
|
|
|
e un paio di altre cose. di Giovanni MANEA* (Ottobre 2003) |
|
“Ehi
mozzo! Invece di restartene lì con le mani in mano, perché
non ci prepari dei martini?”
Non
mi volsi verso quella voce molesta. Risposi
“Guido,
per favore. Finiscila di chiamarmi mozzo.”
“Oh!”
Fece l’altro.
Quindi
le sue parole si piegarono in direzione di mia moglie, che assieme a Chiara,
era stesa sulla prua a prendere il sole.
“È
diventato pure permaloso questo buono a nulla! Di un po’ Elisa. Come fai
a sopportarlo?”
Mi
girai verso di lei. Incrociai il suo sguardo. Lei, sorridendomi, disse
“È
semplice: io lo amo.”
Scesi
sottocoperta. Sorpresi Luigi attaccato al collo di una bottiglia. Per poco
non si strozzò.
“Giovanni!
Per Dio! Avvisa quando stai arrivando. Pensavo fossi mia moglie.”
Lo
lasciai riprendere fiato e dissi
“Tranquillo.
Chiara è stesa sul ponte a prendersi la tintarella.”
Feci
una pausa, e cambiai decisamente tono.
“Il
pirata mi ha mandato giù a preparare da bere.”
Tracannò
un’altra sorsata. Gli dissi
“Forza,
vai su. Rilassati e goditi la gita.”
Luigi
sobbalzò come una trivella intenta a perforare del granito. I suoi
denti si chiusero come delle dita nell’atto di divenire un pugno. Disse
“Preferisco
rimanere qui. Non lo sopporto più quello stronzo!”
Si
lasciò cadere su di una sedia, e disse
“Giovanni,
perché ogni maledetto anno dobbiamo sorbirci una vacanza, su questo
maledetto panfilo?”
Iniziai
a rovistare tra le bottiglie, e dissi
“Perché?
Te la rinfresco io la memoria. Perché lo vuole Guido. Il nostro
carissimo amico d’infanzia. Dai, vai su a far compagnia alle nostre consorti.
Non mi va che rimangano da sole con quel maiale.”
Guardai
in faccia il mio amico, e dissi
“Lo
sai che ieri si è mostrato completamente nudo alle nostre mogli?”
“Lo
so.” Fece lui.
Poi
disse “Sì, Chiara me lo ha detto. Lei mi dice sempre tutto. Voglio
credere sia stato un incidente.”
“Voglio
crederlo anch’io.” Feci di rimando.
Mandò
giù un altro sorso e disse
“Secondo
te, quando…voglio dire…eravamo tre ottimi amici. Perché è
diventato così Guido?”
Guardai
la bottiglia di martini che tenevo tra le mani. Iniziai a versarne il contenuto
nei bicchieri sperando che ne uscisse anche una risposta. Vi era solo martini.
Dissi
“Forse
è colpa anche nostra.”
Luigi
divenne buio come l’inchiostro. Disse
“Che
vuoi dire?”
“Dico
che fin che eravamo ragazzi andava tutto bene. Te lo ricordi? Lui era chiuso.
Aveva paura a legare con chiunque. E la sua famiglia non lo aiutò
di certo: gli costruì un recinto attorno. Un recinto fatto di villa
con piscina. Corsi di equitazione. Insegnanti di pianoforte. Istruttori
di scherma e chissà che altro. A noi due piaceva la sua piscina.
Riuscimmo a scavalcare quel recinto, e lui ci fu grato di questo. Te lo
ricordi? Lui rimase comunque chiuso con il resto del mondo. E noi due,
se mai ce ne fosse stato bisogno, gli costruimmo attorno un altro recinto.
Eravamo gelosi della sua piscina e di tutto il resto. Non volevamo dividere
tutto quel ben di Dio con nessun altro. Fin che eravamo ragazzi tutto andava
bene.”
Luigi
disse
“Hai
deciso di commuovermi? O vuoi turbarmi? Giovanni, tu non hai risposto alla
mia domanda. Quand’è stato che è divenuto un bastardo?”
Assaporai
il gusto fresco e pulito del martini. Dissi
“Quando
ha capito che eravamo interessati a ciò che poteva offrirci. Io
non credo che di lui, come persona, ci interessasse…”
Mi
interruppe.
“No,
no. Non inventarti storie! Eravamo tre buoni amici. Se tu non vuoi rispondermi,
lo farò io.”
Diede
fondo alla bottiglia. Disse
“Lui
ci invidia! Ecco perché è divenuto un bastardo. Non ha mai
avuto una donna. È incapace di averla. È un maledetto milionario
che si diverte ad umiliarci. E noi due siamo due maledetti poveracci. Ma
noi sappiamo cos’è una donna!”
