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ESSERI DI FUOCO
IN ITALIA
Già
in un precedente numero di "Mystero" ci siamo occupati delle impronte di
fuoco nel nostro paese indicandone i luoghi dove sarebbero stati visti
tali impronte. Ora ritorniamo sull'argomento, ma prima ci soffermeremo
sulla filmografia che ne ha anch'esso trattato.
In
"Monolith, impatto mortale" (Monolith) del 1993, una co-produzione USA-Ger,
diretto da John Eyres, con Bill Paxton, Lindsay Frost e Louis Gossett Jr,
si parla di una strana entità aliena che è oggetto di esperimenti
da parte di un segretissimo ente governativo statunitense cammuffato come
dipartimento di ricerche storiche. Nel film l'essere alieno così
verrà testualmente definito dal capitano di polizia che si sta occupando
del caso e che è interpretato dall'attore Gossett jr: "Una forma
di vita così avanzata da non avere nessuna fisicità; un parassita
dell'energia che ha bisogno di esseri tecnologicamente intelligenti come
ospiti di cui cibarsi e su cui costruirsi".
Anche
nel 11° episodio della 1^ serie di telefilm per la TV "X-Files" dal
titolo "Bruciati vivi" (Fire) dato in prima TV su Italia Uno il 27 luglio
1994 si parla di un maggiordomo dotato di facoltà pirocinetiche
oltre a possedere capacità di autocombustione anche se il suo corpo
sopravvive senza che si bruci. Ebbene un caso simile come descritto nelle
sucitate opere in celluloide sarebbe avvenuto nella penisola salentina
e avrebbero avuto come testimoni nientedimenoche militari dell'Esercito
italiano.
"Il
Quotidiano" del 13.4.1996 e "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 14.4.1996
riferirono di un incontro ravvicinato del terzo tipo con osservazione di
un'entità ed effetti collaterali sia elettromagnetici e sia fisiologici
e riportato per la prima volta all'attenzione del pubblico dallo studioso
Antonio Chiumiento il quale dopo un'intervista al testimone principale,
Claudio Mucignat, di Pordenone, ne divulgava l'inchiesta il 12 aprile 1996
tramite l'agenzia ADN-Kronos e da qui compariva, come detto, sui due suddetti
quotidiani. Ebbene mercoledì 18 maggio del 1994, il Mucignat, all'epoca
allievo ufficiale di complemento dell'Esercito italiano, mentre si trovava
per il suo corso d'addestramento presso la caserma "Nacci", sede dell'allora
base logistica della "Scuola d'Addestramento Truppe Corazzate", situata
in località Torre Venere, in Frazione Frigole, a circa 11 km a est
di Lecce, accadeva, come vedremo,
un
fatto alquanto mysterioso. Erano circa le 22, il cielo era sereno e limpido,
non era in corso nessuna esercitazione, i militari non di servizio erano
in libera uscita. Ma improvvisamente dall'alto del cielo sbuca una grossa
sfera fluorescente di color rosso-arancione che scende verso l'impianto
militare, adagiandosi a pochi metri dal recinto della caserma. Subito,
da tale luogo si sprigiona un fulmine, mentre la sfera sembra come ritornare
verso l'alto dei cieli. Istantaneamente i due marescialli di guardia e
il Mucignat, all'epoca allievo presso la seconda compagnia "El-daba", davano
l'allarme, facendo levare in volo due elicotteri e facendo muovere una
ventina di mezzi cingolati tra carri Leopard 1 e VCC (Veicoli da combattimento
cingolati per trasporto truppe), con l'obiettivo di andare a perlustrare
la zona del probabile impatto. Ma tutto risulterà inutile; infatti
i rivelatori a raggi infrarossi e gli intensificatori di luce, in dotazione
ai suddetti mezzi, come anche altre apparecchiature installate sulle consolle
di comando dei mezzi, non avrebbero rilevato alcunchè. Il punto
dell'impatto viene transennato. Dopo poche ore da tali avvenimenti, si
assiste ad viavai di funzionari e ufficiali, con in testa un generale di
brigata, del Ministero della Difesa provenienti tutti da Roma. Il tenente
colonnello comandante della caserma Nacci convince, i militari testimoni,
a non parlare di tale episodio. Così la notizia non trapela, viene
segretata ma la tensione tra i militari dela caserma cresce a dismisura.
