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FANTASCIENZA SOVIETICA
Edizioni FER - Roma
COLLANA COMPLETA - 7 VOLUMI
(SETTEMBRE 1966 - GIUGNO 1967)
La guerra fredda, per noi appassionati di letteratura fantascientifica, è quella che ha stimolato anche la corsa allo spazio, alla conquista del cosmo, realizzando la messa in orbita del primo satellite artificiale, la prima passeggiata dell'uomo nello spazio, ed il suo primo allunaggio. Di concerto a tutto questo, e come conseguenza marginale, ma non per questo meno importante, c'è anche la nascita di una chiave di lettura, di alcune opere di fantascienza, che identificava con gli alieni, e con gli altri in genere, il mondo d'oltre cortina. Ma oltre cortina, in questo periodo, germogliava, sospinto da questa "gara" fra le due superpotenze, il fiore della fantascienza. E questo fiore aveva un carattere più riflessivo, se così si può dire, di quello occidentale, quasi più intimista potremmo definirlo. Poco insomma di quanto è stato scritto in Unione Sovietica in quegli anni è assimilabile alla Space Opera così in voga al di qua del muro. Mentre le opere di Fs occidentali avevano generalmente come protagonisti degli eroi delle stelle in quelle sovietiche i protagonisti erano generalmente degli scienziati che quasi sempre si trovavano ad affrontare dei dilemmi etici sulla bontà del progresso scientifico e tecnologico.
In Italia, paese di confine, ormai da sempre, ed in buona sostanza diviso fra le due ideologie, non poteva mancare una collana che pubblicasse l'altra fantascienza.
La collana è una collana che ha fatto epoca proprio per il suo titolo e per il suo contenuto: "Fantascienza Sovietica" essenziale nel nome, che da solo basta per identificare la sua caratterizzazione, e coerente anche nella sua veste grafica che nulla concede allo sfarzo delle copertine della FS occidentale.
Nata nel Settembre 1966 e diretta da Ugo Ugolini, uscirà con una  cadenza mensile, ma dopo i primi 6 numeri è già in crisi e bisognerà aspettare 4 mesi perchè venga pubblicato, nel Giugno 1967, il 7° e ultimo volume della collana.
Vai a vedere le schede
n° 1 - SETTEMBRE 1966
Fuga nel futuro di Arkadij e Boris STRUGATSKIJ
n° 2 - OTTOBRE 1966
Il pianeta dei virus di Ariadna GROMOVA
n° 3 - NOVEMBRE 1966
Passi nell'ignoto di Sever GANSOVSKIJ
n° 4 - DICEMBRE 1966
Operazione antimateria di Anatolij DNEPROV
n° 5 - GENNAIO 1967
La formula dell'impossibile di E. VOJSKUNSKIJ e I. LUKOJADNOV
n° 6 - FEBBRAIO 1967
Catastrofe planetaria di Arkadij e Boris STRUGATSKIJ
n° 7 - GIUGNO 1967
La nuova arma di Vladimir SAVCENKO

 
Riportiamo di seguito la presentazione della collana apparsa nel 1° numero ad opera di Franco PRATTICO.
Una nuova collana di libri ha in genere bisogno d'una presentazione, che è insieme scheda anagrafica e manifesto, giustificazione della sua esistenza.
Forse non vi è nulla più di questo particolare che sottolinei la profondità del solco che si è ormai tracciato tra cultura operante e pubblico, fruitore di quella cultura. Si salvano da ciò solo alcuni generi letterari, che varcano con disinvoltura la distanza tra la carta stampata e colui che la legge, imponendosi di primo acchito come il prodotto che il conumatore utilizzerà subito, un genere di prima necessità. I gialli, i fumetti e la stessa fantascienzasono tra questi generi:
perché corrispondono ad esigenze elementari, a qualsiasi livello si collochi la loro produzione. Sotto questo aspetto, prima ancora di essere prodotti della industria culturale, essi ne sono una delle fonti: l'industria culturale di massa si orienta verso quei settori che, prioritariamente,
attirano l' attenzione del pubblico. E' un rapporto dialettico, che porta alla fine alla prevalenza degli indirizzi e delle esigenze dell'industria sul genere: il   giallo commercializzato e standardizzato, « fango, sesso e violenza » ha ben poco a che fare con le « Tre inchieste di Dupin », e il fumetto odierno, sia
Topolino che Satanik, è ben lontano dalle sue poetiche origini. Ma ciò che hanno in comune questi generi, e che rimane alla loro base, è il «divertimento» puro, la facilità del loro approccio al mondo fantastico del lettore. A questo punto, però, la fantascienza (la «science fiction», per dirla correttamente) comincia a divergere e differenziarsi. E ciò spiega perché sia necessaria una presentazione anche ad una collana di fantascienza, specie quando è così particolare
come questa che portiamo adesso al lettore italiano.
