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di Camillo CATELLANI* (Dicembre 2003) |
Cultura autodidatta ha letto una quantità esagerata di libri. I suoi amori assoluti: Poe, Lovecraft (piu' di Poe...), Pirandello, Dante, Flaubert e Verga. Altri hobby: radioascolto,Pc ed Erboristeria.. |
1) SOLITUDINE
a) LA STANZA DEI TELEVISORI
E'
acceso il televisore.
Sul
programma nazionale, il monoscopio RAI.
Riprodotto,
dopo venticinque anni, da uno dei suoi monitor-generatori costosi.
Giornata
di sole pieno, l'angusta stanzetta senza luce, ha l'unica tapparella abbassata,
serrata.
Mensole
d'alluminio grigio neutro, arrivano al soffitto.
Monitor
e televisori di ogni epoca, fra cui, alcuni, vecchissimi, dallo schermo
grigio-crema...
b) AMBROGIO MELGRATI
Ambrogio
Melgrati, 47 anni, nato in provincia di Pavia, 20 anni di fabbrica
alle
spalle,
a saldare fili elettrici all'interno dei televisori, ed assemblare
componenti
di radio ad onde medie, era un tipo estremamamente chiuso e riservato.
Non
aveva mai avuto, incredibile, forse, donne.
Amici,
in un lontano passato, qualcuno; da molto tempo, ormai, persi di vista,
come in una vita antecedente.
Riparava
televisori per conto di un grande negozio di Milano.
Il
suo stipendio era modesto, lui non chiedeva nulla di più, a patto
però che
i
televisori da riparare fossero consegnati direttamente a casa sua.
La
sua professione la svolgeva in totale solitudine, ma in sei anni di lavoro,
mai
nessuno si era lamentato delle sue riparazioni.
c) ALCUNE COSE
In
una stanza oramai disabitata, oscura e disadorna, del largo appartamento
occupato da Ambrogio Melgrati,
c'era
un grande comò, una cassettiera ad otto tiretti, larghissima, ed
alta quasi due metri, di legno antico, ma
tutt'altro
che pregiato.
Dentro
ogni cassettone, c'era uno scheletro.
Aprendo
un cassettone si vedeva uno scheletro vestito di antichi abiti, belli,
di raso rosso bordò,
quelli
femminili, ben conservati; più rigorosi quellli maschili,
neri, giacca e pantalone, e cravatta, antiquati,
obsoleti,
ma rispettabili, per via del dignitoso contenuto.
Il
cranio ed i capelli, in ordine, anch'essi ben conservati.
Una
nebbiolina, però, all'altezza del volto, non permetteva di distinguere
bene le fessure delle narici dei cadaveri.
Erano
lontani antenati di Ambrogio Melgrati.
d) LA CUCINA PRIMA
Un
corridoio diritto, e buio, ma non troppo.
Ai
due lati, i vari ingressi delle stanze.
Il
primo ingresso, entrando in corridoio, a sinistra, dava alla cucina.
La
cucina di quando c'era ancora tutta la famiglia al completo: la madre,
donna
lombarda moderna e sana, il padre, e non si sà altro.
In
fondo alla cucina, rettangolare, non molto spaziosa, ma arredata con buon
gusto, e mensole moderne,
come
ce ne sono in milioni di case), una finestra a due battenti, senza tendine,
la tapparella chiusa.
Di
sera, il padre di Ambrogio Melgrati, imponeva a suo figlio, di abbassarla:
-Tira
giù le clèr!!!
La
stanza era nella penombra,nessuno più entrava, in questa stanza,
dal 1975.
Tutto
quello che si trovava al suo interno, era del 1975, od antecedente.
Anche
il televisore Brionvega, bello ancor oggi, pur se ormai datato.
Nel
frigo, ancora funzionante, un tetra-pack piramidale di latte, tipico di
quegli
anni, ed altre confezioni di alimenti vari, dal contenuto, oramai, a dir
poco, bizzarro...