Ed è proprio una pattuglia che appena 26 ore dopo i suddetti fatti
si trova oggetto di un mysterioso e sconcertante episodio. Al comando della
pattuglia di 15 militi si trova proprio il Mucignat. Dopo aver affidato
8 uomini ad un graduato, il Mucignat, armato di pistola e dotato di una
ricetrasmittente a lunga portata, si sarebbe diretto con sei altri soldati
verso una zona d'addestramento per cingolati. E' appena passata la mezzanotte,
il gruppo di Mucignat scorgeva una fonte luminosa rosso-arancione sospesa
a circa mezzo metro dall'apertura di un grosso carro armato. Il Mucignat,
pensando che si potesse trattare di un soldato di guardia che stesse fumando,
si avvicina, sempre insieme agli altri sei militi. Ma a questo punto la
luce si affievolisce, per assumere l'aspetto di una sagoma umnaoide alta
un paio di metri, come se fosse in fiamme, che si muoveva con un movimento
ondulatorio. Subito il Mucignat avrebbe preso la ricetrasmittente per comunicare
con il comando e chiedere istruzioni in merito, ma l'apparecchio non avrebbe
dato alcun segno di vita: era come se le batterie, comprese quelle di emergenza,
sembravano scariche !!! Il Mucignat a questo punto avrebbe ordinato agli
altri sei uomini, armati tutti di fucili automati leggeri BM-59 FAL, di
aprire il fuoco. Ma i soldati, al momento di sparare, si sarebbero sentiti
come paralizzati e anche il Mucignat non sarebbe riuscito a sparare con
la propria pistola di ordinanza Beretta calibro 9. Era come se la mente
fosse stata paralizzata o sotto controllo ipnotico indotto dall'esterno,
mentre i loro occhi lacrimavano. Dopo 5 o 6 minuti, che sembrarono interminabili,
la sagoma umanoide si sarebbe ridimensionata, ritornando alla forma di
una fiammella. Allo stesso istante gli uomini della pattuglia avrebbero
ripreso il controllo dei sensi e la radio avrebbe ripreso a funzionare,
dando la possibilità al Mucignat di avvertire il sottotenente ufficiale
di picchetto.
Alle
00,34 precise del 20 maggio tale pattuglia rientrava ammutolito al corpo
di guardia. Tutti erano sotto un forte shock, e rimasero d'accordo di tacere
sull'intera inquietante vicenda. Il mattino seguente però qualcuno
avrebbe rivelato l'episodio fin qui descritto. Tre dei militari coinvolti
sembra che fossero stati inviati presso l'Ospedale militare del Celio a
Roma, e in seguito congedati con la diagnosi di "disturbi psichici", secondo
il regolamento sanitario militare sostituito in seguito nel 1995. Mentre
gli altri sarebbero stati sottoposti ad accurati accertamenti sanitari,
mentre il Mucignat sarebbe stato trasferito presso la caserma di stanza
a Spilinbergo, in provincia di Udine. Poi, dopo altri cinque mesi di servizio,
sempre come allievo ufficiale di complemento, avrebbe terminato il servizio
militare nell'unità corazzata di stanza a Tauriano, sempre in provincia
di Udine.
Qui
è bene sottolineare il fatto che fin dagli inizi del 1979, per incarico
del Ministero della Difesa, l'organismo ufficiale che raccoglie le varie
segnalazioni "non identificate e anomale" che hanno come protagonisti appartenenti
alle Forze Armate è il "2° Reparto dello Stato Maggiore Aeronautica"
con sede a Roma, e diretto da un generale di brigata aerea. Ebbene, tra
le segnalazioni relative al 1984, non si accenna minimamente ai fatti clamorosi
ed eclatanti fin qui descritti. Che tali fatti siano stati oggetto di un
qualche "cover-up", ovvero "copertura ed insabbiamento" da parte degli
enti preposti alla censura e alla segretezza ??? Un modo per dire che nulla
in realtà si è verificato ??? E che quindi si sia potuto
trattare di un episodio da "allucinazione collettiva" ??? |