ANTICHI ASTRONAUTI IN AFRICA ?

Tra il 1958 e il 1959 veniva pubblicato il libro "A la découverte des fresques du Tassili", tradotto in italiano  col titolo "Alla scoperta del Tassili", dove l'etnologo francese Henri Lhote riferiva di una sua campagna di ricerche nel Sahara algerino, precisamente nell'area dell'Hoggar, nel sud-est dell'Algeria, sugli altipiani di Tassili. Ebbene, nei pressi del sito archeologico, già venuto alla luce nel 1938, di Jabbaren, che in tamasheq, la lingua dei nomadi Tuareg , significa "i giganti", individuava tra la gran quantità di pitture rupestri, un essere alto quasi sei metri e due altri esseri con arco e frecce. Queste due tipologie di figure rappresentavano, secondo Lhote: nel primo caso, un essere che lui definì "il Grande Dio Marziano", avente in testa un grosso casco con due occhi e collegato ad una specie di tuta spaziale, completo simile a quello che oggigiorno indossano i vari astronauti che di volta in volta viaggiano sullo Shuttle; nel secondo caso, invece, si sarebbe trattato di esseri scafandrati, con due antenne, forse rice-trasmittente, con archi e frecce. Si ritenne all'epoca che con molta probabilità i disegni rupestri risalissero tra i 5.000 e i 6.000 anni prima. Inoltre tra i veri disegni si individuavano disegni circondati da puntini i quali venivano interpretati come la "rappresentazione di campi elettro-magnetici". Teorie successivamente confermate dal sovietico Modest M. Agrest nel 1962, dai francesi Louis Pauwels e Jacques Bergier; dall'italiano Franco Bandini che pubblicò la vicenda nel suo libro del 1971 Il segreto dei dischi volanti; dallo svizzero von Deniken sul suo libro del 1969 "Gli extraterrestri torneranno"; nel 1980 sul libro di Ulrich Dopakta "Dizionario Ufo, glossario di preastronautica"; e nel 1969 dall'australiano Andrew Tomas col suo libro "Les secrets de l'Atlantide", uscito in Italia nel 1976. Poi nel 1977 il sovietico Vladimir I. Avinskij nel libro scritto in collaborazione col francese J. Bergier dal titolo "Livre des anciens astronautes", oltre a confermare tali supposizioni, aggiungeva che i disegni a base di cerchi concentrici rinvenute in quel sito e in altri vicini erano interpretati come "ufo in fase d'atterraggio".
In seguito, tra il 1979 e il 1986 l'archeologo italiano Antonio Muzzolino si spingeva oltre, affermando che anche gli altri disegni rupestri presenti nei dintorni di Tassili raffiguravano molte "teste rotonde con antenne per telecomunicazioni", chiamandoli anche lui marziani. Addirittura l'italiano Peter Kolosimo nel suo libro "Odissea stellare" portava all'evidenza del lettore che vi erano anche altri strani pittogrammi i quali raffiguravano esseri umani dall'aspetto zoomorfo, come nel caso del cosiddetto "Minotauro del Tassili"; oppure disegni che rappresentavano altri esseri che sembrano portare caschi spaziali ; oppure altri pittogrammi che raffiguravano esseri chiamati "i diavolini di Jabbaren", che sembrano indossare delle vere e proprie tute usate dagli astronauti.
Inoltre agli inizi del 1999 Erik von Deniken, in quella che era una sua opera sugli "antichi astronauti", riferiva  che nel sito di "Sefar 3", era possibile notare in una pittura rupestre un tipo particolare di alieno, simile ad un "grigio", e una "mantide". Tale sito risalirebbe a circa 7.000 anni fa,  e l'intero disegno rupestre fu battezzato "suonatore di corno e creatura femminile fantastica".
Che tali disegni rupestri non rappresentino le visite di antichi viaggiatori spazio-temporali e che siano stati per un caso fortuito avvistati da qualche nomade e che successivamente ne abbia lasciato la testimonianza con un disegno ai posteri ??? Intanto è bene riferire che a sud della cittadina marocchina di Marrakesh, sono stati individuati qualcosa  come 30 km di pitture rupestri risalenti a circa 10.000 anni fa e che devono essere tutte ancora studiate ed analizzate.    
Chissà quale altri sorprese ci riserveranno ???

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