Ambrogio
Melgrati, comunque, teneva la stanza ben pulita.
2. LE MEMORIE DI UN VESCOVO
Anche
un vescovo,ama.
Don
Enzo Savalli,amava non si sà bene cosa,ma amava.
Quella
sera nella sua stanza,Don Enzo si sentiva proprio bene.
Fuori,c'era
silenzio,Gennaio era da molti giorni,soleggiato,pur se la
temperatura
scendeva rapidamente,dopo il tramonto del sole.
Don
Enzo rifletteva sulla religione,sulla sua,cristiana,e su tutte le altre
re-
ligioni,ogni
sera,prima di addormentarsi,finiva per convincersi che tutte le
religioni
erano buone,ed in cuor suo,mai avrebbe disprezzato una confes-
sione
a favore di un altra!
Le
memorie di un vescovo,raccontate per telefono,alla radio,una sera
come
tante,un intervistatore dalla voce suadente,morbida,quaranta
minuti,prima
di mezzanotte,per spiegare,con la dolcezza tipica sua,le
esperienze
di vita di un fervente religioso.
In
segreto,però,Don Enzo,era un laico convinto.
O
meglio,per lui non esistevano confini tra fede ed ateismo: anche un
perfetto
agnostico,era un fedele da rispettare.
Questa
sua visione così delicata ed aperta,sbigottiva puntualmente tutti
coloro
che prestavano un minimo di attenzione,ed avessero un pò di
conoscenza
del tema.
Don
Enzo amava la Bibbia,ma non era un fanatico,il suo era più
che
altro,un
profondo rispetto,per il Libro,che aveva già letto una decina di
volte,non
contando,ovviamente gli studi e le prediche che negli anni lo portarono
a piegare il capo sul volume.
Però,Don
Enzo amava anche i libri 'profani'.
Romanzi,anche
contemporanei,amava allo stesso modo.
Dopo
cena,si ritirava in una saletta illuminata debolmente,per leggere
volumetti
sacri di ogni genere,ma in particolare,Le Vite e le Opere dei
Santi.
Queste
letture davano al religioso una straordinaria serenità,una pro-
fondità
spirituale che sfiorava l'estasi.
Era
una personalità importante,ma priva di ambizioni,infatti l'alta
carica non
aveva
affatto illuso Don Enzo,che sentiva sempre l'inutilità e la vanità
dei
riconoscimenti,dei
titoli nobiliari,delle carriere militari,e così via;riconoscendo
come
unica reale soddisfazione,la stima delle persone deboli e povere,che
accoglieva,quando
poteva, anche alla sua tavola.
Don
Enzo,una sera,ascoltò dalla Radio Vaticana,un bel programma intitolato
'TERTIO
MILLENNIO ADVENIENTE'
Mi
sento male,solo a ripensare al mio amico Ambrogio.
Amaro
destino il suo,morto in Libano,
durante
la ‘Normalizzazione’ del 2007.
Israele
occupo’ l’intero Libano.
Ambrogio,era
lì per degli studi archeologici,
un
proiettile vagante lo fece secco,durante una sparatoria
tra
soldati israeliani e libanesi musulmani ribelli.
Don
Enzo...si diede alla bottiglia,ma campa ancora benone...
Anche
per loro forse sarebbe stato meglio viaggiare nel cosmo,
come
me.
Le
stelle,vedo le stelle brillanti,e rassereno.
Sulla
terra,non avevo modo di vederle come volevo,
e
come sognavo.
Una
volta lessi di astronomi cinesi di 3000 anni fa’,
che
scrutavano il cielo...
Come
dovevano essere puliti e bui,i cieli,prima che l’ illu-
minazione
elettrica inquinasse tutto.
Una
sensazione di pace assoluta,calma serenità,
mi
davano e mi danno ancora le stelle,
abbinavo,associavo,ad
esse,alcune poesie scapigliate,
di
Gualdo e Camerana.
‘’Tutto
riposa al raggio della luna,
ma
il viale è nell’ombra a noi davanti’’...