Urania Movie

 
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IL LIBRO

 


Giudizio di Urania&Co.
 

Ottimo

 

Mio caro nemico
(1979)
Il racconto lungo Mio caro nemico (Enemy Mine) di Barry Longyear viene pubblicato in Italia per la prima volta nel Settembre 1980 sul n°10 della Rivista di Isaac Asimov. Come possiamo vedere nell'illustrazione qui sotto la copertina ( di Oliviero Berni)  si ispira proprio al protagonista di quest'opera. 
Mio caro nemico verrà poi riproposto, in appendice al n°1026 di Urania del 6 Luglio 1986,  in occasione dell'uscita nelle sale italiane della versione cinematografica.
Mio caro nemico  ha vinto il Premio Hugo 1980.


La storia è bellissima e consigliamo, a chi non l'avesse già letta, di procurarsene una copia perchè ne vale veramente la pena. 
E' una di quelle opere che ti fa amare la fantascienza e ti fa capire una volta di più come questo genere letterario ha delle potenzialità che non si possono trovare in altri generi magari più diffusi.
Scritto con vera maestria, questo racconto, è uno dei pochi, tradotti in italiano, di Barry Longyear
Si arriva in fondo alla storia con la voglia che questa continui all'infinito. Il merito maggiore infatti, a nostro parere, è proprio l'ampio respiro di questo racconto, e la parte più avvincente è senz'altro quella che illustra la civiltà aliena dei Drac con le sue tradizioni, parte questa che, ahimè, è stata completamente "saltata" nel film. 
Da "SF AL CINEMA" di Marzio TOSELLO
in appendice al n°1026 di Urania del 6 Luglio 1986.