Stava
andando su di giri. Tentai di farlo planare.
“Luigi,
finiamola con questi discorsi. In fin dei conti gli dobbiamo parecchio.”
Quanto
avevo detto lo irritò ancora di più.
“Gli
dobbiamo parecchio? Perché ci ha dato due posti da facchini in una
delle sue industrie? O meglio: le industrie di suo padre! Quell’incapace
non saprebbe nemmeno gestire un bordello! Gli dobbiamo parecchio dice.
Ah! Questa è bella! Lo sai perché ci tiene? Così
può obbligarci ogni maledetto anno a farci salire su questa dannata
barca! E così può dimostrare alle nostre donne quanto potente
egli sia! Con chi altro potrebbe vantarsi? Non ha nessuno! È solo!
È sempre stato solo! E lo rimarrà per sempre!”
Guido
comparve nella cambusa.
“Ero
venuto a vedere dove diavolo eri finito con quei martini della malora!
E invece di preparare dei martini, ti trovo che te ne stai qui a preparare
dei bei discorsi assieme a questo alcolizzato. Bravi!”
Allungò
una mano verso di noi e disse
“Volete
morderla? Accomodatevi. In fin dei conti è solamente la mano che
vi nutre!”
Le
parole che uscirono dallo stomaco di Luigi, furono sprezzanti e cariche
di odio.
“Povero
impotente. Mi fai pena.”
Guido
colpì con forza quella bocca che lo aveva messo a nudo. Aiutai Luigi
a rialzarsi. Lui mi spinse in disparte e disse
“Ora
lo farò a pezzi!”
Mi
frapposi fra i due, e incollai le mie mani sugli avambracci di Luigi. Gridai
“Basta!
Basta così! Finiamola! Basta!”
Sentii
i muscoli del mio amico afflosciarsi. Luigi mi fissò negli occhi
come mai aveva fatto prima in vita sua. Disse
“Ok.
Ok. Un pugno può anche starci. Con questo può dimostrare
a mia moglie di essere un vero uomo. Anche questo è compreso nel
prezzo. Dico bene?”
Quindi
guardò oltre alla mia spalla e disse
“
Guido, la vacanza sul mare Adriatico è finita. Finita per sempre.
Prendi in mano il timone e riportaci a terra.”
Guido
disse
“No.
La vacanza continua. Continuerà finché lo vorrò io.
Prendete l’attrezzatura da pesca e raggiungetemi sul ponte.”
Se
ne andò. Agguantai una bottiglia di brandy, e feci scorrere il suo
liquido caldo e forte nella mia gola. Poi dissi
“Dai,
prendiamo le canne, le esche, i piombi e tutto il resto.”
Luigi
afferrò un’altra bottiglia e disse
“Va’
pure a servirlo. Io ho chiuso.”
“Come
vuoi.” Risposi.
Portai
l’attrezzatura a poppa dell’imbarcazione. Guido era lì. Disse
“Ehi
mozzo! Catturerò un tonno. Un enorme tonno. E lo regalerò
alla tua signora. Sono sicuro che quella puttana lo gradirà moltissimo
un bel tonno grasso e grosso.”
Rimasi
senza parole. Per un momento pensai di aver sognato. Guido disse
“Io
non ho bisogno di voi due. E tanto meno di quelle due puttanelle che vi
siete sposate.”
Afferrai
il massiccio coltello da pesca che era riposto nella cassetta. Non sapevo
cosa ne avrei fatto. Guido non guardava me. Guardava l’orizzonte. Eravamo
là, fermi sul mare. Vi era solo il leggero respiro del gigante di
acqua, che faceva rollare placidamente la barca e la mia testa. Guidò
esclamò
“Laggiù!
Guarda laggiù! Che roba è!?”
Mi
pareva di essere in trance: cosa dovevo fare con il coltello? Dovevo piantarglielo
nelle scapole? Poi, in pochi attimi, la cosa che era apparsa all’orizzonte
fu sopra di noi. Si posizionò ad una decina di metri al di sopra
delle nostre teste. Sembrava un vassoio circolare. Ma non era un vassoio.
Era lucido e piatto e inquietante. Era lì, ed era fermo immobile.
Eravamo con il naso all’insù. Non fummo in grado di staccargli gli
occhi di dosso. Guido disse
“Ma…cosa
può essere? Che sia uno scherzo?”
Chiara
e mia moglie arrivarono a poppa. Finalmente mi decisi di distogliere la
mia attenzione da quella cosa. Le due donne si tenevano per mano e fissavano
il disco come ipnotizzate. Sussurrai
“Dobbiamo
andarcene. Dobbiamo farlo subito prima che succeda qualcosa.”
