OGGETTI ANOMALI
RINVENUTI IN ITALIA
Oggetti
misteriosi, considerati fuori posto rispetto alla giusta collocazione storiografica,
sono stati ritrovati in quasi tutto il mondo: basti pensare al meccanismo
di Antikitera - risalente al 65 a.C. e funzionante come un moderno orologio
- o alle pile egizie e di Baghdad - che dimostra che gli antichi egizi
conoscevano già l'elettricità -.
Ebbene,
tali manufatti che sfidano l'archeologia ufficiale sono chiamati "OOPART"
- acronimo di Out Of Place ARTifacts ovvero "Oggetti fuori posto" - e la
loro origine risulta ignota ma gli studiosi non ortodossi sono soliti attribuirne
l'origine ad alieni o a sopravvisuti dell'antica e mitica Atlantide o a
ben specificati visitatori ultra-temporali e/o ultra-dimensionali. Manufatti
che minano la storiografia ufficiale e universalmente accettata dall'umanità.
E che il più delle volte sono censurati, insabbiati o confiscati,
da gruppi occulti, come: i MIB o Men in Black, i "Blue_Berrets" del famigerato
"Project Aquarius" o appartenenti al "OSI" - acronimo di Office of Scientific
Intelligence ovvero i servizi segreti scientifici degli Stati Uniti,
gli stessi che nel 1922 corruppero Howard Carter per occultare la mummia
aliena trovata nella tomba di Tutankhamen, scomparendo nel nulla durante
il trasporto del materiale al Cairo, e con esso gran parte delle foto che
ne dimostravano l'esistenza -.
Ora
andremo ad esaminare due tra i più significativi reperti ritrovati
in Italia e snobbati dalla scienza ufficiale.
1.
Anello piceno della dèa Cupra.
La
civiltà di Cupra, che comprendeva, nel VI secolo a.C., una vasta
regione comprensa tra il fiume Pescara e il fiume Foglia, e il cui epicentro
si trovava a Cupra Marittima e nell'ascolano, venne alla ribalta allorquando
tra i territori delle città di Cupra, Cassignano, Ripatransone e
Spinetoli, furono rinvenuti, in alcune tombe, molti anelloni in bronzo.
Questi erano caratterizzati da sei guarnizioni puntute convergenti verso
il centro, e furono ritrovati nelle tombe di alcune donne, deposte sul
loro ventre e che vi poggiavano sopra la loro mano destra. La loro funzione,
almeno per quanto riguarda la scienza ufficiale, è sconosciuta;
si sa solo che tali monili erano dedicati alla dèa Cupra, una misteriosa
creatura priva di volto e raffigurata con uno schermo sul viso e un paio
d'ali, simili, per molti versi, alle raffigurazioni attribuite ai Veglianti
di biblica memoria. Mentre la spiegazione data dai ricercatori non ortodossi
afferma che tali monili dovevano servire per far aprire un varco spazio-temporale
che la conduceva sulla Terra da un altro mondo. Comunque l'unica prova
certa si riferisce a due statuine in osso rinvenute all'inizio del XX secolo
dall'archeologo Dell'Osso in una tomba a Belmonte Piceno che sono tuttora
conservate presso il Museo Nazionale delle Marche ad Ancona. Un altro dato
curioso che fa riflettere: l'anellone, che veniva utilizzata dalla dèa
di Cupra, compare anche nelle mani del dio persiano Ahura Mazda, come si
può vedere nel bassorilievo posta sulla porta est del Tripylon di
Persepoli e risalente al VI o V sec. a.C. quindi allo stesso periodo degli
anelloni ritrovati nell'ascolano. Comunque ancora oggi il dilemma rimane:
come è possibile che lo stesso reperto fosse conosciuto simultaneamente
dai Cuprensi e dagli antichi persiani ? Al momento, altro in merito non
si sa o non viene detto per ovvii motivi di censura ed insabbiamento.
2.
La bussola Pelasgica
La
bussola Pelasgica configurata come una sfera ad antenne fa venire in mente
i disegni antichi raffiguranti proprio tali manufatti. Tale bussola pelasgica
la si può già trovare rappresentata sul capo del faraone
Ramsete II in una statuina in oro alta 7,2 cm e per molti studiosi di paleoastronautica,
come Erich von Denicken, forse potrebbe simboleggiare un antico contatto
dei sovrani con esseri di altri mondi. Mentre per l'archeologia ufficiale
è un simbolo la cui funzione è esclusivamente rituale, anche
se esso ricorre in alcune culture antiche, come quella fenicia, greca e
romana. In quest'ultima cultura, esso rappresentava nel caduceo di Mercurio
la possibilità di poter entrare in un'altra dimensione: il regno
dei morti. Alla fine degli anni ' 70 del XX secolo, l'archeologo bolognese
Mario Pincherle sosteneva che il caduceo di Mercurio era una bussola Pelasgica
di origine atlantidea e come prova portava il fatto che nell'antico recinto
cartaginese di Tanit era stata ritrovata una raffigurazione con tale oggetto
sulla tolda di una nave. Esso serviva come bussola d'orientamento. Tale
tesi è stata ripresa dalla rivista scientifica "Teknos" nel numero
del dicembre 1996. Altri fanta-archeologi ritengono che tale manufatto
aveva le funzioni di passaggio da un pianeta all'altro. Quindi il caduceo
o tale bussola pelasgica rappresentava il tramite per altri mondi, e ricorda
altresì uno dei motori anti-materia studiati dal fisico Bob Lazar
nella famigerata Area 51: in tale base segreta i servizi segreti militari
americani custodirebbero un motore alieno capace di alterare la materia
e soprattutto di creare un varco fra due dimensioni, come il manufatto
di cui ci stiamo occupando. (In merito si veda: il film "My Science Project"
o "Ritorno dalla 4^ dimensione" del 1986; l'episodio del serial T
V "Dark Skies" dal titolo "La Terra dei Sogni") In conclusione possiamo
affermare che forse tale manufatto potrebbe essere il ricordo mitizzato
e deformato di una tecnologia aliena, osservato e non compresa dagli antichi
. A tottoggi tale enigma rimane avvolta da un assoluto mistero, non
ancora del tutto chiarito.
IL
BASTONE DIMENSIONALE
Il
mito del bastone dimensionale che aveva il potere di permettere l'accesso
ad altre dimensioni e mondi ha una tradizione molto antica. Lentamente
esso assunse un suo ben preciso valore simbolico, così faraoni,
imperatori, re, principi, comandanti, giudici lo usarono come insegna di
dignità, di comando, di rispetto e quindi di obbedienza da parte
di un popolo o dei sudditi. Quindi acquistò tutte le prerogative
dello scettro e della corona. Il bastone vescovile ha uno stretto legame
col bastone sacro e magico, usata dagli antichi sacerdoti. L'antenato del
pastorale va ricercato nell'antico Egitto, nel "wr-hekau", strumento che
permetteva di usare la forza magica (heka) per le magie. Il pastorale vescovile
risale al V secolo, ovvero al 4° Concilio di Toledo. Esso vuole rappresentare
la forza della fede di cui si fa interprete il vescovo. E già nell'epopea
di Gilgamesh si raccontava della discesa nel mondo ultra-dimensionale degli
inferi di un personaggio dotato di un magico bastone. Bastone che nel corso
del tempo è poi diventato lo scettro dei sovrani Carolingi nel Medioevo:
e la sfera rappresentava la Terra ed il potere che il sovrano esercitava
sopra di esso. |