Brevi storie ...



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Uomini, dischi volanti, 
e un paio di altre cose.
di Giovanni MANEA*
(Ottobre 2003)
* 36 anni, coniugato, per campare lavora in una piccola industria metalmeccanica, è un buon bevitore di birra e legge di tutto praticamente da sempre. Quasi ci dimenticavamo: ogni tanto scrive qualche racconto.

“Ehi mozzo! Invece di restartene lì con le mani in mano, perché non ci prepari dei martini?”
 Non mi volsi verso quella voce molesta. Risposi
“Guido, per favore. Finiscila di chiamarmi mozzo.”
“Oh!” Fece l’altro.
Quindi le sue parole si piegarono in direzione di mia moglie, che assieme a Chiara, era stesa sulla prua a prendere il sole.
“È diventato pure permaloso questo buono a nulla! Di un po’ Elisa. Come fai a sopportarlo?”
Mi girai verso di lei. Incrociai il suo sguardo. Lei, sorridendomi, disse
“È semplice: io lo amo.”
Scesi sottocoperta. Sorpresi Luigi attaccato al collo di una bottiglia. Per poco non si strozzò.
“Giovanni! Per Dio! Avvisa quando stai arrivando. Pensavo fossi mia moglie.”
Lo lasciai riprendere fiato e dissi
“Tranquillo. Chiara è stesa sul ponte a prendersi la tintarella.”
 Feci una pausa, e cambiai decisamente tono.
“Il pirata mi ha mandato giù a preparare da bere.”
Tracannò un’altra sorsata. Gli dissi
“Forza, vai su. Rilassati e  goditi la gita.”
Luigi sobbalzò come una trivella intenta a perforare del granito. I suoi denti si chiusero come delle dita nell’atto di divenire un pugno. Disse
“Preferisco rimanere qui. Non lo sopporto più quello stronzo!”
Si lasciò cadere su di una sedia, e disse
“Giovanni, perché ogni maledetto anno dobbiamo sorbirci una vacanza, su questo maledetto panfilo?”
Iniziai a rovistare tra le bottiglie, e dissi
“Perché? Te la rinfresco io la memoria. Perché lo vuole Guido. Il nostro carissimo amico d’infanzia. Dai, vai su a far compagnia alle nostre consorti. Non mi va che rimangano da sole con quel maiale.”
 Guardai in faccia il mio amico, e dissi
“Lo sai che ieri si è mostrato completamente nudo alle nostre mogli?”
“Lo so.” Fece lui.
Poi disse “Sì, Chiara me lo ha detto. Lei mi dice sempre tutto. Voglio credere sia stato un incidente.”
“Voglio crederlo anch’io.” Feci di rimando.
 Mandò giù un altro sorso e disse
“Secondo te, quando…voglio dire…eravamo tre ottimi amici. Perché è diventato così Guido?”
 Guardai la bottiglia di martini che tenevo tra le mani. Iniziai a versarne il contenuto nei bicchieri sperando che ne uscisse anche una risposta. Vi era solo martini. Dissi
 “Forse è colpa anche nostra.”
Luigi divenne buio come l’inchiostro. Disse
“Che vuoi dire?”
“Dico che fin che eravamo ragazzi andava tutto bene. Te lo ricordi? Lui era chiuso. Aveva paura a legare con chiunque. E la sua famiglia non lo aiutò di certo: gli costruì un recinto attorno. Un recinto fatto di villa con piscina. Corsi di equitazione. Insegnanti di pianoforte. Istruttori di scherma e chissà che altro. A noi due piaceva la sua piscina. Riuscimmo a scavalcare quel recinto, e lui ci fu grato di questo. Te lo ricordi? Lui rimase comunque chiuso con il resto del mondo. E noi due, se mai ce ne fosse stato bisogno, gli costruimmo attorno un altro recinto. Eravamo gelosi della sua piscina e di tutto il resto. Non volevamo dividere tutto quel ben di Dio con nessun altro. Fin che eravamo ragazzi tutto andava bene.”
 Luigi disse
“Hai deciso di commuovermi? O vuoi turbarmi? Giovanni, tu non hai risposto alla mia domanda. Quand’è stato che è divenuto un bastardo?”
Assaporai il gusto fresco e pulito del martini. Dissi
“Quando ha capito che eravamo interessati a ciò che poteva offrirci. Io non credo che di lui, come persona, ci interessasse…”
 Mi interruppe.
“No, no. Non inventarti storie! Eravamo tre buoni amici. Se tu non vuoi rispondermi, lo farò io.”