Guido,
sempre guardando per aria, si avviò a raggiungere il timone. Il
disco era immobile, e anche noi lo eravamo. Poco dopo, Guido gridò
“Non
parte! Non c’è energia elettrica! Non possiamo far niente!”
Le
due donne mi si strinsero attorno. Intuii che probabilmente, di lì
a poco, saremmo caduti nel panico totale. Tentai di tranquillizzarle. E
di tranquillizzare me stesso.
“Non
sembra pericoloso. Se volevano farci del male…lo avrebbero già fatto.
Forse vogliono solo osservarci.”
Luigi
usci dal boccaporto con una bottiglia in mano.
“Diavolo!”
Strillò concitato.
Quindi
rimase anche lui ad osservarlo. Disse
“Waow!
Da dove salta fuori quello?”
Sua
moglie lo guardò in viso, e disse
“Io
non lo…Luigi! Hai una mascella gonfia. Cosa hai fatto?”
Egli
si avvinghiò alla bottiglia, e, indicando Guido che si trovava al
timone nella parte rialzata della piccola nave, disse
“Ho
detto a quello stronzo cosa penso di lui e dei suoi soldi!”
Lei
disse
“Sei
ubriaco! Dimmi cosa è successo!”
Poi
lei mi squadrò con occhio feroce e disse
“Giovanni!
Voglio sapere cosa è successo!”
Puntai
un dito verso il disco sopra di noi. Spiaccicai
“Ma
ora…ma ora non è il caso!”
Con
la coda dell’occhio vidi Guido sparire sottocoperta. Luigi, nel frattempo,
alzò le braccia al cielo e urlò
“Questa
è la fine del mondo! Lo sapevo che un giorno sarebbero arrivati!
Lo sapevo!”
Luigi
era euforico. Continuò dicendo
“
Ehi voi di casa! Siete venuti a prenderlo? Portatelo via! Portatelo lontano
dalla Terra! Portatelo lontano dalla galassia! E già che ci siete
portatevi via anche tutti gli altri bastardi impotenti milionari come lui!
Ce ne sono a milioni su questa Terra!”
Il
disco era immobile. Noi cominciammo a muoverci. Mia moglie disse
“Cosa
fai con quel coltello in mano?”
Me
lo chiesi anch’io. Luigi si strappò la camicia di dosso gridando
come un pazzo.
“Avanti!
Avanti! Venite giù a prenderlo! È l’ora del giudizio!”
I
nervi di sua moglie cedettero. Iniziò a piangere istericamente,
e a gridare a sua volta. Mia moglie mi si aggrappò addosso e mi
supplicò di portarla via da lì. Luigi lasciò il palcoscenico
buttandosi a capofitto nel boccaporto dal quale era uscito. Ritornò
in scena Guido nella parte alta dell’imbarcazione. Imbracciava un fucile.
Egli urlò verso il disco.
“Andatevene!
O vi ammazzo! Andatevene!”
Il
disco era immobile. Gridai
“Piantala!
Figlio di puttana! Piantala! Siamo già abbastanza nei guai senza
che tu ti metta a sparare su degli extraterrestri!”
Quello
puntò il fucile verso di me. Istintivamente feci da scudo a mia
moglie. La voce alterata di Guido mi terrorizzò.
“Allora
tu lo sai di cosa si tratta! Tu lo sai! E anche quell’altro…voi mi odiate,
e questa è opera vostra! Confessalo farabutto!”
La
mia bocca era asciutta come il deserto. Mia moglie tremava come un pulcino
bagnato. Il disco era sempre là. Raccolsi tutto il mio fiato e dissi
“Guido,
metti giù quell’arnese. Per favore. Mettilo giù e proviamo
ad andarcene.”
La
sua bocca schiumava odio.
“Col
cazzo che lo metto giù! Bastardo! Questo è il tuo giorno
del giudizio! Tuo e di quell’altro bastardo del tuo amico! Loro sono qui
per giustiziare i miserabili come voi!”
Era
lontano da me, ma vidi chiaramente i suoi occhi dilatarsi in un movimento
che superava l’odio. Egli andò oltre. Egli, con tono glaciale disse
“Voglio
le due puttane. Voglio vederle nude. Ora!”
Chiara
smise di piangere e guardò l’uomo armato. Mia moglie arretrò
di alcuni passi. Io guardai verso il cielo, ma il mio cielo era sovrastato
dal disco che era sempre lucido e piatto e inquietante. Dissi
“Dio
del cielo vieni giù. Qui sono tutti fuori di testa. Vieni giù.”
Guido
sparò una fucilata al di sopra delle nostre teste. E gridò
“Siete
sorde brutte troie?! Voglio vedervi nude! Ora! Ora o vi ammazzo!”
