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Le
pieghe dimenticate del tempo
di
Gian Paolo COSTANZO
(Marzo
2003)
Ai
limiti dello spazio, alla fine dell'Universo, passata l'ultima galassia,
aldilà dell'ultima stella, invisibile allo sguardo umano, a tutti
gli strumenti di ricerca inventati dagli innumerevoli esseri viventi nella
nostra realtà, esiste un pianeta.
Nessun
Sole non ha mai rischiarato o riscaldato la sua superfice. Nessun calore
é mai rimontato dalle sue viscere. La materia di cui é fatto
si compone di elementi sconosciuti nel resto dell'Universo, a parte l'idrogeno.
Il
pianeta é freddo, una temperatura che ben pochi posti nel cosmo
conoscono : lo zero assoluto !
Freddo
nel più profondo delle sue viscere, nei suoi atomi, nelle sue particelle
elementari, sino ai quark !
A
quella temperatura, che rende tutta la materia dura come l'acciaio, degli
strani fenomeni possono prodursi : tutti gli elementi possono diventare
dei conduttori perfetti. Anche il più perfetto isolante !
É
un mondo situato al di fuori del tempo e dello spazio. Che non ha mai conosciuto
l'acqua, il ghiaccio, í gas. Non ha mai conosciuto la vita : vita
tale quale noi possiamo immaginarla, o come potrebberlo immaginarla tutti
gli esseri viventi del cosmo.
E
purtanto la vita é presente. Egli " É " vivente !
Vive
una vita strana, fatta di scambi d'energia e non di scambi chimici. Guidato
da un'intelligenza analitica e priva di sentimenti, aliena a tutto quello
che era oppure sarà vivente nell'Universo.
Un'intelligenza
nata quando una particella d'energia vagabonda ha colpito uno dei suoi
atomi, creando la prima sinapsi atomica.
Intelligenza
che si é sviluppata nelle ere senza fine, ogni volta che radiazioni
cosmiche lo colpivano, sino al giorno in cui la prima immagine-pensiero
é scaturita : " Io! "
Quanti
millenni furono necessari per sviluppare le sue facoltà celebrali
? Per imparare ad analizzare e ragionare ?
Quanto
tempo per prendere coscienza della sua esistenza ? In che modo
e perché viveva ? Come si sviluppava il suo intelletto
?
Quanto
per riunire tutti gli atomi che componevano la sua massa, attraverso dendriti
ed axoni, in sinapsi energetiche equivalenti a quelli che mettono in contatto
í neuroni del cervello umano, trasformando la totalità della
sua massa in un gigantesco cervello ?
Abissi
di tempo, inconcepibili per la coscienza umana !
Non
possedeva organi di visione, orecchie per ascoltare ; dell'Universo
che costeggiava il suo piccolo nido temporale, senza mai toccarlo, non
poteva percepire che le vibrazioni e le radiazioni residue della materia
e dell'energia.
Lui,
che si trovava fuori del tempo, dovette impararne il significato: l'elemento
temporale era indispensabile per decifrare í segnali che riceveva.
Il
significato dello scorrere del tempo era, per lui, solo collegato alla
nascita ed alla scomparsa delle vibrazioni oppure delle radiazioni, che
riceveva, specifici per ogni elemento od energia. Imparó a riconoscerli,
a collegarli tra di loro per formare un'immagine dell'Universo logica e
coerente, a costruire teorie ed ipotesi sull'evoluzione del creato, ipotesi
che in seguito verificava analizzando í segnali ricevuti.
Definí
la sua età stabilendo che uno dei suoi anni corrispondeva alla durata
della vita del solo elemento comune in tutto l'Universo: l'idrogeno.
L'atomo
d'idrogeno nasceva col "Big Bang " e scompariva con l'ultima contrazione,
quando si riformava " L'atomo Originale "
Lui
non subiva le espansioni-contrazioni della nostra realtà. Era nato
in una zona neutra, immutabile, una piega dello spazio e del tempo, dove
tutte le forze si neutralizzavano, lasciandolo , spettatore immortale delle
nascite e delle morti del nostro Universo.
Esistevano
altri Esseri-pianeti come lui ? Possibile, la fredda logica del suo ragionamento
non lasciava spazio al dubbio, ma non aveva mai potuto stabilire un contatto
con uno dei suoi ipotetici fratelli.
Si
nutriva ? Certamente, ma non con ció che noi consideriamo
un nutrimento.
Assorbire
le vibrazioni e le radiazioni era, forse, il suo modo naturale di nutrirsi.
Captare,
analizzare, riconoscere, riprodurre nel suo spirito gli elementi che le
emettevano nel resto dell'Universo, quella era la sua vita, la sua sola
attività.
Con
í dati percepiti poteva formulare ipotesi sul funzionamento dell'Universo
e dei suoi elementi, viventi o no, sulla vita e la morte degli astri e
degli esseri viventi : Dai virus alle galassie.
Immagazzinava
ed archiviava tutti í dati nella sua memoria, aspettando il più
piccolo segno che confermasse le sue analisi ed ipotesi.
Gian Paolo COSTANZO