La situazione di partenza, sia del romanzo breve Mio caro nemico di Barry Longyear (che pubblichiamo nelle pagine seguenti), sia del film Il mio nemico che a esso s'è ispirato, ricorda molto da vicino quella che aveva costituito l'ossatura di un film insolito come Duello nel Pacifico, diretto nel 1968 da John Boorman. Anche qui due esseri nemici s'incontrano in un luogo isolato e, volenti o nolenti, al di là dell'addestramento ricevuto, devono imparare a convivere, se desiderano sopravvivere. Ma le similitudini si fermano qui. Longyear aveva introdotto qualcosa di più nel suo romanzo breve (premio Hugo 1980), qualcosa che andava al di là della semplice "comprensione". Il Drac e il Terrestre riescono a penetrare l'uno nell' umanità (nell'alienità, sarebbe più giusto per tutt'e due) dell'altro, a conprendere le motivazioni profonde della civiltà "altra", a divenire due esseri intercambiabili. E il Terrestre lo diverrà a tal punto da non poter più vivere né con i suoi né con gli altri, perché troppi ancora sono i pregiudizi che dividono le due razze. Di tutto questo, cos'è rimasto nel film di Petersen? E' rimasto intatto l' impianto emozionale, la tensione che si crea fra le due razze, le barriere che lentamente cadono, l'affetto che lega i due e che legherà ancora di più il Terrestre al piccolo Drac. Dove film e testo scritto si discostano è nella seconda parte. Mentre nel romanzo il Terrestre Willis Davidge combatte una lunga lotta burocratica per recarsi su Dracon, dove ritroverà in fortunose circostanze il suo protetto, tutto questo è venuto a cadere nella versione cinematografica. Una storia intimista come quella scritta da Longyear non era fatta per essere trasportata sul grande schermo, che per ricreare ambienti alieni ha bisogno di grossi sforzi tecnologici e finanziari, i quali si ripagano solo se sono finalizzati al grande spettacolo, che sembra essere il solo in grado di riportare a casa i soldi spesi... con qualcosa in più. Infatti, per ricreare il clima del pianeta sul quale i due naufragano, il regista Petersen ha girato gli esterni nell'isola di Lanzarote, alle Canarie, ricca di ben trecento vulcani di cui alcuni ancora attivi. Su quello scenario da fine dei mondo sono poi intervenuti i tecnici della George Lucas Industrial Lìght and Magic con i loro giganteschi schermi blu con i quali riescono a riprodurre qualsiasi tipo d'atmosfera possa servire in film del genere. In più, Petersen s'è fatto costruire un gigantesco studio per le riprese in interni che sviluppa oltre duemila metri quadri di superficie per quasi venti d'altezza, in cui i tecnici tedeschi si sono sbizzarriti a ricreare tutti quegli scenari che la vicenda richiedeva. Infatti sono stati introdotti alcuni "mostri" abitanti il pianeta, con cui i nostri devono confrontarsi per acquisire il diritto a vivere, sia pure precariamente, in quell'ambiente ostile. Film e romanzo divergono completamente al momento dell'avvistamento di un vascello che atterra; nel romanzo il Terrestre e il piccolo Drac vengono divisi dai plenipotenziari delle due potenze, nel film interviene l'avventura. Un'astronave carica di brutti ceffi terrestri, che tengono in schiavitù i Drac catturati per utilizzarli nello sfruttamento delle risorse minerarie di asteroidi e pianeti, ferisce gravemente Davidge e cattura il suo pupillo. Davidge, rimesso in sesto, torna sul pianeta, attacca da solo l'astronave (un attacco in puro stile western, o, meglio ancora, da "commando"), libera il piccolo alieno e, grazie all'intervento all'ultim'ora dei "nostri", assicura alla giustizia i cattivi (dopo, ovviamente, aver provveduto a eliminare i peggiori tra loro). Nel finale, assistiamo alla "presentazione al tempio" del giovane Drac, con Davidge che ne recita la genealogia. Ovviamente, la versione cinematografica privilegia l'avventura a scapito di un approfondimento psicologico delle motivazioni che spingono Davidge ad agire come fa: ma, come osservavamo prima, il cinema-spettacolo ha altre esigenze e poco si cura dei particolari intimisti. Comunque, il film ha il giusto ritmo che una vicenda del genere richiede: nervoso, un poco sincopato nelle scene d'azione, ricco di colpi di scena e con quel pizzico (e anche un po' di più ... ) di commozione che non guasta. In una pellicola come questa, il personaggio più difficile da far vivere sullo schermo è quello dell'alieno. Allo scopo, è stato selezionato un attore con lunghi anni di recitazione alle spalle e con una professionalità a prova di bomba, ovvero Louis Gossett jr., premio Oscar per il film Ufficiale e gentiluomo. Gossett, che ha dovuto sottoporsi tutti i giorni a tre ore di trucco per mutare la propria fisionomia in quella del Drac Jerry, ha anche dovuto intraprendere un serio allenamento per imparare a muoversi e a camminare come un essere che è una sorta d'incrocio fra diversi animali, anche se è, o appare, più debi- torio nei confronti dei rettili. La parte del Terrestre è sostenuta da Dennis Quaid, noto per film come All American Boys e il misconosciuto La stoffa giusta. Ma nel confronto, qui, ha tutto da perdere, anche se non per colpa sua. Per ottenere un Drac credibile è stato chiamato Chris Walas, già noto al pubblico degli appassionati per essersi occupato, fra gli altri, degli effetti speciali di I predatori dell'arca perduta e di Il drago del lago di fuoco, oltre a essere il responsabile della creazione e dell' animazione dei Gremlins. Per questa sua nuova creatura, Walas si è avvalso di una nuovissima tecnica che utilizza strisce di una speciale gommapiuma che vengono incollate sulla pelle, ottenendo quell'effetto-guaina che rende credibilissime le sue creazioni. Per il viso ha dovuto approntare tutti i giorni una maschera estremamente sottile, tale da permettere la trasparenza del gioco dei muscoli facciali dell'attore. Un risultato di tutto rispetto. Abbiamo lasciato per ultimo il regista Wolfgang Petersén. Nato nel 1941 a Edmen, nella Germania settentrionale, ha fatto le sue prime esperienze nel mondo dello spettacolo come aiuto regista nel locale teatro. Abbandonata la scuola di recitazione ha portato a termine con buon profitto quella di regìa a Berlino, tanto che nel 1970 lo troviamo impegnatissimo come regista televisivo. Per la tv gira diversi episodi della serie Tatort (fra cui quello che segna il debutto artistico di Nastassja Kinski e che è stato insignito del Premio Italia 1977). Passa in seguito al cinema dirigendo prima Die Konsequenz, d'ambientazione omosessuale, poi Black and White Like Day and Night, e infine il film che l'ha rivelato al grande pubblico, U-Boot 96, girato nel 1981. Tre anni dopo, la definitiva consacrazione con La storia infinita. Ora, dopo il successo che ci auguriamo avrà questo film, ha la strada aperta per qualsiasi produzione voglia intraprendere. 
Marzio Tosello

IL FILM

Ecco uno spezzone dell'originale

 



 

Giudizio di Urania&Co.
Buono

 
Il mio nemico
(1985)
Il mio nemico
(Enemy Mine) 
E' un film che non ha incontrato un grande successo di pubblico nonostante ci fosse sotto una solida sceneggiatura, un buon regista, un ottimo cast e degli effetti speciali all'avanguardia con i tempi. 


Urania&Co. dà comunque un giudizio positivo di quello che non è stato senz'altro un capolavoro ma che probabilmente ha come suo limite (o pregio, a seconda dei punti di vista) nell'essere troppo indirizzato ad un pubblico già iniziato al mondo della FS:
DA VEDERE
SCHEDA FILM

 
PRODUZIONE
U.S.A.
ANNO
1985

 
REGIA
Wolfgang Petersen
SCENEGGIATURA
Edward Khamara
MUSICA
Maurice Jarre

 
ATTORI
PERSONAGGI
DENNIS  QUAID
DAVIDGE
LOUIS  GOSSETT JR
JERIBA
ANDY  GEER
WILSON
BRION  JAMES
STUBBS
LANCE  KERWIN
WOOSTER
SCOTT  KRAFT
JONATHAN
RICHARD  MARCUS
ARNOLD
CAROLYN  MCLORMICK
MORSE
LOU  MICHAELS
BATES
BUMPER  ROBINSON
ZAMMIS