Sotto il nome di science fiction, infatti, è compreso un coacervo di tentativi letterari, operanti a livelli astronomicamente diversi tra di loro non solo sul piano della resa estetica, ma anche dei significati. Dare quindi una definizione globale di questo genere risulta una impresa assai più difficile ( se non impossibile) che per quanto riguarda il giallo, che può essere buono o cattivo, intelligente o banale, ma rimane chiuso in quel meccanismo eterno che è la lotta del 
«bene» organizzato contro il male, considerato estraneo al tessuto autentico della società descritta. Il giallo, cioè, è la simbologia della difesa dell'ordine e della morale della società in cui avviene l'azione. Ma la fantascienza cosa è mai? La sua base è spostata per definizione nel futuro, in una società ipotetica
ma deducibile, almeno nella sua configurazione tecnologica, dagli assi di sviluppo di quella attuale. Il parametro è semplicissimo, è il rovesciamento del
metro mentale che ci consente di interpretare e ricostruire le società del passato alla luce delle nostre conoscenze attuali: solo che il risultato è arbitrario, può essere determinato più facilmente e liberamente dalle convinzioni e dalle preferenze dello scrittore di quanto non sia possibile fare per il romanzo storico,  anche se pure in questo è riscontrabile un ampio margine di libertà interpretativa.
A questo punto i metri di valutazione del romanzo di science fiction si diversificano, secondo gli obiettivi che consciamente o meno sono stati fatti propri dall'autore. L 'obiettivo, in qualche caso, può essere puramente letterario: mirare cioè ad ottenere determinati risultati estetici, certe dissonanze e certe   cadenze possibili solo con l'introduzione di quel tale elemento di arbitrarietà fantastica che è proprio del genere. Il significato, in questo caso, non è diverso
da quello ottenibile, per altri mezzi, col romanzo contemporaneo: perché anche parlando di oggi si può istaurare una nuova «morality», creare situazioni estetico-morali che abbiano forma di apologo.
Ma la forma più completa di science fiction non è questa, in fondo occasionale. Si può sintetizzare invece nella definizione di un celebre scienziato e
scrittore di fantascienza, Asimov: « La science fiction è quel ramo della letteratura che costituisce la risposta degli esseri umani alle proposte della scienza e della tecnologia ». E' una definizione suggestiva, ma che probabilmente riguarda solo una parte della science fiction, quella cui hanno messo mano 
autentici scienziati ( e non sono pochi, sia negli Stati Uniti che in Unione Sovietica) , nel tentativo a volte riuscito splendidamente di dare forma narrativa adeguata a quelle ipotesi ed a quelle costruzioni che non potevano avere legittima esistenza nel mondo della scienza pura. E' un duplice tentativo di umanizzare l'ipotesi scientifica, dando vigore narrativo a previsioni esprimibili in termini simbolici, ed al tempo stesso di portare le caratteristiche della scienza occidentale, la sua gotica concezione di progresso, nel dominio della fantasia e delle lettere. C'è da chiedersi se a livello subcosciente lo scienziato-scrittore non cerchi una giustificazione del proprio operato attraverso la ricostruzione fantastica del futuro che egli sta contribuendo a determinare. Sta di fatto, comunque, che proprio grazie a questo contributo si opera uno dei più massicci tentativi) a livello di massa, di saldatura della frattura tra le due culture, umanistica e scientifica, di cui trattava lo scienziato inglese Snow in un libro che anche in Italia suscitò vivaci polemiche. Ossia, proprio la scienza, trattando
il background umano che meglio le si addice, cioè il futuro, restituirebbe alla narrativa ( che con la crisi del romanzo «ben fatto» si trova davanti a massicce difficoltà espressive e di contenuti), un aggancio concreto col mondo dei lettori, tirandola fuori dalle sabbie mobili della ricerca formale ed aprendole un
campo di esplorazione inusitatamente vasto.