 Diede fondo alla bottiglia. Disse
“Lui ci invidia! Ecco perché è divenuto un bastardo. Non ha mai avuto una donna. È incapace di averla. È un maledetto milionario che si diverte ad umiliarci. E noi due siamo due maledetti poveracci. Ma noi sappiamo cos’è una donna!”
 Stava andando su di giri. Tentai di farlo planare.
 “Luigi, finiamola con questi discorsi. In fin dei conti gli dobbiamo parecchio.”
 Quanto avevo detto lo irritò ancora di più.
“Gli dobbiamo parecchio? Perché ci ha dato due posti da facchini in una delle sue industrie? O meglio: le industrie di suo padre! Quell’incapace non saprebbe nemmeno gestire un bordello! Gli dobbiamo parecchio dice. Ah!  Questa è bella! Lo sai perché ci tiene? Così può obbligarci ogni maledetto anno a farci salire su questa dannata barca! E così può dimostrare alle nostre donne quanto potente egli sia! Con chi altro potrebbe vantarsi? Non ha nessuno! È solo! È sempre stato solo! E lo rimarrà per sempre!”
 Guido comparve nella cambusa.
“Ero venuto a vedere dove diavolo eri finito con quei martini della malora! E invece di preparare dei martini, ti trovo che te ne stai qui a preparare dei bei discorsi assieme a questo alcolizzato. Bravi!”
 Allungò una mano verso di noi e disse
“Volete morderla? Accomodatevi. In fin dei conti è solamente la mano che vi nutre!”
Le parole che uscirono dallo stomaco di Luigi, furono sprezzanti e cariche di odio.
 “Povero impotente. Mi fai pena.”
 Guido colpì con forza quella bocca che lo aveva messo a nudo. Aiutai Luigi a rialzarsi. Lui mi spinse in disparte e disse
“Ora lo farò a pezzi!”
 Mi frapposi fra i due, e incollai le mie mani sugli avambracci di Luigi. Gridai
“Basta! Basta così! Finiamola! Basta!”
 Sentii i muscoli del mio amico afflosciarsi. Luigi mi fissò negli occhi come mai aveva fatto prima in vita sua. Disse
“Ok. Ok. Un pugno può anche starci. Con questo può dimostrare a mia moglie di essere un vero uomo. Anche questo è compreso nel prezzo. Dico bene?”
Quindi guardò oltre alla mia spalla e  disse
“ Guido, la vacanza sul mare Adriatico è finita. Finita per sempre. Prendi in mano il timone e riportaci a terra.”
Guido disse
“No. La vacanza continua. Continuerà finché lo vorrò io. Prendete l’attrezzatura da pesca e raggiungetemi sul ponte.”
Se ne andò. Agguantai una bottiglia di brandy, e feci scorrere il suo liquido caldo e forte nella mia gola. Poi dissi
“Dai, prendiamo le canne, le esche, i piombi e tutto il resto.”
Luigi afferrò un’altra bottiglia e disse
“Va’ pure a servirlo. Io ho chiuso.”
“Come vuoi.” Risposi.
 Portai l’attrezzatura a poppa dell’imbarcazione. Guido era lì. Disse
“Ehi mozzo! Catturerò un tonno. Un enorme tonno. E lo regalerò alla tua signora. Sono sicuro che quella puttana lo gradirà moltissimo un bel tonno grasso e grosso.”
 Rimasi senza parole. Per un momento pensai di aver sognato. Guido disse
“Io non ho bisogno di voi due. E tanto meno di quelle due puttanelle che vi siete sposate.”
 Afferrai il massiccio coltello da pesca che era riposto nella cassetta. Non sapevo cosa ne avrei fatto. Guido non guardava me. Guardava l’orizzonte. Eravamo là, fermi sul mare. Vi era solo il leggero respiro del gigante di acqua, che faceva rollare placidamente la barca e la mia testa. Guidò esclamò
“Laggiù! Guarda laggiù! Che roba è!?”
Mi pareva di essere in trance: cosa dovevo fare con il coltello? Dovevo piantarglielo nelle scapole? Poi, in pochi attimi, la cosa che era apparsa all’orizzonte fu sopra di noi. Si posizionò ad una decina di metri al di sopra delle nostre teste. Sembrava un vassoio circolare. Ma non era un vassoio. Era lucido e piatto e inquietante. Era lì, ed era fermo immobile. Eravamo con il naso all’insù. Non fummo in grado di staccargli gli occhi di dosso. Guido disse
 “Ma…cosa può essere? Che sia uno scherzo?”
Chiara e mia moglie arrivarono a poppa. Finalmente mi decisi di distogliere la mia attenzione da quella cosa. Le due donne si tenevano per mano e fissavano il disco come ipnotizzate. Sussurrai
 “Dobbiamo andarcene. Dobbiamo farlo subito prima che succeda qualcosa.”
