENZA È UN GENERE LETTERARIO CHE SVILUPPA CON FANTASIA LE TEMATICHE SCIENTIFICHE CONTEMPORANEE.
La narrativa fantascientifica utilizza tutte le implicazioni e gli sviluppi della nostra conoscenza scientifica; le ambientazioni sono condite di ritrovati e mezzi
tecnologici che sono, in genere, sogni della nostra tecnologia se non ulteriori impensabili sviluppi; da queste tecnologie l'uomo viene influenzato e le società
e i comportamenti sono modificati.
Si potrebbe fare una classificazione delle scienze con i relativi sottogeneri fantascientifici che ne derivano; io ne porto solo un esempio, non certo completo, con un piccolo schema:
 
 
 
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Si potrebbero dare, poi, tutta una serie di pensieri non vincolati dal serio tentativo di dare una corretta definizione del genere "Fantascienza".
A me vengono in mente i due seguenti : Fantascienza è...un libro bianco co un occhio spazio-temporale cerchiato di rosso. (Definizione pubblicitaria) ...la fantasia del razionale.
Con nessuna pretesa di avere esaurito un argomento così vasto come quello della definizione di un genere letterario, vi auguro un buon lavoro per la vostra
pubblicazione e vi porgò i miei saluti.

Stefano Masini, Bondeno (FE)
In risposta all'appello da voi lanciato ai lettori sul n. 1135 della testata e riguardante la definizione di Fantascienza vi mando una semplice formuletta: F=L+e
dove "F" è la Fantascienza, "L" è la Letteratura in genere ed "e" è un elemento perturbante -possibilmente di tipo scientifico/tecnologico -che viene a influire sul corso "normale" della trama; "L" è un valore fisso; quanto più aumenta il valore di "e", tanto più aumenta il valore di "F". Vale a dire che se il valore di "e" fosse pari a zero, l'opera letteraria in questione avrebbe un grado di fantastico simile a quello dei Malavoglia del Verga.
Francesco Manetti, Lastra a Signa (FI)
Prendendo spunto dal numero 1135 di URANIA di inizio settembre dove, in un articolo di Vittorio Catani circa la definizione' più attendibile del termine
"Fantascienza", si chiedeva ai lettori un loro personale parere, ho deciso di inviarvi una mia definizione per spiegare almeno soggettivamente cosa intendo per fantascienza.
Ecco l'elaborato nella sua versione più sintetica e affinata ma egualmente comprensibile:
"La fantascienza, nel senso più stretto di questa definizione, costituisce una elaborazione letteraria dell'immaginazione di una persona, in questo caso di uno
scrittore, il quale la discosta dalla pura fantasia inserendola in un contesto scientifico il più reale possibile, munito quindi di delucidazioni attendibili che spieghino l'effettiva fattibilità dell'idea nonchè la sua futura realizzazione in un prossimo, ovviamente teorico, avvenire".
Inoltre, almeno come personale parere, quando le suddette delucidazioni, tecniche o scientifiche che siano, si dimostrano credibili, in quanto seguono un filo logico e usufruiscono di una effettiva estensione dell'attuale tecnologia, si può parlare compiutamente di fantascienza, altrimenti si incorre in paradossi scientifici di alcuna attendibilità, i quali sfociano nella pseudoscienza (o falsa scienza) che costituisce solo una sorta di irreale apologo d'avvenire senza effettivo riscontro nella evoluzione tecnologica d'oggigiorno.
Fabio Tonelli, Rimini

 
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