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1) Nel l'anno 2002 il sig. Libori Sergio di Spoleto rinveniva in località Avendita, sita nel comune di Cascia, in provincia di Perugia, in Umbria, in un terreno coltivato lungo circa 100 m per una larghezza di circa 150 m, quindi in un campo di un ettaro e mezzo di superficie, ubicato tra un boschetto, uno strano reperto, trovato insieme ad un'altra dozzina di reperti più piccoli ma composti dallo stesso materiale, avente le seguenti caratteristiche: lunghezza di 29 cm; circonferenza media della parte superiore: 37 cm; circonferenza massima, sempre nella parte superiore: 44 cm; circonferenza mediana del gambo: 34 cm; circonferenza massima della base: 39 cm; le molte persone che poi hanno osservato il reperto hanno quasi tutti visto in esso, nella parte superiore, una testa antropomorfa non completa, infatti possiamo notare l'incavo dell'occhio destro, l'incavo della bocca, l'incavo del setto nasale, e l'inizio della configurazione del bulbo oculare sinistro, non completato; inoltre il tutto richiamerebbe la forma stilizzata di un onphalos o menhir, il tutto riconducibile a qualcosa che richiamerebbe la forma di un fallo. E' stato denominato "cry-bird"; 2) Nel febbraio del 1980 si veniva a conoscenza di una statuetta di pietra trovata casualmente dal pittore fiorentino Giovanni Bruzzi mentre si trovava a Roma presso una bottega di un amico antiquario; tale statuetta, riproducente una creatura polimorfa che riunisce gli aspetti del rospo e di un demone, era alta 26 cm. Le zampe del rospo sono formate da due simboli fallici che sul dietro si arrotondano formando due corne ritorte, in modo che nella parte posteriore del rospo si può notare l'aspetto stilizzato di una testa di caprone. Poi si venne a sapere che tale opera risaliva al 1.600 ed era stata trovata a Norcia e che all'interno aveva un piccolo canale che andava dalla gola spalancata fino alla base e che doveva servire, con molta probabilità, a raccogliere sangue durante alcuni riti magici o durante le messe nere, per poter stringere patti con qualche diabolica entità ultra-terrena; 3) Il dottor Riccardo Zanetti di Bologna faceva pubblicare nel luglio del 1978 due foto riproducenti uno strano oggetto, facente parte di una serie di dodici pezzi, che furono acquistati alcuni anni prima da una vecchietta che vendeva antichità presso la propria residenza ad Orvieto. Così si venne a sapere che tali dodici oggetti le furono lasciati in eredità dal padre che a sua volta li avrebbe trovati nascosti in un cunicolo presso il fiume Labruna. Poi nel 1976 tale pezzo principale, che mostra una testa umana in grandezza naturale e che sembrava fosse di arenaria, venne fatta esaminare dal British Museum a Londra, ma inutilmente. Addirittura nel pantheon orrorifico dello scrittore statunitense dell'inizio del ' 900 H. P. Lovecraft vi possiamo trovare un'altra stirpe di blasfeme creature che ricordano in modo impressionante una creatura polimorfa, chiamata "gli Abitatori dell ' Abisso" (Deep Ones), che adorano una divinità chiamata "Dagon". Tali esseri sono simili ad anifibi che sembrano entità ibride tra l'uomo, i pesci e i batraci, quest'ultimi sono animali anfibi che da giovani vivono nell'acqua, respirando mediante le branchie, mentre da adulti vivono nell'aria respirando con i polmoni, ma possono vivere in acqua. Si suddividono in Anuri, Urodeli, Apodi e Stegocefali, e i più conosciuti sono le salamendre, i tritoni, le rane e i rospi. Quindi le suddette creature rappresentate su pietra e ritrovate tra i monti dell'Umbria hanno senz'altro un collegamento con la grande opera proibita di H.P.Lovecraft, il "Necronomicon", dove sono rappresentati tali esseri del profondo, adorati, prima dei Templari, dagli assiro-babilonesi e che da quest'ultimi passarono ai Templari che ne portarono le conoscenze in occidente, i cui riti occulti furono poi tramandati nelle varie logge della massoneria, fino ad arrivare ai giorni nostri, dove ne possiamo trovare tracce nella suddetta opera letteraria lovcraftiana, in quanto Lovecraft, è bene precisarlo, ne aveva tratto alcune mitologie da libri ereditati dal padre che era un affiliato alla massoneria egiziana. |