Guido, sempre guardando per aria, si avviò a raggiungere il timone. Il disco era immobile, e anche noi lo eravamo. Poco dopo, Guido gridò
“Non parte! Non c’è energia elettrica! Non possiamo far niente!”
 Le due donne mi si strinsero attorno. Intuii che probabilmente, di lì a poco, saremmo caduti nel panico totale. Tentai di tranquillizzarle. E di tranquillizzare me stesso.
“Non sembra pericoloso. Se volevano farci del male…lo avrebbero già fatto. Forse vogliono solo osservarci.”
Luigi usci dal boccaporto con una bottiglia in mano.
“Diavolo!” Strillò concitato.
 Quindi rimase anche lui ad osservarlo. Disse
“Waow! Da dove salta fuori quello?”
 Sua moglie lo guardò in viso, e disse
“Io non lo…Luigi! Hai una mascella gonfia. Cosa hai fatto?”
Egli si avvinghiò alla bottiglia, e, indicando Guido che si trovava al timone nella parte rialzata della piccola nave, disse
 “Ho detto a quello stronzo cosa penso di lui e dei suoi soldi!”
Lei disse
“Sei ubriaco! Dimmi cosa è successo!”
Poi lei mi squadrò con occhio feroce e disse
“Giovanni! Voglio sapere cosa è successo!”
 Puntai un dito verso il disco sopra di noi. Spiaccicai
“Ma ora…ma ora non è il caso!”
Con la coda dell’occhio vidi Guido sparire sottocoperta. Luigi, nel frattempo, alzò le braccia al cielo e urlò
“Questa è la fine del mondo! Lo sapevo che un giorno sarebbero arrivati! Lo sapevo!”
 Luigi era euforico. Continuò dicendo
“ Ehi voi di casa! Siete venuti a prenderlo? Portatelo via! Portatelo lontano dalla Terra! Portatelo lontano dalla galassia! E già che ci siete portatevi via anche tutti gli altri bastardi impotenti milionari come lui! Ce ne sono a milioni su questa Terra!”
Il disco era immobile. Noi cominciammo a muoverci. Mia moglie disse
“Cosa fai con quel coltello in mano?”
Me lo chiesi anch’io. Luigi si strappò la camicia di dosso gridando come un pazzo.
“Avanti! Avanti! Venite giù a prenderlo! È l’ora del giudizio!”
 I nervi di sua moglie cedettero. Iniziò a piangere istericamente, e a gridare a sua volta. Mia moglie mi si aggrappò addosso e mi supplicò di portarla via da lì. Luigi lasciò il palcoscenico buttandosi a capofitto nel boccaporto dal quale era uscito. Ritornò in scena Guido nella parte alta dell’imbarcazione. Imbracciava un fucile. Egli urlò verso il disco.
“Andatevene! O vi ammazzo! Andatevene!”
Il disco era immobile. Gridai
“Piantala! Figlio di puttana! Piantala! Siamo già abbastanza nei guai senza che tu ti metta a sparare su degli extraterrestri!”
Quello puntò il fucile verso di me. Istintivamente feci da scudo a mia moglie. La voce alterata di Guido mi terrorizzò.
“Allora tu lo sai di cosa si tratta! Tu lo sai! E anche quell’altro…voi mi odiate, e questa è opera vostra! Confessalo farabutto!”
La mia bocca era asciutta come il deserto. Mia moglie tremava come un pulcino bagnato. Il disco era sempre là. Raccolsi tutto il mio fiato e dissi
“Guido, metti giù quell’arnese. Per favore. Mettilo giù e proviamo ad andarcene.”
 La sua bocca schiumava odio.
“Col cazzo che lo metto giù! Bastardo! Questo è il tuo giorno del giudizio! Tuo e di quell’altro bastardo del tuo amico! Loro sono qui per giustiziare i miserabili come voi!”
Era lontano da me, ma vidi chiaramente i suoi occhi dilatarsi in un movimento che superava l’odio. Egli andò oltre. Egli, con tono glaciale disse
“Voglio le due puttane. Voglio vederle nude. Ora!”
 Chiara smise di piangere e guardò l’uomo armato. Mia moglie arretrò di alcuni passi. Io guardai verso il cielo, ma il mio cielo era sovrastato dal disco che era sempre lucido e piatto e inquietante. Dissi
“Dio del cielo vieni giù. Qui sono tutti fuori di testa. Vieni giù.”
