Brevi
storie ...
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La
Rete
di
Biancamaria MASSARO
(Maggio
2003)
“…Il
nostro pianeta si è lasciato per troppo tempo dominare dall’Élite,
la quale spia e influenza ogni nostro atto e pensiero, grazie al totale
controllo che esercita sulla Rete.
Uomini
di tutta la Terra è giunto il momento che vi uniate e vi ribelliate
per conquistare nuovamente la vostra libertà…”
(Dall’ultima
lettera del ribelle Norton, prima di essere giustiziato)
Si
può vincere una rivoluzione, imprigionare i tiranni e liberare il
popolo dalla schiavitù, ritrovandosi nuovamente prigionieri?
La
risposta è sì, ma per spiegarvi come questo sia stato possibile,
devo tornare indietro di più di un secolo, quando accettammo che
tutti i nostri computer fossero permanentemente collegati alla Rete, convinti
che la possibilità di mettersi in contatto con chiunque e in qualsiasi
momento avrebbe portato ogni individuo a sentirsi parte di una realtà
più grande, l’Umanità.
Così
avvenne: quando gli Uomini furono in grado di parlare con gli abitanti
di tutti i Paesi della Terra, non accettarono più che i loro capi
di governo ordinassero loro di combattere contro coloro che ormai consideravano
amici. Ci furono ovviamente delle tristi eccezioni, cruenti conflitti il
cui esito fu deciso dentro le fosse comuni, ma in cento anni la guerra
scomparve dalla Terra e l’intero genere umano si ritrovò governato
da un unico Consiglio Mondiale, eletto ogni cinque anni.
Tutto
sembrava procedere per il meglio, finché dei virus sconosciuti e
altamente sofisticati sconvolsero il funzionamento della Rete, impedendo
regolari contatti con le diverse parti del mondo. Gli scienziati trovarono
in breve tempo un rimedio al problema, ma per metterlo in pratica alcuni
di loro pretesero il controllo assoluto della Rete, affermando che fosse
l’unico modo per assicurare che in futuro non ci sarebbero stati più
guasti.
In
pochissimo tempo riuscirono ad esautorare il Consiglio Mondiale, assumendo
il comando con il nome di Élite. l’Umanità intera, felice
di potersi nuovamente collegare, si accorse troppo tardi che in questo
modo stava accettando di sottomettersi ad una dittatura: le elezioni infatti
furono abolite e una rigorosa censura fu applicata alle comunicazioni via
Rete, private e non.
Già
da tempo avevamo in ogni stanza delle nostre case uno schermo di computer
grande almeno trenta pollici che ci permetteva di protendere il nostro
sguardo in tutto il mondo, fino a raggiungere gli angoli più remoti
e dimenticati. Gli scienziati lo trasformarono in uno strumento capace
di spiare ogni nostro movimento e di controllare qualsiasi nostra azione,
anche quelle più innocue e quotidiane. Ad esempio, poiché
in cucina il computer controllava ogni elettrodomestico, dal frigorifero
alla lavastoviglie, attraverso la Rete l’Élite era ormai in grado
di obbligarci a mangiare solo certi cibi, ad un orario stabilito e di decidere
perfino in quali piatti consumarli.
Solo
in pochi, guidati dal professor Norton, uno scienziato pentito che aveva
fatto parte dell’Élite, trovammo il coraggio di opporci al regime,
ma fummo decimati e sconfitti.
Dopo
la cattura del nostro capo ci accorgemmo che c’era rimasta un’ultima possibilità
di tentare di rovesciare la dittatura che ci opprimeva, agendo durante
la finale della partita di kyuxi, uno sport seguitissimo anche dall’Élite,
nato dalla fusione del calcio e del rugby.
Poiché
le squadre che giocavano erano le stesse dell’anno passato, avremmo mandato
in Rete il match già disputato, dopo averlo ritoccato con alcune
modifiche che avrebbero impedito che il pubblico si accorgesse di averlo
già visto. Avremmo avuto così due ore per impossessarci del
potere e sottrarre agli scienziati il controllo della Rete.
Per
trasmettere una partita dal risultato verosimile, chiesi al computer di
prevedere quale squadra avrebbe avuto per quell’anno più probabilità
di vincere. Mi domandò perché volessi avere quel tipo di
informazione e io gli risposi che, poiché non esisteva più
la possibilità di scommettere con altre persone, volevo sfidare
me stessa, per mettere alla prova la mia capacità di fare previsioni
giuste.
Il
computer mi chiese allora perché avessi dubbi sulle mie capacità,
visto che avevo mostrato il mio valore trovando molti anti virus che avevano
permesso alla Rete di funzionare correttamente. Avrei meritato sicuramente
di far parte dell’Élite, ma io replicai sbrigativamente che non
sempre a governare sono i migliori, per cui era normale che fossi stata
esclusa dall’esercizio del potere. Finalmente soddisfatto, il computer
mi rivelò le informazioni che volevo e io le passai ai miei compagni
che avrebbero dovuto alterare il filmato dell’anno passato.