L'equivoco consiste nel credere che ciò che difetta alla narrativa moderna siano i contenuti, e che la difficoltà formale non rappresenti una crisi di valori che nessun salto nel futuro può restituire se prima non sia chiarito definitivamente I'atteggiamento verso l'oggi. Perciò la narrativa fantascientifica rimane in un campo «minore», per quanto alto possa essere il suo livello e nobili le sue intenzioni; ed essa stessa potrà, probabilmente, attingere a ben altri risultati solo laddove la posizione delI'uomo verso il mondo che lo circonda risulti chiarita e semplificata in modo oggi imprevedibile. Il lettore continua a ricercare nella fantascienza sia la risposta di cui parlava Asimov ai problemi postigli oggi dallo sviluppo della scienza e della tecnica, sia l'evasione in un mondo fantastico carico di possibilità, l'equivalente della favola, o meglio ancora la proiezione in chiave avvenirista del mito della scienza che condiziona l'atteggiamento mentale dell'uomo della strada. E' un piano inclinato su cui è molto difficile non scivolare, e che può far precipitare la science fìction ( e spesso ciò accade)
allo stesso livello di una certa narrativa gialla, o fondersi addirittura con essa. Alcuni dei fugaci miti moderni, anzi, sono già compromesso tra favola,
fantascienza e giallo: si pensi a 007, alla frequenza dell'uso di favolosi mezzi tecnici nei racconti di spionaggio e di suspence, dove la presentazione di 
ritrovati tecnologici se non scientifici è la giustificazione ed il pretesto stesso della narrazione. Ma questa si esaurisce nel divertimento al livello più basso, in
una falsa liberazione dall' angoscia degli adattamenti ai modelli del vivere sociale .
Laddove invece il romanziere di science fìction non si lascia sedurre dal mito ed opera in piena sincerità, si opera una curiosa forma di proiezione. Invece del processo serenamente scientifico di previsione, sulla base dei dati di cui disponiamo, delle possibili componenti del mondo futuro, di cui parlava Asimov, lo scrittore proietta sul quadrante del futuro l'angoscia ed il disadattamento di cui oscuramente o chiaramente avverte i sintomi nel mondo in cui vive. Nasce così una delle caratteristiche più evidenti di una parte massiccia della science fiction, specie americana ed inglese: il pessimismo cosmico, la sfiducia nell'uomo e nel suo destino, che si colora spesso di tinte apocalittiche. Viene tradotto così il panico che l'uomo prova davanti al suo mondo ed al futuro, la sensazione di impotenza di fronte alle forze che lo dirigono e ne decidono la collocazione. Il disadattamento dell'uomo contemporaneo alle forme di vita in cui la società
lo cala, si estende non solo al futuro, ma alla condizione stessa primigenia dell'uomo: passato o futuro, ciò che lo attende è solo l' esaltazione di quelle stesse forze che lo schiacciano nel presente, ipotizzate come categorie eterne del vivere umano. A volte la contraddizione tra uomo e natura si sublima in quella tra uomo ed altre forme di vita planetaria, altre volte è l'uomo stesso che rimane protagonista positivo e negativo, e tende alla propria autodistruzione. E' 
difficile sottovalutare il valore di monito di un simile atteggiamento: le minacce che pesano sull'uomo moderno, da quella dell'alienazione totale, della trasformazione in una macchina per consumare, fino a quella di una guerra atomica che distrugga la civiltà e l'uomo stesso, sono costanti reali della nostra
esistenza, e lo scrittore che ne prende coscienza e lo traduce in narrazione non ha forse neppure il diritto di essere ottimista. Non può, cioè, contribuire a far spegnere in una ipotetica speranza l'allarme e la tensione che la coscienza di queste minacce suscita nell'uomo. Ma al tempo stesso, in questa a volte coraggiosa denunzia si insinua un elemento più profondo ancora di sfiducia assoluta, il mondo del futuro diviene solo la parabola che copre una illustrazione del mondo attuale, e l'atteggiamento verso presente e futuro si riduce alla negazione ed al terrore .
Si tratta, naturalmente, d'un panorama estremamente generico, ma di cui è possibile trovare le componenti in tutti i maggiori scrittori di science fiction
americani. Quanto, in tal modo, si rifletta nei loro libri una presa di coscienza della società in cui vivono, e di cui non riescono a vedere prospettiva di
positiva trasformazione, lo dice il paragone con un  altro filone di fantascienza, quello che questa collana si ripromette di illustrare in modo completo al
pubblico italiano; la fantascienza sovietica.
Inutile dire che gli scrittori sovietici di science fiction, anch' essi in gran parte scienziati, attribuiscono alla scienza un peso ed un valore a volte molto
maggiore rispetto a quelli di altri paesi. La cosa più interessante, però, non è la precisione scientifica, a volte elevatissima sia in testi americani che
sovietici, ma è l'atteggiamento verso la scienza e quindi verso il futuro. In genere, lo scrittore sovietico proietta anch' esso nel futuro, come i migliori tra gli americani, le sue convinzioni e le sue speranze o paure. Anch'esso parte dalla scoperta della inadeguatezza del mondo all'uomo; ma la scienza e la storia
sono visti positivamente, come fattori di effettiva liberazione, non come creatori di ulteriori incubi che riecheggino, ingranditi, quelli del mondo attuale. 