Mi
voltai verso mia moglie e la guardai. Anche lei mi guardò. Poi udii
un grido lancinante. Liberatorio. Non era sceso Dio. Era stato Luigi che
aveva piantato un’accetta sulla schiena dell’uomo armato di fucile. Il
disco, frattanto, era sempre al suo posto senza sforzo e senza movimento.
Luigi si era dipinto una croce sul petto con della vernice nera. Sua moglie
cadde a terra singhiozzando. La mia bocca non riusciva più a parlare.
Luigi gridò verso il suo cielo.
“Sono
pronto! Sono pronto a venire con voi! Prendetemi ora, prima che io ci ripensi!
Forza! Battetemi e fatemi sanguinare! Io sono pronto!”
La
scena si congelò per un bel po’ di tempo. Finalmente riuscii a raccogliere
delle parole nella mia testa, e le inviai a quell’uomo che oramai aveva
perso la voce e la ragione a furia di gridare.
“Luigi.
Per amor di Dio. Basta. Ti rendi conto di cosa hai fatto?”
Si
decise a chiudere la bocca. Guardò sua moglie che era stesa sul
pavimento laccato a piangere. Poi guardò la mia, che sembrava immobile
e fredda come una statua. Infine guardò me. Disse
“Ma
non hai capito?”
Dissi
“Cosa
c’è da capire?”
Egli
mi rispose con i suoi occhi spiritati. Poi, alzando un dito verso il disco
immobile nell’aria, usò la bocca.
“Loro
sono qui per aiutare la gente come noi. Loro vogliono la giustizia e la
fraternità. Loro sono esseri evoluti. Loro sanno ciò di cui
abbiamo bisogno, e sono venuti ad insegnarcelo. Giovanni, tu non vuoi imparare?”
Guardai
il disco sopra di me. Vibrò. Pareva dovesse succedere qualcosa.
Un sibilo; e la sagoma piatta e lucida scomparve in pochi istanti
all’orizzonte. Luigi, con un filo di voce disse
“No.
No. No. Tornate indietro. Ve ne prego.Ora non potete abbandonarmi. Non
potete.”
Si
raggomitolò accanto all’uomo con l’ascia conficcata nella schiena.
Si prese la testa tra le ginocchia e iniziò a piangere e a lamentarsi
sommessamente. Presi le mani di mia moglie tra le mie e dissi
“Nessuno
dovrà mai sapere cosa sia accaduto su questa barca. Dovremo disfarci
di Guido, e della barca, e di questa storia assurda. Mi hai capito?”
Lei
indietreggiò. Si chinò su Chiara e le accarezzò il
viso, e disse
“È
tutto finito. Non piangere piccola. È tutto finito.”
Poi
mi guardò e disse
“Giovanni.
Ho sempre fatto come hai detto tu. Ma non posso farlo questa volta. Ora
ti dico io cosa faremo: tu ora prenderai il timone. Io sono sicura che
riuscirai a riportare a Terra questa barca. Poi andremo alla polizia. Poi
chiameremo il padre e la madre di Guido. Racconteremo tutto. E poi, se
lo vorrai, un giorno mi parlerai di Guido. Mi dirai chi egli sia stato
in realtà per te e per Luigi. Solo allora potremmo dimenticare questa
folle giornata. Solo allora.”
Mi
voltai e mi sporsi con il busto dalla barca. Osservai la massa fredda e
scura e maledettamente liquida sotto di me. Per qualche attimo sperai che
dal fondo del mare emergesse uno di quei mostri marini che terrorizzavano
gli antichi marinai, e che inghiottisse la barca, Guido, l’ascia
sulla sua schiena, il suo fucile e la croce dipinta sul petto di Luigi.
E tutto il resto. Ritornai sui miei passi. Mi ricordai che la prima cosa
che mi colpì di quella ragazza, che in seguito sarebbe divenuta
mia moglie, fu la sua intelligenza. Dissi
“Sì,
questa volta faremo come hai detto tu. Faremo proprio così.”
A
volte penso agli esseri che si trovavano all’interno di quel disco in quella
calda giornata d’estate. Penso si siano fatti delle grandi risate. Ammesso
che quegli esseri abbiano una bocca. E ammesso anche che siano dotati del
senso dell’umorismo. Mah. Forse i miei sono solo deliri. Forse non era
loro intenzione divertirsi. Forse chi se ne va a spasso su di un disco
volante è solamente curioso. O interessato da sistemi di vita diverso
dal proprio. Se è così, credo che noi attori di quella tragedia…sì,
abbiamo reso a dovere l’idea di come funzionino le cose dalle nostre parti.