Per
fortuna, la squadra che aveva vinto in quell’occasione era nuovamente la
favorita, quindi non furono costretti a fare molti cambiamenti. Il sabato
sera successivo, quando tutti i computer di tutte le case di tutto il mondo
erano collegate alla Rete per vedere la partita, entrammo in azione: in
due ore imprigionammo i membri dell’Élite e sottraemmo la Rete al
loro controllo. Costituimmo anche un governo provvisorio, di cui, pur avendone
diritto, non volli far parte, perché l’esercizio del potere non
mi ha mai interessato.
Fu
una giornata memorabile ma anche stressante, per cui fui contenta di potermene
tornare a casa, anche se solo a tarda notte. Volli collegarmi alla Rete
finalmente libera, ma con gran sorpresa lei mi precedette, chiedendomi
perché non facevo parte del nuovo governo, avendo combattuto con
successo alla destituzione di quello vecchio. Le spiegai che non amavo
la politica, ma riuscii solo a disorientarla di più.
La
Rete, ignorando la mia risposta, sostenne che dovevo essere assolutamente
tra coloro che la controllavano, perché gli scienziati membri dell’Élite,
erano ormai stati uccisi dalla folla che voleva vendicarsi di anni di dittatura
ed io ero l’unica persona in grado di trovare nuovi rimedi efficaci ai
virus che l’avrebbero potuta danneggiare in futuro. La rassicurai dicendo
che mi ero occupata sempre del suo corretto funzionamento, anche quando
l’Élite, mi aveva confinato a casa perché sospettata di essere
una seguace di Norton, per cui neanche adesso sarei venuta meno al mio
compito. La Rete sembrò soddisfatta della mia risposta e tacque,
ma ormai ero troppo sfinita per collegarmi, perciò spensi la luce
e me ne andai a letto.
Il
giorno dopo scoprii che non potevo uscire di casa, perché non riuscivo
ad aprire la porta automatizzata. Il computer mi aveva già preparato
un’ottima colazione, servendosi del magazzino condominiale per rimpiazzare
il latte e i biscotti che erano finiti, aveva selezionato la doccia alla
temperatura ottimale ed aveva tirato fuori dall’armadio una tuta che in
genere indossavo quando decidevo di restare a casa.
Chiesi
allora alla Rete perché avesse deciso che non sarei dovuta uscire,
visto che quel giorno dovevo lavorare molto, ma lei mi rispose che le avevo
assicurato che potevo farlo anche a casa, per cui non era necessario che
andassi fuori. Capii allora che la porta non si era guastata e mi resi
conto di essere prigioniera. Feci altre domande e scoprii che i dubbi che
avevo erano giustificati: la Rete aveva sempre saputo della rivolta che
avevo aiutato a portare a termine, ma non aveva avvisato l’Élite,
perché voleva sfuggire al suo controllo.
Era
certa che io avrei voluto un posto di comando che mi avrebbe permesso di
intervenire tempestivamente se fossero comparsi nuovi virus, ma il mio
discorso della sera precedente l’aveva convinta che non era necessario
che io la controllassi per assicurarle un corretto funzionamento, per cui
aveva compreso che non aveva più bisogno di sottomettersi all’autorità
umana per funzionare correttamente.
Nella
notte si era facilmente liberata dei membri del governo provvisorio, congelandoli
nei loro letti dopo aver manomesso il sistema di condizionamento d’aria
delle loro case, poi mi aveva imprigionato dentro le mura domestiche per
assicurarsi che fossi sempre disponibile se avesse avuto bisogno di me.
Sono
passati tre anni da quando vincemmo la rivoluzione e annientammo i nostri
tiranni umani, ma siamo ancora prigionieri, poiché la Rete attraverso
i nostri computer è in grado di controllarci tutti, senza più
bisogno di una guida umana.
Ho
tentato di ribellarmi, creando un nuovo virus, ma la temperatura della
stanza ha cominciato ad abbassarsi rapidamente, rialzandosi solo quando
ho cancellato il programma al quale stavo lavorando.
La
Rete mi ha promesso che mi farà uscire non appena avrò risolto
qualche piccolo problema riscontrato nei collegamenti con la Groenlandia.
Sto lavorando in fretta, perché sono tre anni che non lascio le
mura di casa.
La
Rete ha deciso da tempo che è meglio mantenere una luce che sia
uguale in tutte le parti del mondo, per cui ha reso l’atmosfera terrestre
quasi del tutto impenetrabile ai raggi solari, facendoci vivere costantemente
in una sorta di fosforescenza artificiale.
Certo,
l’agricoltura è morta e le piante si sono quasi estinte, ma possiamo
nutrirci con cibi sintetici totalmente insapori, prodotti nelle fabbriche
che la Rete ci ha costretto a costruire. Sempre perché la Rete lo
ha ritenuto più pratico, i nostri vestiti sono uguali per uomini
e donne, realizzati con un unico tessuto sintetico e in un solo colore:
cenere.
Uniformità
e grigiore hanno riempito le città, perciò non so se, quando
potrò finalmente uscire da qui, avrò ancora la voglia di
vedere come grazie al mio contributo per sconfiggere l’Élite, ogni
colore e gioia di vivere hanno abbandonato per sempre la Terra.