Notava Gian Franco Venè, in un saggio di alcuni anni or sono, che la caratteristica della narrativa di science fiction sovietica è la convinzione che gli
strumenti che l'uomo ha in mano possano salvarlo: l'organizzazione sociale, che in molti tra i più grandi science fictioner americani diviene incubo 
oppressivo, schiavitù moderna, per i sovietici è invece l'elaborazione d'un modello di vita che « crei » uomini migliori e privi dei conflitti anche interiori; la scienza non si stacca e contrappone all'uomo, ma rimane il suo strumento, da dirigere a seconda delle esigenze di un armonico sviluppo; l'universo non è
una oscura e sinistra foresta che ospita forze ostili all'uomo o addirittura la sua negazione, ma il terreno del suo sviluppo, e il luogo d'incontro con forze a
volta ostili, a volta amiche, in una riproduzione su scala cosmica delle vicende che hanno caratterizzato la storia dell'uomo. E' normale che anche in questo quadro continuino ad emergere inquietanti interrogativi: sarebbe un ottimismo ben ottuso quello che ritenesse privo di conflitti e di problemi, «teleguidato»,
il futuro della specie umana e dei suoi rapporti col mistero che ci circonda. Ma i piedi dei narratori di science fiction sovietici sono ben radicati in questo presente, e la loro valutazione del futuro non può prescindere quindi dalle linee di sviluppo connaturate alla loro società, proprio come gli americani non possono respingere il condizionamento, anche negativo, che la società in cui vivono induce in loro.
In questo quadro, il romanzo con cui apriamo questa collana è singolarmente esplicativo. Non solo perche uno dei protagonisti è un uomo d'oggi, anzi di
ieri: ma perche l'interrogativo centrale, che rimane in sostanza irrisolto, riguarda la storia dell'uomo, la libertà e la necessità dell'azione. Ricorda il dibattito
sulla «rivoluzione esportata»: è possibile mutare la storia di un popolo o di una razza modificando dall'esterno le sue vicende ? O bisogna lasciare che la
storia e la coscienza facciano il loro corso, limitandosi ad osservare dall' esterno ciò che avviene, anche se questo è ricco di male e di dolore che sarebbe possibile alleviare? Posto in questi termini, nei quali si riconosce oltre tutto la profonda probità morale degli autori, il problema diviene angoscioso. E, in un certo senso, irrisolvibile: ma al tempo stesso di una attualità vicinissima ai problemi ed agli ideali della società sovietica. Non manca neppure una certa retrospettiva tristezza, nella scoperta che un «mondo del bene» rende disarmati, di fronte al male, coloro che da esso sono formati. Resta la speranza, anzi la sicurezza che l'uomo non è oggetto passivo della storia, che di essa egli può prendere, e prende coscienza, nei modi più diversi: « Che cosa c' è di più bello
di un uomo che desidera strane cose? » domanda ad un certo punto uno dei protagonisti. Ed in questa frase è tutto il romanticismo e la fiducia nell'avvenire d'una società che si prefigge un mondo a misura d'uomo; ed è qui anche la differenza fondamentale con tutta l'altra produzione di science fiction mondiale. Perchè l'uomo, che secondo l'alterna visione viene considerato oggetto dello sviluppo degli elementi, delle sue stesse creazioni ed organizzazioni, qui
diviene veramente il paragone ed il protagonista, il centro motore; ed è lui la speranza, il futuro gli appartiene una volta che si renda cosciente del suo ruolo
e delle sue possibilità.
In questo atteggiamento sta la base del romanzo che vi presentiamo di Arkadi e Boris Strugatskij, due tra i più noti autori sovietici di science fiction; ed in genere questa è la tendenza di tutta la fantascienza sovietica, che con questa collana ci ripromettiamo di sottoporre all' attenzione non soltanto degli appassionati del genere, ma anche di coloro che cercano di comprendere meglio le forze che si agitano sotto la corteccia, a volte ermetica, della società sovietica. Il disegno a volte è ingenuo, di fronte alla scaltrezza anche letteraria di certi grandi autori americani di science fiction; altre volte invece
I'eleganza della costruzione può far risultare oscurati questi motivi dai valori letterari delle singole opere. Ma nel complesso, in tutta la produzione sovietica
si avverte questo anelito, e la fermezza di questa speranza. E' ciò, a nostro avviso, che ne fa un settore a parte d'un genere così ricco nel suo complesso di significazioni anche sociologiche, una specie di test degli umori e delle tendenze delle società umane contemporanee.
Franco Prattico

 
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