 Guido sparò una fucilata al di sopra delle nostre teste. E gridò
 “Siete sorde brutte troie?! Voglio vedervi nude! Ora! Ora o vi ammazzo!”
Mi voltai verso mia moglie e la guardai. Anche lei mi guardò. Poi udii un grido lancinante. Liberatorio. Non era sceso Dio. Era stato Luigi che aveva piantato un’accetta sulla schiena dell’uomo armato di fucile. Il disco, frattanto, era sempre al suo posto senza sforzo e senza movimento. Luigi si era dipinto una croce sul petto con della vernice nera. Sua moglie cadde a terra singhiozzando. La mia bocca non riusciva più a parlare. Luigi gridò verso il suo cielo.
“Sono pronto! Sono pronto a venire con voi! Prendetemi ora, prima che io ci ripensi! Forza! Battetemi e fatemi sanguinare! Io sono pronto!”
La scena si congelò per un bel po’ di tempo. Finalmente riuscii a raccogliere delle parole nella mia testa, e le inviai a quell’uomo che oramai aveva perso la voce e la ragione a furia di gridare.
 “Luigi. Per amor di Dio. Basta. Ti rendi conto di cosa hai fatto?”
 Si decise a chiudere la bocca. Guardò sua moglie che era stesa sul pavimento laccato a piangere. Poi guardò la mia, che sembrava immobile e fredda come una statua. Infine guardò me. Disse
 “Ma non hai capito?”
Dissi
“Cosa c’è da capire?”
Egli mi rispose con i suoi occhi spiritati. Poi, alzando un dito verso il disco immobile nell’aria, usò la bocca.
“Loro sono qui per aiutare la gente come noi. Loro vogliono la giustizia e la fraternità. Loro sono esseri evoluti. Loro sanno ciò di cui abbiamo bisogno, e sono venuti ad insegnarcelo. Giovanni, tu non vuoi imparare?”
 Guardai il disco sopra di me. Vibrò. Pareva dovesse succedere qualcosa. Un sibilo; e  la sagoma piatta e lucida scomparve in pochi istanti all’orizzonte. Luigi, con un filo di voce disse
 “No. No. No. Tornate indietro. Ve ne prego.Ora non potete abbandonarmi. Non potete.”
 Si raggomitolò accanto all’uomo con l’ascia conficcata nella schiena. Si prese la testa tra le ginocchia e iniziò a piangere e a lamentarsi sommessamente. Presi le mani di mia moglie tra le mie e dissi
“Nessuno dovrà mai sapere cosa sia accaduto su questa barca. Dovremo disfarci di Guido, e della barca, e di questa storia assurda. Mi hai capito?”
 Lei indietreggiò. Si chinò su Chiara e le accarezzò il viso, e disse
 “È tutto finito. Non piangere piccola. È tutto finito.”
 Poi mi guardò e disse
“Giovanni. Ho sempre fatto come hai detto tu. Ma non posso farlo questa volta. Ora ti dico io cosa faremo: tu ora prenderai il timone. Io sono sicura che riuscirai a riportare a Terra questa barca. Poi andremo alla polizia. Poi chiameremo il padre e la madre di Guido. Racconteremo tutto. E poi, se lo vorrai, un giorno mi parlerai di Guido. Mi dirai chi egli sia stato in realtà per te e per Luigi. Solo allora potremmo dimenticare questa folle giornata. Solo allora.”
 Mi voltai e mi sporsi con il busto dalla barca. Osservai la massa fredda e scura e maledettamente liquida sotto di me. Per qualche attimo sperai che dal fondo del mare emergesse uno di quei mostri marini che terrorizzavano gli antichi marinai, e che  inghiottisse la barca, Guido, l’ascia sulla sua schiena, il suo fucile e la croce dipinta sul petto di Luigi. E tutto il resto. Ritornai sui miei passi. Mi ricordai che la prima cosa che mi colpì di quella ragazza, che in seguito sarebbe divenuta mia moglie, fu la sua intelligenza.  Dissi
“Sì, questa volta faremo come hai detto tu. Faremo proprio così.”
 A volte penso agli esseri che si trovavano all’interno di quel disco in quella calda giornata d’estate. Penso si siano fatti delle grandi risate. Ammesso che quegli esseri abbiano una bocca. E ammesso anche che siano dotati del senso dell’umorismo. Mah. Forse i miei sono solo deliri. Forse non era loro intenzione divertirsi. Forse chi se ne va a spasso su di un disco volante è solamente curioso. O interessato da sistemi di vita diverso dal proprio. Se è così, credo che noi attori di quella tragedia…sì, abbiamo reso a dovere l’idea di come funzionino le cose dalle nostre parti.
 

Giovanni MANEA
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